Marco Bigio, Le tre Parche a Palazzo Barberini

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#artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Marco Bigio, Le tre Parche (1530-1540) Olio su tela, cm. 200 x 212 Un grande dipinto si fa notare all'interno della Sala 15 dedicata alla pittura senese a Palazzo Barberini. Si tratta di un'opera di Marco Bigio dal titolo Le tre Parche realizzato nel periodo che va da 1530 al 1540. Nel dipinto l'artista raffigura le figlie di Giove e Temi che rappresentano il destino degli uomini.  A rappresentare la nascita, a destra è stata raffigurata Cloto con un rocchetto di filo bianco: ovvero è colei che fa iniziare la vita. A sinistra di trova Lachesi  che stabilice la sorte e il destino intenta ad avvolgere un filo rosso, mentre al centro c'è Atropo che ha in mano una forbice pronta a tagliare il filo della vita, ma per farlo guarda i due amorini ai suoi piedi che estraggono a sorte il nome ci colui che deve morire inciso su delle medaglie di vari materiali, perché la natura umana è varia. Alle loro spalle ci sono vari persona

Simone Martini e Lippo Memmi, Annunciazione con i santi Ansano e Massima

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Photo by Massimo Gaudio

Simone Martini e Lippo Memmi, Annunciazione con i santi Ansano e Massima (1333)

La tavola, firmata e datata, fu eseguita per l’altare di Sant’Ansano posto nel transetto del duomo di Siena, dedicato alla Vergine Assunta. L’arcangelo Gabriele appare alla Vergine preannunciando la nascita di Gesù e saluta Maria con parole che sono iscritte a rilievo nel fondo oro, “AVE GRATIA PLENA DOMINUS TECUM”. L’apparizione dell’angelo è improvvisa, come suggerisce lo svolazzare del mantello e le ali spiegate. La Vergine ne è turbata, si ritrae e si stringe nel mantello. L’ambiente in cui si svolge la scena non è definito, ma i pochi elementi raffigurati-il pavimento marmoreo, il seggiolone riccamente intagliato, le stoffe preziose, il libro che Maria stava leggendo prima dell’apparizione celeste - sono riconducibili allo stile di vita seguito nel Trecento dai ceti più agiati. In alto, al centro della scena, è raffigurato lo Spirito santo in forma di colomba circondata da angeli, allineato al vaso con i gigli, simbolo del figlio di Dio e della purezza di Maria. Ai misteri dell’Incarnazione alludono i cartigli sorretti dai profeti effigiati nei tondi della cornice, da sinistra Geremia, Ezechiele, Isaia e Daniele. Ai lati dell’Annunciazione sono raffigurati il martire Ansano, che reca il vessillo con i colori di Siena di cui era uno dei santi patroni, e una santa martire, forse Massima, madre di Ansano, o Margherita; l’iscrizione ai suoi piedi, che la identifica con Giuditta, è falsa.
E’ invece originale l’iscrizione che indica quali autori della pala d’altare i due pittori senesi Simone Martini e Lippo Memmi, sebbene la critica d’arte tenda ad attribuire a Simone gran parte dell’ideazione e dell’esecuzione di questo raffinatissimo dipinto, uno dei maggiori capolavori della pittura del Trecento in Europa. Amico del poeta Francesco Petrarca e attivo per committenti illustri come gli Angiò e la corte papale di Avignone, Simone condivise la bottega con Lippo Memmi, con il quale si era imparentato avendone sposato la sorella. (testo tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)


Autore: Simone Martini (Siena 1284 c. - Avignone 1344) e Lippo Memmi (Siena 1317 - 1347)
Titolo: Annunciazione con i santi Ansano a Massima
Datazione: 1333
Supporto : Tempera su tavola e fondo oro
Misure (cm): 1824 x 210
Si trova: Galleria degli Uffizi
Luogo: Firenze

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