martedì 21 ottobre 2025

Città. Voci e visioni. Dal 30 ottobre 2025 - 3 aprile 2026 alla BFF Gallery di Milano

Emilio Tadini. Città italiana. 1988. Courtesy BFF Bank. Foto Paolo Vandrash


Prosegue la programmazione di BFF Gallery - il museo aperto lo scorso aprile e dedicato all’arte moderna e contemporanea all’interno di Casa BFF - con la mostra Città. Voci e visioni. Immaginari urbani tra memoria e contemporaneità, dal 30 ottobre 2025 al 3 aprile 2026, curata da Renato Miracco e Maria Alicata.

 

L’iniziativa si inserisce nelle attività di promozione dell’arte italiana avviate da BFF Bank, quale gesto di attenzione e di responsabilità verso la collettività e verso il patrimonio culturale italiano, partendo dalla propria collezione d’arte contemporanea costituita oggi da circa 250 opere.

 

Il progetto di mostra prende avvio dall’opera di Emilio Tadini – pittore, scrittore e intellettuale tra i protagonisti del secondo Novecento, che ha raccontato Milano e la città attraverso saggi, articoli, romanzi, testi teatrali, pittura e disegno, restituendone un’immagine stratificata, viva e mutevole – per sviluppare una riflessione sulla città come costruzione culturale, emotiva e simbolica.

 

Punto di partenza del progetto è Città italiana (1988) di Emilio Tadini, opera della collezione di arte contemporanea di BFF Banking Group. Le sue visioni dialogano con artisti storici come Umberto Boccioni, Felice Casorati, Elisabetta Gut, Bice Lazzari, Titina Maselli, Giorgio Morandi, Mario Sironi, Ardengo Soffici, Franca Sonnino, alcuni dei quali provenienti dall’estero o da collezioni private e raramente accessibili al pubblico e visibili in Italia. Accanto a questi, autori contemporanei italiani e internazionali come Marina Caneve, Renato D’Agostin, Massimiliano Gatti, Marina Paris, Paolo Ventura, e Yang Yongliang, danno vita a un percorso che attraversa epoche, linguaggi e visioni della città, in un intreccio serrato tra passato e presente.

 

A completare il racconto visivo, una selezione di libri d’artista e testi narrativi realizzati da Emilio Tadini e da alcuni degli artisti contemporanei presenti in esposizione offrono ulteriori prospettive sull’immaginario cittadino.

 

Organizzata in dieci sezioni tematiche - La città si trasforma, Nuovo paesaggio, La memoria del paesaggio, Combinare l’immaginario, Geometrie della metropoli, Tracce e visioni, Confini di identità, Teatri urbani, I nuovi abitanti, Tracce emotive - la mostra invita il visitatore a interpretare il concetto di città come costruzione in divenire: luogo di tensione tra passato e futuro, realtà e visione, presenza e assenza.

 

Il visitatore è guidato in un viaggio emotivo e partecipativo, tra momenti di riflessione e spazi di coinvolgimento attivo. Un dialogo continuo tra ciò che si osserva e ciò che si vive in prima persona, nel quale lasciare un segno della propria idea di città, contribuendo a un’opera collettiva in continua evoluzione.



ingresso libero con prenotazione

 

BFF Gallery

Viale Lodovico Scarampo 15, Milano



Umberto Boccioni. Studio per La città che sale. 1910. Estorick Collection


lunedì 6 ottobre 2025

GióMARCONI | Allison Katz. Foundations. A Milano fino al 30 novembre 2025


Allison Katz




Il 2 ottobre 2025, la Galleria Gió Marconi ha inaugurato Foundations, una personale di Allison Katz con la partecipazione di Edna Katz Silver.

In questa nuova esposizione, una delle figure più rilevanti della pittura contemporanea mette in discussione il mito dell’artista e la sua definizione come voce autonoma. Per farlo, Katz invita la nonna paterna, l’artista novantenne Edna Katz Silver, a includere una serie di ricami dinamici realizzati nell’ultimo decennio come parte integrante della mostra. «Osservando più da vicino ciò che è sempre stato presente nella mia mente», spiega l’artista, «ho invitato Edna a condividere con me questa mostra personale, dando forma a uno scambio reciproco iniziato quasi dieci anni fa, quando per la prima volta le chiesi di realizzare una composizione a punto croce basata sulla mia firma».

La firma, motivo ricorrente in molte opere di Katz, rappresenta una chiave iconografica fondamentale della mostra e della sua pratica artistica: un indizio sottile che permette di indagare quali tratti del suo passato biografico si siano trasmessi, intenzionalmente o meno, nella sua arte. 

Katz coinvolge nel suo percorso anche il suo storico gallerista Gió Marconi. Attraverso immagini tratte da foulard ecornici realizzati dagli antenati di Marconi –una discendenza di corniciai e produttori di tessuti divenuti mercanti d’arte– l’artista solleva interrogativi sull’eredità del gusto, sulla vocazione e sullo status sociale. Per Katz, tuttavia,la cornice e l’ornamento non sono soltanto rimandi biografici, ma occasioni per riflettere su ciò che costituisce la base stessa della pittura. «Il profilo della cornice rappresenta le prime quattro linee di qualsiasi immagine», afferma. «Inquadrare significa interrompere l’infinito, estrarre la trama della vita dal continuum». Lo stesso accade con il formato arabesco del foulard decorativo: disegnato ai margini, avvolge e provoca, oppure lascia vuoto ilcentro.

Sovrapponendo fonti eterogenee – materiali fotografici personali, giochi di parole, memorie e riferimenti provenienti dalla cultura visiva moderna, i nuovi dipinti di Katz si spingono oltre i confini di un albero genealogico pittorico, configurandosi come una riflessione sulle condizioni originarie della pittura. «Non esiste una tela bianca», osserva. «Qualcosa è sempre già presente: a partire dall’inconscio, fino ai mattoni del nostro DNA, alle condizioni strutturali, ai corpi delle persone amate, ai fantasmi di chi non c’è più. Tutte queste forze danno forma a piaceri e paure; una sorta di autoritratto non creato dal sé. Le fondamenta sono i nostri inizi, radicati sotto terra – ed è lostesso termine (in inglese almeno) che si usa per indicare ciò che può accadere alla fine, con la costruzione di un’eredità».

Foundationsè una raccolta variegata, interconnessa e intergenerazionale di nuove opere. Come sempre, Katz utilizza lo spazio espositivo come occasione perdare vita a un corpus inedito e per comporre un allestimento che favorisca nuove connessioni e interpretazioni. Il luogo, l’architettura e il contesto dell’esposizione sono parte integrante del suo processo, che amplia il suo ricco vocabolario di temi attingendo a fonti tangibili (elementi architettonici e d’archivio) e invisibili (sociali e personali). In Foundations, l’artista riprende alcuni dei suoi motivi consolidati e riconoscibili in nuove forme, accanto a esplorazioni in materiali inediti: bronzo, manifesti in seta stampata e cornici d’artista realizzate a mano in collaborazione con il padre.

Eternity, 2023, Oil on linen, 220 x 200 cm. 

Eruption, 2024, Acrylic on linen, 160 x 145 cm

Crosstalk, 2024, Oil on linen, 160 x 145 cm

Between the cock and the bed, 2024, oil and rice on canvas, 130 x 220 cm 

AKgraph (Aureus), 2023, Oil on canvas, 170 x 170 cm



martedì - sabato: 11 – 18
GióMARCONI
Via Tadino, 15 - Milano

3 ottobre – 30 novembre 2025






ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...