sabato 14 marzo 2020

CARAVAGGIO, SAN MATTEO E L'ANGELO (1602)

 © Photo by Massimo Gaudio

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Matteo evangelista e l'angelo (1602)

Agli inizi del Seicento, al pittore milanese Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610), furono commissionate tre tele da collocare nella Cappella Contarelli che si trova nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. Le tele raffigurano tre momenti della vita di San Matteo: La Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e infine San Matteo e l'angelo, quest'ultima è collocata sopra l'altare della Cappella stessa in sostituzione di un gruppo scultoreo. Caravaggio fece una prima versione con questo soggetto, ma venne rifiutata dalla congregazione dei preti e purtroppo andò perduta durante la seconda guerra mondiale.
Autore: Michelangelo Merisi detto Caravaggio
Titolo: San Matteo e l'angelo
Supporto: Olio su tela
Anno: 1602
Misure (cm.): 195 x 295
Posizione: Chiesa di San Luigi dei Francesi
Località: Roma

Altare della Cappella Contarelli

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

mercoledì 11 marzo 2020

NUDO FEMMINILE DI SCHIENA DI PIERRE SUBLEYRAS

Photo by Massimo Gaudio
Pierre Subleyras, Nudo femminile di schiena (1740 ca.) - Palazzo Barberini - Roma
Alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma, si trova una sala dedicata a due grandi ritrattisti del Settecento, uno di questi è il pittore francese ma italiano di adozione Pierre Subleyras (Saint Gilles du Garde 1699 - Roma 1746). Posto sopra un camino, si trova l'unico dipinto dell'artista che con la sua bellezza cattura subito lo sguardo di chi entra nella sala. Si tratta di un olio su tela che misura cm. 74 x 136 ed è intitolato Nudo femminile di schiena realizzato nel 1740 ca. E' considerato uno dei dipinti di nudo più belli della storia dell'arte, caratterizzato sia dall'effetto della luce che dalla gamma di colori caldi che vanno dal rosa dell'incarnato fino alle tonalità di marrone passando per il color crema. Come si legge nella didascalia che accompagna il dipinto, "Subleyras anticipa di un secolo l'imbarazzo che un altro pittore francese, Eduard Manet, provocherà, con più scalpore, con la sua Olympia"

giovedì 5 marzo 2020

IL DITTICO DI GIULIO ARISTIDE SARTORIO ALLA GNAM

Photo by Massimo Gaudio
Giulio Aristide Sartorio, Diana di Efeso e gli schiavi (1899) Olio su tela, cm. 304 x 421 - Galleria Nazionale d'Arte Moderna - Roma
Nella Galleria Nazionale D'Arte Moderna che si trova a Roma nel quartiere Pinciano, sono esposti due dipinti del pittore romano Aristide Giulio Sartorio (Roma 1860 - 1932). Fanno parte di un dittico di grandi dimensioni, infatti misurano cm. 304 x 421 e sono collocati nella stessa Sala, uno di fronte all'altro. Le opere si intitolano Diana di Efeso e gli schiavi e La Gorgone e gli eroi, entrambi realizzati nel 1899 ed esposti in occasione della terza Biennale di Venezia svoltasi lo stesso anno, dove fu realizzata una personale con circa cinquanta sue opere ed in quell'occasione le due opere vennero acquistate dall'attuale Galleria.
Nella presentazione di queste tele, Giulio Aristide Sartorio affermò di aver raffigurato in queste opere "due aspetti della profonda vanità dell'esistenza umana", rappresentati dalle figure di Diana di Efeso che nutre i sogni degli uomini e la Gorgone che con la sua bellezza pietrificava chiunque la guardasse. Affermò inoltre che gli uomini "sono fatti della sostanza medesima dei loro sogni ed essi vengono qui rappresentati come dormienti, che stringono nelle mani i simboli delle proprie ambizioni"
Nella parte finale di questo articolo, si possono notare due Studi per La Gorgone e gli eroi esposti sempre nella stessa stanza degli altri due.





Giulio Aristide Sartorio, La Gorgone e gli eroi (1899) Olio su tela, cm. 304 x 421 - Galleria Nazionale d'Arte Moderna - Roma


  
Giulio Aristide Sartorio, Studio per La Gorgone e gli eroi (1895-1999) - Galleria Nazionale d'Arte Moderna - Roma
Giulio Aristide Sartorio, Studio per La Gorgone e gli eroi (1895-1999) - Galleria Nazionale d'Arte Moderna - Roma 

venerdì 21 febbraio 2020

REMBRANDT ALLA GALLERIA CORSINI: L’AUTORITRATTO COME SAN PAOLO

Photo by Massimo Gaudio
Rembrandt van Rijn, Autoritratto come San Paolo (1661) Olio su tela

Nel tardo pomeriggio di ieri, presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica, Galleria Corsini a Roma, si è svolta l'anteprima della mostra dedicata al pittore ed incisore olandese Rembrandt van Rijn (Leida 1606 - Amsterdam 1669). Nella sala chiamata Camera dei dipinti di canonizzazione, dove tra l'altro è visibile lo splendido mosaico di Pietro Paolo Cristofari, Ritratto di Clemente XII e Neri Maria Corsini (1738-1739), è stata allestita la mostra che accoglie l'Autoritratto come San Paolo, un olio su tela che misura 91 x 77 cm firmato e datato dall'artista nel 1661. Il dipinto proviene dal Rijksmuseum di Amsterdam, ma in realtà prima di arrivare nella sua attuale collocazione, ebbe varie proprietari in giro per l'Europa tra i quali i Corsini. Lo acquistò il cardinal Neri Maria Corsini dalla vedova dell'allora pittore e direttore dell'Accademia di Francia a Roma Nicolas Vleughels verso la metà del settecento. Rimase esposto presso la Galleria dei quadri nella sala principale di Palazzo Corsini fino al 22 Maggio del 1799 quando fu venduto insieme ad altri 24 quadri da Ludovico Radice, maestro di casa dei Corsini, per pagare le tasse imposte dai francesi.
Questo quadro, fa parte degli oltre ottanta autoritratti che l'artista ha eseguito tra dipinti, disegni ed incisioni. In questo caso l'artista è voluto apparire nelle vesti di San Paolo, riconoscibile dalla spada e dal volume delle epistole. Il restauro ha evidenziato una finestra con le sbarre posta nella parte scura a destra del dipinto, che fa riferimento ad una delle tante prigione dove il santo è stato rinchiuso prima del suo martirio.
Durante il percorso espositivo, ho trovato interessante due copie del dipinto di Rembrandt. La prima è dell'incisore inglese Charles Turner (Woodstock 1774 - Londra 1857) realizzata nel 1809 con la tecnica mezzatinta che misura 50 x 41 cm. La seconda copia è dell'incisore italiano Giuseppe Longhi (Monza 1766 - Milano 1831) realizzata nel 1799 con la tecnica acquaforte che misura 23,7 x 18,5 cm.
Come fotografo devo ringraziare chi ha curato la mostra per aver utilizzato un vetro antiriflesso posto a protezione dell'opera. Questa accortezza ha permesso la quasi totale riduzione dei riflessi che di solito, purtroppo, impediscono la buona riuscita delle fotografie.
Charles Turner, Copia dell'Autoritratto come San Paolo di Rembrandt van Rijn (1809) Mezzatinta

Giuseppe Longhi, Copia dell'Autoritratto come San Paolo di Rembrandt van Rijn (1799) Acquaforte
Con l'occasione, al quadro sono state affiancate sia varie stampe dell'artista sia altri dipinti e documenti risalenti ai secoli XVIII e XIX, il tutto proveniente per lo più dagli archivi Corsini. Le stampe di Rembrandt sono quindici e da queste si può vedere la bravura che lo ha contraddistinto non solo come pittore, ma anche come incisore.

Rembrandt van Rijn, Autoritratto con la sciabola (1634) Acquaforte e bulino, cm. 12,4 x 10,1
Rembrandt van Rijn, Autoritratto con sciarpa intorno al collo e il volto in ombra (1633) Acquaforte, cm. 13,4 x 10,4
Rembrandt van Rijn, Autoritratto con la moglie Saskia (1636) Acquaforte, cm. 10,5 x 9,4
Rembrandt van Rijn, Autoritratto con cappello piumato (1638) Acquaforte, cm. 12,4 x 10,6
Rembrandt van Rijn, Autoritratto con berretto piatto (1642) Acquaforte, cm. 8,6 x 6,2
Rembrandt van Rijn, Adamo ed Eva (1638) Acquaforte, cm. 16,4 x 11,7
Rembrandt van Rijn, Cristo che guarisce gli ammalati, La stampa dei cento fiorini (1648 ca.) Acquaforte puntasecca e bulino, cm. 28,3 x 39,7
Rembrandt van Rijn, Ecce Homo Cristo presentato alla folla (1636) Acquaforte e bulino, cm. 54,5 x 44,6
Rembrandt van Rijn, I tre alberi (1643) Acquaforte puntasecca e bulino, cm. 21,4 x 28,1
Rembrandt van Rijn, Il buon samaritano (1633) Acquaforte puntasecca e bulino, cm. 26,4 x 20,8
Rembrandt van Rijn, La grande sposa ebrea (1635) Acquaforte puntasecca e bulino, cm. 22,4 x 17
Rembrandt van Rijn, La morte della Vergine (1639) Acquaforte e puntasecca, cm. 40,5 x 32,7
Rembrandt van Rijn, Ritratto di Clement de Jonghe (1651) Acquaforte e puntasecca, cm. 20,9 x 16,5
Rembrandt van Rijn, Ritratto di Jan Uytenbogaert o il "Pesatore d'oro" (1639) Acquaforte puntasecca e bulino, cm. 25 x 22,1
Rembrandt van Rijn, Ritratto di Joannes Lutma (1656) Acquaforte puntasecca e bulino, cm. 20 x 15,2

lunedì 17 febbraio 2020

IL NARCISO DI CARAVAGGIO

Photo by Massimo Gaudio

Nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma, si trova un dipinto attribuito a Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610) dal titolo Narciso, che però in questo momento non è esposto al pubblico. Secondo il racconto di Ovidio, il bel giovane respingeva tutte le persone che si innamoravano di lui. Anche la ninfa Eco si innamorò, ma come in precedenza, anche lei fu respinta, così la ninfa con il cuore a pezzi vagò per le valli piangendo per tutta la durata della sua vita e di lei non rimase solo la voce. Nella rappresentazione di Caravaggio, si vede il momento che precede la morte per annegamento del giovane a seguito della punizione della dea greca Nemesi che aveva ascoltato il dolore della ninfa. Infatti, Narciso mentre era nel bosco, per dissetarsi si inginocchiò davanti una pozza d'acqua e fu lì che vide l'immagine di un bellissimo ragazzo della quale si innamorò perdutamente. Siccome non aveva mai avuto il modo di vedersi prima, quando si accorse che quello riflesso era lui stesso e non avrebbe mai potuto amarlo, si lasciò scivolare nello specchio d'acqua. Le ninfee Naiadi e le Driadi volevano collocare il corpo del giovane su un rogo funebre, ma al suo posto trovarono un fiore al quale diedero il nome di Narciso.
E' strano notare quanto a volte nella natura si trovano delle similitudini con quello che conosciamo. Una mattina mi trovavo nel mio giardino, la notte precedente aveva piovuto ed il sole non aveva ancora fatto evaporare l'acqua su tutta la soglia di un muretto perché un mirto con la sua chioma non permetteva al sole di arrivarci. Sulla soglia, l'acqua faceva da specchio ed un narciso, sicuramente appesantito dalla pioggia, chino su di essa, ci si rifletteva sopra, proprio come il Narciso nel dipinto del Caravaggio.




sabato 15 febbraio 2020

GIOTTO E IL POLITTICO STEFANESCHI

Photo by Massimo Gaudio
Giotto di Bondone e aiuti, Trittico Stefaneschi (1320-1325) - Musei Vaticani - Pinacoteca
Nei Musei Vaticani e più precisamente nella seconda sala della Pinacoteca, posta al centro della stanza è collocata una splendida opera di Giotto di Bondone (Colle di Vespignano 1267 - Firenze 1337) più comunemente conosciuto come Giotto. L'opera, una tempera su legno, si intitola Trittico Stefaneschi, eseguito dall'artista toscano e dai suoi aiuti tra il 1320 ed il 1325. Prende il nome dal cardinale Jacopo Caetani degli Stefaneschi che lo commissionò all'artista per essere collocato nell'altare maggiore della vecchia basilica di San Pietro in Vaticano. Il polittico è dipinto su i due lati per essere visto sia dai fedeli che da chi ufficiava la messa. Giotto inserì il committente all'interno del pannello centrale di uno dei due lati mentre dona a San Pietro il polittico (foto ingrandita).





Giotto di Bondone e aiuti, Trittico Stefaneschi (1320-1325) - Musei Vaticani - Pinacoteca


domenica 9 febbraio 2020

I PUGILATORI CREUGANTE E DAMOSSENO DI ANTONIO CANOVA

© Photo by Massimo Gaudio



























Tra le molte opere realizzate da Antonio Canova ci sono due statue particolarmente belle dove l'artista ha voluto mettere in risalto la fisicità dei due pugilatori. I personaggi raffigurati nelle statue in gesso realizzate tra il 1794 e il 1796, sono Creugante da Durazzo e Damosseno da Siracusa, i quali dopo aver combattuto fra loro durante i Giochi Nemei nell'antica Grecia, arrivarono alla fine dell'incontro in parità. I giudici decisero che ognuno potesse sferrare un solo colpo all'avversario in modo da terminare l'incontro. Damosseno mentre si protegge il petto con braccio sinistro, sferra all'avversario con la mano destra aperta come una lama un colpo sul fianco con tale potenza da estrargli le viscere causando così la sua morte. I giudici inorriditi per l'ignobile gesto lo punirono con l'esilio, di contro fecero erigere una statua in onore dello sconfitto.
Nelle due statue si vedono i pugilatori nell'ultimo atto della gara, con Creugante in atteggiamento fiero e ben piantato sulle gambe, con il braccio sinistra a protezione della testa e quello destro con il pugno chiuso pronto per essere sferrato, lasciando però indifeso il fianco. Di contro Damosseno è stato raffigurato in atteggiamento aggressivo e brutale e nel volto si legge tutta la sua rabbia spietata e piena di odio.
A fondo pagina ci sono due disegni realizzati con penna e inchiostro su carta da Antonio Canova nel 1794 che riguardano proprio i due pugilatori.

Antonio Canova, Creugante


Antonio Canova, Damosseno



Antonio Canova, Creugante (1794) Penna e inchiostro su carta

Antonio Canova, Damosseno (1794) Penna e inchiostro su carta

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Villa Aldobrandini

  © Photo by  Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e v...