venerdì 12 luglio 2024

IL MISTERO DELLA SALA 22 DI PALAZZO BARBERINI

  © Photo by Massimo Gaudio

Annibale (o Lodovico) Carracci, Tabernacolo portatile con la Pietà, scene di santi e martiri (1603)



La sala 22 delle Gallerie Nazionali d'Arte Antica - Palazzo Barberini in Roma è bellissima ed è ricca di marmi e decorazioni che dalle pareti salgono su fino alla volta. Non conosco la sua destinazione iniziale, ma le decorazioni non hanno riferimenti religiosi quindi non credo che fosse una cappella privata. La sala è dedicata a una sola singola opera esposta all'interno di una teca che la protegge. L'opera è di un pittore bolognese della famiglia Carracci che si intitola Tabernacolo portatile con la Pietà, scene di santi e martiri realizzata intorno al 1603 ed è un olio su tavola, rame, ebano e oro che misura cm 43,8 x 31,2 chiuso.
La descrizione del museo dell'opera recita così: 
    "L’altarolo, prezioso oggetto di devozione privata, ha una forma a trittico, con le ante laterali richiudibili e dipinte su entrambi i lati. Nello scomparto centrale è raffigurata una scena di Compianto, con i personaggi disposti a ventaglio: in piedi, ammantata di rosso, la Maddalena, alla quale segue Giovanni, chinatosi a sorreggere Maria, ormai priva di sensi; infine, il corpo di Gesù, armonioso seppur esanime, la cui forma serpentinata è ricorrente nelle numerose Pietà dipinte da Annibale Carracci. Il pathos è intenso: Maria non è seduta, come di consueto, ma distesa guancia a guancia accanto al figlio. Gli angioletti, tristi e inconsolabili, esprimono al fedele tutta la sofferenza della scena: uno di loro indica la corona di spine, per sollecitare la meditazione sulla Passione di Gesù. Negli scomparti laterali interni, si trovano santa Cecilia (a sinistra, con iscrizione ANGELO.AMATORE(?) BEATISSIMA VIRGO), sant’Ermenegildo (a destra, corredato dalla frase REX REGEM REGUM COLUIT); in basso, scene del loro martirio. Sulle facce esterne, invece, san Michele Arcangelo e l’angelo custode, sormontati rispettivamente da Cristo e Dio Padre. L’altarolo venne commissionato dal cardinale Odoardo Farnese, che con le grandi imprese decorative di Palazzo Farnese, prime fra tutte la Galleria, aveva inaugurato la fortuna della scuola bolognese a Roma."
Fin qui tutto normale, il museo quindi afferma che l'opera è di Annibale Carracci, soltanto che, avendo ora la possibilità di vedere anche il retro (nella vecchia collocazione in un'altra sala non era possibile), mi sono accorto che nelle etichette applicate nella parte posteriore dell'opera non risulta Annibale come autore, bensì il fratello Ludovico.
Chissà chi è il Carracci autore dell'opera Annibale oppure Ludovico?








Autore: Annibale o Ludovico Carracci 
Titolo: Tabernacolo portatile con la Pietà, scene di santi e martiri
Supporto: Olio su tavola e rame, ebano, oro
Anno: 1603
Misure (cm.): 43,8 x 31,2 (chiuso)
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 11 luglio 2024

JOHANN WENZEL PETER, ADAMO ED EVA NEL PARADISO TERRESTRE (1800-1829)

 © Photo by Massimo Gaudio


Johann Wenzel Peter, Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre

Alla fine del percorso all'interno della Pinacoteca dei Musei Vaticani, sono esposti alcuni dipinti del pittore austriaco Johann Wenzel Peter attivo tra il '700 e '800. Nato nella città di Karlsbad l'8 settembre del 1745, egli divenne medaglista presso la corte imperiale di Vienna, questo gli valse una certa esperienza nel ritrarre soggetti in modo minuzioso e una volta arrivato a Roma grazie all'ambasciatore austriaco presso la Santa Sede, si mise a studiare pittura. Divenne un bravissimo anatomista tanto da diventare egli stesso nel 1812 professore presso l'Accademia di San Luca. Morì a Roma il 28 dicembre del 1829.
Nella pinacoteca tra quadri di Zebre, Tigri e Leoni si trova un dipinto di grandi dimensioni (336 x 247 cm) intitolato Adamo ed Eva nel paradiso terrestre. L'anno della sua morte è essenziale per poter datare l'opera perché non c'è una data certa, infatti, il periodo va dall'inizio dell'Ottocento fino al 1829. Oltre ai due personaggi biblici, sono raffigurati circa duecento animali provenienti da tutto il mondo i quali sono stati riprodotti con molta fedeltà quindi l'artista era un grande conoscitore del mondo animale. Ho voluto inserire in questo post un suo autoritratto del 1813. Penso sia interessante conoscere l'artista oltre che per i lavori svolti, anche per il proprio aspetto.




Johann Wenzel Peter, Autoritratto (1813)

Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 8 luglio 2024

MARCO BENEFIAL E IL SETTECENTO ROMANO A PALAZZO BARBERINI

 © Photo by Massimo Gaudio

Sala Roma 1670-1750 - Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, Roma

La scena delle arti figurative a Roma a cavallo tra il '600 e '700, è caratterizzata da svariati modi di intendere l'arte. Lo stile barocco portato avanti da Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680), pian piano lasciano spazio ai nuovi stili proposti da vari artisti del momento. Dalla primavera scorsa, alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, sono state aperte al primo piano, dieci nuove sale espositive. In una di queste si trovano svariate opere di artisti che, anche se non nati a Roma, vi hanno vissuto e lavorato portando avanti a testa alta l'Arte italiana, tra cui Marco Benefial (Roma 1684 - 1764). In questo articolo, troverete tutte le opere dell'artista romano presenti nella sala. Ho inserito inoltre altre due opere dell'artista che in passato ho avuto il modo di ammirare mentre erano presenti nelle sale espositive del secondo piano e che credo si trovino ora nei depositi del museo.

Marco Benefial, Ritratto della famiglia Quarantotti (la famiglia del Missionario) (1756)
Nel dipinto di grandi dimensioni posto sulla parete di fronte rispetto all'ingresso nella sala, l'artista ha ritratto la famiglia Quarantotti attorno al giovane chierico Giovan Battista mentre si accinge in esercizio oratorio con la croce in una mano e l'indice verso il cielo. È curioso notare il vestiario esotico per l'epoca indossato dai partecipanti alla scena i quali sembrano però che siano più affascinati dalla presenza del pittore che dal sermone.
Ritratto della famiglia Quarantotti, Olio su tela 245x335cm. del 1756

Marco Benefial, Piramo e Tisbe (1735/1740)

Nel dipinto, Marco Benefial racconta l'ultimo atto di una storia d'amore raccontata da Ovidio. Tisbe e Piramo non riescono a incontrarsi di persona perché ostacolati dalle rispettive famiglie, quindi decidono di incontrarsi in un luogo prestabilito in corrispondenza di un albero di gelso. La prima ad arrivare è Tisbe che poco dopo nota una leonessa con la faccia sporca di sangue che si avvicina a una fonte per dissetarsi. Lei per paura scappa via ma le cade un velo in terra. La leonessa dopo essersi dissetata vede il velo e lo straccia con le fauci ancora insanguinate e poi se ne va. Piramo che arriva in un secondo momento, vede il velo strappato e insanguinato, lo riconosce e pensando che la sua amata fosse rimasta vittima della belva, prende il suo pugnale e si trafigge. Poco dopo arriva Tisbe e visto il corpo dell'amato in terra esanime, prende lo stesso pugnale e si trafigge per seguire la sua stessa sorte. Nella scena raccontata attraverso il pennello del pittore, si vede proprio l'ultima scena appena raccontata, aggiungendo due amorini che appaiono come veri macchinatori della scena. Quello in basso alza il velo che ha tratto in inganno Piramo, mentre l'altro seduto su un ramo del gelso, simbolicamente spegne la fiamma che simboleggia la vita dei due amanti.
Piramo e Tisbe, Olio su tela 218 x 135cm del 1735/1740

Marco Benefial, Ercole e Onfale (1735/1740)

Come Piramo e Tisbe, anche il dipinto di Ercole e Onfale faceva parte della collezione di Niccolò Soderini, e anche qui il pittore si misura con la favola antica. Ercole è raffigurato mentre viene costretto per punizione a fare lo schiavo della regina Onfale di Lidia. Lo costringe a fare lavori femminili come filare la lana, mentre lei si appropria degli attributi virili di Ercole come la clava e la sua pelle del leone nemeo che indossa. Alle spalle del semidio si trovano due amorini che istigano la passione dell'eroe che per compiacere la sua "regina", si lascia mettere in ridicolo.
Ercole e Onfale, Olio su tela 218x135cm del 1735/1740

Marco Benefial, Santa Maria da Cortona ritrova il cadavere dell'Amante (1728-1732)

La tela qui sopra, è il bozzetto per la tela preparatoria per uno dei quadri della cappella di Boccapaduli nella chiesa romana dell'Aracoeli in occasione della canonizzazione di Santa Margherita da Cortona. Nel dipinto viene narrato un momento cruciale della sua storia durante il ritrovamento del corpo nudo in un bosco dell'amante. La donna affranta dal dolore viene guidata dal cane del defunto e indossa ancora le vesti mondane. Da quel momento Margherita decide di cambiare vita scegliendo di conformarsi a un modello francescano.

Santa Maria da Cortona ritrova il cadavere dell'Amante, Olio su tela 120x145cm del 1728/1732


Marco Benefial, Il peccato originale

Marco Benefial, La cacciata dal Paradiso terrestre

Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 1 luglio 2024

SANTUARIO DI SAN COSTANTINO A SEDILO (OR)

   © Photo by Massimo Gaudio

Santuario di San Costantino

Il santuario di San Costantino, chiamato anche santuario di Santu Antinu o Santu Antine, si trova su una collina che si chiama Monte Isei nel territorio di Sedilo nella provincia di Oristano.
Sorge su un edificio già preesistente eretto nel VI secolo forse dai monaci Basiliani in quello che era il villaggio di Nordai ma venne abbandonato intorno al XV secolo. Sempre nel XV secolo venne costruita una chiesetta della quale sono rimaste le mura della sagrestia e del presbiterio, La volta in stile gotico-aragonese di quest'ultimo risale alla fine del XVI secolo. 
Un secolo più tardi si decise di mettere mano alla struttura della chiesa che nel frattempo era diventata fatiscente, quindi fu demolita mantenendo il presbiterio e le due cappelle di fianco. Tutta la chiesa venne ampliata in lunghezza mantenendo le tre navate riprendendo il disegno di quella precedente, la volta della navata centrale è stata rialzata rispetto il presbiterio ma lo stesso presbiterio con le vicine cappelle risultano più alte rispetto la pavimentazione perché si decise di scavare per abbassarlo di un metro rendendo la volta ancora più alta. L'arco della cappella maggiore è a sesto acuto ed è sormontato da un piccolo rosone a forma di stella di Davide che la rende una delle poche chiese cattoliche esistenti in Sardegna ad averne una al suo interno.
La facciata rivolta verso ovest è stata ridisegnata e realizzata in conci di trachite rossa. Il portale è costituito da basi, semicolonne addossate e un timpano a forma triangolare e sopra di esso c'è una iscrizione dove è riportata la data dell'ultimazione di lavori della chiesa avvenuta nel 1789. Ai lati del portale si trovano due nicchie a conchiglia e nella parte superiore è collocato il campanile a vela.
Il santuario si trova all'interno di una cinta muraria che prende il nome di Sa Corte alla quale si accede sia attraverso un portale monumentale, sia attraverso uno più piccolo in trachite rossa chiuso con un cancello in ferro situato a destra di quello più grande. Oltre al santuario all'interno de Sa corte ci sono vari edifici tra i quali i muristenes, loggiati con il tetto sostenuto da piccoli pilastri e si trovano a destra e a sinistra dell'arco, In passato i muristenes venivano utilizzati dai pellegrini come alloggi, ora invece vengono utilizzati per fini commerciali come luoghi per la vendita di oggetti, bevande e cibo, come avviene per l'Ardia nei giorni 6 e 7 luglio di ogni anno.

Il Santuario visto fuori dalle mura

L'arco monumentale dell'ingresso al Santuario

Santuario di San Costantino e Sa Muredda

Facciata e portale
Iscrizione con l'anno dell'ultimazione della chiesa

Navata centrale

Navata centrale

Cappella maggiore e Presbiterio

Presbiterio

Altare maggiore

Statue lignee policrome di San Silvestro papa, San Costantino, Sant'Elena

Statua lignea policroma di San Costantino

Cappella di destra con statua lignea di Santo Stefano (XVII sec)

Cappella di sinistra con statua lignea di Santa Maria di Nordai (XVII sec)

Navata di destra

Navata di sinistra

Navata di sinistra, Teca con statua di San Costantino

Acquasantiera e sopra alcuni degli ex voto presenti

Transetto e Presbiterio

Transetto e Presbiterio

Transetto, Statua di San Costantino a cavallo

Navata centrale, Pulpito

Navata centrale verso l'ingresso

Controfacciata

Controfacciata, Vetrata con San Costantino

Volta

Muristenes

Boschetto 

Vista sul lago Omodeo

Vista sulla vallata antistante da una Muristenes

Vista sulla vallata antistante


Vi ringrazio.

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Massimo

Fontana delle Anfore

© Photo by  Massimo Gaudio Fontana delle Anfore Testaccio  è un rione di Roma. Al centro di esso si trova l'omonima piazza dove è stata ...