martedì 1 ottobre 2024

FARMACIA della CERTOSA DI TRISULTI

 © Photo by Massimo Gaudio

L'antica farmacia settecentesca


Nella provincia di Frosinone e più precisamente nel territorio del comune di Collepardo, si trova a 825 m.s.l.m la Certosa di Trisulti, un antico monastero che risale al XIII secolo che, nonostante faccia parte dei Beni dello Stato Italiano, è gestito dalla congregazione dei Cistercensi di Casamari.
Tra i vari edifici presenti all'interno delle mura, ce n'è uno che è stato adibito a Farmacia risalente al XVIII secolo, costituito da vari ambienti disposti su due livelli. 
Dopo aver salito le scale che portano all'Antica Farmacia, si arriva di fronte a un affresco sotto il loggiato realizzato da Filippo Balbi che rappresenta l'Immacolata Concezione. Dal loggiato si accede alla farmacia e subito si viene accolti da vari tromp-l'oeil realizzati da Filippo Balbi. Da questo corridoio si accede in tre distinti locali. Il primo, a sinistra, ospita la Farmacia dove ci sono arredi di fine Settecento con vetrine contenenti preparati di erbe medicamentose all'interno di bottiglie, calici e contenitori vari risalenti all'epoca. In passato alcuni dei vasi esposti contenevano veleni estratti da serpenti. La volta completamente decorata a crociera, è stata decorata da Giacomo Manco.
Il secondo locale è il Salotto d'attesa o Salottino Balbi, dal nome di colui che ha decorato la maggior parte dei locali, compreso questo salotto dove tra i vari decori, c'è il ritratto del monaco Benedetto Ricciardi, all'epoca direttore della farmacia che è particolarmente realistico, infatti, si ha l'impressione che uscendo da una porta ci venga a chiedere di cosa abbiamo bisogno. Anche qui gli arredi risalgono a fine Settecento. Al centro del pavimento del salotto, intorno al tavolo rotondo, c'è una scritta in latino che recita:

MEMINI VOLAT IRREPARABILE TEMPU

Ricorda, il tempo vola irrimediabilmente

Il terzo locale è semplicemente il prolungamento del corridoio dove sulle due pareti sono state addossate due grandissime credenze. Per le ante, al posto dei vetri ci sono reti che favorivano l'aerazione e quindi la conservazione delle piante essiccate, le stesse che venivano coltivate nell'orto botanico dove ora c'è il giardino.

L'ingresso alla Certosa di Trisulti è libero.


Loggiato con l'Immacolata Concezione di Filippo Balbi

Corridoio visto dalla porta d'ingresso

Corridoio, Ingresso al Salottino Baldi

Corridoio, Ingresso alla Farmacia

Corridoio con opere realizzate da Filippo Balbi: Allegoria dell'Avarizia e dell'Abbondanza e Fanciullo con anfora (1857-1865)

Farmacia



Volta decorata da Giacomo Manco




Salotto d'attesa o Salottino Balbi

Salotto d'attesa o Salottino Balbi

Filippo Balbi, ritratto del monaco Benedetto Ricciardi



Corridoio, dispensa con piante officinali

Corridoio, dispensa con piante officinali

Giardino

Vi ringrazio.

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Massimo

domenica 8 settembre 2024

PICCOLO CHIOSTRO DEL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA QUERCIA A VITERBO

© Photo by Massimo Gaudio

Il pozzo

Poco fuori Viterbo, bellissima città nell'Alto Lazio, in zona la Quercia si trova il santuario dedicato alla Madonna della Quercia, luogo di sicuro interesse religioso e perché no anche artistico che vanta nomi illustri tra i quali anche quello del Bramante a cui è stato attribuito il Piccolo Chiostro (ne è presente nel santuario uno più grande) che porta appunto il suo nome.
Vi si accede dalla navata di destra della chiesa nella quale da una grande vetrata è possibile averne un anticipo. Il chiostro è di forma rettangolare costituito da una serie di campate (6x3) strutturate in un duplice ordine di colonne. La parte inferiore costruita tra il 1479 e il 1481 dove sono presenti dei piccoli rosoni, ricalca lo stile gotico del complesso domenicano di Santa Maria in Grandi sempre a Viterbo. L'ordine superiore realizzato tra il 1511 e il 1513 presenta caratteristiche rinascimentali che hanno portato a pensare che l'opera fosse stata realizzata dal Bramante attribuendone la realizzazione anche senza un fondamento.
Al centro del chiostro c'è un pozzo monumentale realizzato da Bruno di Domenico da Settignano (1508) dove sull'architrave sono state incise le parole che Gesù disse alla Samaritana: "QUI BIBIT EX AQUA HAC SITIET ITERUM" "Chi beve quest'acqua non avrà mai sete".
Nelle lunette dell'ambulacro inferiore sono presenti molti affreschi realizzati, tra gli altri, da Pompeo Carosi, Camillo Donati e Ludovico Nucci agli inizi del XVII secolo che vogliono celebrare i miracoli ricordati dai numerosi ex-voto lignei conservati nel santuario. In questo articolo ce ne sono alcuni.






I PRIORI DI VITERBO consacrano la città alla Madonna della Quercia istituendo la Processione del PATTO D'AMORE (1467)


INDEMONIATI. Invocando la Madonna della Quercia, i demoni fuggono e i poveri posseduti sono liberi (XV-XVI sec)

BERNARDO FRANCESCHETTI DA FARNESE. Bernardo e la sua famiglia furono miracolosamente salvati dalla peste (1528)


IACOPO NINI invocando la Madonna della Quercia, venne miracolosamente guarito da malattia mortale (1604)

Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 25 luglio 2024

GIORGIO VASARI, CRISTO PORTACROCE (1553)

  © Photo by Massimo Gaudio


Giorgio Vasari, Il Cristo portacroce (1553)

Mi è capitato di vedere qualche anno fa alla Galleria Corsini di Roma un dipinto del celebre pittore aretino Giorgio Vasari dal titolo Il Cristo Portacroce realizzato nel 1553. È stata sicuramente una grande fortuna poterlo ammirare in tutta la sua bellezza visto che fa parte di una collezione privata. Il dipinto, passato nel Seicento nelle collezioni Savoia, era da tempo considerato perduto, finché non è stato identificato da Carlo Falciani studioso di pittura vasariana, che lo ha riconosciuto nel quadro registrato da Vasari nel proprio libro delle Ricordanze, indicando la data e il nome del prestigioso destinatario


“Ricordo come a dì XX di maggio 1553 Messer Bindo Altoviti
ebbe un quadro di braccia uno e mezzo drentovi 
una figura dal mezzo in su grande, 
un Cristo che portava la Croce 
che valeva scudi quindici d’oro”


Dopo essere stato restaurato in uno studio di Firenze, grazie alla generosità dei proprietari i quali hanno ritenuto giusto che fosse Roma la città adatta dove essere esposto al pubblico per la prima volta perché proprio a Roma Vasari lo consegnò a Bindo Altoviti prima di partire per Firenze al servizio dei Medici.
Sono rimasto da subito colpito dalla sua bellezza e dall'eleganza in cui viene ritratto Cristo in uno degli ultimi momenti della sua vita. Di solito viene raffigurato sofferente e appesantito dalla Croce stessa, invece questa volta il volto di Cristo esprime serenità nonostante sappia già quale sia il suo destino terreno.



Vi ringrazio.

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Massimo

venerdì 19 luglio 2024

GIOVANNI PAOLO PANINI, CAPRICCIO ROMANO (1734)

 © Photo by Massimo Gaudio

Giovanni Paolo Pannini, Capriccio con i più celebri monumenti e sculture dell'antichità di Roma (1734)

Nel museo di Palazzo Barberini a Roma si trova la sala dedicata alla veduta romana. Ci sono molti dipinti del pittore olandese Gaspar Van Wittel celebre per i suoi paesaggi romani conosciuto con il nome italianizzato Gaspare Vanvitelli. Nella sala c'è soltanto un dipinto non suo ed è stato eseguito dal pittore piacentino Giovanni Paolo Pannini (1691-1765) che si intitola Capriccio con i più celebri monumenti e sculture dell'antichtà di Roma del 1734. L'olio su tela che misura 98 x 135 cm, racchiude attraverso un fantasioso gioco architettonico di cui il pittore era un affermato interprete, vari monumenti e sculture dell'antichità romana. Si notano tra il Pantheon, il Tempio di Vesta, quello di Minerva e di Marte, la Colonna Antonina, la statua equestre di Marco Aurelio esposta ai Musei Capitolini insieme al Leone che azzanna il Cavallo e il Vaso Medici esposto agli Uffizi. Nel dipinto sono inoltre raffigurate alcune figure che conversano ai loro piedi con accanto bassorilievi e colonne.








Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 18 luglio 2024

LA PRIMAVERA DI CHINI AL MUSEO BONCOMPAGNI-LUDOVISI

© Photo by Massimo Gaudio

Galileo Chini, La Primavera che perennemente si rinnova (1914)

Nel Museo Boncompagni-Ludovisi per le arti decorative, il costume e la moda del XIX e XX secolo di Roma, si può ammirare un dipinto del pittore e scultore fiorentino Galileo Chini (Firenze 1873 - 1956) eseguito per la biennale di Venezia nel 1914. L’opera si intitola La Primavera che perennemente si rinnova. Nella stessa stanza, sono esposti sulle pareti altri pannelli che fanno sempre parte della Primavera. Sempre nella stessa stanza è stata esposta un’altra opera d’arte però di genere diverso, ma comunque di grande bellezza. Si tratta di un abito da sera dello stilista Valentino della collezione Autunno-Inverno 1992. Galileo Chini per la creazione della sua opera, è stato sicuramente influenzato dallo stile di Klimt, stile ripreso dallo stilista per le applicazioni sull'abito. Penso che la scelta di metterli vicini non sia stata soltanto casuale, perché si ha la sensazione che l’abito entri a far parte del dipinto.




Vi ringrazio.

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Massimo

martedì 16 luglio 2024

TRITTICI E POLITTICO ALLA GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA IN ROMA

  © Photo by Massimo Gaudio

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Grande, è anche bello? Nei musei sono esposte opere di varie forme e grandezze. Personalmente ritengo che le dimensioni non influiscono sulla bellezza di un'opera, alcune volte però le grandi dimensioni di un dipinto permettono di vedere meglio i dettagli che l'artista ha voluto inserire nell'opera, oppure di capire meglio la tecnica usata. Nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea in Roma, ci sono molte sale espositive di grandi dimensioni, che permettono di poter esporre opere che richiedono grandi pareti. Tra le tante tele presenti ne ho scelte tre e a ognuna di esse sarà presente una foto con delle persone vicino per dare il senso della grandezza, perché vedendo un'opera sul PC o sullo smartphone non sempre si ha la percezione delle dimensioni, anche quando si sanno le misure.

Giuseppe De Nittis, Le corse al Bois de Boulogne (1881)




Autore: Giuseppe De Nittis (Barletta 1846 - Saint-Germain-en-Laye 1884)
Titolo: Le corse al Bois de Boulogne
Datazione: 1881
Supporto : Pastello su tela
Misure (cm): 200 x 395
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Luogo: Roma

Giacomo Balla, Villa Borghese- Parco dei daini (1910)



Autore: Giacomo Balla (Torino 1871 - Roma 1958)
Titolo: Villa Borghese- Parco dei daini
Datazione: 1910
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): -
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Luogo: Roma

Gaetano Previati, La caduta degli ancgeli (1913 ca)


Autore: Gaetano Previati (Ferrara 1852 - Lavagna 1920)
Titolo: La caduta degli angeli
Datazione: 1913
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): -
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Moderna
Luogo: Roma

Vi ringrazio.

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Massimo

domenica 14 luglio 2024

IL MOAI DI VITORCHIANO

 © Photo by Massimo Gaudio

Il Moai di Vitorchiano

Quando si pensa a un MOAI subito il pensiero viaggia verso l'Isola di Pasqua, quindi vedendo le fotografie di questo articolo si potrebbe pensare a una statua creata per un parco giochi a tema. Invece no.
Ci troviamo a Vitorchiano, uno dei borghi più belli d'Italia a pochi chilometri da Viterbo. Nella collina di fronte alla cittadina dove c'è un belvedere da dove si può ammirare il borgo in tutta la sua bellezza, è stato collocato un vero e proprio MOAI. Si tratta di una gigantesca statua in peperino, alta sei metri, che riproduce i monoliti antropomorfi dell’Isola di Pasqua o Rapa Nui chiamati appunto MOAI.
Nel 1990 venne fatta arrivare da Rapa Nui la famiglia Atan composta da 19 persone che con la forza delle proprie braccia costruì un originale Moai identico a quelli di Rapa Nui utilizzando le stesse tecniche di realizzazione con asce e pietre, facendola diventare l'unico esemplare in pietra di dimensioni originali fuori dall'Isola di Pasqua.
Si è giunti alla sua realizzazione grazie alla trasmissione RAI "Alla ricerca dell'Arca" del giornalista Mino d'Amato che con lo scopo di promuovere il restauro dei Moai sull'isola. Venne individuato Vitorchiano il luogo adatto per la sua realizzazione, grazie anche alle cave di peperino, pietra di origine vulcanica simile alla pietra con cui sono stati realizzati i Moai.
Il monolite scolpito dagli Atan, presenta il volto squadrato, allungato e con lunghe orecchie ben definite. Il busto è appena scolpito e si notano le lunghe braccia aderenti al corpo che arrivano fin dove iniziano le grandi mani anch'esse aderenti all'addome con lunghe dita affusolate e dai grandi pollici che arrivano quasi a toccare il grande ombelico che pare toccandolo porti fortuna. Il copricapo è composto da due blocchi di Peperino più scuro rispetto al busto che si chiama Pukapo.
In sintesi è a tutti gli effetti una riproduzione fedele degli originali presenti sull'Isola di Pasqua.

Il Moai e sullo sfondo il borgo di Vitorchiano







Vi ringrazio.

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Massimo

Fontana delle Anfore

© Photo by  Massimo Gaudio Fontana delle Anfore Testaccio  è un rione di Roma. Al centro di esso si trova l'omonima piazza dove è stata ...