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Jacopo Robusti detto TINTORETTO, Giuditta e Oloferne

   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Giuditta e Oloferne (1577-1578) olio su tela - Museo Nazionale del Prado, Madrid Proveniente dal Museo Nazionale del Prado di Madrid, in questi giorni si trova presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini e vi rimarrà fino al 27 marzo 2022 nell'ambito della mostra Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta .  Realizzato dal Tintoretto e dalla sua bottega, si caratterizza per la scelta di una composizione ampia, che permette l'inserimento di un gran numero di tettagli. La scena della storia biblica non si è ancora conlusa: l'elegante Giuditta compie il gesto di nascondere con una coperta il corpo di Oloferne ormai senza vita, mentre la sua ancella non ha ancora terminato di mettere la testa del condottiero Assiro all'interno della bisaccia. Tintoretto inserisce all'interno del dipinto molti particolari con l'intento di coinvolgere l'osservato

Antonio Corradini, La Velata (vestale Tuccia)


Antonio Corradini, La Velata (vestale Tuccia) (1743) - Palazzo Barberini - Roma
Il tema della donna velata segna tutta la carriera dello scultore. Questa versione, scolpita nel 1743 durante il soggiorno romano, suscitò lo stupore del pubblico e degli appassionati d’arte. Il velo, pur nell’elaborato panneggio della veste ricco di pieghe e intrecci, è così impalpabile da far trasparire le forme sottostanti, in particolare il seno rigoglioso. Lo scultore ha privilegiato il punto di vista frontale mentre la parte retrostante è appena abbozzata; ciononostante, a seconda del punto di vista, la statua offre scorci sempre nuovi e suggestivi.
Dal punto di vista iconografico il velo è legato al tema della pudicizia e della castità, su cui è incentrata la vicenda della Vestale Tuccia. Le Vestali erano, nell’antica Roma, un ordine sacerdotale femminile che aveva il compito di mantenere sempre acceso il fuoco del tempio di Vesta. Le sacerdotesse avevano obbligo assoluto di castità, e in caso di violazione venivano condannate ad essere sepolte vive. Tuccia, accusata ingiustamente, riuscì con l’aiuto della stessa dea Vesta a scampare l’atroce condanna, superando l’impossibile prova cui era stata sottoposta: raccogliere le acque del Tevere in un setaccio, che infatti la statua tiene con la mano sinistra. (dal sito Palazzo Barberini)





Autore: Antonio Corradini (Este 1688 - Napoli 1752)
Titolo: La Velata (vestale Tuccia)
Supporto: Marmo
Anno: 1743
Misure (cm.): 230
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

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