domenica 29 settembre 2019

Leonardo. Il Romanzo di un genio ribelle e Massimo Polidoro a PordenoneLegge



Francesco Melzi "Ritratto di Leonardo Da Vinci" 1510 ca. Windsor, Royal Collection 

Recensione del Romanzo Storico "Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle" di Massimo Polidoro e Intervista all'autore

Recensione scritta per ThrillerNord - Associazione Culturale 👉 ThrillerNord 

A cura di Manuela Moschin


Allo straordinario evento “PordenoneLegge - Festa del libro con gli Autori” ha partecipato il giornalista, scrittore, docente universitario, divulgatore scientifico, segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) Massimo Polidoro che, assieme all’autore Andrea Maggi, hanno trattenuto un pubblico considerevole, attirando l’attenzione anche dei più giovani. Rispetto a quest’ultima categoria di ascoltatori ci tengo a puntualizzare che Polidoro è stato davvero trascinante, adottando una dialettica coinvolgente e un linguaggio semplice, comprensibile anche ai neofiti, raccontando curiosità ed episodi legati alle particolari doti di Leonardo Da Vinci. 

Polidoro ha dedicato una serie di libri al maestro tra i quali spicca il romanzo dal titolo “Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle” il quale rappresenta un modo piacevole per conoscere la vita e la personalità di un uomo poliedrico acclamato da tutti. 

La storia vera di Leonardo è rievocata tramite la voce narrante del suo affezionato allievo Francesco Melzi, che l’autore fa parlare in prima persona in base al misterioso ritrovamento di un manoscritto intitolato “Vita di Lionardo Da Vinci – Dalle memorie di Francescho Da Melzo”. 

Melzi è il discepolo ed erede di Leonardo che rimase al suo fianco per tredici anni fino alla sua morte e che gli dedicò il ritratto qui riportato. 

“Francesco Melzi, che aveva assistito Leonardo fino alla morte nel 1519, con amorevole cura, ne aveva coltivato la memoria per il resto della vita, conservando gelosamente nella sua villa a Vaprio d’Adda le carte del maestro, trascrivendo e ordinando i manoscritti dedicati alla pittura allo scopo di darli un giorno alle stampe”. 

La peculiarità del romanzo risiede nella capacità dell’autore di riuscire ad avvicinare con assoluta naturalità il lettore a un artista ritenuto un genio inarrivabile dalle mille virtù. In questo libro Leonardo non è il personaggio distaccato e distinto che ritroviamo solitamente in altre letture, bensì viene presentato come una persona dalla grande sensibilità, genuina e schietta, che ha vissuto una vita densa e travagliata. 

La sua perenne curiosità e la particolare attenzione a tutto ciò che lo circondava ne fece un uomo talentuoso che rimarrà un grande esempio per l’umanità. Il romanzo di Polidoro contiene un messaggio prezioso e incoraggiante per chi è amante del sapere. I talenti innati del maestro non sarebbero emersi se l’artista non avesse avuto la voglia di scoprire la natura delle cose e di imparare. 

“Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle” contiene una trama ricca di avventure e aneddoti attraverso un indimenticabile viaggio nel tempo dove ci si trova a tu per tu con grandi artisti del passato che hanno fatto parte della vita del genio. 

Diversi passaggi sono stati impreziositi tramite la descrizione delle sue più celebri opere d’arte come “L’Ultima Cena”, “La dama con l’ermellino” o “La Vergine delle rocce”: 

“Questa Vergine delle rocce, invece, deve avere lasciato sbalorditi i frati per la sua bellezza, ma forse ancora di più per la scelta inusuale di porre l’accento sulla Passione, e dunque sulla morte, più che sulla nascita di Cristo”. 

Mi è piaciuto lo stile dell’autore, una penna accurata dove la scrittura scorrevole conquista e incanta. Affascinanti dialoghi tra Leonardo Da Vinci e Francesco Melzi rendono la lettura una significativa occasione per conoscere le innumerevoli vicende avvenute nella vita del maestro. 

Il romanzo è un quadro perfetto dell’epoca in cui visse Leonardo, nel quale non si parla solo dell’artista, ma anche di letteratura, di scienza, di storia e della situazione politica caratterizzata dalla difficile convivenza di un’Italia frantumata in ducati, repubbliche e piccoli regni continuamente in lotta. 

“Il duca perse lo stato e la roba e la libertà, e nessuna sua opera si finirà per lui.” Con queste parole, che ho trovato su un’annotazione del maestro risalente al settembre del 1499, Leonardo registrava la fine del regno di Ludovico il Moro. I francesi di Luigi XII, rivendicando i propri diritti di successione ai Visconti, avevano dichiarato guerra agli Sforza.” 

Le arti e la cultura, pertanto, germogliarono in un contesto critico dove pontefici come Giulio II e Leone X sostennero artisti quali Bramante, Michelangelo e Raffaello. 

Lo scrittore rievoca in maniera realistica le esperienze vissute dall’artista che, soggiornando a Milano, Firenze, Roma, Venezia, Bologna e in Francia alla corte di Francesco I dove egli si spense il 2 maggio 1519, ebbe modo di avvicinarsi ai grandi protagonisti di un periodo storico e artistico rilevante. 

Il romanzo è arricchito, inoltre, dalla prefazione di Piero Angela che nei confronti di Leonardo tra le varie spiegazioni affascinanti egli scrive:” Di lui ci restano qualcosa come 16.000 pagine scritte, per di più piene di disegni, che rappresentano un lavoro ciclopico. Sono l’equivalente di 80 libri di 200 pagine. Se poi fossero veramente 100.000 le pagine scritte da Leonardo, come sembrerebbe se si considerano tutte quelle andate perdute, allora vorrebbe dire addirittura l’equivalente di 500 libri di 200 pagine: una pila immensa!”. 

In finale porgo i complimenti a Massimo per il suo magistrale e originale contributo alla conoscenza della storia dell’arte. 

PordenoneLegge - Massimo Polidoro e Manuela Moschin 

INTERVISTA a Massimo Polidoro presso l’evento PordenoneLegge 

A cura di Manuela Moschin

L’incipit in un romanzo è un punto di partenza fondamentale perché racchiude in sé la capacità di catturare l’attenzione del lettore sin dalle prime pagine. L’inizio del suo libro è sicuramente accattivante. Com’è nato il suo incipit? Ha qualche aneddoto da raccontare? 

Certo, nei miei libri cerco di raccontare e di coinvolgere chi legge dalla prima riga. In questo caso dico semplicemente che basta pronunciare il nome di Leonardo Da Vinci per evocare immediatamente una quantità di icone che sono diventate storiche. Tutti noi conosciamo la Gioconda, l’Ultima cena, l’Uomo Vitruviano, le invenzioni, le anatomie, tutte immagini che abbiamo nella mente anche se non abbiamo mai fatto uno studio su Leonardo, eppure sono rimaste impresse sebbene siano state create cinquecento anni fa. Quindi la domanda che io mi sono posto e da cui sono partito per scrivere questo libro è stata:” Come ha fatto un uomo, che era come noi con i suoi problemi e le sue difficoltà, e non un essere sovrannaturale come lo rappresentava Vasari e altri come lui, a lasciare un’impronta così profonda nel tempo e ad arrivare fino a noi oggi. Soprattutto quest’anno in occasione del cinquecentenario dalla sua morte tutto il mondo gli dedica tributi, convegni, mostre, libri, film e documentari. È difficile trovare una figura storica che ancora oggi sia così moderna e contemporanea e che possa dirci ancora tante cose. Al di là della bellezza dei suoi dipinti egli ci ha lasciato numerose documentazioni su cui ragionare e pensare.
Una delle qualità che apprezzo maggiormente di Leonardo è quella che lui si definiva un discepolo dell’esperienza, dicendo che non si deve credere a qualche affermazione perché la sostiene un re, un filosofo o qualche altra persona famosa, ma quello che conta davvero è l’esperienza dei fatti, quello che ci dice la natura, come funzionano le cose, quindi in finale si scopre attraverso la sperimentazione.
Questo modo di pensare anticipa di cento anni il metodo scientifico che nascerà poi con Galileo Galilei e Cartesio. Leonardo ha capito cento anni prima come funziona la scienza, praticamente si può senz’altro sostenere che è un uomo del nostro tempo. 
Grazie Massimo! E' stato straordinario ascoltarla di persona! 

PordenoneLegge - Massimo Polidoro e Andrea Maggi


Massimo Polidoro

SINOSSI 


È l'alba del XVI secolo. L'Italia è divisa in una miriade di regni litigiosi e incapaci di opporsi alle mire delle grandi potenze. Tra quelle corti soggette ai capricci della guerra si aggira un personaggio bizzarro e affascinante, che sembra uscito dalla penna di uno scrittore. È un pittore e scultore che come nessun altro riesce a catturare l'anima di ciò che raffigura. È un inventore in grado di concepire monumenti di prodigiosa bellezza, architetture così ardite da superare ogni immaginazione, macchine belliche che sembrano provenire da un futuro lontano. È uno scienziato che di ogni fenomeno dell'universo vuole indagare i meccanismi profondi: il moto dei pianeti, dell'aria e dell'acqua, il volo degli uccelli, il corpo umano. Quasi non esiste disciplina in cui non dimostri una maestria senza pari. Si chiama Leonardo da Vinci. Intorno al suo nome fioriranno leggende, miti, storie fantastiche. Eppure, sono ancora molti gli enigmi e le zone d'ombra nella sua biografia. Servirebbe una macchina del tempo o lo sguardo di un testimone oculare, per poter finalmente risolvere il rompicapo di colui che da secoli rappresenta, nell'immaginario comune dell'umanità, l'incarnazione del Rinascimento. Il libro che avete in mano è esattamente questo. Attraverso le memorie - immaginarie, ma scrupolosamente documentate - di Francesco Melzi, che del maestro fu per anni amico e allievo prediletto, Massimo Polidoro ci conduce in un incredibile viaggio nella turbolenta Europa di cinquecento anni fa. Cammineremo accanto a Leonardo, seguiremo gli stupefacenti sviluppi del suo ingegno, lo ammireremo nell'attimo irripetibile della creazione delle sue opere immortali, e ascolteremo dalla sua viva voce i pensieri e le intuizioni del più grande talento universale della storia. Prefazione di Piero Angela. 
L’autore 

Massimo Polidoro 


Scrittore, giornalista e Segretario del CICAP, insegna Comunicazione scientifica ai dottorandi dell’Università di Padova e in passato è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. Allievo di James Randi, è Fellow del Center for Skeptical Inquiry (CSI) e autore di 50 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e altre testate. Leonardo. Il romanzo di un genio ribelle è il suo libro più recente. Presenza fissa a Superquark, è spesso autore e conduttore di programmi di divulgazione scientifica. Si può seguire Massimo anche su YouTube, Instagram, Facebook, Twitter, Telegram e la sua newsletter. 

Autore: Massimo Polidoro 
Prefazione: Piero Angela 
Editore: Edizioni Piemme 
Genere: Romanzo storico 
Pagine: 293 
Anno di pubblicazione: novembre 2018 

Per avere maggiori informazioni o per acquistare cliccare qui 👇



AMORE E PSICHE

Photo by Massimo Gaudio 
All'interno della storia narrata da Lucio Apuleio Le Metamorfosi, la tormentata storia d'amore tra Amore e Psiche ha ispirato moltissimi artisti nel corso dei secoli, i quali hanno fatto arrivare fino ai giorni nostri i loro lavori incentrati sui due personaggi mitologici, sia insieme mentre si scambiano effusioni che da soli. In questo articolo ce ne son alcuni.
Amore e Psiche (II sec. d.C.) - Musei Capitolini - Roma


Autore: -
Titolo: Statua di Amore e Psiche
Datazione: Da un originale greco del II secolo a.C.
Supporto: Marmo
Misure (cm): 125
Si trova: Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, Sala del Gladiatore
Luogo: Roma
Amore e Psiche (IV sec. d.C.) - Galleria degli Uffizi - Firenze

Autore: -
Titolo: Amore e Psiche
Datazione: Da un originale greco del IV secolo a.C.
Supporto: Marmo
Misure (cm): -
Si trova: Galleria degli Uffizi
Luogo: Firenze
Amore e Psiche - Palazzo Altemps - Roma


Autore: -
Titolo: Amore e Psiche
Datazione: -
Supporto: Marmo
Misure (cm): -
Si trova: Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps
Luogo: Roma


A seguire troverete ulteriori fotografie di opere esposte nei musei italiani

Statua di Eros che incorda l'arco (II sec.) - Musei Capitolini - Roma

Pietro Tenerani, Psiche svenuta (1869) - Galleria Nazionale d'Arte Moderna - Roma

Jacopo Zucchi, Amore e Psiche (1589) - Galleria Borghese - Roma
https://www.massimogaudio-photography.com/

sabato 21 settembre 2019

I GIOIELLI NASCOSTI DELLA PITTURA A ROMA DEL SECONDO SETTECENTO A PALAZZO BARBERINI

© Photo by Massimo Gaudio
Palazzo Barberini - Roma

Buongiorno Amici
L'articolo di ieri era dedicato alla pittura a Roma nel primo '700, oggi vorrei continuare quel discorso con i dipinti relativi al secondo '700, così completo il viaggio nella pittura di quel periodo. Anche questi quadri si trovavano nella sala allestita al secondo piano della Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini in Roma. Sono dipinti di grandi artisti che spero trovino una nuova collocazione al più presto
Pompeo Batoni, Madonna col Bambino e san Filippo Neri (1733-1734) - Palazzo Barberini - Roma
Autore: Pompeo Batoni (Lucca 1708 - Roma 1787)
Titolo: Madonna col Bambino e san Filippo Neri
Datazione: 1733 - 1734
Supporto: Olio su tela
Misure (cm): 200 x 140
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini
Luogo: Roma
Anton Raphael Mengs, Ritratto della signora Carducci (1745-1779) - Palazzo Barberini - Roma
Autore: Anton Raphael Mengs (Aussig, Rep. Ceca 1728 - Roma 1779)
Titolo: Ritratto della signora Carducci
Datazione: 1745 - 1779
Supporto: Olio su tela
Misure (cm): 54 x 45
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini
Luogo: Roma

Giuseppe Cades, La prova della Vera Croce (1780-1790) - Palazzo Barberini - Roma
Autore: Giuseppe Cades (Roma 1750 - 1799)
Titolo: La prova della Vera Croce
Datazione: 1780 - 1790
Supporto: Olio su tela
Misure (cm): 59 x 37
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini
Luogo: Roma

A seguire troverete ulteriori opere esposte nella vecchia sala

Anton von Maron, Ritratto di signora - Palazzo Barberini - Roma

Domenico de Angeli, Lotta tra Ercole ed Apollo per il tripode di Delfi - Palazzo Barberini - Roma

Gaetano Lapis, La nascita di Venere - Palazzo Barberini - Roma

Ludovico Stern, Ritratto del Cardinale Francesco Landi - Palazzo Barberini - Roma

Pietro Angeletti, Apollo e Dafne - Palazzo Barberini - Roma

giovedì 19 settembre 2019

I GIOIELLI NASCOSTI DEL BAROCCO A PALAZZO BARBERINI

© Photo by Massimo Gaudio
Palazzo Barberini - Roma
Fino all'anno scorso o poco più, nella Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini in Roma, erano allestite varie sale che ospitavano dipinti di artisti eccellenti, come ad esempio Canaletto, Luca Giordano, Giovanni Lanfanco, Pompeo Batoni e tanti tanti altri. Con l'apertura della nuova ala sud situata al primo piano, molti di quei dipinti sono stati trasferiti nelle nuove sale, molti altri però non hanno ricevuto una collocazione, quindi ho deciso di "fargli prendere un po' d'aria" con i post di oggi. Il tema della sala che li ospitava era il Barocco. Alcuni, delle vere chicche, hanno già trovato posto in un articolo del 25 Luglio scorso raggiungibile nel blog con il link qui sotto.
Carlo Maratta, Ritratto di Maria Maddalena Rospogliosi - Palazzo Barberini - Roma
Autore: Carlo Maratta (Camerano 1625 - Roma 1713)
Titolo: Ritratto di Maria Maddalena Rospogliosi
Datazione: 1660 - 1695
Supporto: Olio su tela
Misure (cm): 98 x 75
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini
Luogo: Roma
Pietro Berrettini detto PIETRO DA CORTONA, L'angelo custode (1646) - Palazzo Barberini - Roma

Autore: Pietro Berrettini detto PIETRO DA CORTONA (Cortona 1596 - Roma 1669)
Titolo: L'angelo custode
Datazione: 1646
Supporto: Olio su tela
Misure (cm): 225 x 143
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini
Luogo: Roma
Andrea Sacchi, La visione di san Romualdo (1631) - Palazzo Barberini - Roma

Autore: Andrea Sacchi (Roma 1599 - 1661)
Titolo: La visione di san Romualdo
Datazione: 1631
Supporto: Olio su tela
Misure (cm): 310 x 175
Si trova: Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini
Luogo: Roma

A seguire troverete ulteriori opere esposte nella vecchia sala

Andrea Sacchi, Sant'Antonio da Padova resuscita un morto - Palazzo Barberini - Roma

Giovanni Lanfranco, La Trasfigurazione - Palazzo Barberini - Roma

Giovanni Lanfranco, Pianto delle Marie - Palazzo Barberini - Roma

Pietro Berrettini detto PIETRO DA CORTONA, Ritratto virile - Palazzo Barberini - Roma (attribito)
Jan Roos detto GIOVANNI ROSA, Ritratto di Tommaso Raggi con il figlio Ferdinando - Palazzo Barberini - Roma

martedì 17 settembre 2019

"L'Angelo della vita" di Giovanni Segantini e il Romanzo "Nel silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco

Il romanzo "Nel silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco e "L'Angelo della vita" di Giovanni Segantini

Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 - olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Foto a cura di Manuela Moschin)


A cura di Manuela Moschin 

Recensione del Romanzo "Nel silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco e "L'Angelo della vita" di Giovanni Segantini


L’autrice ha scritto il romanzo ispirandosi alla tragedia vissuta dai genitori di figli che persero la vita nel rogo della Grenfell Tower di Londra nel giugno del 2017, nel quale morirono più di 70 persone:”Un evento che ha scioccato mezzo mondo. Me compresa”. 
Il libro, invece, è ambientato in Germania in un palazzo di Berlino drammaticamente distrutto da un incendio. 
È proprio da questa terribile vicenda che emerge un racconto di grande spessore e di forte impatto emotivo dove i rapporti umani e gli affetti familiari hanno un ruolo fondamentale. Attraverso un linguaggio semplice e una narrazione scorrevole, l'autrice ha dato vita a personaggi di varie culture, ognuno con una storia rilevante e inconsapevolmente legati da un comune destino.
E' fondamentale il rapporto di empatia che si crea con i protagonisti prima dell'incendio. Sin dalle prime pagine infatti la scrittrice coinvolge il lettore facendolo familiarizzare con loro, entrando nelle loro vite con delicatezza, inducendolo a compiere continue meditazioni e analisi. 
Il filo conduttore riguarda un tema toccante, ovverosia il legame indissolubile che unisce la madre al figlio. È su questa base che ho desiderato scrivere l’articolo dedicandomi proprio alla maternità quale forza motrice e processo naturale. Quel rapporto madre e figli, quell’affetto viscerale che si viene a creare fin dal concepimento affiora progressivamente nel romanzo lasciando un senso di tenerezza e di commozione.
Una storia struggente di coraggio e di amore che si accavalla magistralmente alle pene, alle incomprensioni e alle inquietudini vissute dai protagonisti: Alice la studentessa italiana in Erasmus che non accetta il carattere apprensivo della madre, cercando di allontanare le sue attenzioni. Lei alla sua insaputa vive a casa del compagno Matthias;
Naima, una madre in sedia a rotelle, che patisce per il figlio Bastien, sempre più distaccato e assente, finito nella spirale della droga. Una sofferenza ben più grande della sua stessa malattia;
Polina la ballerina russa diventata da poco madre, ma che vive un rapporto conflittuale con la maternità;
la barista turca Hulya trasgressiva e coraggiosa, ma che non vive nella palazzina. Queste figure hanno tutte una parte centrale che si intervalla tra un capitolo e l’altro, stimolando il lettore a eseguire una profonda riflessione nei confronti di una letteratura che lascia un segno indelebile.
Complimenti Simona, sono rimasta affascinata dalla tua scrittura!

Dopo le immagini del dipinto seguirà l'approfondimento dell'opera d'arte.

Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano

Foto a cura di Manuela Moschin 
Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 - olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.1)


Dettaglio - Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.2)

Dettaglio - Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.3)

Dettaglio - Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Fig.4)

Ispirata  dalla toccante storia raccontata sublimemente da Simona Sparaco  nella quale è stato evidenziato il rapporto madre-figlio,  ho scelto di parlarvi di un dipinto di Giovanni Segantini intitolato "L’Angelo della vita" (Fig.1,2,3,4) nel quale l'artista interpreta in modo eccellente la figura materna in chiave simbolista. 
Nel dipinto Segantini tratta un argomento che attirò l'attenzione di molti artisti del suo periodo, ossia quello della secolarizzazione del tema della maternità cristiana, raffigurando la madre non più paragonabile a una Madonna, ma staccandosi dalla tradizione iconografica religiosa. Ecco allora che nelle sue opere l'artista enfatizza il ruolo della madre in un contesto naturalistico,  esaltandone  la dolcezza attraverso l'impiego di una luce calda e delicata nella quale domina il colore bianco della purezza.
La madre, pertanto,  si identifica con la natura e la figura femminile è "L'Angelo della vita".  
La perdita della mamma quand'era ancora un bambino lo segnò profondamente nell'animo, incidendo sulla produzione delle sue opere.
Egli proiettava sui dipinti il suo tormento,  idealizzandolo in una dimensione onirica. Il suo immergersi nelle tele rappresentava un tentativo di superamento dei traumi dell'infanzia dovuti alla mancanza d'affetto. 

Ecco cosa scrisse Segantini rispondendo con l'articolo "Che cosa è l'arte" pubblicato in "Ver Sacrum" del 1899:
"Quando volli raddolcire ai genitori d'un fanciullo morto il dolore dipinsi "Il dolore confortato dalla fede"; per consacrare il legame d'amore di due giovani dipinsi "L'amore alla fonte della vita"; per far sentire tutta la dolcezza dell'amore materno dipinsi "Il frutto dell'amore" e "L'angelo della vita"; quando volli castigare le cattive madri, le vani sterili lussuriose, dipinsi i castighi in forma di purgatorio, e quando ho voluto additare la fonte di ogni male ho dipinto "La vanità". 
Egli inoltre affermò: "Amai e rispettai sempre la donna in qualunque condizione essa sia, purché abbia viscere di madre".
Il dipinto raffigura una donna adagiata su una betulla che sta tenendo in braccio un bambino. Lei possiede lunghissimi capelli e il suo sguardo è tenero e amorevole. La figura femminile rappresentata è la modella Baba, la balia di famiglia, mentre il bambino è Gottardo Segantini (1882-1974)  il figlio del pittore. 
Dotato di rami spessi e robusti l'albero custodisce un importante significato simbolico, richiamando altresì la glorificazione della natura nel continuo ciclo della vita, infatti si può notare che da una parte i rami sono dotati di fiori in bocciolo mentre quelli che si trovano sull'altro lato sono rinsecchiti.
Il fulcro dell'opera si staglia al centro dove è presente l'origine di tutto ciò, ossia la prima madre. Nell'Angelo della vita la donna è la radice dell'umanità. 
Il simbolismo dell'artista è fortemente legato ai temi dell'amore e della maternità che l'artista trasfigurava nella natura. Inoltre, è fondamentale ricordare che si tratta di uno dei temi centrali del periodo storico e culturale chiamato decadentismo italiano di poeti come D'Annunzio o Pascoli sorto inizialmente come corrente letteraria e che in seguito interessò anche l'ambito artistico.

Giovanni Segantini (1858-1899) fu uno dei massimi esponenti del divisionismo, un movimento pittorico che si sviluppò nell'ultimo periodo del XIX secolo che vede un rinnovamento dell'arte italiana secondo una visione realista, simbolista e naturalista. Il divisionismo deriva dal Puntinismo francese (Pointillisme) che ottenne massima luminosità accostando piccoli punti di colore.
La tecnica pittorica "divisa" invece mirava ad avere lo stesso risultato, ma attraverso la stesura di filamenti irregolari. Essa si sviluppò soprattutto in Italia settentrionale e fu caratterizzata da piccole pennellate in tocchi separati attraverso l'uso di toni semplici. Dalla separazione dei colori in singole linee che interagiscono fra di loro emergono opere straordinarie, derivante nel suo insieme da un effetto ottico sensazionale; Segantini nel suo simbolismo decorativo mirava proprio a esaltare la linea come base della visione pittorica. 
In generale gli artisti divisionisti si occuparono di diverse tematiche, ponendo attenzione nei confronti delle problematiche sociali. I maggiori esponenti furono in particolar modo Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) del quale ricordiamo la celebre opera "Il quarto stato", Angelo Morbelli (1853-1919)  uno dei suoi capolavori è "Giorni... ultimi!" (Fig.5-6) che tra l'altro come per "L'Angelo della vita" ho avuto modo di visitare di recente nella Galleria d'Arte Moderna di Milano, e Plinio Nomellini (1866-1943). 
Giovanni Segantini, Gaetano Previati (1852-1920) e Vittore Grubicy (Ritratto Fig.7) (Fig.8) invece, si occuparono di temi legati al mondo della natura, letterari o allegorici simbolisti.
Il pittore, mercante d'arte e critico d'arte italiano Vittore Grubicy (1851-1920) contribuì allo sviluppo del divisionismo mediante la promozione di mostre. Egli ebbe un ruolo fondamentale nella carriera artistica di Segantini, in quanto lo introdusse nell’ambito delle esposizioni locali e internazionali.   


Angelo Morbelli "Giorni... Ultimi" 1882-1883 Olio su tela (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.5)

Dettaglio - Angelo Morbelli "Giorni... Ultimi" 1882-1883 Olio su tela (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.6)

Giovanni Segantini "Ritratto di Vittore Grubicy de Dragon" 1887 olio su tela - Leipzig, Museum der Bildenden Kunste (Fig.7)


Vittore Grubicy de Dragon "Pecore sullo scoglio" Galleria d'Arte Moderna Milano
 (Foto a cura di Manuela Moschin)  (Fig.8)

Sinossi "Nel Silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco

Non c’è morte che non presupponga una rinascita. Imparare a decifrarla può dare un senso a tutto ciò che resta. Persino alla cenere. È quasi mezzanotte e una nebbia sottile avvolge la metropoli addormentata. In un palazzo di quattro piani, dentro un appartamento disabitato, un frigorifero va in cortocircuito. Le fiamme, lente e invisibili dall’esterno, iniziano a divorare ciò che trovano. Due piani più in alto, Alice scivola nel sonno mentre aspetta il ritorno di Matthias, il ragazzo che ama con una passione per lei nuova e del quale non è ancora riuscita a parlare a sua madre, che abita lontano e vorrebbe sapere tutto di lei. Anche Bastien, il figlio della signora che occupa un altro degli interni, da troppi mesi ormai avrebbe qualcosa di cruciale da rivelare alla madre, ma sa che potrebbe spezzarle il cuore e non trova il coraggio. È un altro tipo di coraggio quello che invece manca a Polina, ex ballerina classica, incapace di accettare il proprio corpo dopo la maternità, tantomeno il pianto incessante del suo bambino nella stanza accanto. Giù in strada, nel negozio di fronte, Hulya sta pensando proprio a lei, come capita sempre più spesso, senza averglielo mai confessato, ma con una voglia matta di farlo. Per tutti loro non c’è più tempo: un mostro di fuoco sta per stravolgere ogni prospettiva, costringendoli a scelte estreme per colmare quei silenzi, o per dare loro un nuovo significato. Con una straordinaria sensibilità e una scrittura che diventa più intensa a ogni pagina, Simona Sparaco indaga i momenti terribili in cui la vita e la morte si sfiorano diventando quasi la stessa cosa, e in cui le distanze che ci separano dagli altri vengono abbattute dall’amore più assoluto, quello che non conosce condizioni.

L'autrice Simona Sparaco

Il suo romanzo di esordio è Lovebook. Con Nessuno sa di noi, è arrivata finalista al Premio Strega. Nel 2014 ha pubblicato con Giunti Se chiudo gli occhi, che nel 2015 ha vinto la nona edizione del Premio Tropea ed è stato tra i vincitori del Premio Salerno Libro d’Europa. Nel mese di marzo 2016 con la casa editrice Giunti pubblica Equazione di un Amore.Nel 2019 ha vinto la prima edizione del premio DeA Planeta con il romanzo Nel silenzio delle nostre parole (DeA Planeta). I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Sud America, Giappone, Inghilterra e Russia. È la compagna di Massimo Gramellini con cui ha avuto un figlio, Tommaso.



Per avere maggiori informazioni o per acquistare cliccare qui 👇

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...