"L'Angelo della vita" di Giovanni Segantini e il Romanzo "Nel silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco

Il romanzo "Nel silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco e "L'Angelo della vita" di Giovanni Segantini

Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 - olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Foto a cura di Manuela Moschin)


A cura di Manuela Moschin 

Recensione del Romanzo "Nel silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco e "L'Angelo della vita" di Giovanni Segantini


L’autrice ha scritto il romanzo ispirandosi alla tragedia vissuta dai genitori di figli che persero la vita nel rogo della Grenfell Tower di Londra nel giugno del 2017, nel quale morirono più di 70 persone:”Un evento che ha scioccato mezzo mondo. Me compresa”. 
Il libro, invece, è ambientato in Germania in un palazzo di Berlino drammaticamente distrutto da un incendio. 
È proprio da questa terribile vicenda che emerge un racconto di grande spessore e di forte impatto emotivo dove i rapporti umani e gli affetti familiari hanno un ruolo fondamentale. Attraverso un linguaggio semplice e una narrazione scorrevole, l'autrice ha dato vita a personaggi di varie culture, ognuno con una storia rilevante e inconsapevolmente legati da un comune destino.
E' fondamentale il rapporto di empatia che si crea con i protagonisti prima dell'incendio. Sin dalle prime pagine infatti la scrittrice coinvolge il lettore facendolo familiarizzare con loro, entrando nelle loro vite con delicatezza, inducendolo a compiere continue meditazioni e analisi. 
Il filo conduttore riguarda un tema toccante, ovverosia il legame indissolubile che unisce la madre al figlio. È su questa base che ho desiderato scrivere l’articolo dedicandomi proprio alla maternità quale forza motrice e processo naturale. Quel rapporto madre e figli, quell’affetto viscerale che si viene a creare fin dal concepimento affiora progressivamente nel romanzo lasciando un senso di tenerezza e di commozione.
Una storia struggente di coraggio e di amore che si accavalla magistralmente alle pene, alle incomprensioni e alle inquietudini vissute dai protagonisti: Alice la studentessa italiana in Erasmus che non accetta il carattere apprensivo della madre, cercando di allontanare le sue attenzioni. Lei alla sua insaputa vive a casa del compagno Matthias;
Naima, una madre in sedia a rotelle, che patisce per il figlio Bastien, sempre più distaccato e assente, finito nella spirale della droga. Una sofferenza ben più grande della sua stessa malattia;
Polina la ballerina russa diventata da poco madre, ma che vive un rapporto conflittuale con la maternità;
la barista turca Hulya trasgressiva e coraggiosa, ma che non vive nella palazzina. Queste figure hanno tutte una parte centrale che si intervalla tra un capitolo e l’altro, stimolando il lettore a eseguire una profonda riflessione nei confronti di una letteratura che lascia un segno indelebile.
Complimenti Simona, sono rimasta affascinata dalla tua scrittura!

Dopo le immagini del dipinto seguirà l'approfondimento dell'opera d'arte.

Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano

Foto a cura di Manuela Moschin 
Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 - olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.1)


Dettaglio - Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.2)

Dettaglio - Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.3)

Dettaglio - Giovanni Segantini “L’angelo della vita” 1894 olio su tela - cm. 276x212 Galleria d’Arte Moderna, Milano (Fig.4)

Ispirata  dalla toccante storia raccontata sublimemente da Simona Sparaco  nella quale è stato evidenziato il rapporto madre-figlio,  ho scelto di parlarvi di un dipinto di Giovanni Segantini intitolato "L’Angelo della vita" (Fig.1,2,3,4) nel quale l'artista interpreta in modo eccellente la figura materna in chiave simbolista. 
Nel dipinto Segantini tratta un argomento che attirò l'attenzione di molti artisti del suo periodo, ossia quello della secolarizzazione del tema della maternità cristiana, raffigurando la madre non più paragonabile a una Madonna, ma staccandosi dalla tradizione iconografica religiosa. Ecco allora che nelle sue opere l'artista enfatizza il ruolo della madre in un contesto naturalistico,  esaltandone  la dolcezza attraverso l'impiego di una luce calda e delicata nella quale domina il colore bianco della purezza.
La madre, pertanto,  si identifica con la natura e la figura femminile è "L'Angelo della vita".  
La perdita della mamma quand'era ancora un bambino lo segnò profondamente nell'animo, incidendo sulla produzione delle sue opere.
Egli proiettava sui dipinti il suo tormento,  idealizzandolo in una dimensione onirica. Il suo immergersi nelle tele rappresentava un tentativo di superamento dei traumi dell'infanzia dovuti alla mancanza d'affetto. 

Ecco cosa scrisse Segantini rispondendo con l'articolo "Che cosa è l'arte" pubblicato in "Ver Sacrum" del 1899:
"Quando volli raddolcire ai genitori d'un fanciullo morto il dolore dipinsi "Il dolore confortato dalla fede"; per consacrare il legame d'amore di due giovani dipinsi "L'amore alla fonte della vita"; per far sentire tutta la dolcezza dell'amore materno dipinsi "Il frutto dell'amore" e "L'angelo della vita"; quando volli castigare le cattive madri, le vani sterili lussuriose, dipinsi i castighi in forma di purgatorio, e quando ho voluto additare la fonte di ogni male ho dipinto "La vanità". 
Egli inoltre affermò: "Amai e rispettai sempre la donna in qualunque condizione essa sia, purché abbia viscere di madre".
Il dipinto raffigura una donna adagiata su una betulla che sta tenendo in braccio un bambino. Lei possiede lunghissimi capelli e il suo sguardo è tenero e amorevole. La figura femminile rappresentata è la modella Baba, la balia di famiglia, mentre il bambino è Gottardo Segantini (1882-1974)  il figlio del pittore. 
Dotato di rami spessi e robusti l'albero custodisce un importante significato simbolico, richiamando altresì la glorificazione della natura nel continuo ciclo della vita, infatti si può notare che da una parte i rami sono dotati di fiori in bocciolo mentre quelli che si trovano sull'altro lato sono rinsecchiti.
Il fulcro dell'opera si staglia al centro dove è presente l'origine di tutto ciò, ossia la prima madre. Nell'Angelo della vita la donna è la radice dell'umanità. 
Il simbolismo dell'artista è fortemente legato ai temi dell'amore e della maternità che l'artista trasfigurava nella natura. Inoltre, è fondamentale ricordare che si tratta di uno dei temi centrali del periodo storico e culturale chiamato decadentismo italiano di poeti come D'Annunzio o Pascoli sorto inizialmente come corrente letteraria e che in seguito interessò anche l'ambito artistico.

Giovanni Segantini (1858-1899) fu uno dei massimi esponenti del divisionismo, un movimento pittorico che si sviluppò nell'ultimo periodo del XIX secolo che vede un rinnovamento dell'arte italiana secondo una visione realista, simbolista e naturalista. Il divisionismo deriva dal Puntinismo francese (Pointillisme) che ottenne massima luminosità accostando piccoli punti di colore.
La tecnica pittorica "divisa" invece mirava ad avere lo stesso risultato, ma attraverso la stesura di filamenti irregolari. Essa si sviluppò soprattutto in Italia settentrionale e fu caratterizzata da piccole pennellate in tocchi separati attraverso l'uso di toni semplici. Dalla separazione dei colori in singole linee che interagiscono fra di loro emergono opere straordinarie, derivante nel suo insieme da un effetto ottico sensazionale; Segantini nel suo simbolismo decorativo mirava proprio a esaltare la linea come base della visione pittorica. 
In generale gli artisti divisionisti si occuparono di diverse tematiche, ponendo attenzione nei confronti delle problematiche sociali. I maggiori esponenti furono in particolar modo Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) del quale ricordiamo la celebre opera "Il quarto stato", Angelo Morbelli (1853-1919)  uno dei suoi capolavori è "Giorni... ultimi!" (Fig.5-6) che tra l'altro come per "L'Angelo della vita" ho avuto modo di visitare di recente nella Galleria d'Arte Moderna di Milano, e Plinio Nomellini (1866-1943). 
Giovanni Segantini, Gaetano Previati (1852-1920) e Vittore Grubicy (Ritratto Fig.7) (Fig.8) invece, si occuparono di temi legati al mondo della natura, letterari o allegorici simbolisti.
Il pittore, mercante d'arte e critico d'arte italiano Vittore Grubicy (1851-1920) contribuì allo sviluppo del divisionismo mediante la promozione di mostre. Egli ebbe un ruolo fondamentale nella carriera artistica di Segantini, in quanto lo introdusse nell’ambito delle esposizioni locali e internazionali.   


Angelo Morbelli "Giorni... Ultimi" 1882-1883 Olio su tela (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.5)

Dettaglio - Angelo Morbelli "Giorni... Ultimi" 1882-1883 Olio su tela (Foto a cura di Manuela Moschin) (Fig.6)

Giovanni Segantini "Ritratto di Vittore Grubicy de Dragon" 1887 olio su tela - Leipzig, Museum der Bildenden Kunste (Fig.7)


Vittore Grubicy de Dragon "Pecore sullo scoglio" Galleria d'Arte Moderna Milano
 (Foto a cura di Manuela Moschin)  (Fig.8)

Sinossi "Nel Silenzio delle nostre parole" di Simona Sparaco

Non c’è morte che non presupponga una rinascita. Imparare a decifrarla può dare un senso a tutto ciò che resta. Persino alla cenere. È quasi mezzanotte e una nebbia sottile avvolge la metropoli addormentata. In un palazzo di quattro piani, dentro un appartamento disabitato, un frigorifero va in cortocircuito. Le fiamme, lente e invisibili dall’esterno, iniziano a divorare ciò che trovano. Due piani più in alto, Alice scivola nel sonno mentre aspetta il ritorno di Matthias, il ragazzo che ama con una passione per lei nuova e del quale non è ancora riuscita a parlare a sua madre, che abita lontano e vorrebbe sapere tutto di lei. Anche Bastien, il figlio della signora che occupa un altro degli interni, da troppi mesi ormai avrebbe qualcosa di cruciale da rivelare alla madre, ma sa che potrebbe spezzarle il cuore e non trova il coraggio. È un altro tipo di coraggio quello che invece manca a Polina, ex ballerina classica, incapace di accettare il proprio corpo dopo la maternità, tantomeno il pianto incessante del suo bambino nella stanza accanto. Giù in strada, nel negozio di fronte, Hulya sta pensando proprio a lei, come capita sempre più spesso, senza averglielo mai confessato, ma con una voglia matta di farlo. Per tutti loro non c’è più tempo: un mostro di fuoco sta per stravolgere ogni prospettiva, costringendoli a scelte estreme per colmare quei silenzi, o per dare loro un nuovo significato. Con una straordinaria sensibilità e una scrittura che diventa più intensa a ogni pagina, Simona Sparaco indaga i momenti terribili in cui la vita e la morte si sfiorano diventando quasi la stessa cosa, e in cui le distanze che ci separano dagli altri vengono abbattute dall’amore più assoluto, quello che non conosce condizioni.

L'autrice Simona Sparaco

Il suo romanzo di esordio è Lovebook. Con Nessuno sa di noi, è arrivata finalista al Premio Strega. Nel 2014 ha pubblicato con Giunti Se chiudo gli occhi, che nel 2015 ha vinto la nona edizione del Premio Tropea ed è stato tra i vincitori del Premio Salerno Libro d’Europa. Nel mese di marzo 2016 con la casa editrice Giunti pubblica Equazione di un Amore.Nel 2019 ha vinto la prima edizione del premio DeA Planeta con il romanzo Nel silenzio delle nostre parole (DeA Planeta). I suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Sud America, Giappone, Inghilterra e Russia. È la compagna di Massimo Gramellini con cui ha avuto un figlio, Tommaso.



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