sabato 1 luglio 2023

RAFFAELLO, LA STANZA DELL'INCENDIO DI BORGO AI MUSEI VATICANI

 © Photo by Massimo Gaudio


Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Incendio di Borgo (1514-1517) - Musei Vaticani

Ai Musei Vaticani, optando per il percorso più lungo per arrivare alla Cappella Sistina, si passa attraverso quattro Sale chiamate Stanze di Raffaello. In queste Stanze si trovano vari affreschi realizzati principalmente da Raffaello Sanzio (Urbino 6 Aprile 1483 - Roma 6 Aprile 1520) e i suoi aiuti a partire dal 1508 e terminati dagli aiuti nel 1524 dopo la morte del Maestro. Costituiscono parte dell'appartamento pontificio, decorato principalmente durante il pontificato di papa Giulio II (1503-1513) e di papa Leone X (1513-1521) e utilizzato dai loro successori fino a papa Gregorio XIII (1572-1585). La Stanza a cui si riferisce questo articolo, è l'ultima che s'incontra lungo il percorso e prende il nome da uno degli affreschi nei lunettoni, ossia Stanza dell'Incendio di Borgo, commissionata da papa Giulio II a Pietro Vannucci detto il Perugino nel 1508, il quale però dipinse soltanto la volta. Le pareti invece furono dipinte da Raffaello tra il 1514 e il 1517, in pieno pontificato di papa Leone X, il quale volle imprimere negli affreschi la sua politica e anche il suo volto, riconoscibile in tutte e quattro le scene raffigurate.
Iniziamo proprio dalla scena intitolata Incendio di Borgo, dove viene raffigurato l'incendio divampato nell'anno 847 nel quartiere antistante la vecchia Basilica di San Pietro chiamato appunto Borgo. Nella rievocazione del terribile incendio, sono state raffigurate varie scene. Partendo da sinistra si vede un palazzo in fiamme da dove un uomo tenta di scappare lasciandosi cadere dal tetto, di fianco a lui una donna cerca di mettere in salvo un bambino ancora in fasce lanciandolo verso un uomo che dal piano strada è pronto a prenderlo. In basso a sinistra c'è la scena di un giovane uomo che porta in salvo un anziano sulle proprie spalle e di fianco loro si trova un bambino. Questa scena rievoca la fuga da Troia da parte di Enea che porta sulle spalle il padre Anchise e il figlio Ascanio. Nella parte centrale del dipinto, sono raccolte in ginocchio alcune donne con i propri figli che si disperano, una di loro con le braccia alzate verso la Chiesa sembra chiedere un aiuto. Il papa (con il volto di leone X) dal canto suo, affacciato dalla loggia delle benedizioni, impartendo una benedizione solenne, estinse miracolosamente il fuoco salvando la chiesa e il popolo. Nella parte destra dell'affresco si vedono uomini e donne che corrono portando acqua per spegnere il fuoco.











A destra dell'affresco sull'incendio di Borgo, si trova un altro affresco dove viene raffigurata l'incoronazione di Carlo Magno nella vecchia Basilica di San Pietro da parte di papa Leone III la notte di Natale dell'800, costituendo così la fondazione del Sacro Romano Impero. Anche in questa scena, il volto del papa non è quello di Leone III, ma di Leone X e quello di Carlo Magno, molto probabilmente è stato sostituito con quello di Francesco I, alludendo così al concordato tra la Santa Sede e il regno di Francia stipulato nel 1515. La scena totale si svolge molto semplicemente, ci sono i cardinali, i vescovi, i preti che assistono all'incoronazione. Nella parte sinistra, sopra la finestra, si vedono dei cantori che assistono anche loro all'incoronazione, mentre nella parte centrale, si trova un soldato con l'armatura in ginocchio che invita gli inservienti vestiti con vesti umili che richiamano l'antica Roma, a fare il loro lavoro con il dovuto silenzio visto il momento solenne.

Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Incoronazione di Carlo Magno (1514-1517) - Musei Vaticani



Nella parete a destra, troviamo un nuovo affresco che riguarda sempre un evento importante avvenuto nella vecchia Basilica di San Pietro. Anche qui, la scena è molto semplice e riguarda il giuramento di papa Leone III avvenuto il 23 Dicembre dell'800, il giorno prima dell'incoronazione di Carlo Magno. Questo fatto scatenò le ire dei nipoti del suo predecessore Adriano I, ma in risposta Leone III affermò che il vicario di Cristo è responsabile soltanto davanti a Dio. Come negli altri affreschi della sala, anche qui il volto del papa è di Leone X e la scena del giuramento si rifà all'affresco della Messa di Bolsena presente nella Stanza di Eliodoro, una delle stanze precedenti del percorso. Tra i cardinali, i vescovi, nobili e guardie alla difesa del papa, è stato raffigurato anche Carlo Magno.

Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Giuramento di Leone III (1514-1517) - Musei Vaticani

La quarta parete ospita la Battaglia di Ostia. Nella rappresentazione pittorica, è stato raffigurato il momento in cui nel 849, le truppe al servizio di Leone IV, fronteggiarono e sconfissero i Saraceni che volevano saccheggiare Roma risalendo il fiume Tevere. Nella scena ancora una volta il volto di Leone IV è stato sostituito con quello di Leone X, il quale volle rappresentare con questo affresco, un incoraggiamento verso le crociate contro gli infedeli, che in questo affresco sono ritratti mentre vengono sottomessi dalle truppe papali. Nel resto della scena, sullo sfondo si vede la Rocca di Ostia, sita nel territorio dell'attuale Ostia Antica, poco prima della foce del Tevere. Oltre la Rocca, si vedono le navi (molte) dei Saraceni mentre vengono attaccate da quelle papali e in una di esse si vedono i soldati che impugnano gli scudi crociati.

Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Battaglia di Ostia (1514-1517) - Musei Vaticani



Tutti e quattro gli affreschi di Raffaello, sono uniti nella volta della sala da altrettanti tondi affrescati da Pietro Vannucci detto Il Perugino (Città della Pieve 1448 - Fontignano 1523). Nei tondi sono rappresentati (partendo da quello sopra e poi in senso orario) Il Creatore in trono tra gli angeli e cherubini, Cristo come Sol Iustitiae e Cristo tentato dal demonio, la Santissima Trinità e infine Cristo tra la Misericordia e la Giustizia. La stanza, sotto Giulio II fu utilizzata per riunire il più alto tribunale della Santa Sede, la Segnatura Gratiae e Iustitiae, presieduto dallo stesso pontefice, successivamente sotto il papato di Leone X divenne la camera da pranzo ordinaria e collegata ad essa si trovavano le cucine.

Stanze di Raffaello, Stanza dell'Incendio di Borgo, Volta dipinta dal Perugino (1508) - Musei Vaticani

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 29 giugno 2023

DOMINIKOS THEOTOKOPOULOS DETTO EL GRECO, SAN PIETRO E SAN PAOLO

 © Photo by Massimo Gaudio

Domínikos Theotokópoulos detto EL GRECO, San Pietro e San Paolo (1587-1592) - Ermitage - San Pietroburgo (RU)

L'opera dell'artista greco Domínikos Theotokópoulos detto EL GRECO (Candia 1541-Toledo 1614) esposta al Museo statale Ermitage di San Pietroburgo, si intitola San Pietro e San Paolo realizzato tra il 1587 ed il 1592, molto probabilmente durante il soggiorno dell'artista a Toledo in Spagna. In quei tempi, l'isola di Creta era sotto il dominio della Repubblica di Venezia e proprio dalla città veneta l'artista incominciò il suo percorso artistico che lo portò prima a Roma e poi definitivamente in Spagna. Ebbe così modo di rielaborare gli stili artistici dei grandi pittori italiani come il Parmigianino, Tintoretto, Tiziano, Correggio, Raffaello, che lo portarono ad improntare uno stile tutto suo, anticipando così di qualche secolo quello che artisti come per esempio Picasso, Giacometti o Matisse hanno fatto loro.
I due apostoli sono rappresentati con la propria tradizionale iconografia: Pietro con le chiavi della Porta del Paradiso e Paolo con un libro aperto a significare le sue lettere alle comunità cristiane.



Autore: Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO (Candia 1541 - Toledo 1614) Titolo: San Pietro e San Paolo Supporto: Olio su tela Anno: 1587 - 1592 Misure (cm.): 1121 x105 Posizione: Ermitage, Foto realizzata durante mostra presso Galleria Fendi Località: San Pietroburgo (RU)
Foto realizzata durante la mostra presso Galleria d’arte Rhinoceros Gallery, la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti.

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

lunedì 20 marzo 2023

L’IMMAGINE SOVRANA. URBANO VIII E I BARBERINI a Palazzo Barberini

#artiebellezzeitaliane


Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Urbano VIII, 1632, Marmo, cm. 83

Avrei potuto iniziare questo articolo in molti modi vista la grandiosità della mostra iniziata ufficialmente il 18 marzo scorso in occasione del quarto centenario della elezione al soglio pontificio di Maffeo Barberini col nome di Urbano VIII il 6 agosto 1623. Dicevo che avrei potuto iniziare in molti modi diversi, ma quello che più mi viene naturale è quello di dire che non si tratta di una mostra all'interno di uno dei più importanti musei d'Italia, perché è lo stesso museo ad essere "la mostra". Tutto Palazzo Barberini è interessato ad ospitare questo evento intitolato L’IMMAGINE SOVRANA. URBANO VIII E I BARBERINI, che in un percorso espositivo articolato in dodici sezioni, ha inizio dallo Spazio Mostre situato al pianterreno per poi proseguire alle sale monumentali e quelle normalmente utilizzate dalla collezione permanente situate al piano nobile. Lo stesso "contenitore" è di per se un'opera d'arte grazie ad artisti come Bernini, Borromini (i due scaloni per salire e scendere dai vari piani sono una loro creazione) oppure Pietro da Cortona con la volta nel Salone che porta il suo nome, sono soltanto alcuni esempi.
La mostra ospita più di 80 opere che fanno già parte delle collezioni del museo ed altre 40 tra opere provenienti da musei e collezioni private sia italiane che internazionali. Questo è il frutto di un lavoro durato tre anni che prevedeva di far ritornare a Palazzo le opere della collezione Barberini che nel corso dei secoli è stata smembrata per essere conservata nei principali musei sparsi per il mondo, in modo da mostrare il percorso di idee dominanti e di progetti ambiziosi che grazie sia a Urbano VIII sia anche a personaggi di elevata importanza artistica che hanno trasformato Roma nella culla della cultura barocca adottata in seguito anche in Europa.
Le sale dello Spazio Mostra sono illuminate in modo da rendere gradevole la visione delle opere e questa ambientazione favorisce sicuramente la prima opera che attrae lo sguardo: è il Sacrificio di Isacco di Caravaggio accompagnato nella stessa sala da un altro dipinto dello stesso artista il Ritratto di Maffeo Barberini. Questo è solo l'inizio, perché la mostra ha tanto da offrire attraverso le opere di grandi artisti come Gian Lorenzo Bernini, Raffaello Sanzio, Simon Vouet, Valentin de Boulogne, Pietro da Cortona, Francesco da Sangallo, Andrea Sacchi e molti altri ancora. L'Immagine Sovrana di Urbano VIII è rappresentata anche da svariati libri, disegni, tessuti e arazzi come quelli che si trovano nel Salone Pietro da Cortona con accanto i cartoni originali. Nella quarta sala è esposta l'Arpa Barberini, la stessa utilizzata da Giovanni Lanfranco per il dipinto dal titolo Venere che suona l'arpa e tra i tanti altri oggetti è esposto anche un chiodo in bronzo proveniente dalla trabeazione del portico del Pantheon.
In questo articolo, per ovvi motivi, ho inserito una piccolissima parte delle opere esposte, per vedere le altre vi consiglio di andare a Palazzo Barberini entro il 30 luglio prossimo e di prendervi del tempo per godervi a meglio l'intera mostra che, ripeto ancora una volta, interessa TUTTO Palazzo Barberini, mura comprese.


#ExpoBarberini  #UrbanoVIII


Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Sacrificio di Isacco, 1603, olio su tela, 104 x 135 cm

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini, 1595 ca. olio su tela, 122 x 95 cm

Ludovico Carracci, San Sebastiano nella cloaca Maxima, 1612, olio su tela, 167 x 233 cm

da Gian Lorenzo Bernini, San Sebastiano, (1616-1617, RIPRODUZIONE IN SCALA 11 resina dipinta, 98 x 42 cm

Andrea Sacchi, Ritratto di Taddeo Barberini come prefetto di Roma, 1631, olio su tela, 250 x 150 cm

Francesco Mochi, Ritratto equestre di Carlo Barberini, circa 1630, bronzo, h 57 cm - base in legno h 36 cm

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Urbano VIII, 1658, Bronzo, cm. 101,5

Giovanni Gonnelli detto Cieco da Gambassi, Busto di Urbano VIII, terracotta 80 x 40 x 50 cm

Giovan Battista Muti e Charles Mellin, Apoteosi di Sant'Urbano, 1630 ca. olio su tela, 280 x 190 cm

Francesco da Sangallo, attr., Pan disteso, circa 1535, marmo, 63,5 x 134 x 59,1 cm

Valentin de Boulogne, Sansone, 1631, olio su tela, 135,6 x 102,8 cm

Girolamo Acciari (costruttore), Giovanni Tubi (intagliatore), Arpa Barberini, 1633, Legno sagomato, intagliato, dorato, h 180 cm
Dietro: Venere che suona l'arpa di Giovanni Lanfranco. L'arpa è la stessa del dipinto

Raffaello Sanzio, La Fornarina, 1520 circa, olio su tavola, 87 x 63 cm

SEZIONE 4 – Hic Dominus

Jacomo della Riviera, da Francesco Mignucci, Hic Domus. Stemma Barberini con veduta di Palestrina, 1627-1630, Lana e seta, 315 x 220 cm

Gian Lorenzo Bernini e Giuliano Finelli, Ritratto di Antonio Barberini, 1626-1627, Marmo, cm. 65

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Papa Urbano VIII, 1631-1632, Olio su tela, cm. 70 x 65

SEZIONE 8 – Tessere la Trama

Giuliano Finelli, Ritratto di Francesco Bracciolini, 1630-1631, 71 x 63 x 39 cm

Charles Mellin, Ritratto di Galileo Galilei, olio su tela, 66x49 cm

Jean de Saillant, Veduta idealizzata della Biblioteca Barberina, Stampa

Gian Lorenzo Bernini, Busto del cardinale Richelieu, 1640-1641, marmo, 82 x 65 x 33 cm

Simon Vouet, Angelo con la tunica e i dadi, 1626-1627, olio su tela, 102 x 78 cm

Grazie

venerdì 17 marzo 2023

ORAZIO GENTILESCHI E L’IMMAGINE DI SAN FRANCESCO. LA NASCITA DEL CARAVAGGISMO A ROMA a PALAZZO BARBERINI

#artiebellezzeitaliane


Orazio Gentileschi, San Francesco in estasi, 1602-1605 ca., Olio su tela


Gli affreschi di Giotto con le storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi raccontano la rinuncia del santo nei confronti delle ricchezze. Il tema fu ripreso agli inizi del XVII secolo dalla corrente pittorica che seguiva le orme artistiche di Caravaggio. Uno dei caravaggisti più illustri di quegli anni era sicuramente Orazio Gentileschi. La mostra è incentrata su un dipinto del Gentileschi esposto per la prima volta e realizzato seguendo le tecniche apprese qualche anno prima direttamente dal Merisi. Il dipinto si intitola San Francesco in estasi, eseguito dal naturale con un modello in posa molto probabilmente nel 1603 nel mentre si svolgeva il celebre processo intentato da Giovanni Baglione contro lo stesso Gentileschi, Caravaggio, Onorio Longhi e Filippo Trisegni. Nel corso del processo Gentileschi aveva dichiarato di aver prestato a Caravaggio «una veste da cappuccino» e un «par d’ale». Molto probabilmente il saio è quello a punta che si vede nell'opera esposta. Della dichiarazione si ha certezza in quanto nella sala espositiva è presente una teca con all'interno gli atti originali del processo. 
Il dipinto principe della mostra è affiancato da altri due dipinti dello stesso artista intitolati il primo San Francesco sorretto da un angelo proveniente dal Museo del Prado mentre l'altro San Francesco sorretto dall'angelo è già presente nel Palazzo. Altri due dipinti accompagnano le opere già citate, ovvero di Lodovico Cardi detto CIGOLI il San Francesco in preghiera davanti al Crocifisso e di Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO il San Francesco in meditazione.
All'interno di una vetrina allestita nella sala espositiva si trova un Saio e flagello del frate Mattia Bellintani da Salò predicatore cappuccino, cucito con lane diverse grezze e lacere per rievocare lo stesso saio che il santo si confezionò per tenere lontano tutte le seduzioni del demonio. A completare la mostra, sempre rimanendo all'interno del tema dei frati cappuccini, è esposta una grande fotografia realizzata da Massimo Listri che ritrae Ossa e scheletri di frati cappuccini nella cripta di Santa Maria della Concezione di Roma che si trova in Via Veneto a pochi passi dal museo. 
La mostra terminerà il prossimo 10 aprile.

#PalazzoBarberini #OrazioGentileschi #SanFrancesco

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto dall'angelo, 1612-1613, Olio su tela, cm. 133 x 98

Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto da un angelo, 1602-1605 ca., Olio su tela, (Museo Nacional del Prado, Madrid)

Lodovico Cardi detto CIGOLI, San Francesco in preghiera davanti al Crocifisso

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione, 1606, Olio su tela, cm. 128,2 x 97,4 1

Atti del processo intentato da Giovanni Baglione dei confronti di Gentileschi, Caravaggio, Longhi e Trisegni

Saio e flagello del frate Mattia Bellintani da Salò predicatore cappuccino, 1595-1610

Massimo Listri, Ossa e scheletri di frati cappuccini nella cripta di Santa Maria della Concezione

Sala espositiva

Grazie

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...