venerdì 7 giugno 2024

CARAVAGGIO, MADONNA DEI PELLEGRINI (1604-1606)

  © Photo by Massimo Gaudio

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Madonna dei Pellegrini  (16054-1606)

Gli elementi per criticare la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio ci sono tutti. Tanto per cominciare la modella che impersona la Madonna era Maddalena Antognetti detta Lena, una nota cortigiana d'alto bordo molto conosciuta a Roma che tiene in braccio un bambino cresciutello che rappresenta Gesù. Non bastasse questo, Caravaggio, secondo una feroce critica del "nemico" Giovanni Baglione, si era permesso di inserire nel dipinto due pellegrini sudici; uno in ginocchio scalzo e "co' piedi fangosi di deretano" e l'altra sempre in ginocchio con "una cuffia sdrucita e sudicia di deretani". Ci sono state altre critiche negative nel tempo perché la rappresentazione della Madonna col Bambino non seguiva i canoni che fino a quel momento la voleva ritratta in modo quasi irraggiungibile, invece Caravaggio l'ha ritratta in modo semplice, molto terreno,  infatti, dallo stipo della propria casa la Madonna ha in braccio Gesù che impartisce la benedizione ai due pellegrini poveri con indosso vestiti sporchi e laceri. Si pensava che questa rappresentazione della Madonna da parte di Lena creasse scandalo e che venisse rifiutata dalla parte committente. Questo fortunatamente non accadde e non fecero neanche scalpore i piedi nudi e sporchi perché il popolo andava in pellegrinaggio a piedi nudi e questo Caravaggio lo sapeva bene in quanto molto probabilmente aveva visto i fedeli andare in pellegrinaggio durante l'Anno Santo del 1600.





Autore: Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO (Milano 1571 - Porto Ercole 1610)
Titolo: Madonna dei Pellegrini o di Loreto
Datazione: 1604-1606
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 260 x 150
Si trova: Basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio
Luogo: Roma


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

martedì 4 giugno 2024

PALAZZO ALTIERI, LA SALA "DELLE BELLE"

  © Photo by Massimo Gaudio

La sala di Giuseppe o "delle Belle"


A nord di Roma è situato Oriolo Romano che, contrariamente dal nome e la breve distanza dalla Capitale, fa parte della provincia di Viterbo. Al centro della cittadina si trova Palazzo Altieri, edificato nella seconda metà del '500 dalla famiglia Santacroce, diventato in seguito proprietà degli Orsini e infine gli Altieri ne hanno mantenuto la proprietà per tre secoli esatti fino al 1971. Attualmente è di proprietà dello Stato Italiano ed è gestito dalla Direzione Regionale Musei Lazio.
Il Palazzo, che si presenta come un tipico palazzo-villa cinquecentesco, ha al suo interno numerose sale molte delle quali finemente affrescate, ma una su tutte ha catturato il mio interesse. Si tratta della Sala di Giuseppe chiamata anche "delle Belle" per via dei numerosi dipinti presenti sulle pareti.
La sala si chiama di Giuseppe per via degli affreschi realizzati nella volta che riguardano gli episodi della vita di Giuseppe tratti dalla Bibbia e voluti dal primo proprietario. Solo in seguito con la trasformazione in galleria di ritratti di dame ha assunto la denominazione "delle Belle". 
Il cardinale Chigi volle per il suo palazzo romano una raccolta di ritratti delle donne più belle e potenti di Roma, moda poi ripresa dalle altre nobili famiglie romane. Gli Altieri per la realizzazione della loro collezione di ritratti di donne nobili più in vista di Roma, interpellarono il pittore belga Jacob Ferdinand Voet che con la sua bottega realizzò una serie di sedici ritratti molti dei quali presenti nella sala. L'ultimo ritratto in fondo alla pagina non fa parte di quella collezione ma è riferito a Costanza Chigi e si trova all'interno della sua cornice originale.
Da questa collezione si può prendere spunto per vedere la moda del tempo, infatti, uno in particolare mi ha colpito per la precisione nei dettagli. Mi riferisco al ritratto di Eleonora Boncompagni Borghese. Ma non è l'unico che merita di essere nominato, infatti, ce ne sono altri che seguono quella ricercatezza nei dettagli che rendono questa collezione preziosa sotto il punto di vista qualitativo che riesce a mettere in risalto gli eccessi della moda contemporanea.


Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di Anna Ceoli Vaini

Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di dama


Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di Eleonora Boncompagni Borghese


Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di Laura Caterina Altieri Orasini


Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di Ludovica Altieri

Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di Maria Mancini 

Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di Maria Mancini

Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di Ortensia Mancini

Jacob Ferdinand Voet e bottega, Ritratto di sconosciuta

Ritratto di Costanza Chigi


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

lunedì 27 maggio 2024

SALVADOR DALI', CRISTO DI SAN GIOVANNI DELLA CROCE (1951)

 © Photo by Massimo Gaudio

Salvador Dalí, Cristo di San Giovanni della Croce (1951) - particolare

"È precisamente perché sono passato attraverso il cubismo e il surrealismo, che il mio Cristo non rassomiglia agli altri, senza smettere di essere classico.
Credo che sia al tempo stesso il meno espressionista di tutti quelli che si sono dipinti nell'arte contemporanea e il più innovativo.
È un Cristo bello come il Dio che Egli è"
Salvador Dalí

Tutto ebbe inizio nel 1572 quando il carmelitano spagnolo Giovanni della Croce, diventato poi santo, "rubò" all'amica Teresa D'Avila, divenuta poi santa, un pezzo di carta per disegnare Cristo in Croce come lui l'aveva visto durante un'estasi.
Nel 1948 dopo il periodo natalizio, Salvador Dalí mentre era in visita ad Avila, ebbe l'occasione di vedere quel pezzetto di carta che gli fece riscoprire la fede cattolica, quindi volle creare una sua versione di Cristo sulla Croce lasciandosi ispirate dal disegno del santo, mostrando Gesù visto dall'alto e di cui non si vedono gli occhi. Si nota inoltre una grande fisicità voluta dall'artista che per l'occasione scelse quella dello stuntman hollywoodiano Russell Maurice Saunders. 
La croce è avvolta dal buio, ma Dalí ha voluto inserire nella parte inferiore del dipinto un luogo illuminato dalla luce come un segno di speranza. Il luogo è identificato come Port Lligat dove l'artista creava le sue opere, portandolo indietro nel tempo come si può vedere anche dagli abiti delle figure ritratte apportando un senso di classicità nella composizione.
Fino al 23 giugno prossimo è possibile ammirare questa straordinaria opera presso la Chiesa di San Marcello al Corso a Roma.

Salvador Dalí, Cristo di San Giovanni della Croce (1951)


Il disegno-reliquia di san Giovanni della Croce




Autore: Salvador Dalí (Figures 11/05/1904 - 23/01/1989)
Titolo: Cristo di San Giovanni della Croce
Datazione: 1951
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 205 x 116
Si trova: Kelvingrove Art Gallery and Museum
Luogo: Glasgow


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

martedì 14 maggio 2024

MUSEO DELL'ARA PACIS

© Photo by Massimo Gaudio


Ara Pacis Augustae
L'Ara Pacis Augustae si trova in uno dei più centrali Rioni romani che si chiama Campo Marzio, non lontano da Piazza di Spagna e a pochi metri dal fiume Tevere. Si tratta di un monumento celebrativo che il Senato di Roma decise di costruire in onore di Augusto, tornato da una spedizione pacificatrice nella Gallia meridionale e Spagna durata tre anni. L'altare, in latino Ara, venne dedicato da Augusto alla Pace consacrato con una cerimonia solenne che si svolse il 30 Gennaio dell'anno 9 a.C. Il monumento simboleggia il lungo periodo di pace imposto da Augusto agli stati che si trovavano all'interno dell'impero romano.

"Quando tornai a Roma dalla Gallia e dalla Spagna, sotto il consolato di Tiberio Nerone e Publio Quintilio, portate felicemente a termine le imprese in quelle province, il Senato decretò che si dovesse consacrare un'ara alla Pace augustea nel Campo Marzio e ordinò che in essa i magistrati, i sacerdoti e le vergini vestali celebrassero ogni anno un sacrificio".

Queste furono le parole redatte nel Res gestae divi Augusti, cioè Le imprese del divino Augusto, una sorta di testamento spirituale dello stesso imperatore prima della sua morte.
Il monumento fu costruito nella pianura nelle vicinanze del Tevere e questo causò problemi a tutta la struttura per via delle inondazioni del fiume che portarono di volta in volta sedimenti che pian piano lo avvolsero.
Purtroppo come accadde per il Colosseo e altri monumenti provenienti dall'antica Roma, questi venivano utilizzati come cava di marmo per poi essere utilizzati nella costruzione di edifici. Anche i marmi dell'Ara Pacis subirono la stessa sorte, perciò non solo la natura fu artefice della sua rovina.
Nel corso dei secoli ci furono molti scavi attorno al Mausoleo di Augusto e molti frammenti ritrovati presero strade diverse, alcuni di questi si trovano nel Museo del Louvre a Parigi e nei Musei Vaticani. La svolta nella ricomposizione del monumento ci fu durante il secondo decennio del Novecento, quando si pensò di riunire tutti i frammenti ritrovati sparsi per il mondo. Così, sotto il ventennio fascista, prese corpo la ricomposizione dell'Ara Pacis che venne collocata all'interno di una teca inaugurata nel 1938. Non si trova esattamente dove si sarebbe dovuta trovare in origine, ma fu collocata in uno spazio formatosi tra il Mausoleo e il fiume Tevere per via degli abbattimenti dei palazzi che circondavano il mausoleo stesso.
Negli anni novanta, vennero eseguite delle perizie sullo stato del monumento quindi si decise di demolire la teca esistente perché non più adatta a preservarlo. Venne affidato il progetto all'architetto americano Richard Meier e i lavori iniziati nel 2000, finirono nel 2006 con l'inaugurazione da parte dell'allora sindaco Walter Veltroni. La nuova struttura museale, oltre a preservare il monumento dalle polveri, gas di scarico e gli sbalzi di temperatura, offre degli spazi espositivi che si trovano proprio sotto la stessa Ara Pacis.


Ingresso lato Ovest

Ingresso lato Ovest con l'ingresso all'Altare

Ingresso lato Ovest

Ingresso lato Ovest
Ingresso lato Est
L'Altare si trova all'interno di un recinto a forma quasi quadrata ed è posto su un grande basamento marmoreo che è suddiviso in due registri decorativi: quello inferiore con motivi vegetali, mentre quello superiore con le figure che rappresentano scene mitiche. Sui lati nord e sud sono raffigurati personaggi in corteo e tra di essi compaiono sacerdoti, assistenti al culto, magistrati, uomini, donne e bambini, la cui identità storica è ricostruibile solo in via ipotetica. Il corteggio è aperto da littori seguiti dai sacerdoti e subito dopo dai componenti della famiglia di Augusto. Anche all'interno ci sono decorazioni che anche qui si sviluppano in due diverse zone: quella inferiore che riproduce delle assi di legno come se fosse una staccionata, mentre in quella superiore è arricchita con motivi a festoni.

Lato Ovest, Il Lupercale e il girale sottostante

Il Lupercale

Lato Ovest, Il Sacrificio di Enea ai Penati e il girale sottostante

Il Sacrificio di Enea ai Penati

Girale

Lato Est, La Personificazione di Roma e il girale sottostante

Lato Est, La Saturnia tellus e il girale sottostante

 La Saturnia tellus

Lato Nord, Processione della famiglia imperiale

Lato Nord, I quindecemviri ed augures

Lato Nord, I septemviri epulones

Lato Sud. Processione dei Flamini


Al centro del recinto si trova l'Altare costituito da un podio di quattro gradini sul quale poggia un basamento, nel quale ci sono altri quattro gradini che portano a una mensa sulla quale ogni 30 di Gennaio venivano offerte le spoglie di animali e il vino. Le due sponde laterali presentano decorazioni vegetali e leoni alati.


Altare, Lato anteriore

Altare, Lato Posteriore

Altare, Leone alato

Altare, Pulvino con vegetali e leoni alati

Decorazioni interne


Nel disegno sottostante realizzato nel 1938 presente nel museo, si vede la sezione dell'Ara Pacis. La differenza di quota tra il lato Ovest e quello Est, è dovuta dal dislivello esistente al momento della realizzazione del monumento. Questa si deve dall'antica Via Flaminia (oggi Via del Corso) e la grande platea del Campo Marzio con l'Horologium augusti (un'antica meridiana voluta da Augusto) verso il quale era rivolto.

Sezione dell'Ara Pacis Augustae (1938)

Modellino, Lato Ovest

Ritratti in esposizione
Entrata
Esterno verso il Lungotevere

Vi ringrazio.

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Massimo

Villa Aldobrandini

  © Photo by  Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e v...