mercoledì 17 luglio 2019

Vincent Van Gogh e la recensione al Romanzo "A occhi Aperti" di Jean Aquaviva - Pseudonimo di Lorenzo Galbiati

Recensione al romanzo "A occhi aperti" di Jean Aquaviva (pseudonimo di Lorenzo Galbiati) e approfondimento delle opere d'arte citate dall'autore 




Questo libro mi ha letteralmente conquistata e ora vi spiego il motivo. Da appassionata di arte rappresenta una vera delizia da assaporare a piccoli sorsi. Si tratta di uno di quei volumi che una volta letto dispiace riporre nella libreria perché ti assale la voglia di leggerlo e rileggerlo. Perché?
E' una storia che contiene un'ottima trama raccontata dalla penna di Jean Aquaviva, pseudonimo di Lorenzo Galbiati, un ottimo scrittore che ho apprezzato moltissimo.
Un viaggio appassionato nei meandri di un vissuto narrato con maestria.
Oltre che un racconto allettante, dettagliato e ricco di dialoghi intellettuali troviamo in queste affascinanti pagine riflessioni profonde sull'importanza delle relazioni umane, sull'amore e sui rapporti di amicizia, nei quali il protagonista Daniel si ritrova coinvolto tra momenti di amarezza e di delusione. Alcuni passaggi nel libro vogliono dare rilievo al conflitto con il padre pittore, che Daniel rivede nelle opere di Van Gogh.
"Daniel, sono mesi che stai viaggiando in modo frenetico, quasi compulsivo. E più passa il tempo, più t'immergi nell'arte di Van Gogh. Come se nei suoi quadri potessi trovare l'anima di..." (cit. A occhi aperti, Jean Aquaviva)
Il lettore instaura un rapporto di empatia con il protagonista, che si ritrova ingenuamente implicato a gestire situazioni imbarazzanti e dolorose che, in finale, rappresenteranno uno stimolo per una crescita interiore.
Daniel è  un critico d'arte appassionato di pittura post-impressionista, che narra le vicende in prima persona. I suoi pensieri sono messi a nudo e analizzati in profondità. Un uomo tormentato assetato di amore, che attraverso il suo intuito e la sua perspicacia troverà la forza di affrontare la realtà.
L'autore si distingue per il suo stile narrativo, estremamente fluido e sciolto, che stimola il lettore incuriosito dallo svolgersi dei fatti a proseguire velocemente nella lettura. 
"A occhi aperti" è un libro molto originale poiché include una combinazione di vari generi. 
Un romanzo che potrebbe appartenere alla categoria del noir psicologico, del romanzo sentimentale, erotico, oltre che artistico. Aggiungo, peraltro, che diversi frammenti del libro sono arricchiti da piccole lezioni di storia dell'arte che impreziosiscono la lettura, che a tratti si legge come un piacevole saggio.
Essendo il protagonista un critico d'arte, si ha  la sensazione di passeggiare nei quadri percependone l'odore del grano, le splendide vedute paesaggistiche, il profumo dell'erba e dei fiori, il fruscio delle foglie mosse dal vento. Van Gogh e Lautrec dominano il racconto dove tra una descrizione e l'altra spiccano frasi idilliache che suscitano forti emozioni. Senza anticiparvi troppo la trama, vi dico soltanto che, in un capitolo si assiste anche a un incontro con il celebre scrittore Daniel Pennac (Casablanca, 1944) "Finalmente ho davanti a me lo scrittore europeo più osannato degli anni Novanta...". (cit. A occhi aperti, Jean Aquaviva).
In finale vi esorto a leggere questo straordinario romanzo ricco di spunti e temi su cui riflettere e dedicato a due grandissimi artisti come Van Gogh e Toulouse-Lautrec. Era da tempo che desideravo dedicare un articolo a Vincent van Gogh e quale miglior occasione per parlarne? Ti ringrazio Lorenzo è stato veramente piacevole leggerti.


Approfondimento delle Opere d’Arte a cura di Manuela Moschin


Vincent Van Gogh "I girasoli" 1888 olio su tela cm.92,1x73 The National Gallery - Londra 


Davanti ai girasoli di Van Gogh esposti nel museo The National Gallery di Londra, che ho avuto la fortuna di visitare personalmente, mi sono commossa... Il nome dell'artista è indissolubilmente legato ai girasoli. 
Perché siamo tutti attratti da Vincent Van Gogh?
Da parte mia direi che il motivo essenziale del suo grande fascino sia dovuto alla capacità di dipingere l'anima. Un'anima inquieta, incompresa e assetata di amore, ma anche dolce e delicata come i petali di un fiore. E ora immergiamoci nella "notte stellata":

Vincent Van Gogh "Notte stellata" 1889 olio su tela cm. 72x92 Museum of Modern Art, New York

Vincent Van Gogh "Notte stellata" 1889 olio su tela cm. 72x92 Museum of Modern Art, New York 
Vincent van Gogh "Notte stellata"Saint-Rémy, giugno 1889 penna e inchiostro, 47×62.5 cm, museo Shchusev, Mosca


Racconta Jean Aquaviva:

"Osservare la volta celeste è la prima forma d'arte e di poesia, non credi? Pensa alla "Notte Stellata" dipinta da Van Gogh. Nell'astronomia la scienza si unisce all'arte, perché volgendo lo sguardo al cielo vediamo riflessa la nostra dimensione, esigua e caduca".
Un'anima raccontata in una favola: è la sensazione che mi suscita osservando la "Notte stellata", una delle ultime opere di Vincent Van Gogh. E' noto che l'artista visse una vita tormentata caratterizzata da crisi nervose talmente importanti da dover ricorrere alle cure di un ospedale psichiatrico a Saint Rémy, nel sud della Francia. L'isolamento e l'incomprensione ha accompagnato l'artista da sempre.
Siamo, dunque, abituati ad ammirare le sue opere cercando di interpretarne i suoi vissuti dai risvolti drammatici, secondo una visione stereotipata. E' molto probabile che il dipinto rappresenti le sue nevrosi proiettate in pittura, dal momento che, in  quei tempi si trovava internato al Saint-Paul-deMausole, ma non credo che nella mente di Van Gogh ci fosse solo dolore. 
Questa volta vorrei fare un'eccezione immaginando l'artista avvolto da un'aura di beatitudine. 
La "Notte stellata" ricorda un disegno infantile e per questo mi piace pensare che dietro ai significati oscuri Van Gogh abbia proiettato sulla tela il bambino custodito nella sua anima. Richiama in questo la poetica del fanciullino di Giovanni Pascoli (1855-1912): "Guarda tutte le cose con stupore e con meraviglia, non coglie i rapporti logici di causa - effetto, ma intuisce".
Van Gogh è un post impressionista che anticipa quel che sarà l'espressionismo poiché nei suoi dipinti proietta sé stesso riproducendo perciò il suo stato d'animo.
Il risultato che ne consegue è quello di un'opera che non riproduce un paesaggio realistico ma una trasfigurazione della realtà. In questi anni Vincent raggiunse uno stile personale, creando un'affinità tra il suo conflitto interiore e la natura.
Osservando questo bellissimo villaggio incantato dall'atmosfera di sogno si viaggia con la fantasia, immaginando di incontrare creature leggendarie tra fate e gnomi come in un racconto per i più piccoli. Ricordo che in passato proposi ai bambini di una scuola per l'infanzia di provare a interpretare la "Notte stellata" di Van Gogh. Ne risultò un successo la loro arte infantile si avvicinò molto al dipinto originale.
Si rimane catturati di fronte a questa visione perché l'opera possiede alcunché di magnetico, nella quale è difficile distogliere lo sguardo. Appare come una visione onirica poco prima del sorgere del sole:
"Attraverso le grate di ferro della finestra, riesco a vedere un campo di grano… sul quale, nel mattino, riesco a vedere il sole che sorge in tutto il suo splendore” (cit.Vincent van Gogh).
Non sono necessarie molte parole per raccontare quest'opera. E' sufficiente soffermarsi solo un momento  per riuscire a percepirne  i profumi, la freschezza e la magia di una notte stellata...
Lui dipinge come un'onda che sembra travolgere la pace di questo paesaggio incantato. 
Sulla tela il cielo occupa uno spazio predominante animato da vortici che si accavallano in un gioco di striature tra pennellate corpose e striate. Spiccano in primo piano i cipressi dalle strisce fiammeggianti dove filari di ulivi ne fanno da cornice. 
"I cipressi hanno linee e proporzioni belle come quelle degli obelischi egizi" (cit.Vincent Van Gogh).
Il campanile svetta superbo dominando la scena unitamente agli alberi dotati di rami sinuosi.
La luna, regina del cielo,  emerge in un gioco di luci e colori. Le stelle mosse da linee vorticose  si rincorrono e danzano al canto dei grilli. La stella più luminosa è stata identificata come il pianeta Venere che tra maggio e giugno del 1889 si è presentato in tutto il suo splendore. Case minute, appena abbozzate, emergono timidamente assieme alle finestre illuminate da un piccolo tocco di pennello. I monti fanno il suo ingresso in diagonale, morbidamente ondeggianti. Una dolce armonia fluttua nell'aria. I colori puri, le curve tormentate e la vibrante energia trasmettono un’arte dinamica e intensa. In una lettera a Theo, Vincent scrisse d’esser convinto che ci sia vita nel suo dipinto.

Van Gogh scrisse al fratello Theo: “Ho un terribile bisogno della religione. Allora esco di notte per dipingere le stelle”. "I cipressi occupano sempre i miei pensieri. Dovrei fare qualcosa su di loro come le tele con i girasoli, perché mi stupisce che nessuno li abbia fatti come li vedo io”. 

Vincent van Gogh "Mangiatori di patate" 1885 olio su tela cm. 82x114 Museo Van Gogh - Amsterdam

Vincent van Gogh "Mangiatori di patate" 1885 olio su tela cm. 82x114 Museo Van Gogh - Amsterdam 


Scrive Jean Aquaviva:
Ma il daimon della pittura lo assale di nuovo: vuole rappresentare la vita della povera gente, che si guadagna il pane con il lavoro delle proprie mani. Ed ecco il primo capolavoro, "I mangiatori di patate". Prendo fiato. Sonia mi guarda incantata con le mani in grembo. Mi dà una carezza:"Ho cambiato idea. Fai bene a scrivere un libro su Van Gogh". 
"I mangiatori di patate" fu uno dei suoi primi dipinti. Preceduto da bozzetti preparatori, l'opera definitiva risale al mese di aprile del 1885, mentre si trovava a Nuenen dove il padre dell'artista si dedicava all'attività pastorale.
Fa parte di una serie di dipinti che ritraggono la classe lavoratrice, poiché Van Gogh dall'animo sensibile, si preoccupava della povera gente. Lo impressionava la vita dura dei contadini, dei tessitori, dei minatori per i quali provava una profonda compassione, ma non come denuncia sociale al pari di Courbet. Quello di Vincent rappresentava un messaggio di solidarietà nei confronti di chi, ogni giorno, si prodiga per la terra.
Scrisse al fratello Theo: "Un contadino è più vero coi suoi abiti di fustagno tra i campi, che quando va a Messa la domenica con una sorta di abito da società. Analogamente ritengo sia errato dare a un quadro di contadini una sorta di superficie liscia e convenzionale. Se un quadro di contadini sa di lardo, fumo, vapori che si levano dalle patate bollenti - va bene, non è malsano..." 
Attraverso toni cupi egli ritrasse una famiglia di contadini mentre sta consumando un pasto frugale a base di sole patate all'interno di un ambiente povero. I loro volti sono seri e tristi segnati dalla fatica e dalla miseria. Le mani sono deformate, i visi sono gonfi e grossolani nei quali l'artista sviluppò
un proprio canone di bellezza, concentrandosi sulle fattezze degli uomini che non erano belli ma che impersonavano la realtà:"...Può certo essere evidente che è proprio un quadro di contadini. Io so che di questo si tratta. Ma chi preferisce avere dei contadini una visione dolciastra, vada pure per la strada. Da parte mia sono convinto che alla lunga dà migliore risultato rappresentarli nella loro rudezza piuttosto che attribuir loro un'amabilità convenzionale." 
Il malessere è stato raffigurato attraverso una tavolozza scura dai colori terrosi e pastosi. "I mangiatori di patate" è un'opera sporca e buia per mezzo di  cromie limitate, che vanno dall'ocra al verde e al marrone, ma il risultato ottenuto è quello di un dipinto monocromo.
Usava una tecnica innovativa, aveva un pennello doppio e lavorava con la pennellata doppia. 
Van Gogh si espresse così in una lettera inviata al fratello in aprile 1885 riferendosi al dipinto dei "I mangiatori di patate": ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Ho voluto che facesse pensare a un modo di vivere completamente diverso dal nostro, di noi esseri civili. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole." E ancora questa volta rivolgendosi alla madre in una lettera del 21 ottobre 1889: 
"A mio modo di vedere mi considero di sicuro inferiore ai contadini. Beh, io aro le mie tele come essi i campi". 


Vincent Van Gogh "I mangiatori di patate" aprile 1885 litografia su carta velina mm. 284x341 Otterlo, museo Kröller-Müller Paesi Bassi 
Vincent Van Gogh "Vecchio che soffre" maggio 1890 olio su tela cm.81,8x65,5 Otterlo, museo Kröller-Müller Paesi Bassi 


Vincent Van Gogh "Contadine che raccolgono patate"  agosto 1885, olio su tela, cm 31,5x42,5

Vincent van Gogh - uno schizzo di "Mangiatori di patate" in una lettera inviata da Vincent il 9 aprile 1885 al fratello Théo 
Vincent van Gogh disegno preparatorio per le mani delle figure del "Mangiatori di patate" 

Citazioni tratte dal romanzo "A occhi aperti" di Jean Aquaviva


Con la speranza di rimanere affascinati, come lo sono stata io, desidero ora lasciare la parola a Jean Aquaviva  e alla sua capacità espressiva, lasciandovi qualche citazione tratta dal suo libro, accostando i dipinti citati alle sue splendide descrizioni:

Vincent Van Gogh "Ritratto di Père Tanguy" 1887 olio su tela cm. 45,5x34 Ny Carlsberg Glyptotek Copenaghen


Vincent Van Gogh "Ritratto di Julien Tanguy" (Pére) 1887  cm.45,5x34 olio su tela  Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen 

Scrive Jean Aquaviva:
"Il pére Tanguy, con il suo grembiule da lavoro, in colori ocra, appare umile e dimesso. Questo ritratto mi sembra più sincero del celeberrimo dipinto con Tanguy in vestito bretone, in posa con giaccone e cappello, davanti a delle stampe giapponesi; lì fa da modello, qui è lui. Ecco il vero volto di papà Tanguy, preso al lavoro nel suo laboratorio. Dalla fronte stempiata, dagli occhi, dai lineamenti del viso, specie da quelli della bocca, emana il suo calore paterno, la sua instancabile disponibilità verso gli artisti."

Vincent Van Gogh "Veduta del paesaggio da Saint-Rémy" 1889 Ny Carlsberg Glyptotek Copenaghen



Vincent van Gogh "Veduta del paesaggio da Saint-Rémy" 1889
 Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen 
"Sara:"E il secondo quadro importante?" "Il secondo è "Veduta del paesaggio da Saint-Rémy", che mi affascina tantissimo per i movimenti sinuosi dell'erba e lo considero una delle massime espressioni del Van Gogh erbaceo e tortuoso: le rotazioni che dà alle sue pennellate sono fantastiche e, associate all'alternanza dei colori, assumono un'intensità paragonabile a quella del Van Gogh lunare di tanti cieli stellati."
E ancora:
"Il paesaggio visto da Saint-Rémy, al contrario, è notevole per il movimento dell'erba del prato, che sembra raccolta in cespugli simili a covi di grano. I mulinelli dei ciuffi d'erba, uniti alle sfumature con cui il verde si alterna al giallo, rendono il paesaggio animato da una presenza arcana, che tutto scardina e divora, con impareggiabile potenza. E le nuvole, vive come in certi romanzi di Hermann Hesse... " 

Henri de Tolouse - Lautrec "La Toilette" 1889 olio su cartone cm. 67x54 Musée d'Orsay Parigi 


Henri de Tolouse - Lautrec "La Toilette" 1889 olio su cartone cm. 67x54 Musée d'Orsay Parigi



"Vedo seduta sul pavimento, nitida come fosse reale, la modella di Lautrec, Carmen Guadin, con le sembianze del dipinto La Toilette del 1889. Vedo la chioma rossa avvolta in uno chignon, la schiena nuda bianca e la gambe accovacciate sul pavimento in una postura difensiva. Carmen alza la testa si gira, mi mostra il suo viso, la sua mandibola sporgente, i suoi lunghi ciuffi rossi. Invoca: “Vieni,” e io mi sento trascinato verso di lei".


Vincent Van Gogh "Campo di grano con volo di corvi" 8 luglio 1890 Olio su tela 50,3x100,5 Van Gogh Museum Amsterdam 


"Il tocco della sua mano ha una sua intrinseca armonia e pacatezza nel delineare persone inermi. Più avanti, negli ultimi anni, quando la sua produzione diverrà frenetica, prenderà corpo la "violenza segnica della pennellata" - ricordo di aver letto da qualche parte questa espressione pregnante - , ben visibile nella "Notte stellata nel Campo di grano con volo di corvi." Scrivo a caratteri cubitali: LA VIOLENZA DELLA NATURA COME CONCEZIONE DEL MONDO. Proseguo: "La tortuosità delle linee descrive il tormento della vita nuda e cruda, e questo tormento si vede nell'erba, nel cielo, nel grano, pervade ogni singolo elemento naturale... Anche le case, se organiche all'ambiente, sono oggetti della natura, non della civiltà, e pertanto riflettono lo stesso anelito mai placato."
Grazie Lorenzo, le tue parole sono poesia pura...

E a proposito di poesia leggendo una poesia di Giovanni Pascoli mi sono immersa nella "Notte stellata" di Vincent Van Gogh:

La mia sera


Il giorno fu pieno di lampi;

ma ora verranno le stelle,

le tacite stelle. Nei campi

c'è un breve gre gre di ranelle.

Le tremule foglie dei pioppi

trascorre una gioia leggiera.

Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.
È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Né io... e che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era...
sentivo mia madre... poi nulla...
sul far della sera.
Giovanni Pascoli, Canti di Castelvecchio, 1903

Sinossi "A occhi Aperti"

Il critico d'arte di origini còrse Daniel Sinclair, che vive nel quartiere milanese di Brera, è uno studioso della pittura post-impressionista. Impegnato nella scrittura di un saggio su Van Gogh, si reca a Copenaghen in compagnia di Sonia, la sua amante. Qui incontra lo scrittore francese Pennac - il cui nonno paterno è còrso - e l'amico psicoterapeuta David, grazie ai quali il ricordo delle radici famigliari assume il carattere di una vera e propria riconciliazione con il passato. Daniel si sposta poi in Francia, a Tolosa e ad Albi, ospite degli amici Andrea e Sara, per approfondire lo studio di Toulouse-Lautrec: ma l'artista basca Marika spariglia le carte in tavola. Una serie di avvenimenti porterà Sinclair a vedere il volto feroce, senza veli o deformazioni, delle sue relazioni con l'altro. Su tutta la vicenda si riverberano i quadri dei due artisti prediletti, quasi numi tutelari che accompagnano il protagonista nel suo percorso catartico, di maturazione e consapevolezza.

Jean Aquaviva pseudonimo di Lorenzo Galbiati, professore di Milano, appassionato di pittura post-impressionista, storia risorgimentale e cultura còrsa.


Arrivederci in arte
Manuela

GUIDO RENI E AGOSTINO MASUCCI PER I CORSINI

© Photo by Massimo Gaudio
Guido Reni, Visione di san'Andrea Corsini (1629 ca.) - Galleria degli Uffizi - Firenze
Fino allo scorso Febbraio, presso la Galleria Corsini a Roma, era in corso una mostra dedicata alle opere di Guido Reni (Bologna 1575 - 1642) ed Agostino Masucci (Roma 1691 - 1758). Ad entrambi gli artisti, sono state commissionate dalla famiglia Corsini molte opere, come ad esempio la Visione di san'Andrea Corsini di Guido Reni, commissionata nel 1629 dai Corsini per la canonizzazione del santo vescovo fiorentino vissuto nel XIV secolo, avvenuta nel 1629 sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini. Ad Agostino Masucci, fu commissionata nel 1732 da Clemente XII Corsini, una copia ingrandita del dipinto del Reni perché servisse da modello per farne una replica in mosaico come pala d'altare che fu eseguita da Pietro Paolo Cristofari e collocata poi nella cappella di famiglia alla Basilica di San Giovanni in Laterano. La tela del pittore bolognese fu poi trasferita in una residenza dei Corsini di Firenze nel 1936 e successivamente nel 2000 fu acquistata dallo Stato italiano. Attualmente si trova esposta sempre a Firenze, però alla Galleria degli Uffizi. Sempre a Guido Reni, fu commissionato un'altro dipinto inerente Sant'Andrea Corsini, un olio su tela che misura 235 x 139 cm. eseguito tra il 1635 ed il 1640 ed ora esposto alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Agostino Masucci, Visione di sant'Andrea Corsini (1732)
Cappella Corsini - Basilica di San Giovanni in Laterano - Roma
Cappella Corsini, Altare con il mosaico di Pietro Paolo Cristofari - Basilica di San Giovanni in Laterano - Roma
Guido Reni, Sant'Andrea Corsini (1635-1640) - Pinacoteca Nazionale di Bologna
Ad Agostino Masucci, la famiglia Corsini commissionò altre opere, tra cui il Ritratto di Clemente XII e del cardinale Neri Maria Corsini junior. La tela, eseguita tra il 1737 ed il 1738, fu successivamente replicata in un mosaico che misura 296 x 227 cm. sempre da Pietro Paolo Cristofari ed è esposto a Galleria Corsini nella Sala della Canonizzazione.

Agostino Masucci, Ritratto di Clemente XII e Neri Maria Corsini (1737-1738)
Pietro Paolo Cristofari, Ritratto di Clemente XII e Neri Maria Corsini (1738-1739) - Galleria Corsini - Roma

martedì 16 luglio 2019

GUIDO RENI A GALLERIA SPADA

 © Photo by Massimo Gaudio

Guido Reni, Ritratto del cardinale Bernardino Spada (1631) - Galleria Spada - Roma
Ancora un'opera di Guido Reni (Calvenzano 1575 - Bologna 1642) conservata alla Galleria Spada in Roma. Si tratta di un olio su tela dal titolo Ritratto del cardinale Bernardino Spada eseguito nel 1631.


FRANCESCO PAGANO A PALAZZO BARBERINI

Photo by Massimo Gaudio

Francesco Pagano, San Sebastiano, un carnefice e Santa Caterina d'Alessandria - Palazzo Barberini - Roma


Francesco Pagano è stato un pittore italiano del XV secolo, nato a Napoli ed attivo sia nella sua città natale che in Spagna, dove era molto apprezzato. Il dipinto del post è intitolato San Sebastiano, un carnefice e Santa Caterina d'Alessandria e si trova a Palazzo Barberini di Roma.



lunedì 15 luglio 2019

Gustave Moreau il precursore del simbolismo

Uno Sguardo alle Opere d'Arte citate nel Thriller/Noir "La Forma del Buio" di Mirko Zilahy

A cura di Manuela Moschin

La “Forma del Buio” di Mirko Zilahy è un thriller Noir molto raffinato, il secondo libro di una trilogia, un giallo psicologico che tratta di mitologia, religione, arte e letteratura. Una miscellanea di argomenti che l’autore ha abilmente intrecciato con un linguaggio ricercato, trascinando il lettore in un turbine di avvenimenti che lo incollano al libro in uno stato di suspense.
Definisco l’autore “Il signore in giallo del duemila”, in quanto al pari dell’autrice Agatha Christie che ammiro, ha creato un capolavoro di scrittura creativa. Zilahy ha la capacità di appassionare il lettore facendolo immergere e immedesimare nei protagonisti impegnati nelle intriganti e accurate indagini. 
L’analisi è stata eseguita nei minimi dettagli mediante una serie di deduzioni e riflessioni.
L’autore si è dimostrato talmente esperto, nel creare e descrivere la storia, con uno stile narrativo molto avvincente che mi è persino venuto da pensare: “Sarà che Zilahy in passato è stato un commissario di polizia…?”.
Le vicende si svolgono in un clima surreale, tratteggiato da Zilahy in modo encomiabile da rendere le scenografie molto realistiche. Una serie di crimini si susseguono in svariati luoghi dell’affascinante Roma tra i quali:  la Galleria Borghese, la Villa Torlonia e il Giardino Zoologico.
Il killer, soprannominato dalla stampa “Lo Scultore”, uccide ispirandosi alla mitologia classica, impersonando figure come il Laocoonte, la Medusa, il Minotauro, il Ciclope.

Ho dedicato l’articolo a questo magnifico libro, in quanto si sposa perfettamente con lo scopo del blog quello di: raccontare l’arte nei libri.
Lo scrittore l’ha raccontata splendidamente citando soprattutto Gustave Moreau (Fig.21-22) un’artista che incarna ottimamente temi come: la mitologia classica, la spiritualità orientale, la Bibbia, la cultura cristiana.
Zilahy ha sapientemente fuso l’arte, la mitologia e la letteratura, soggetti che sono stati raffigurati dalla maggior parte degli artisti in molteplici modi.

Complimenti Mirko! È stato veramente un piacere leggerti.

Il Simbolismo

Gustave Moreau "Apparizione" 1875 ca. cm.106x72  (Fig.1) Acquerello Musée d'Orsay Parigi 

Il simbolismo nacque in Francia ma si irradiò rapidamente nel resto d'Europa, come corrente letteraria e artistica, il 18 settembre 1886, quando su "Le Figaro" venne pubblicata la tesi dichiarata da Jean Moréas (1856-1910) (Fig.2) nel "Manifesto del Simbolismo".
Nell'articolo venne espressa una nuova concezione nei confronti dell'estetica, inerente l'ambito letterario, artistico e musicale.
Secondo la teoria simbolista, la realtà non viene individuata tramite l'esistenza oggettiva delle cose, ma si percepisce nell'idea.
In una piccola citazione di Gustave Moreau (1826-1898) è racchiuso tutto il pensiero simbolista:
Credo solo a ciò che non vedo e unicamente a ciò che sento.
In sintesi, l'ideologia simbolista è basata sul mistero profondo del mondo e della vita, sulle sensazioni che si percepiscono nell'anima e non alla realtà vista con gli occhi.
Ciò che proviene dall'interno viene proiettato sulla tela.
Le sensazioni si concretizzano manifestandosi in un'immagine-simbolo: ciò che è invisibile si converte in visibile.
L'artista non riproduce oggetti ma esprime idee estraendole  e tramutandole in simboli.
I pittori simbolisti riproducevano sulla tela il mito, il sogno, l'immaginario, il fantastico e il soprannaturale; talvolta rivolgevano il loro interesse anche verso le simbologie orientali, alchemiche ed esoteriche.
Le opere, molto spesso caratterizzate da un forte decorativismo, si contraddistinguevano per le tonalità cupe per lo più raffiguranti temi mitologici e letterari che intensificavano il senso di mistero.
La letteratura era strettamente collegata al mondo dell'arte: i pittori realizzavano i loro dipinti ispirandosi agli scritti di alcuni poeti come Baudelaire, Mallarmé, Verlaine, Rimbaud.
La raccolta lirica "I Fiori del Male" di Charles Baudelaire (1821-1867)(Fig.3) diventò il simbolo della resistenza al progresso. Lo scrittore fu il precursore dei successivi poeti simbolisti. La sua poetica influenzò le arti figurative in Belgio dove divenne amico del pittore, incisore e disegnatore  Felicien Rops  (1833-1898).
Scrisse Baudelaire:
"La Natura è un tempio ove viventi colonne lasciano talvolta uscire confuse parole; l'uomo vi passa attraverso foreste di simboli che lo osservano con sguardi a lui familiari" (Corrispondenze, I Fiori del Male).
Felicien Rops, esponente delle correnti simboliste, rappresentava nelle sue opere: sesso, morte e immagini sataniche. Egli creò il frontespizio per "Les épaves" (i relitti)(Fig.4) raffigurante un'immagine macabra dell'albero della vita dedicata a una selezione di poesie per "Les Fleurs du mal" (I Fiori del Male) che fu censurata in Francia e pubblicata solo in Belgio nel 1866. 
Il poeta Jean Moréas sostenne che il simbolo è l'elemento rivelatore:
"la poesia simbolista cerca di rivestire l'idea di una forma sensibile, che però, non sarebbe il suo obiettivo a sé stesso, ma che, mentre serve per esprimere l'idea, rimarrebbe soggetto". 
Gustave Moreau (1826-1898) e Odilon Redon (1840-1916) anticiparono la corrente simbolista fin dalla metà del 1860, essa nacque in contrapposizione con il Realismo e l'Impressionismo. Le  prime opere di Moreau, sebbene fossero ancora di tipo accademico, possiedono le caratteristiche del nuovo movimento, dove primeggiano i racconti biblici e i miti classici.
Il simbolismo, oltre a interessare la Francia con Gustave Moureau (Fig.1-9) Pierre Puvis de Chavannes  (Fig.5) e Odilon Redon (Fig.6) coinvolse altri Paesi europei tra i quali: Belgio, Inghilterra, Austria, Italia e Germania.
  • In Inghilterra, il movimento simbolista, venne rappresentato da William Blake e dal gruppo dei preraffaelliti dove predominavano composizioni a carattere allegorico. 
  • La Germania, invece, ebbe pittori cosiddetti "idealisti" come Arnold Böcklin e Anselm Feuerbach; esponenti dello Jugendstil invece furono Hans Von Stuck e Max Klinger. 
  • In Austria, il principale esponente fu Klimt con il suo esasperato decorativismo e la rappresentazione di soggetti di tipo simbolico. 
  • Il Belgio, oltre a Rops, ebbe un altro fondamentale rappresentante: Fernand Khnopff, le sue composizioni erano a carattere allegorico. Inoltre, un gruppo di artisti parigini tra i quali Sérusier, Pierre Bonnard, Maurice Denis, Paul Ranson, Henri Ibels, dell'avanguardia post-impressionista, diedero vita alla pittura Nabis (profeta in ebraico). Fu Paul Sérusier, allievo di Paul Gauguin altro simbolista, che formò il gruppo che usava rappresentare sulla tela simboli storici e mitologici (il gruppo si dissolse dopo la partenza di Gauguin per Tahiti nel 1891). 
  • In Italia, il simbolismo si manifestò qualche decennio più tardi in vari modi, soprattutto mediante il divisionismo, nel quale i dipinti erano di contenuto allegorico. I poeti simbolisti italiani furono Gabriele D'Annunzio, Giovanni Pascoli e Dino Campana.
Gabriele d'Annunzio nel giornale "Il Mattino" (1892) asserì:
L'arte espanderà la sua nuova fioritura, originale e suprema, in un'atmosfera di sogno.
Cito solo alcuni dei protagonisti della corrente simbolista italiana: Pellizza da Volpedo, Galileo Chini, Giovanni Segantini (Fig.7),Gaetano Previati (Fig.8), Giorgio De Chirico, Felice Casorati, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Vittorio Zecchin, Giulio Aristide Sartorio, Plinio Nomellini, Vittorio Emanuele Bressanin, Cesare Laurenti, Giorgio Kienerk, Domenico Baccarini, Cesare Saccaggi, Cesare Laurenti, Francesco Lojacono, Guido Marussig, Leonardo Bistolfi, Alberto Martini.
I temi rappresentati riguardavano l'inconscio, il senso della vita e della morte, il sogno, il mito, il mistero.
Riporto una stupenda riflessione del critico d'arte e politico Giulio Carlo Argan (1909-1992) che sintetizza e analizza in modo chiaro e preciso la concezione simbolista:
L'arte non rappresenta, rivela per segni una realtà che è al di qua o al di là della coscienza. Le immagini che salgono dal profondo dell'essere umano s'incontrano con quelle che provengono dall'esterno: il dipinto è come uno schermo diafano attraverso il quale si attua una misteriosa osmosi, si stabilisce una continuità tra il mondo oggettivo e il soggettivo (G.C. Argan, L'Arte moderna 1770-1970). 
Jean Moréas (1856-1910) (Fig.2)

Charles Baudelaire, Felix Nadar 1855-1862 - Parigi Musée d'Orsay (Fig.3)

Félicien Rops 1866 Illustration for "Les Epaves" by Charles Baudelaire (Fig.4)

Pierre Puvis de Chavannes "Il sogno" (1883) Walters Art Museum di Baltimora (Fig.5)

Odilon Redon, Pegaso e le Muse, 1900, olio su tela, Parigi, Collezione privata (Fig.6)

Giovanni Segantini "L'Angelo della vita" 1895  Galleria d'Arte Moderna Milano (Fig.7)

Gaetano Previati "La danza delle ore" 1899 Collezione d'Arte della Fondazione Cariplo (Fig.8)

Racconta l'autore Mirko Zilahy:

Moreau era una delle grandi, grandissime passioni di Marisa e alla fine anche lui se n'era interessato e lo aveva studiato assieme a lei, perché ogni passione di Marisa richiedeva studio. Devo ammettere che è una mia debolezza, questa. Ho sempre amato il motto che animava tutta l'arte di Moreau.

"Apparizione" di Gustave Moreau, 1875 - Acquerello Musée d'Orsay Parigi cm. 106x72 (Fig.1-9)

Gustave Moreau "Apparizione" 1875 ca. cm.106x72  Acquerello Musée d'Orsay Parigi (Fig.9)

"L'Apparizione"(1875) (Fig.1-9) chiamato anche "Salomé e la testa di San Giovanni Battista" è un acquerello, che sebbene non appartenga ufficialmente al periodo simbolista, in quanto come si è già detto, il simbolismo nacque più tardi formalmente nel 1886, è considerato uno degli emblemi della nuova corrente, poiché contiene tutti i caratteri riconosciuti in essa.
L'opera illustra la storia del santo tratta dal Nuovo Testamento di Matteo e Marco, dove si narra che Re Erode rinchiuse in prigione Giovanni, perché aveva osato rimproverarlo a causa del suo matrimonio illecito con Erodiade. Ella, pertanto, complottò con la figlia Salomè per farlo uccidere. Durante un'esibizione di danza, la figlia approfittò della debolezza del re per chiedergli la testa di Giovanni Battista, che le fu poi consegnata su un vassoio (Cit. Art. "Decollazione di San Giovanni Battista"di Caravaggio - M.Moschin, Luglio 2018 LINK)
Nel Vangelo di Matteo si narra che:
"Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse:"Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista". Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
Ogni artista ha una storia singolare, in ognuno di loro è importante conoscere alcuni passaggi fondamentali avvenuti nella loro vita poiché costituiscono un' interessante fonte di informazioni.
Nel caso di Moreau è basilare sapere, che egli ebbe l'opportunità di consultare una ricca biblioteca, donatagli dal padre architetto, contenente testi antichi di grandi del passato come Ovidio e Dante Alighieri, i trattati pittorici di Leonardo da Vinci e Winckelmann, i trattati di architettura di Vitruvio e Leon Battista Alberti.
Questa peculiarità influì molto nella formazione dell'artista, in quanto la sua predilezione per i testi classici, lo avvicinò e appassionò alla conoscenza del passato, non quello storico, ma quello mitologico. Il pittore per i suoi dipinti si ispirò alla poesia e alla letteratura. Egli fu allievo del neoclassico Francois-Edouard Picot che gli impartì un insegnamento prettamente accademico. Moreau fu anche grande estimatore del suo maestro Theodore Chasseriau, artista abile nel disegno, del quale imitò per anni il suo stile.
Conobbe i preraffaelliti John Everett Millais (1829-1896) e William Holman Hunt (1827-1910) che incisero molto nella formazione dell'artista.
Henri Matisse (1869-1954) fu allievo di Moreau dal quale apprende l'uso acceso dei colori.

Il pittore rappresentò più volte la storia biblica di Salomé, motivo per il quale, egli fu noto come il "pittore delle Salomé". Nel dipinto la storia e il mito si fondono, creando un ambiente mistico che si tramuta in un simbolismo suggestivo.
Il mistero appartiene alla pittura simbolista di Moreau il quale sostenne:
Un'apparenza misteriosa che sconcerta lo spettatore e lo tiene a una distanza rispettosa. 
Esistono diverse versioni dell'opera "L'Apparizione" che si differenziano in alcuni particolari riguardanti la decorazione del palazzo e la figura di Salomé.
L'opera nel suo insieme si presenta statica. Essa raffigura personaggi inseriti in un ambiente fantastico, sontuoso, orientaleggiante, ricco di elementi esotici e pervaso da una luce irreale caratterizzata da chiaroscuri dorati. Domina l'immagine terrificante della testa decollata del Battista, che levita al centro del quadro emanando una luminescenza soprannaturale. Per la testa del San Giovanni, l'artista si è ispirato a una stampa giapponese che vide al Salon di Parigi nel 1869.
Salomé, una femmina sensuale e satanica che incarna la morte, è il simbolo della lussuria  e della seduzione che impersona nella bellezza: il male e la perversione. Ella, riccamente abbigliata, punta con il braccio sinistro il Santo, che secondo gli studiosi Angelo Jacomuzzi e Bice Mortara Garavelli, intende "esorcizzare l'apparizione oggetto del suo odio e al tempo stesso della sua attrazione". Sullo sfondo l'artista ha rappresentato un palazzo sontuoso e orientale dove appaiono Erodiade con le mani arcigne ed Erode impassibile sul trono che sta assistendo alla scena.

E' interessante sapere, che il romanziere simbolista francese Joris-Karl Huysmans (1848-1907), nel 1884 pubblicò un romanzo-manifesto intitolato "A Rebours" (Controcorrente) dove esaltò le qualità estetiche e simboliche del dipinto "Apparizione" di Gustave Moreau (1876) (Fig.1-9).
Riporto una breve citazione tratta dal romanzo di Huysmans:
...La testa decapitata del santo si era sollevata dal piatto posato sul pavimento e guardava, livida, con le labbra esangui, aperte con il collo scarlatto, gocciolante lacrime. Un mosaico circondava il volto da cui si sprigionava un'aureola irradiandosi in fasci di luce sotto i portici, illuminando spaventosa l'ascesa della testa, accendendo il globo vitreo delle pupille, fissate, quasi aggrappate alla danzatrice. Con un gesto d'orrore, Salomè respinge la terrificante visione che la inchioda, immobile, sulle punte; i suoi occhi si dilatano, la mano stringe in modo convulso la gola...
Moreau fu il pittore preferito di Marcel Proust, il quale affermò:
"L'uomo che dipingeva i suoi sogni".
A Parigi, in Rue de la Rochefoucauld, presso la casa dell'artista è situato il Museo Nazionale Gustave-Moreau dove sono conservate 14.000 opere inclusi: dipinti, disegni, acquerelli, opere incompiute, alcune sculture in cera e schizzi.
L'Apparizione composizione generale Paris, Musée du Louvre, Studio relativo all'Apparizione, salone del 1876 (Parigi, Museo del Louvre, dipartimento di arti grafiche, fondi del museo d'Orsay, R.F. 2130) (Fig.10)

Studio della testa secondo il modello (per San Giovanni Battista?) Studio in connessione con l'Apparizione, Salone del 1876 (Parigi, Museo del Louvre, Dipartimento di arti grafiche, fondi del Musée d'Orsay, R.F. 2130) (Fig.11)

Studio della testa Salomé in relazione all'Apparizione (M n. 188) e / o L'apparizione, Salone del 1876 (Parigi, Museo del Louvre, Dipartimento di arti grafiche, fondi del Museo d'Orsay, R.F. 2130 (Fig.12)

Gustave Moreau e la passione per i dipinti di Vittore Carpaccio

Gustave Moreau "San Giorgio e il Drago" National Gallery Londra 1889-1890 (Fig.13)

Raffaello Sanzio "San Giorgio e il drago" 1505 Olio su tavola - cm. 31x27  Musée du Louvre Parigi (Fig.14)
Intorno al 1857 e 1859, Moreau fece un viaggio in Italia. L'artista tra le diverse città visitate (Roma, Firenze, Napoli, Milano) nel 1858 si recò anche a Venezia, dove ebbe modo di conoscere e studiare le opere di Vittore Carpaccio.
Gustave rimase talmente ammaliato dai suoi capolavori da realizzarne alcune copie. Nel 1858 eseguì la copia del "Duello di San Giorgio e il Drago" di Carpaccio (Fig.15) come si può notare dalle figure n. 15 e 16 egli creò una copia esattamente uguale. Oltre a quest'opera realizzò anche la copia del "Congedo degli ambasciatori inglesi dalla corte di Bretagna" (Fig.17).
In seguito, dopo 30 anni dal suo viaggio in Italia, ispirandosi all'opera di Carpaccio "L'Apoteosi di San Orsola" (Fig.19), Moreau realizzò il "Fiore mistico" (Fig.20)
La figura di San Giorgio uccisore dei draghi è un tema ricorrente tra i pittori appartenenti a varie correnti pittoriche e scultoree.
La Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze o da Varagine (1228-1298) racconta che:
a Silena, una città della Libia vi era un drago una creatura mitico-leggendaria che terrorizzava gli abitanti. Essi per calmare la furia dell'animale gli offrirono due pecore al giorno, ma quando queste iniziarono a scarseggiare furono sacrificati una pecora e un giovane. Un giorno, quando venne estratta la principessa per essere condotta dal drago, comparve San Giorgio a cavallo dicendole di rimanere tranquilla perché l'avrebbe salvata nel nome di Cristo.
Egli dopo avere ferito il drago con la lancia, disse alla ragazza di avvolgere il collo dell'animale con la sua cintura e accompagnarlo verso la città. Gli abitanti impauriti furono tranquillizzati da San Giorgio dicendo loro:
"Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro". La popolazione e il re si convertirono e San Giorgio uccise il drago.
Gustave Moreau rappresentò "San Giorgio e il drago" (1889-1890) (Fig.13) mediante un olio su tela che deriva da un disegno che l'artista fece circa vent'anni prima. Le figure ricordano il "San Giorgio e il drago" di Raffaello (Fig.14) ma quelle di Moreau sono in versione più astratta e decorata. Moreau avrebbe realizzato il dipinto vedendo i capolavori di Vittore Carpaccio in seguito alla visita che fece a Venezia.
Gustave Moreau 1858  - Copia dal "Duello di San Giorgio e il drago" di Vittore Carpaccio  Musée Gustave Moreau (Fig.15)

Vittore Carpaccio "Duello di San Giorgio e il drago" 1501-1502  cm 141x360 - Venezia Scuola di San Giorgio degli Schiavoni (Fig.16)

Gustave Moreau 1859 copia dal "Congedo degli ambasciatori inglesi dalla corte di Bretagna" di Vittore Carpaccio  Musée Gustave Moreau (Fig.17)

Vittore Carpaccio "Congedo degli ambasciatori inglesi della corte di Bretagna (1497-1498) Gallerie dell'Accademia Venezia (Fig.18) 

Vittore Carpaccio "Apoteosi di San Orsola 1491 Gallerie dell'Accademia Venezia (Fig.19)

Gustave Moreau "Fiore mistico" 1890 ca. Musée Gustave Moreau Parigi (Fig.20)



Gustave Moreau "Autoritratto" 1850 olio su tela cm.41x32 Musée National Gustave-Moreau ,Parigi (Fig.21)

Gustave Moreau (Fig.22)

Termino l'articolo riflettendo su una meravigliosa citazione di Gustave Moreau:
Sono così portato ai sogni, alle fantasmagorie dell’immaginazione, che mi accosto a ogni lettura o racconto di usi e civiltà lontane o scomparse con una purezza di cuore e un’istintiva ingenuità, tali da farmi sentire un bambino. Com’è possibile amare, capire o sognare l’India, le foreste del Nuovo Mondo, gli incredibili arcipelaghi dell’Oceano Orientale e la flora antidiluviana dell’Africa centrale, con uno spirito scettico e incredulo o, ancor peggio, con una pretenziosa e dotta disposizione al paradosso? Li conosco questi amanti dell’India, culla della civiltà, che fanno la prima colazione con Budda, il pranzo con Siva e la cena con Bida. Oh, sogno dei presuntuosi, dei dotti, degli insensibili, degli uomini di partito (Gustave Moreau, Note e aforismi). 
Grazie e Arrivederci in Arte
Manuela

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