mercoledì 27 maggio 2020

Bronzino, Ritratto di Stefano IV Colonna


Agnolo di Cosimo di Mariano detto BRONZINO, Ritratto di Stefano IV Colonna (1546) - Palazzo Barberini - Roma
Il condottiero Stefano IV Colonna, luogotenente di casa Medici che si distinse per la difesa di papa Clemente VII durante il Sacco di Roma del 1527, viene ritratto dal Bronzino con il chiaro intento di mettere in risalto le virtù militari del soggetto. L’armatura brunita, la posa solida e sicura, i gesti delle mani che evidenziano l’elmo e la spada, lo sguardo fermo e fiero descrivono Stefano Colonna al pari di una biografia. La cornice originale del dipinto è decorata con rilievi di armi, con riferimento al mestiere del personaggio ritratto. Il dipinto, esposto come ritratto funerario nella chiesa fiorentina di san Lorenzo durante la cerimonia funebre del 1548, è firmato e datato sulla base della colonna, che chiude lo spazio a sinistra e allude alla nobile casata di Stefano IV. Pochi anni prima di realizzare questo dipinto, che colpisce per la capacità di caratterizzazione del personaggio ritratto e l’altissima qualità tecnica, Agnolo Bronzino era stato nominato ritrattista ufficiale della corte dei Medici, a conferma del valore dell’artista fiorentino in questo genere pittorico. (dal sito Palazzo Barberini)




Autore: Agnolo di Cosimo di Mariano detto BRONZINO (Firenze 1503 - 1572)
Titolo: Ritratto di Stefano IV Colonna
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1546
Misure (cm.): 125 x 95
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

martedì 26 maggio 2020

Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria


Lorenzo Lotto, Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria (1524) - Palazzo Barberini - Roma
L’iconografia del Matrimonio mistico deriva da un testo medievale che descrive la conversione al cristianesimo di Caterina d’Alessandria. Il testo racconta come, dopo esser stata battezzata, la giovane abbia avuto una visione: nel cielo, tra angeli e santi, le apparvero la Madonna con in grembo il bambino Gesù, il quale infilò al dito di Caterina un anello, facendola sua sposa. Come nella maggioranza di dipinti di soggetto analogo, i tre protagonisti dell’episodio sono circondati da alcuni santi. Tuttavia, rispetto all’iconografia tradizionale dove viene raffigurato il momento della consegna dell’anello, nel dipinto di Lotto troviamo una variante significativa: Santa Caterina indossa già l’anello al dito e riceve dal bambin Gesù una rosa, simbolo d’amore. Questo slittamento in avanti della raffigurazione, verso un momento successivo alle nozze, potrebbe essere messo in relazione con la commissione dell’opera: il dipinto fu infatti richiesto dal bergamasco Marsilio Cassotti per arredare la camera da letto condivisa con la consorte Faustina Assonica. I due giovani si erano sposati l’anno precedente e, in occasione del matrimonio, erano già stati ritratti dallo stesso Lorenzo Lotto, in un dipinto attualmente conservato al Museo del Prado di Madrid. (dal sito Palazzo Barberini)
Autore: Lorenzo Lotto (Venezia 1480 - Loreto 1557)
Titolo: Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria 
Supporto: Olio su tela
Anno: 1524
Misure (cm.): 98 x 115
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

lunedì 25 maggio 2020

Pittore Romano, Madonna Advocata e Cristo benedicente

Pittore Romano, Madonna Advocata e Cristo benedicente (sec. XI) - Palazzo Barberini - Roma
La tavola risale all’XI secolo ed è il dipinto più antico della collezione. La Madonna è rappresentata a mezzo busto, col volto di tre quarti, ed esercita la funzione di Advocata (protettrice), colei che raccoglie le preghiere dei fedeli e intercede presso Gesù. Il volto è indulgente, ma è soprattutto nelle mani che si catalizza il suo potere d’intercessione: una poggia sul petto, l’altra è sollevata, col palmo rivolto verso l’esterno. Il Cristo, la cui presenza è insolita rispetto all’iconografia tradizionale, solleva una mano e poggia l’altra sull’aureola della Madre, in segno di benedizione. La forte bidimensionalità delle figure, il colore steso per campiture contornate da linee nette, la fissità dei tratti somatici rimandano all’arte bizantina. La cornice presenta una decorazione a palmette e, sul bordo inferiore, l’iscrizione “SˉCˉAVIRGOVIRGINUM”, “Santa Vergine delle Vergini”, formula che entrerà a far parte delle litanie che si recitano a fine rosario.

L’opera è stata acquistata dallo Stato nel 1987. (dal sito Palazzo Barberini)


Autore: Pittore romano
Titolo: Allegoria della Divina Sapienza
Supporto: Tempera su tavola rivestita in tela
Anno: XI secolo
Misure (cm.): 107 x 57,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

domenica 24 maggio 2020

Malinconia di Francesco Hayez

Malinconia di Francesco Hayez

Francesco Hayez "Malinconia" 1840-41, olio su tela, cm.138,6×104, Pinacoteca di Brera, Milano

A cura di Manuela Moschin del Blog www.librarte.eu e pagina Facebook

Benvenuti cari amici, oggi vi propongo di osservare con me questo meraviglioso dipinto di Francesco Hayez (Venezia,1791-Milano 1882), intitolato Malinconia (1840-41), conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano.

Cosa vi colpisce? Vi invito a scrivere nei commenti. Sarà un piacere condividere con voi le sensazioni che provate immergendovi nell'opera.

L'insieme della composizione contiene una serie di simboli, che ci suggeriscono la presenza di uno stato d'animo triste. L'aspetto scomposto della ragazza è evidenziato dalla veste, che è calata sulla spalla.

Lo sguardo è triste e magnetico. Sembra quasi che ci voglia parlare dei suoi sentimenti.

Dal suo volto traspare proprio la malinconia. I suoi occhi sono rossi e gonfi, probabilmente causati da un lungo pianto. Le mani sono intrecciate.

I fiori, che perdono i petali, danno l'idea della caducità e della scomparsa della gioia.

Tutto diventa serio. La fanciulla ha il viso levigato e pallido.

La preziosa veste di seta possiede riflessi lucenti provenienti da una fonte esterna, che la rende alquanto realistica. La gradazione di tonalità deriva dalla predilezione dell’artista per la scuola rinascimentale veneta di Giorgione e Tiziano.

Hayez nacque, infatti, a Venezia dove compì la sua prima formazione. In seguito visse a Roma dove, nel 1809, vinse il Premio Roma. Successivamente si stabilì a Milano diventando, nel 1850, titolare dell’Accademia di Brera, ottenendo, altresì, la cattedra di pittura.

Nell’Accademia sono conservati una grande quantità di disegni, che testimoniano il suo costante studio e la sua prolificità.

È interessante sapere che Hayez dettò la sua autobiografia intitolata “Le Mie Memorie” alla Contessa Giuseppina Negroni Prati Morosini. A tal proposito, lo scrittore e giornalista Raffaello Barbiera (1851-1934), redattore del Corriere della Sera scrisse:

« La contessa Giuseppina lo eccitava a scrivere le sue memorie; ma l'autore del Bacio, aveva, si sa, più facile il pennello che la penna. Un bel giorno, l'amica sua si risolse a scriverle lei quelle ricordanze d'arte e di vita, facendosele dettare a poco a poco dal pittore. E così fu: il vecchissimo artista dalla immacolata canizie, seduto su un seggiolone parlava e la contessa scriveva».

Hayez descrisse nella sua autobiografia il dipinto Malinconia:

«La Malinconia era rappresentata da una giovane donna del Medioevo, che presa da un sentimento d'amore, sta in una posa abbandonata, che nonostante la passione per i fiori, da essa raccolti in un vaso, tenendone uno in mano che forse le ricorda la persona a lei cara, tiene alquanto china la testa, per meglio nutrire il pensiero che la domina, non curante tutto quello che le sta intorno, e gli abiti stessi che le cadono da una spalla, lasciando vedere parte del petto. L'abito è di raso celeste carico ch'io credetti adatto al soggetto, anche perché contrapposto alle tinte vive dei diversi fiori, ch'io presi tutti dal vero con cura coscienziosa».


Tintoretto, Cristo e l'adultera

Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Cristo e l'adultera (1549) - Palazzo Barberini - Roma
“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Dopo quest’affermazione di Gesù, divenuta proverbiale, tra i personaggi sembra essere calato il silenzio. L’adultera, rimasta in piedi con le braccia sollevate, stava rischiando la lapidazione ma ora è di nuovo libera; la folla di scribi e farisei, che fino a poco tempo prima la circondava, si è allontanata, e l’ultimo di loro visibile sulla destra accanto ai soldati sta per uscire di scena. I discepoli sono schierati a semicerchio alle spalle di Gesù, quasi a formare un blocco di contrapposizione ai farisei. Infatti, in questo episodio, il loro scopo non è punire l’adultera trovata in flagranza di reato, ma far cadere Gesù in contraddizione e sminuirne la popolarità, affidandogli la sentenza sulle sorti della donna.
La scena è ambientata in un’architettura di tipo rinascimentale. Le file di colonne e le losanghe del pavimento convergono verso il punto di fuga, collocabile in fondo a destra, creando un effetto di notevole profondità spaziale. Dettaglio interessante i segni indecifrabili sul pavimento, la cui presenza è fedele al racconto del Vangelo di Giovanni, in cui si legge: “E Gesù, chinatosi di nuovo, scriveva per terra”. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Jacopo Robusti detto TINTORETTO (Venezia 1519 - 1594) 
Titolo: Cristo e l'adultera
Supporto: Olio su tela
Anno: 1549
Misure (cm.): 119 x 168
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

sabato 23 maggio 2020

Filippo Lippi, Annunciazione con due donatori

Filippo Lippi, Annunciazione con due donatori (1435) - Palazzo Barberini - Roma
In un sontuoso interno domestico, la Madonna riceve dall’angelo l’annuncio della sua maternità divina, episodio narrato nei Vangeli di Luca e Matteo. La triplice arcata dello sfondo incornicia i personaggi in primo piano e accelera la prospettiva a cannocchiale che si apre su un hortus conclusus, il giardino incontaminato simbolo della verginità di Maria. In fondo a destra, fanno capolino due domestiche, quasi spaventate dalla presenza dell’inaspettato visitatore. All’estrema destra i donatori, riservati testimoni della scena. I ricami dorati dei tessuti, gli arabeschi e i motivi vegetali sugli arredi, le ali e le ciocche dei capelli dell’angelo, i marmi screziati delle colonne, sono resi con estrema minuziosità, il che denota una conoscenza e un’influenza della coeva pittura fiamminga (ugualmente evidente nella Madonna di Tarquinia, esposta nella stessa sala).
Probabilmente la tavola in origine era collocata nella cappella di una chiesa come pala d’altare. Lo spazio vuoto che si apre in basso al centro poteva essere in dialogo con lo spazio reale della cappella, forse prolungamento figurato di gradini dove si collocava il fedele in preghiera. (dal sito Palazzo Barberini)


Autore: Filippo Lippi (Firenze 1406 ca. - Spoleto 1469)
Titolo: Annunciazione
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1435
Misure (cm.): 155 x 144
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

mercoledì 6 maggio 2020

Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza

Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza (1629-1631) - Volta della Sala del Mappamondo - Palazzo Barberini - Roma
L’affresco celebra la Divina Sapienza, un tema dalle forti valenze politiche ed encomiastiche. La complessa iconografia deriva dal Libro della Sapienza, scritto dell’Antico Testamento attribuito al re Salomone, prototipo del re saggio e illuminato assistito dalla sapienza divina, a cui Urbano VIII si paragona. La personificazione della Divina Sapienza è seduta in trono al centro della scena. È circondata da undici figure femminili, incarnazioni dei suoi attributi divini: a sinistra, Nobiltà (corona di Arianna), Eternità (serpente nell’atto di mordersi la coda), Soavità (lira), Divinità (triangolo), Giustizia (bilancia), Forza (clava), Beneficenza (spiga di grano); a destra, Santità (croce e altare fiammeggiante), Purezza (cigno), Perspicacia (aquila) e Bellezza (Chioma di Berenice). In alto, tra le nubi, appaiono due giovani alati associati al leone e alla lepre, simboli dell’amore e del timor di Dio.
Ogni virtù identifica una precisa costellazione così da rispecchiare la congiuntura astrale verificatasi la notte tra il 5 e il 6 agosto del 1623 al momento dell’elezione del papa Barberini. La volta affrescata doveva valere come talismano protettivo per le sorti della famiglia. Ordine, simmetria, tonalità pastello riconducono l’affresco al filone classicista della pittura barocca, di cui Andrea Sacchi era uno dei massimi sostenitori. (dal sito Palazzo Barberini)


 Autore: Andrea Sacchi (Roma 1599. - 1661)
Titolo: Allegoria della Divina Sapienza
Supporto: Affresco
Anno: 1629 - 1631
Misure (cm.): -
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma
Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza (1629-1631) - Palazzo Barberini - Roma
La Sala del Mappamondo, oltre ad essere impreziosita dalla volta affrescata dal Sacchi, custodisce una tela dello stesso artista che riprende le caratteristiche della volta stessa. Da notare la raffigurazione dell'Italia messa in primo piano.

Autore: Andrea Sacchi (Roma 1599. - 1661)
Titolo: Allegoria della Divina Sapienza
Supporto: Olio su tela
Anno: 1629 - 1631
Misure (cm.): 83 x 105,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

Il busto di San Francesco d'Assisi e l'autoritratto angosciato di Adolf Wildt

© Photo by  Massimo Gaudio Adolf Wildt, Maschera del dolore (Autoritratto) (1909) Marmo bianco, 37 x 33 x 20 cm, Galleria Comunale di Arte M...