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Tiziano Vecellio, Flora

  #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Tiziano Vecellio, Flora (1517 ca.) La giovane donna emerge dal fondo bruno del dipinto porgendo con la mano destra un mazzo di fiori primaverili, composto di roselline, viole, gelsomini; è abbigliata all’antica, con una candida camiciola che scivola sulla spalla destra lasciando intravedere il seno, mentre reclina dolcemente la testa sulla spalla sinistra, volgendo lo sguardo fuori dallo spazio dipinto. Il suo volto, dai tratti delicatissimi, corrisponde perfettamente ai canoni della bellezza rinascimentale cinquecentesca: pelle chiara e luminosa, il rosa sulle guance, e il viso incorniciato da lunghi capelli sciolti, biondo ramati, il colore tipico delle chiome delle donne ritratte da Tiziano (da qui il termine “rosso Tiziano”). L’identificazione del soggetto come “Flora”, la ninfa sposa di Zefiro di origine greca le cui gesta sono narrate da Ovidio, risale a Joachim von Sandrart, storiografo olandese, che nel 1635 circa vide l’opera n

Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza

Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza (1629-1631) - Volta della Sala del Mappamondo - Palazzo Barberini - Roma
L’affresco celebra la Divina Sapienza, un tema dalle forti valenze politiche ed encomiastiche. La complessa iconografia deriva dal Libro della Sapienza, scritto dell’Antico Testamento attribuito al re Salomone, prototipo del re saggio e illuminato assistito dalla sapienza divina, a cui Urbano VIII si paragona. La personificazione della Divina Sapienza è seduta in trono al centro della scena. È circondata da undici figure femminili, incarnazioni dei suoi attributi divini: a sinistra, Nobiltà (corona di Arianna), Eternità (serpente nell’atto di mordersi la coda), Soavità (lira), Divinità (triangolo), Giustizia (bilancia), Forza (clava), Beneficenza (spiga di grano); a destra, Santità (croce e altare fiammeggiante), Purezza (cigno), Perspicacia (aquila) e Bellezza (Chioma di Berenice). In alto, tra le nubi, appaiono due giovani alati associati al leone e alla lepre, simboli dell’amore e del timor di Dio.
Ogni virtù identifica una precisa costellazione così da rispecchiare la congiuntura astrale verificatasi la notte tra il 5 e il 6 agosto del 1623 al momento dell’elezione del papa Barberini. La volta affrescata doveva valere come talismano protettivo per le sorti della famiglia. Ordine, simmetria, tonalità pastello riconducono l’affresco al filone classicista della pittura barocca, di cui Andrea Sacchi era uno dei massimi sostenitori. (dal sito Palazzo Barberini)


 Autore: Andrea Sacchi (Roma 1599. - 1661)
Titolo: Allegoria della Divina Sapienza
Supporto: Affresco
Anno: 1629 - 1631
Misure (cm.): -
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma
Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza (1629-1631) - Palazzo Barberini - Roma
La Sala del Mappamondo, oltre ad essere impreziosita dalla volta affrescata dal Sacchi, custodisce una tela dello stesso artista che riprende le caratteristiche della volta stessa. Da notare la raffigurazione dell'Italia messa in primo piano.

Autore: Andrea Sacchi (Roma 1599. - 1661)
Titolo: Allegoria della Divina Sapienza
Supporto: Olio su tela
Anno: 1629 - 1631
Misure (cm.): 83 x 105,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

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