mercoledì 24 gennaio 2024

GIAN LORENZO BERNINI PITTORE

© Photo by Massimo Gaudio


Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto in età matura (1630-1635), Galleria Borghese, Roma

Tutti sanno che Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) è stato un grande artista e uno dei massimi esponenti dello stile barocco. È stato uno dei più grandi scultori del '600 e le sue opere vengono ammirate sempre con grande interesse. Oltre a essere uno scultore molto attivo, è stato anche un grande architetto e a lui si devono interventi all'interno della Basilica papale di San Pietro e vari progetti di chiese sul suolo romano ai quali vanno aggiunti progetti urbanistici come piazze ed edifici. C'è anche un altro lato del Bernini che non viene tanto messo in risalto ed è quello pittorico. Non ci sono tante opere del maestro che si possono ammirare. A Galleria Borghese si trovano tre dipinti: un autoritratto giovanile del 1623, un autoritratto in età matura del 1630-1635 che tra l'altro è stato utilizzato per le banconote da 50.000 Lire prima e seconda serie, un secondo autoritratto giovanile del 1623. Il terzo si intitola Ritratto di fanciullo del 1638. Nella pinacoteca dei Musei Vaticani c'è un dipinto attribuito a lui che si intitola Testa di Giovane del 1635 ca. Palazzo Barberini ne ospita due: il primo si intitola David, mentre il secondo è il ritratto di papa Urbano VIII. Ho voluto aggiungere un ulteriore dipinto che si trova sempre nello stesso luogo, però è del pittore genovese Giovan Battista Gaulli detto IL BACICCIO che ritrae Gian Lorenzo Bernini.

Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto giovanile (1623) Galleria Borghese, Roma

Gian Lorenzo Bernini, David (1625), olio su tela, cm. 75 x 65,5, Palazzo Barberini, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di fanciullo (1638) Galleria Borghese, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Papa Urbano VIII (1631-1632), Olio su tela, cm. 70 x 65, Palazzo Barberini, Roma

Gian Lorenzo Bernini, Testa di giovane, attr. (1635 ca.) Pinacoteca Musei Vaticani

Giovan Battista Gaulli detto IL BACICCIO, Ritratto di Gian Lorenzo Bernini, Palazzo Barberini, Roma


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Massimo

CARAVAGGIO, GIUDITTA E OLOFERNE (1600 ca.)

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Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giuditta e Oloferne (1600 ca.) Olio su tela, cm. 145 x 195

Senza togliere nulla agli altri musei di Roma, la Galleria Nazionale di Arte Antica Palazzo Barberini è uno dei musei che preferisco perché oltre alla bellissima architettura che si deve a Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Carlo Maderno, al suo interno ci sono opere di grande valore e interesse come, ad esempio, le opere che sono racchiuse in una sala a Lui dedicata. Mi riferisco alla sala 20 dedicata a Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO (Milano 1571 - Porto Ercole 1610). Al suo interno oltre a opere di pittori importanti come Giovanni Baglioni e Orazio Borgianni classificati come caravaggisti, ci sono tre opere dell'artista milanese tra cui un capolavoro della pittura italiana. Mi riferisco al Giuditta e Oloferne realizzato nel 1599. Le fotografie parlano da sole, raccontano l'intensità della scena rappresentata dal Caravaggio nell'atto in cui di notte, una giovane e ricca vedova ebrea di nome Giuditta, taglia la testa a un generale di Nabucodonosor re degli Assiri di nome Oloferne che assediava la sua città. Lei sicuramente bella, ha uno sguardo impassibile mentre compie l'atto, mentre Lui rimane lì inerme senza poter fare nulla. Notare il terrore puro che traspare dal viso e dallo sguardo. Altra figura non meno importante, è quella della vecchia serva di Giuditta che tiene tra le mani un drappo che dovrà contenere la testa di Oloferne da portare con sé nella propria città come incoraggiamento nel combattere il nemico.






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Massimo

martedì 23 gennaio 2024

MATTIA MORETTI, MOSAICO DELLA SIBILLA PERSICA DI GUIDO RENI (1737)

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Mattia Moretti, Sibilla Persica (1737) - Mosaico
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti

L'artista romano Mattia Moretti nel 1737 ha realizzato la Sibilla Persica, copia in mosaico dell'opera di Guido Reni, oggi appartenente alla collezione di Palazzo Pitti a Firenze.
In un primo momento pensavo si trattasse di un dipinto, ma con un po' più di attenzione ho notato la finissima lavorazione che la rende unica nel suo genere.



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Massimo

JACOPO LIGOZZI, BOTANICA

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Jacopo Ligozzi, Anemone

Il pittore veneto Jacopo Ligozzi (Verona 1547 - Firenze 1627) ha creato le presenti illustrazioni botaniche durante il suo periodo di permanenza a Firenze a seguito della chiamata da parte del granduca Francesco I de' Medici. In quel periodo venne apprezzato dal naturalista e botanico Ulisse Aldrovandi che diventò un suo grande estimatore. L'artista, non si è interessato soltanto alla botanica. Durante la sua vita lavorativa, Ligozzi ha avuto modo di lavorare principalmente per la famiglia dei Medici a partire dal 1577, ma prima ha avuto modo di lavorare presso varie chiese del veronese sia da solo che insieme a suo padre, anch'egli pittore, inoltre c'è stato un periodo lavorativo a Trento al servizio del cardinale Cristoforo Madruzzo.

Jacopo Ligozzi, Avicennia Germinans

Jacopo Ligozzi, Datura Stramonium

Jacopo Ligozzi, Dictamnus Albus

Jacopo Ligozzi, Hyacinthus Orientalis

Jacopo Ligozzi, Mirabilis Jalapa

Jacopo Ligozzi, Peonia Officinalis

Jacopo Ligozzi, Pinguicula Vulgaris e Gentiana

Jacopo Ligozzi, Solidago Virgaurea

Jacopo Ligozzi, Fritillaria Persica

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Massimo

PICASSO, SIPARIO DI PARADE (1917)

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Pablo Ruiz y Picasso, Il Sipario di parade (1917) 19,40 x 10,50 metri

La Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini, ha avuto l'onore di ospitare un'opera del grande Pablo Ruiz y PICASSO molto particolare, infatti per le sue straordinarie dimensioni è stato impegnato l'intero Salone Pietro da Cortona che con i suoi 520 mq., era l'unico Museo della capitale capace di contenerla. L'opera faceva parte della mostra dedicata a Picasso svoltasi nel 2017 nelle Scuderie del Quirinale e lì non c'erano sale idonee per ospitarla.
L'opera a cui mi riferisco è un sipario che misura 16,40 x 10,50 metri pari a 172 mq ed è il dipinto più grande che Picasso abbia realizzato e porta come titolo Il sipario di Parade del 1917, commissionato da Sergej Djagilev per un balletto teatrale ideato da Jean Cocteau chiamato "Parade" andato in scena il 18 maggio 1917 a Parigi.
Nonostante fosse destinato per la capitale francese dove effettivamente è stato creato, Picasso in cerca di ispirazioni è venuto in Italia e l'ha trovata nei viaggi fatti tra Roma e Napoli. Nella raffigurazione il pittore ha voluto anticipare quello che forse il pubblico avrebbe visto una volta alzato il sipario.
Guardando le immagini non si ha la percezione delle dimensioni reali, per questo nelle ultime due fotografie si vede il sipario all'interno del salone e il salone stesso però vuoto.





Salone Pietro da Cortona

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Massimo


lunedì 22 gennaio 2024

GIOVANNI BATTISTA CARACCIOLO DETTO BATTISTELLO, SANT'ONOFRIO (1625)

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Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, Sant'Onofrio (1625) Olio su tela

Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (Napoli 1578 - 1635), fu uno dei primi pittori a seguire le orme di Caravaggio durante la sua permanenza a Napoli e fu anche uno degli artisti più talentuosi tra quelli che si cimentaranno con le nuove tecniche apportate dal Merisi. Alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma, si trova uno dei dipinti del caravaggesco napoletano che si intitola Sant'Onofrio, un olio su tela che misura 180 x 116 cm, realizzato nel 1625. Battistello ha voluto mettere in risalto il corpo macilento e provato dell'anziano santo, causato da più di sessant'anni di vita nel deserto dopo aver ripudiato le sue origini regali. La scena diventa ancor più cruda con lo sfondo scuro e con la luce proveniente dalla parte posteriore destra che mette in risalto sia la sua condizione fisica, ovvero di colui che si regge a fatica sul bastone, sia il corpo coperto soltanto da foglie, dalla lunga barba e dai lunghi capelli bianchi.

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Massimo

MUSEO NAZIONALE ROMANO - PALAZZO MASSIMO, MOSAICO PAVIMENTALE

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Mosaico pavimentale a cassettoni con Muse e scene mitologiche paesistiche (fine II sec. d.C.)

Il secondo piano del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo in Roma è dedicato prevalentemente alla ricostruzione degli ambienti delle Ville dell'Antica Roma. In una sala, sono esposte alcune pavimentazioni a mosaico, una di esse collocata in verticale su una parete per poter apprezzare la fine realizzazione. Si trova in ottimo stato ed è risalente alla fine del II secolo d.C., la forma quadrata favorisce un disegno a cassettoni, dove all'interno di essi, si trovano figure di Muse e scene mitologiche paesistiche.









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Massimo

Villa Aldobrandini

  © Photo by  Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e v...