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Statua di Apollo Sauroctono alla Galleria degli Uffizi

    #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Apollo Sauroctono La scultura, di cui si ignora la provenienza, è presente nella Galleria fin dal 1565 e raffigura il giovane dio Apollo, signore del canto e della musica, che si appoggia delicatamente a una lira, posizionata su di un supporto e in parte coperta da un mantello. Per tipologia e posizione, si può ritenere che l’opera qui presente sia in buona parte frutto di un pesante restauro cinquecentesco, effettuato a partire da frammenti originali (torso, bacino, cosce) di una replica romana del più famoso Apollo Sauroktonos di Prassitele, realizzato verso il 350 a.C. Il singolare soggetto, che raffigurava il dio nell’atto di uccidere una lucertola che sale su un tronco, aveva probabilmente un significato allusivo al ruolo di Apollo come protettore dal male. La strumento musicale del dio e il suo supporto, decorato da un grifone, sono stati dunque integrati in età moderna (1586), verosimilmente a opera del restauratore Giovanni Ca

GIUDITTA E OLOFERNE DI CARAVAGGIO

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giuditta e Oloferne (1599) - Palazzo Barberini - Roma
Senza togliere nulla agli altri musei di Roma, la Galleria Nazionale di Arte Antica Palazzo Barberini è uno dei musei che preferisco perché oltre alla bellissima architettura che si deve a Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Carlo Maderno, al suo interno ci sono opere di grande valore ed interesse come ad esempio le opere che sono racchiuse in una sala a Lui dedicata. Mi riferisco alla sala 20 dedicata a Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO (Milano 1571 - Porto Ercole 1610). Al suo interno oltre ad opere di pittori importanti come Giovanni Baglioni ed Orazio Borgianni classificati come caravaggisti, ci sono tre opere dell'artista milanese tra cui un capolavoro della pittura italiana. Mi riferisco al Giuditta e Oloferne realizzato nel 1599. Le fotografie parlano da sole, raccontano l'intensità della scena rappresentata dal Caravaggio nell'atto in cui di notte, una giovane e ricca vedova ebrea di nome Giuditta, taglia la testa ad un generale di Nabucodonosor re degli Assiri di nome Oloferne che assediava la sua città. Lei sicuramente bella, ha uno sguardo impassibile mentre compie l'atto, mentre Lui rimane lì inerme senza poter fare nulla. Notare il terrore puro che traspare dal viso e dallo sguardo. Altra figura non meno importante, è quella della vecchia serva di Giuditta che tiene tra le mani un drappo che dovrà contenere la testa di Oloferne da portare con se nella propria città come incoraggiamento nel combattere il nemico.








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