martedì 4 febbraio 2020

GINEVRA CANTOFOLI, DONNA CON TURBANTE (1650 ca)

 © Photo by Massimo Gaudio

Ginevra Cantofoli, Donna con turbante (1650 ca.)

Per molto tempo questo dipinto è stato attribuito a Guido Reni con il titolo Ritratto di Beatrice Cenci, ma a quanto pare è arrivata l'ufficialità da parte di Palazzo Barberini in Roma che l'autore, anzi, l'autrice sia stata la pittrice bolognese Ginevra Cantofoli (Bologna 1618 - 1672) e il titolo in questo caso è Donna con turbante. Anche qui si tratta di un'attribuzione e se è confermata, sarebbe in dubbio anche la storia che vede il pittore bolognese, eseguire il ritratto della ragazza il giorno prima della sua esecuzione avvenuta l'11 Settembre del 1599, quindi, il fatto che risultasse difficile il pensiero che una condannata a morte fosse stata ritratta poco prima di essere giustiziata, oggigiorno fa propendere il pensiero dell'attribuzione verso questa ultima. Se si prendono in considerazione vari ritratti eseguiti della pittrice dove appare il volto della stessa ragazza, è facile arrivare a questa conclusione. Molto si è parlato nel corso dei secoli di questo dipinto, grazie sia alla sua angelica espressione che alla sua storia di soprusi subiti da parte del padre. Molti scrittori come ad esempio Goethe, Stendhal, Dickens e via via fino ad arrivare a Moravia, hanno scritto molto su di lei dopo aver visto questo dipinto. 

Ginevra Cantofoli 
(In precedenza attribuito a Guido Reni)

Donna con turbante
(Presunto ritratto di Beatrice Cenci)

Olio su tela,  64,5 x 49 cm
1650 ca.


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 30 gennaio 2020

LA FORNARINA "SENZA VELI" A PALAZZO BARBERINI

Photo by Massimo Gaudio
Raffaello Sanzio, La fornarina (1518-1520) Olio su tavola

Nei giorni scorsi pubblicai un post dove preannunciavo che il celebre dipinto di Raffaello Sanzio dal titolo La fornarina esposta alla Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Barberini di Roma, sarebbe stato tolto dalla sua teca per sottoporlo a studi e indagini per mezzo di avanzate tecnologie. 
Non potevo perdere l'occasione di vedere da vicino un capolavoro di tale portata, quindi sono andato nella giornata di ieri a Palazzo Barberini ed ho approfittato per vederla senza il vetro che la protegge, lo stesso che non permette però la giusta visione per via dei riflessi delle luci. Nonostante che nella sala ci fosse poca luce, sono riuscito a far emergere nelle fotografie, il cielo e la vegetazione con le foglie di mirto che si trovano alle spalle della ragazza. Molto interessante è stato comunque vedere la tecnica con la quale la tavola viene scansionata tramite i raggi. Palazzo Barberini ha veramente dato una grande e rara opportunità di assistere ad un evento del genere. Sono stati previsti tre giorni e quello di oggi è l'ultimo, quindi, consiglio vivamente di vederla prima che la teca venga chiusa per essere portata alla grande mostra dedicata a Raffaello nelle Scuderie del Quirinale.








martedì 7 gennaio 2020

Il sogno di Costantino di Piero della Francesca

e la Recensione del Romanzo "La Flagellazione di Piero" di Mariagrazia Pecci


Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco

Recensione del Romanzo "La Flagellazione di Piero" di Mariagrazia Pecci

A cura di Manuela Moschin
Da appassionata d'arte quando ricevetti il libro rimasi attratta dal titolo piuttosto accattivante.
"La Flagellazione di Piero" di Mariagrazia Pecci invero allude chiaramente al celebre dipinto di Piero della Francesca del 1453 e conservato nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino.
Ci tengo a sottolineare che il romanzo ha soddisfatto le mie aspettative perché si tratta di una narrazione ricca di informazioni ben documentate e descrizioni molto affascinanti.
Per rendere l'idea della sua struttura ho riportato nell’articolo alcune citazioni tratte dal libro, evidenziando che è un romanzo interessante anche sotto il profilo storico-artistico.
Mariagrazia Pecci ha reso ancora più incantevole la figura dell’artista Piero della Francesca, raccontando una vicenda legata a un mistero toscano.
Avvincente fin dalle prime pagine, il libro si sviluppa alternando tre epoche differenti attraverso alcuni salti temporali risalenti al 1482 ai tempi del pittore Piero della Francesca, al 1988 a Sansepolcro e al 2012 rispettivamente a Firenze e ad Arezzo. Tra un capitolo e l'altro l’autrice accompagna il lettore nel passato e nel presente entro un intreccio intessuto con maestria.
La blogger e giornalista Lisa Giovinelli è la protagonista che scrive articoli inerenti ai misteri della Toscana e che si trova alle prese con un singolare enigma relativo a due giovani studenti del liceo artistico di Sansepolcro che sono scomparsi, dei quali ha ricevuto stranamente delle foto sul blog. Al fine della risoluzione del caso Lisa si avvale dell’aiuto da parte del suo amico questore Verroni.
Ma il capitolo che mi ha catturata maggiormente è relativo al racconto della Leggenda della Vera Croce nel quale la scrittrice si sofferma in modo meticoloso.
A tal proposito ho dedicato l’articolo a uno degli affreschi di Piero della Francesca che lo rappresenta ossia "Il sogno di Costantino".
Grazie a Mariagrazia ho avuto l'opportunità di dedicarmi a un artista noto per la tecnica pittorica e per gli studi geometrico prospettici alquanto rigorosi, conferendo alle opere un'atmosfera luminosa, il senso della profondità dei volumi e la plasticità dei corpi.
Concludo esprimendo i complimenti a Mariagrazia per aver creato una storia davvero intensa.
L'articolo prosegue parlando del dipinto di Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" 👇
Piero della Francesca e la Leggenda della Vera Croce (1452-1466) affresco, tempera a olio. Arezzo, basilica di San Francesco, cappella maggiore, coro. Piero della Francesca e la Leggenda della Vera Croce (1452-1466) affresco, tempera a olio. Arezzo, basilica di San Francesco, cappella maggiore, coro.

Piero della Francesca e la Leggenda della Vera Croce (1452-1466) affresco, tempera a olio. Arezzo, basilica di San Francesco, cappella maggiore, coro.

Facciamo un salto indietro nel tempo per arrivare esattamente al 1452 quando la famiglia Bacci incaricò Piero della Francesca di continuare gli affreschi relativi le Storie della Croce che Bicci di Lorenzo (1373-1452) aveva iniziato e che non potè terminare a causa della sua morte.
Piero della Francesca per rappresentare la storia del legno della Croce seguì non solo i Vangeli Apocrifi ma anche la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.
Gli affreschi sono stati suddivisi in dieci scene distribuite in due lunette e otto riquadri su tre registri, oltre a due figure di profeti.
L'opera è ricca di connotazioni politico religiose. Il ciclo si colloca nel clima della conquista turca di Costantinopoli (cade nel 1453) per la quale l'Europa temeva una possibile avanzata da parte del sultano Mehmed II.
Ma cosa racconta la Leggenda della Vera Croce? Sentiamo cosa riferisce l'autrice Pecci:
"Adamo prossimo a morire, ordinò al figlio Set di andare alle porte del Paradiso per chiedere aiuto a Dio un olio miracoloso che permettesse una morte serena. L'Arcangelo Gabriele, invece, gli diede un germoglio dell'albero della Conoscenza da collocare nella bocca di Adamo al momento della sua dipartita... La leggenda continuava col germoglio che crebbe e divenne albero. Re Salomone decise di impiegarlo nella costruzione del Tempio di Gerusalemme. Gli operai però non riuscirono a utilizzare quel legno. Malgrado i loro sforzi, risultava sempre troppo lungo o troppo corto rispetto all'occorrente e allora decisero di servirsene come passerella sul fiume Silce. Quando la Regina di Saba, trovandosi ad attraversare quel ponte, riconobbe il legno, profetizzò che un giorno sarebbe stato utilizzato per fabbricare una croce che avrebbe segnato il predominio del popolo ebraico. Re Salomone, messo a conoscenza della profezia, ordinò che la trave fosse sepolta nelle viscere della terra."

Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco 


Tra gli affreschi presenti nella basilica di San Francesco ad Arezzo si trova "Il sogno di Costantino" che è collocato nella porzione inferiore della parete dietro l'altare. L'opera è considerata il primo notturno della pittura italiana.
Mentre sta dormendo in una tenda cilindrica a Costantino gli compare un angelo in volo la notte che precede la battaglia contro i barbari di Massenzio. L'angelo tiene nelle braccia una croce luminosa che illumina la tenda per annunciare la vittoria dell'imperatore nel caso in cui avesse rappresentato la croce di Cristo sugli scudi dei soldati.
Una luce divina soprannaturale si diffonde armoniosamente, accendendo le tonalità dei gialli e dei rosa e creando un effetto di controluce sui militi.
Le loro armature riflettono attraverso un gioco di luci e ombre. L'atmosfera che si percepisce è quella di quiete malgrado la situazione tragica che si sarebbe verificata l'indomani. Quell'abbaglio luminoso proviene dalle piume dell'angelo che è giunto per rischiarare le tenebre e per rammentare all'uomo che non è solo. Le stelle non sono state inserite casualmente ma corrispondono alla loro vera posizione. Il momento rappresentato corrisponde all'alba poiché si riferisce alla cultura classica nella quale i sogni fatti all'alba erano considerati premonitori e veritieri.

Racconta Mariagrazia Pecci nel romanzo "La Flagellazione di Piero":
"L'imperatore Costantino sognò la sua vittoria contro l'usurpatore Massenzio solo se avesse utilizzato il simbolo della Croce. Piero rappresentò la scena del sogno attraverso l'imperatore Costantino che dormiva tranquillo sotto la tenda del suo accampamento, vegliato dalle guardie del corpo e da due soldati, mentre dall'alto si avvicinava un angelo che recava in mano una piccola croce. Seduta accanto al letto di Costantino inserì una figura che guardava trasognata fuori dal dipinto con un'espressione di impotenza:" 
Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco
Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco
Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco
Dettaglio - Piero della Francesca "Il sogno di Costantino" Leggenda della Vera Croce, 1452-1459 Affresco cm. 329x190 Arezzo, San Francesco
Vi ringrazio per avermi letta.
Manuela

mercoledì 25 dicembre 2019

LA NATIVITA' NEI MUSEI E NELLE CHIESE DI ROMA


Photo by Massimo Gaudio
Antonio di Benedetto degli Aquili detto Antoniazzo Romano, Natività e i santi Andrea e Lorenzo - Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini - Roma
La Città Eterna offre molto in termini artistici sia all'interno di musei che all'interno delle chiese. Vista la festività di oggi, il tema di questo articolo è ovviamente la Natività e per l'occasione ho voluto inserire fotografie inerenti due interpretazioni diverse della nascita di Gesù.
La prima è riferita ad un dipinto di Antoniazzo Romano (Roma 1435 ca. - 1508) intitolato Natività e i santi Andrea e Lorenzo, presente alla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma.






La seconda interpretazione di questa ricorrenza ci viene data dallo scultore toscano Arnolfo di Cambio (Colle Val d'Elsa 1240 - Firenze 1310) con il suo Presepe custodito nel museo della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Eseguito nell'ultima decade del XIII secolo, è una delle più antiche rappresentazioni esistenti commissionato da Papa Niccolò IV in occasione del restauro della Basilica.
Arnolfo di Cambio, Presepe (1290-1291) - Basilica di Santa maria Maggiore - Museo - Roma



lunedì 23 dicembre 2019

"Natalia Goncharova Una donna e le avanguardie, tra Gauguin, Matisse e Picasso" visitabile fino al 12 gennaio 2020 nel Palazzo Strozzi.


Natal'ja Gončarova "Autoritratto con gigli gialli" 1907-1908 Mosca, Galleria Statale Tretyakov Olio su tela (Fig.1)
A cura di Manuela Moschin

Desidero parlarvi dell'artista russa Natal'ja Gončarova (1881-1962) (Fig.1) e delle sue opere profondamente originali. 
Se in questi giorni vi trovate a Firenze la potete ammirare nella mostra intitolata "Natalia Goncharova Una donna e le avanguardie, tra Gauguin, Matisse e Picasso" visitabile fino al 12 gennaio 2020 nel Palazzo Strozzi. 
Gončarova non fu soltanto pittrice, ma anche costumista, grafica, scenografa e attrice cinematografica tanto da essere definita poliedrica.  Il suo anticonformismo contribuì a renderla originale nel suo genere.
La storica dell'arte Ludovica Sebregondi l'ha definita "Un'amazzone dell'avanguardia" scrivendo su Artedossier:
"Uno spirito anticonformista, tanto da essere stata, in Russia, oltre che la prima donna a esporre nudi, a essere censurata per aver presentato opere non tradizionali di tema religioso, a esibirsi nei cabaret, a mostrarsi nei luoghi più eleganti di Mosca con il volto dipinto per scandalizzare i benpensanti". 
Per l'artista fu fondamentale l'unione con il compagno pittore futurista appartenente all'Avanguardia Russa Michail Larionov (1881-1964) (Fig. 2 "Autoritratto") che incitandola a dipingere le disse:"Hai occhio per il colore, ma ti impegni sulla forma. Apri gli occhi ai tuoi stessi occhi". 
Insieme dettero inizio a un forte legame oltre che sentimentale anche artistico. 
C'è un dipinto che è stato significativo nella carriera artistica della pittrice Gončarova poiché tramite quest'opera fu accusata di offesa alla morale pubblica e di pornografia. Il dipinto in questione si intitola "Modella (su sfondo blu)" 1909-1910 (Fig.3) con il quale fu la prima pittrice donna a esporre nudi.
Michail Larionov "Autoritratto" 1910 (Fig.2)
Natal'ja Gončarova "Modella (su sfondo blu)" 1909-1910 (Fig.3) 

La pittrice ebbe modo di conoscere Matisse, Picasso, Marinetti, Depero e Balla  i quali furono fondamentali per la sua formazione artistica attraverso un'originale rielaborazione nello stile. 
Ci tengo inoltre a sottolineare che le foto dei dipinti "Autoritratto con gigli gialli" (Fig.1) "Inverno raccogliendo legna da ardere" (Fig.4) presenti in questo articolo sono state gentilmente offerte da Sabrina Carletti (membro gruppo Facebook L'arte raccontata nei libri  ) che ha avuto modo di visitare di recente la mostra nel Palazzo Strozzi a Firenze. Grazie Sabrina. 

Natal'ja Gončarova  "Inverno raccogliendo legna da ardere", 1911Mosca, Galleria Statale Tretyakov Olio su tela (Fig.4) 

Vi ringrazio per avermi letta.
Un caro saluto Manuela 

giovedì 28 novembre 2019

Ricordo di un dolore di Giuseppe Pellizza da Volpedo


Giuseppe Pellizza da Volpedo  "Ricordo di un dolore" (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107x79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC



Giuseppe Pellizza da Volpedo  "Ricordo di un dolore" (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107x79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC

Giuseppe Pellizza da Volpedo  "Ricordo di un dolore" (Ritratto di Santina Negri) 1889 Olio su tela cm. 107x79 Bergamo, Accademia Carrara GAMeC

A cura di Manuela Moschin

Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868- 1907) nacque a Volpedo in provincia di Alessandria. L'artista è celebre soprattutto per aver dipinto "Il Quarto Stato" che realizzò nel 1901 ed è conservato nel Museo del Novecento a Milano. Il dipinto raffigura un gruppo di lavoratori che sta marciando in segno di protesta.  
Sfogliando, invece, il catalogo della mostra “ Da Canova a Modigliani - il volto dell’Ottocento” che visitai nel 2010 nel Palazzo Zabarella a Padova mi soffermo a osservare un'opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo intitolata “Ricordo di un Dolore” (ritratto di Santina Negri) 1889. 
Tra le straordinarie opere esposte ricordo che rimasi affascinata da questo ritratto di Giuseppe Pellizza per la capacità di rappresentare la sofferenza.
C'è un motivo particolare che indusse l'artista a realizzare quest'opera. Risulta, infatti, che a causa della perdita della sorella Antonietta dipinse il volto di una giovane donna (Santina Negri) evidenziandone l’espressione triste e pensierosa. Possiamo notare che introdusse nel dipinto una viola, comunemente detta del pensiero, allo scopo di dare maggiore enfasi al momento tragico. 
L'immagine esprime nel suo insieme una drammaticità straziante che si percepisce dallo sguardo assente, dal volto pallido e dalla postura del corpo che si trova in una condizione di completo abbandono. Il bianco contrapposto al nero crea un'atmosfera lugubre in relazione con la morte. 
Quel vuoto incolmabile per la perdita di una persona cara traspare in modo lancinante ed evidente. 
Dedico il dipinto a tutte le persone che hanno sperimentato questa situazione dolorosa. 
Un abbraccio forte 💔












martedì 5 novembre 2019

VideoBlog Leonardo Da Vinci e il Cenacolo



Leonardo da Vinci "Il Cenacolo Vinciano" (Ultima Cena) 1495-1498, tempera e olio su due strati di preparazione gessosa stesi su intonaco -  cm. 460×880 
Refettorio - Convento di Santa Maria delle Grazie, Milano.

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Villa Aldobrandini

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