giovedì 9 aprile 2020

ULTIMA CENA di VALENTIN DE BOULOGNE

Valentin de Boulogne, Ultima Cena (1625-1626) - Palazzo Barberini - Roma

Richiesta dal nobile collezionista Asdrubale Mattei per il suo palazzo romano, la commissione dell'Ultima Cena segna un momento decisivo nell'affermazione del pittore francese nella scena artistica romana.
In ossequio alla tradizione iconografica consolidata, l'immagine si sviluppa in senso orizzontale, con gli apostoli che si dispongono in perfetto equilibrio intorno alla mensa, spartita dalla bisettrice della composizione, che coincide con la figura di Cristo e con la piega, non a caso cruciforme, della tovaglia.
L'apertura centrale e il drammatico chiaroscuro di matrice caravaggesca servono a stabilire un più intimo contatto tra Cristo e l'osservatore, gli unici a conoscere l'identità del traditore, il primo per preveggenza divina, il secondo per il privilegio della sua posizione. (da Palazzo Barberini)



Autore: Valentin de Boulogne (Coulommiers 1591 - Roma 1632)
Titolo: Ultima Cena
Supporto: Olio su tela
Anno: 1625 - 1626
Misure (cm.): 139 x 230 Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

mercoledì 8 aprile 2020

ALLEGORIA DELLA PITTURA DI ARTEMISIA GENTILESCHI

Artemisia Gentileschi (?), Allegoria della pittura 1630-1635) - Palazzo Barberini - Roma
Questo intrigante dipinto pone un interessante problema di identità. L'identità del suo autore innanzitutto: forse Artemisia Gentileschi durante il suo soggiorno a Napoli (1630-1638), o forse il francese Simon Vouet (Parigi 1590 - 1649), con una datazione intorno gli anni venti del Seicento. E l'identità dei due personaggi che compaiono sulla tela: il volto maschile presenta tratti somatici così fortemente connotati da far pensare che si tratti di un ritratto; la figura femminile, riccamente abbigliata ed incoronata da lauro, rappresenta invece l'Allegoria della pittura e potrebbe celare, forse, un autoritratto - idealizzato - dalla stessa Artemisia mentre rende omaggio a un committente o a un amico.
Tuttavia, non si può escludere che la storia vada ribaltata: che l'autoritratto dell'autore sia quello che compare sulla tela dipinta dalla Pittura, che egli effigia come propria musa. (da Palazzo Barberini)

Autore: Artemisia Gentileschi (?) (Roma 1593 - Napoli 1653)
Titolo: Allegoria della pittura
Supporto: Olio su tela
Anno: 1630 - 1635
Misure (cm.): 98 x 74,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

martedì 7 aprile 2020

CACCIATA DEI MERCANTI DAL TEMPIO di VALENTIN DE BOULOGNE

Valentin de Boulogne, La cacciata dei mercanti dal tempio (1618-1622) - Palazzo Barberini - Roma

La grande tela mette fedelmente in scena l'episodio della cacciata dei mercanti dal tempio di Gerusalemme così come viene descritto in particolare nel Vangelo di Giovanni (2, 12-25). Gesù, entrato nel tempio, scaccia con "una sferza di cordicelle" i venditori di pecore e colombe e rovescia i tavoli dei cambiavalute.
La tumultuosa azione è tutta compressa nel primissimo piano. La calca variopinta dei mercanti viene letteralmente travolta e sospinta a destra dall'impeto irresistibile del comando di Gesù, che pure non tradisce nel volto né ira e né violenta. Quasi confrontandosi con il Caravaggio della Vocazione di san Matteo in San Luigi dei francesi, Valentin esplora, in chiave dinamicamente superlativa, gli effetti della potenza del gesto di Cristo. (da Palazzo Barberini)

Autore: Valentin de Boulogne
Titolo: La cacciata dei mercanti dal tempio
Supporto: Olio su tela
Anno: 1618 - 1622
Misure (cm.): 195 x 260 Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

lunedì 6 aprile 2020

BUONA VENTURA di SIMON VOUET

Simon Vouet, La buona ventura (1617) - Palazzo Barberini - Roma
Un giovanotto dall'aria un po' rustica, si lascia convincere a farsi leggere la mano da una bella indovina, senza accorgersi della trappola che lo attende. Vouet si ispira al dipinto caravaggesco con lo stesso soggetto, oggi ai Musei Capitolini, per restituire una versione più esplicitamente ironica, se non sarcastica, come mostra l'impietosa rappresentazione del giovane ingenuo, più attratto dallo sguardo suadente della zingara che dalle sua capacità divinatorie. Alle sue spalle la vecchia megera ci rende suoi complici esibendo sguaiatamente il gesto volgare della "fiche", che non ha bisogno di traduzione e allude al furto della borsa del malcapitato credulone. Se la pittura è specchio della realtà, "ad vivum depicta", come recita l'iscrizione sul retro della tela, lo è innanzitutto perché anche in pittura non è tutto come sembra. (da Palazzo Barberini)
Autore: Simon Vouet
Titolo: La buona ventura
Supporto: Olio su tela
Anno: 1617
Misure (cm.): 95 x 137 Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

domenica 5 aprile 2020

NEGAZIONE DI PIETRO DI JUSEPE DE RIBERA

Jusepe de Ribera detto LO SPAGNOLETTO, Negazione di Pietro (1615-1616) - Palazzo Barberini - Roma
 Il soggetto ebbe molta fortuna tra gli imitatori di Caravaggio, giacché consentiva una ambientazione notturna, con vivaci effetti di luce, uno studio realistico dei tipi fisionomici, nonché una più immediata attualizzazione del racconto evangelico in termini di costumi, attitudini ed atmosfere.
Il pittore, memore della concentrata retorica gestuale della messa in scena del Merisi nella Chiamata di san Matteo, rovescia, per così dire, la dinamica drammaturgica dell'azione. Qui è san Pietro, ancora al limite del quadro, ma rimasto solo, ad esser fatto segno di un gesto che lo chiama in causa personalmente, un movimento che si ripete, come un'eco, nella mano scura del vecchio e in quella pallida della donna, cui l'apostolo risponde col proprio gesto, quasi a rendere tangibile il dramma della triplice negazione. (dal sito Palazzo Barberini)



Autore: Jusepe de Ribera detto lo SPAGNOLETTO
Titolo: Negazione di Pietro
Supporto: Olio su tela
Anno: 1615 - 1616
Misure (cm.): 163 x 233
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

sabato 4 aprile 2020

SANTA CECILIA E L'ANGELO DI CARLO SARACENI

Photo by Massimo Gaudio
Carlo Saraceni, Santa Cecilia e l'angelo (1610) - Palazzo Barberini - Roma
Il dipinto è un raffinato saggio di equilibrio formale, luministico e cromatico. La santa, considerata per tradizione patrona della musica, si accinge a un duetto celeste, accordando, istruita dall'angelo, le corde più gravi del suo liuto attiorbato, "ritratto" con meticolosa perizia. E al tema della divina armonia musicale sembrano intonarsi anche le corrispondenze alternate dei colori e il graduale modularsi del chiaroscuro, dalle ombre profonde ai riflessi sul serico panneggio e i lucidi strumenti, fino al candore delle ali angeliche.
L'opera, di cui si ignora l'originaria destinazione, è stata oggetto di ipotesi attributive alternative, in particola a favore del francese Guy François (1578-1650) attivo a Roma nel primo decennio del Seicento e non lontano dall'orbita caravaggesca. (da Palazzo Barberini)

Autore: Carlo Saraceni
Titolo: Santa Cecilia e l'angelo
Supporto: Olio su tela
Anno: 1610 ca.
Misure (cm.): 172 x 139
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

venerdì 3 aprile 2020

SAN FRANCESCO SORRETTO DALL'ANGELO DI ORAZIO GENTILESCHI

Photo by Massimo Gaudio
Orazio Gentileschi, San Francesco sorretto dall'angelo (1612-1613) - Palazzo Barberini - Roma
 Come ricorda l'iscrizione della tela, molto probabilmente la tela fu realizzata per decorare l'oratorio romano di San Girolamo alla Carità, fondato nel 1612 dal religioso e compositore Orazio Griffi (1566-1624). Come la produzione musicale dello stesso Griffi, sodale di San Filippo Neri, anche il dipinto commissionato a Orazio Gentileschi (Pisa 1563 - Londra 1639) sembra improntato alla meditazione e alla edificazione spirituale.
Francesco non è rappresentato nel momento dell'estasi, ma mentre rivive la passione di Gesù: non a caso il suo deliquio ricorda da vicino le immagini dell'agonia nell'Orto degli ulivi, in cui, dalla fine del XVI secolo, Cristo viene spesso raffigurato quasi privo di sensi e fisicamente sorretto da un angelo. Altrettanto fisici sono i segni delle stimmate e della dolorosa imitazione di cristo che Francesco porta su di se. (da Palazzo Barberini)





Autore: Orazio Gentileschi
Titolo: San Francesco sorretto dall'angelo
Supporto: Olio su tela
Anno: 1612 - 1613
Misure (cm.): 133 x 98
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

Il busto di San Francesco d'Assisi e l'autoritratto angosciato di Adolf Wildt

© Photo by  Massimo Gaudio Adolf Wildt, Maschera del dolore (Autoritratto) (1909) Marmo bianco, 37 x 33 x 20 cm, Galleria Comunale di Arte M...