lunedì 13 aprile 2020

NOLI ME TANGERE DI ANDREA DEL SARTO

Photo by Massimo Gaudio
Andrea del Sarto, Noli me tangere (1510) - Galleria degli Uffizi - Firenze
Noli me tangere, letteralmente significa non mi toccareSi tratta di una frase attribuita a Gesù quando si rivolge così a Maria Maddalena subito dopo la risurrezione. L'artista esegui questa opera per la chiesa di San Gallo a Firenze e molto probabilmente valse la commissione di altre due opere sempre per convento agostiniano: L'Annunciazione e la TrinitàDopo la demolizione della chiesa nel 1531, la tavola, insieme ad altri importanti opere, fu trasferita nella chiesa di S. Jacopo tra i Fossi, e collocata nella cappella Morelli. La pala rimase nella cappella fino al 1849, per poi arrivare nelle residenze dei Morelli fino al 1875, quando entro' agli Uffizi.

Autore:       Andrea del Sarto (Firenze 1486 - 1530)
Titolo: Noli me tangere
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1510
Misure (cm.): 176 x 155
Posizione: Galleria degli Uffizi
Località: Firenze

domenica 12 aprile 2020

RESURREZIONE DI CRISTO DI MARCO PINO

Photo by Massimo Gaudio
Marco Pino, Resurrezione di Cristo (1569 - 1576) - Galleria Borghese - Roma
La tavola, che comprende fedelmente l'affresco eseguito dall'artista per l'Oratorio del Gonfalone a Roma, documenta in modo esemplare gli stilemi propri  della fase più avanzata della "maniera". Un ritmo quasi frenetico sostiene l'intera composizione, dove le figure, atteggiate in pose innaturali, alludono ciascuna a un lontano modello estrapolato dal repertorio dei grandi maestri di inizio secolo, Raffaello e Michelangelo, rielaborato tuttavia, con l'apporto degli artisti nordici, secondo le esasperazioni formali e cromatiche del cosiddetto "manierismo internazionale". (da Galleria Borghese)

Autore: Marco Pino o Marco da Siena (Castelpino Siena 1521 - Napoli 1583)
Titolo: Resurrezione di Cristo
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1569 - 1576
Misure (cm.): 131 x 97,5
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

sabato 11 aprile 2020

COMPIANTO SUL CRISTO MORTO DI PIETER PAUL RUBENS

Photo by Massimo Gaudio
Peter Paul Rubens, Pianto sul Cristo morto (1602) - Galleria Borghese - Roma
 Nel dipinto Rubens fonde l'iconografia del compianto sul Cristo morto con quella della deposizione nel sepolcro, con Giuseppe d'Arimatea, la Madonna, san Giovanni Evangelista e la Maddalena che piangono l'evento. 
L'opera risale al primo soggiorno romano del pittore all'inizio del Seicento. La suggestione dell'antico si riflette nell'ara con scene di sacrificio, ma sopratutto nel forte rilievo scultoreo delle figure.
Verso la fine del XVIII, o all'inizio del seguente, l'opera è stata ingrandita su tutti i lati con l'aggiunta di strisce di tela forse per adattarla a una nuova cornice.
L'ultimo restauro (1986-1987) ha consentito il recupero delle raffinatissime cromie della tavolozza rubensiana e ha messo in risalto la straordinaria capacità dell'artista nel differenziare e graduare, tramite i colori, le consistenze e le qualità materiche, come per esempio il contrasto fra i diversi bianchi del marmo, del sudario e della veste della Maddalena. (da Galleria Borghese)





Autore: Pieter Paul Rubens (Siegen 1577 - Anversa 1640)
Titolo: Compianto sul Cristo morto
Supporto: Olio su tela
Anno: 1603 ca.
Misure (cm.): 180 x 157
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

venerdì 10 aprile 2020

CRISTO MOSTRATO AL POPOLO DI GREGORIO PRETI

Photo by Massimo Gaudio
Gregorio Preti, Cristo mostrato al popolo (1645-1655) - Collezione privata
L'inserzione dei volti espressivi dei due popolani consentì all'artista di superare la tradizionale raffigurazione dell'Ecce Homo, con il Cristo flagellato e coronato di spine presentato alla folla. L'opera costituisce una filiazione diretta del Pilato che si lava le mani già presentato nell'articolo di questa mattina, realizzato da Gregorio in collaborazione con il più giovane e talentuoso Mattia. (da Palazzo Barberini)






Autore: Gregorio Preti (Taverna 1603 - Roma 1672)
Titolo: Cristo mostrato al popolo
Supporto: Olio su tela
Anno: 1645 - 1655
Misure (cm.): 113 x 157
Posizione: Collezione privata
Si trovava: Palazzo Barberini
Località: Roma

PILATO SI LAVA LE MANI DEI FRATELLI GREGORIO E MATTIA PRETI

Photo by Massimo Gaudio
Gregorio e Mattia Preti, Pilato si lava le mani (1640ca.) - Collezione Rospigliosi presso la sede della Coldiretti - Roma
Il quadro illustra due distinti passi del Vangelo: Pilato che si lava le mani e Cristo condotto al calvario. Il dipinto fu realizzato poco dopo il 1640 dai fratelli Gregorio e Mattia Preti, attivi a due mani sulla tela: se la primo spettano i personaggi del gruppo centrale e i due uomini che mimano con le dita il gesto della crocifissione, al secondo possiamo attribuire il gruppo di destra e il bell'armigero con l'alabarda.





Autore: Gregorio e Mattia Preti
Titolo: Pilato si lava le mani
Supporto: Olio su tela
Anno: 1640 ca.
Misure (cm.): 135 x 320
Posizione: Collezione Rospigliosi presso la sede della Coldiretti
Si trovava: Palazzo Barberini
Località: Roma

giovedì 9 aprile 2020

ULTIMA CENA di VALENTIN DE BOULOGNE

Valentin de Boulogne, Ultima Cena (1625-1626) - Palazzo Barberini - Roma

Richiesta dal nobile collezionista Asdrubale Mattei per il suo palazzo romano, la commissione dell'Ultima Cena segna un momento decisivo nell'affermazione del pittore francese nella scena artistica romana.
In ossequio alla tradizione iconografica consolidata, l'immagine si sviluppa in senso orizzontale, con gli apostoli che si dispongono in perfetto equilibrio intorno alla mensa, spartita dalla bisettrice della composizione, che coincide con la figura di Cristo e con la piega, non a caso cruciforme, della tovaglia.
L'apertura centrale e il drammatico chiaroscuro di matrice caravaggesca servono a stabilire un più intimo contatto tra Cristo e l'osservatore, gli unici a conoscere l'identità del traditore, il primo per preveggenza divina, il secondo per il privilegio della sua posizione. (da Palazzo Barberini)



Autore: Valentin de Boulogne (Coulommiers 1591 - Roma 1632)
Titolo: Ultima Cena
Supporto: Olio su tela
Anno: 1625 - 1626
Misure (cm.): 139 x 230 Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

mercoledì 8 aprile 2020

ALLEGORIA DELLA PITTURA DI ARTEMISIA GENTILESCHI

Artemisia Gentileschi (?), Allegoria della pittura 1630-1635) - Palazzo Barberini - Roma
Questo intrigante dipinto pone un interessante problema di identità. L'identità del suo autore innanzitutto: forse Artemisia Gentileschi durante il suo soggiorno a Napoli (1630-1638), o forse il francese Simon Vouet (Parigi 1590 - 1649), con una datazione intorno gli anni venti del Seicento. E l'identità dei due personaggi che compaiono sulla tela: il volto maschile presenta tratti somatici così fortemente connotati da far pensare che si tratti di un ritratto; la figura femminile, riccamente abbigliata ed incoronata da lauro, rappresenta invece l'Allegoria della pittura e potrebbe celare, forse, un autoritratto - idealizzato - dalla stessa Artemisia mentre rende omaggio a un committente o a un amico.
Tuttavia, non si può escludere che la storia vada ribaltata: che l'autoritratto dell'autore sia quello che compare sulla tela dipinta dalla Pittura, che egli effigia come propria musa. (da Palazzo Barberini)

Autore: Artemisia Gentileschi (?) (Roma 1593 - Napoli 1653)
Titolo: Allegoria della pittura
Supporto: Olio su tela
Anno: 1630 - 1635
Misure (cm.): 98 x 74,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

Il busto di San Francesco d'Assisi e l'autoritratto angosciato di Adolf Wildt

© Photo by  Massimo Gaudio Adolf Wildt, Maschera del dolore (Autoritratto) (1909) Marmo bianco, 37 x 33 x 20 cm, Galleria Comunale di Arte M...