lunedì 27 aprile 2020

Beato Angelico, Trittico (Ascensione, Giudizio Universale, Pentecoste)


Giovanni da Fiesole detto BEATO ANGELICO, Trittico con Ascenzione Giudizio Universale e Pentecoste (1447-1448) - Galleria Corsini - Roma
L’opera, donata al cardinale Lorenzo Corsini, ha fatto discutere a lungo gli studiosi: non era infatti chiaro se le tre tavolette fossero state concepite da Beato Angelico come un’opera unitaria oppure fossero state riadattate e messe assieme successivamente. I dubbi sorgevano per l’inusuale accostamento dei tre episodi raffigurati - AscensioneGiudizio UniversalePentecoste – e per una erronea lettura di un inventario Corsini, secondo la quale le tavolette furono donate separatamente e poi assemblate. Studi recenti hanno invece smentito sia quest’ultima ipotesi, sia la presunta incongruità dei tre episodi: tale associazione si ritrova infatti anche in altre opere ed è motivata da connessioni tematiche e dottrinali.

Il recente restauro ha permesso di recuperare i colori brillanti e la grande ricchezza di dettagli, tipici della produzione dell’artista fiorentino. Accanto a questi vanno notati la pacata espressività dei volti e l’impostazione geometrica delle scene: nel Giudizio, ad esempio, i due gruppi di redenti e dannati si accalcano rispettivamente a sinistra e a destra di una fila di tombe aperte nel terreno che, assieme al Cristo Giudice spartiscono esattamente a metà il pannello dipinto. (dal sito Galleria Corsini)

Autore: Giovanni da Fiesole detto Beato Angelico (Vicchio 1395- Roma 1455)
Titolo: Trittico (Ascensione, Giudizio Universale, Pentecoste)
Supporto: Tempera su tavola
Anno: 1447 - 1448
Misure (cm.): 55 x 18,5; 55 x 38,5; 55 x 18
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

domenica 26 aprile 2020

Salomè con la testa del Battista di Guido Reni

Guido Reni, Salomè con la testa del Battista (1638-1639 ca.) - Galleria Corsini - Roma
La figura di Salomè si staglia su un fondo grigio e indistinto, dal quale emerge portando su un piatto la testa recisa del Battista, da consegnare alla madre Erodiade. Il Vangelo (Mt. 14, 1-12) narra, infatti, che Erode Antipa avesse fatto arrestare il santo per l’aperta critica alla sua unione con Erodiade, già moglie del fratello, ma che non avesse avuto il coraggio di farlo uccidere. Durante un banchetto in suo onore, Salomè si esibì in una sensuale danza che colpì Erode talmente tanto da prometterle di esaudire qualunque suo desiderio; la fanciulla, istigata dalla madre, chiese allora di avere «su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 
La versione di Guido Reni si concentra sulla messa in scena del contrasto tra l’episodio narrativo – una fanciulla che porta una testa mozzata su un piatto – e il volto di Salomè, che punta gli occhi sullo spettatore, mantenendo allo stesso tempo una gelida e impersonale distanza, accentuata dalla sapiente tecnica pittorica utilizzata da Reni, che fa emergere dalla tela le sue ricche vesti e il copricapo, attraverso pennellate lunghe e corpose. L’opera è, verosimilmente, quella acquistata dal cardinale Francesco Barberini il 13 dicembre 1639 e che entrò nella collezione Corsini come dono di monsignor Bardi a papa Clemente XII (1730-1740), diventandone subito uno dei dipinti più apprezzati, come testimoniano le numerose copie e le lodi che le sono dedicate nelle guide di Roma tra Settecento e Ottocento. (dal sito Galleria Corsini)
Autore: Guido Reni (Bologna 1575 - 1642)
Titolo: Salomè con la testa del Battista
Supporto: Olio su tela
Anno: 1638 - 1639 ca.
Misure (cm.): 134 x 97
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

sabato 25 aprile 2020

Disputa di Gesù fra i dottori di Luca Giordano


Luca Giordano, Cristo tra i Dottori (1656-1660) - Galleria Corsini - Roma

L’episodio raffigurato nel dipinto è narrato nel Vangelo di Luca (2, 41-50): Giuseppe e Maria, smarrito il giovane Gesù a Gerusalemme, lo ritrovano all’interno del tempio, intento a interrogare gli esperti su questioni teologiche. Nel dipinto sono riuniti due momenti: la disputa di Gesù coi dottori del tempio e il ritrovamento da parte di Giuseppe e Maria, questi ultimi visibili sul fondo del quadro, tra la gamba di Gesù e uno dei dottori. L’impostazione del dipinto è articolata su due centri visivi: il giovane Gesù seduto sulla destra e la colonna del tempio a rappresentare la nuova fede contrapposta alla vecchia. Attorno si dispone la folla dei dottori, che ascoltano ammirati e sbigottiti, oppure discutono allarmati, confrontando le parole di Gesù con le sacre scritture. (dal sito Galleria Corsini)

Autore: Luca Giordano (Napoli 1634 - 1705)
Titolo: Disputa di Gesù fra i dottori
Supporto: Olio su tela
Anno: 1656 - 1660
Misure (cm.): 221 x 302
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

venerdì 24 aprile 2020

La morte di Adone di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto


Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, La morte di Adone (1637) - Galleria Corsini - Roma
Il mito di Venere e Adone è qui giunto al suo ultimo atto. Adone, il bellissimo giovane amato da Venere, è stato ferito a morte da un cinghiale durante una battuta di caccia. La dea irrompe sulla scena con un vero e proprio salto, che non è semplicemente una trovata scenica ma è legato alla narrazione. Ovidio, infatti, nel X libro delle Metamorfosi, narra che Venere si trova sul suo carro trainato da cigni, di ritorno a Cipro, quando da lontano sente i gemiti di Adone morente e si precipita giù dal cielo. Alle spalle di Adone vediamo un cane da caccia, un tronco spezzato e un paesaggio dai colori foschi. Il corpo del giovane risalta sul rosso del panneggio, probabile allusione al colore dell’anemone, il fiore in cui verrà tramutato il suo sangue.
L’episodio è riletto in chiave cristologica, come già era avvenuto in ambito letterario con il poema Adone (1623) di Giovan Battista Marino. La ferita di Adone è sul costato, non sull’inguine, come nel poema ovidiano, e il modo in cui Venere solleva le braccia, in segno di disperazione, è stato messo in relazione con l’iconografia della Maddalena. (dal sito Galleria Corsini)


Autore: Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto (Jativa 1591 - Napoli 1652)
Titolo: La morte di Adone
Supporto: Olio su tela
Anno: 1637
Misure (cm.): 179 x 262
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

giovedì 23 aprile 2020

San Giovanni Battista di Caravaggio

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1604-1606) - Galleria Corsini - Roma
Si è a lungo dubitato dell’autografia di questo dipinto, sebbene esistano altre versioni dello stesso soggetto realizzate da Caravaggio in maniera piuttosto simile. Vediamo un giovane San Giovanni Battista senza barba, seminudo e coperto dal mantello rosso, con il bastone a croce poggiato al suo fianco, ma privo della tradizionale pelliccia di cammello che compare invece in altre versioni. Caravaggio raffigura un momento di riposo durante la vita di penitenza di Giovanni nel deserto, ma rispetto all’iconografia tradizionale gli attribuiti del santo sono quasi marginalizzati: la ciotola, con cui Giovanni versò l’acqua nel battesimo di Gesù è come privata del suo ruolo sacrale, mentre la croce è appena visibile, nascosta dal bordo del dipinto. In questo modo Caravaggio ha attualizzato la rappresentazione del giovane Battista nel deserto, conferendo maggiore immediatezza a un tema che si era più volte prestato a interpretazioni in cui si mescolano sacro e profano. (dal sito Galleria Corsini)

Autore: Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO (Milano 1571 - Porto Ercole 1610)
Titolo: San Giovanni Battista
Supporto: Olio su tela
Anno: 1604 - 1606
Misure (cm.): 94 x 131
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

mercoledì 22 aprile 2020

La Madonna delle Ciliegie di Federico Fiori detto il Barocci


Federico Fiori detto IL BAROCCI, Riposo durante la fuga in Egitto detto La Madonna delle ciliegie (1570-1573) - Pinacoteca dei Musei Vaticani - Città del Vaticano

La tela, che raffigura la Sacra Famiglia in un momento di riposo durante la Fuga in Egitto, è stata dipinta da Federico Barocci per l’amico e collezionista d’arte Simonetto Anastagi di Perugia al quale la inviò nel 1573. La raffinata opera del pittore urbinate, pur ispirandosi ad analoghe composizioni del Correggio, esprime il tema religioso con gesti immediati e armoniosa semplicità, trasferendo la sfera divina in un contesto più umano, secondo i nuovi canoni della Controriforma. La palma che con la sua ombra e i suoi frutti aveva offerto protezione e ristoro alla Vergine e al Bambin Gesù, secondo la narrazione del Vangelo apocrifo dello pseudo Matteo, viene qui sostituita da un albero di ciliegie, il cui frutto allude simbolicamente al sangue della passione di Cristo e alla dolcezza del Paradiso. Alla morte dell’Anastagi (1602) l’opera passò ai Gesuiti di Perugia dove rimase fino al 1773. A seguito della soppressione dell’ordine giunse a Roma nel Palazzo del Quirinale, da dove venne trasferita nel 1790 nell’antica Pinacoteca Vaticana. Successivamente passata nei Palazzi Apostolici, tornò stabilmente in Pinacoteca al tempo di S. Pio X (1903-1914). (dal sito Musei Vaticani)

Autore:      Federico Fiori detto il Barocci (Urbino 1528 - 1612)
Titolo: Riposo durante la fuga in Egitto detto La Madonna delle ciliegie
Supporto: Olio su tela
Anno: 1570 - 1573
Misure (cm.): 133 x 110
Posizione: Musei Vaticani - Pinacoteca
Località: Città del Vaticano

martedì 21 aprile 2020

La Madonna col Bambino e Santi di Tiziano Vecellio

Tiziano Vecellio, La Madonna col Bambino e Santi detta Madonna dei Frari (1533 - 1535) - Pinacoteca dei Musei Vaticani - Città del Vaticano
La grande pala della Madonna col Bambino e Santi fu dipinta fra il 1533 e il 1535 per la chiesa di S. Niccolò della Lattuga in Campo dei Frari al Lido di Venezia, meglio nota come San Niccolò dei Frari. Fu acquistata da papa Clemente XIV per il palazzo pontificio del Quirinale (1770 circa) a Roma, dove non sembra essere mai stata esposta; fu invece a S. Pietro in Montorio e nel 1797 fu trasportata a Parigi; dal 1820 entrò a far parte della Pinacoteca Vaticana di Pio VII. Il dipinto, originariamente centinato (cioè ricurvo nella parte superiore, ove era rappresentata la colomba dello Spirito Santo), presenta la Vergine con il Bambino e angeli sulle nubi e in basso i Santi Caterina, Nicola, Pietro, Antonio, Francesco e Sebastiano in raccoglimento. Questo capolavoro è un'opera della piena maturità dell'artista che, superati i primi insegnamenti del Bellini e del Giorgione, si rivela ormai come una personalità autonoma e pienamente affermata, tanto da essere considerato il primo dei pittori di Venezia. (dal sito Musei Vaticani)

Autore:      Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1490 - Venezia 1576)
Titolo: La Madonna col Bambino e Santi detta Madonna dei Frari
Supporto: Olio su tavola trasportato su tela
Anno: 1533 - 1535
Misure (cm.): 388 x 270
Posizione: Musei Vaticani - Pinacoteca
Località: Città del Vaticano

Il busto di San Francesco d'Assisi e l'autoritratto angosciato di Adolf Wildt

© Photo by  Massimo Gaudio Adolf Wildt, Maschera del dolore (Autoritratto) (1909) Marmo bianco, 37 x 33 x 20 cm, Galleria Comunale di Arte M...