giovedì 23 luglio 2020

Artemisia Gentileschi, Madonna che allatta

Artemisia Gentileschi, Madonna che allatta (1610-1611) Galleria Spada - Roma

L'originalissimo e celebre dipinto mostra, in modo del tutto inedito, una Vergine Maria che si è leggermente assopita mentre allatta il Bambino: il capo leggermente reclinato, gli occhi socchiusi, la mano sinistra abbandonata ci parlano della dolcezza, ma anche della fatica, della maternità, in una nuova visione dell'arte che si ispira direttamente al vero, senza per questo perdere i suoi densi riferimenti spirituali.
E' stata la giovanissima Artemisia Gentileschi, figlia del pittore Orazio, a ideare questa scena intima in cui un biondo Gesù infante pare risvegliare la madre con una leggera carezza; dall'arte del padre pittore deriva, invece, l'estremo preziosismo del colore, brillante, sfumato in una serie di trapassi di rosa perla luminosi e cangianti, che molto devono alla tradizione toscana. Databile intorno al 1610, il dipinto si ammira vicino ad uno dei capolavori assoluti di Orazio Gentileschi, il David con la testa di Golia, e costituisce, assieme all'altro dipinto di Artemisia conservato alla Galleria Spada, la Santa Cecilia che suona il liuto, uno dei più ragguardevoli nuclei collezionistici dei Gentileschi conservati in un museo pubblico.(testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1654)
Titolo: Madonna che allatta
Supporto: Olio su tela
Anno: 1610 - 1611
Misure (cm.): 116,5 x 86,5 Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

mercoledì 22 luglio 2020

Giovanni Battista Gaulli detto IL BACICCIA, Il Trionfo del nome di Gesù

Photo by Massimo Gaudio
Giovanni Battista Gaulli detto IL BACICCIA, Il Trionfo del nome di Gesù (1677 ca.) Galleria Spada - Roma
Questo luminoso "bozzettone" è un grande modello preparatorio per la più importante decorazione a fresco del barocco romano, la volta della chiesa del Gesù, a pochi passi da piazza Venezia. Si tratta di una testimonianza preziosa sia per le dimensioni che per il grado di finitura, nonchè per la qualità eccelsa della pittura e per l'importanza dell'affresco finale che ad essa fa riferimento. Giovan Battista Gaulli, fondamentale protagonista della pittura romana della seconda metà del Seicento, eseguì la decorazione del Gesù tra 1668 e 1679; i Gesuiti richiesero dei modelli per l'approvazione dell'opera da compiersi e il pittore presentò, quindi, la sua visione dello sfolgorante trionfo, al centro del sole e in mezzo alle schiere angeliche, del monogramma di Cristo, IHS, emblema della compagnia di sant'Ignazio. E' anche il trionfo dell'illusionismo prospettico, della retorica cattolica, dell'insegnamento morale per lo spirito mentre la vista trae diletto: al centro della scena, nel pulviscolo d'oro, si trovano la Chiesa, i Santi, i Magi; in basso, sprofondano le allegorie del Peccato, dell'Eresia, della Vanità. Fu il cardinal Fabrizio Spada a rendere possibile l'entrata in collezione di questo dipinto così speciale: forse fu un dono degli stessi padri Gesuiti, con cui il cardinale intratteneva solidi rapporti.  (testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Giovanni Battista Gaulli detto Il BACICCIA (Genova 1639 - Roma 1709)
Titolo: Il Trionfo del nome di Gesù
Supporto: Olio su tela
Anno: 1677 ca.
Misure (cm.): 179,5 x 120
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

domenica 19 luglio 2020

Bernardino Cesari, Diana e Atteone

Photo by Massimo Gaudio
Bernardino Cesari, Diana e Atteone (1601-1613) Galleria Borghese - Roma
Il dipinto è un probabile acquisto del cardinale Scipione Borghese. Menzionato in un poemetto che descrive la collezione scritto nel 1613, la tela reca sul sasso la firma del pittore. Si tratta di una copia fedele di un dipinto di analogo soggetto eseguito dal fratello di Bernardino, Giuseppe cesari detto il Cavalier d’Arpino, di cui esistono varie versioni. Di grande interesse è la presenza della firma dell’autore, al quale si possono riferire con certezza ben poche opere.  (testo tratto dal sito Galleria Borghese)
Autore: Bernardino Cesari (Arpino 1571 - 1622)
Titolo: Diana e Atteone
Supporto: Olio su tela
Anno: 1601 - 1613
Misure (cm.): 62,5 x 83
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

sabato 18 luglio 2020

Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, La cattura di Cristo

Photo by Massimo Gaudio
Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, La cattura di Cristo (1598) Galleria Borghese - Roma
Il dipinto venne definito già nel Seicento come la più bella opera eseguita dal Cavalier d’Arpino. Giunse nella collezione di Scipione Borghese in seguito al sequestro delle opere conservate nello studio del pittore, ordinato nel 1607 da Paolo V. L’aggressione notturna rappresentata nel dipinto è tra le composizioni più celebri e imitate del Cesari.  (testo tratto dal sito Galleria Borghese)
Autore: Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO (Arpino 1568 - 1640)
Titolo: La cattura di Cristo
Supporto: Olio su rame
Anno: 1598
Misure (cm.): 79 x 58
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

venerdì 17 luglio 2020

Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, Ratto di Europa

Photo by Massimo Gaudio
Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, Ratto d'Europa (1603-1606) Galleria Borghese - Roma
Il dipinto, di piccolo formato, fa parte della collezione del cardinale Scipione Borghese che, probabilmente, l’acquistò direttamente dall’autore. La scena, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, è costruita sul binomio formato dai colori complementari, l’azzurro e il giallo, ed è una delle più armoniose composizioni del Cesari. L’artista non appare interessato al dramma della giovane Europa che viene rapita da Giove contrariamente alla sua volontà, ma si limita a ritrarre il momento del rapimento, il trasporto per mare, una rappresentazione finalizzata a produrre un effetto piacevole. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)
Autore: Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO (Arpino 1568 - 1640)
Titolo: Ratto di Europa
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1603 - 1606
Misure (cm.): 58 x 45
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

giovedì 16 luglio 2020

Ludovico Cardi detto CIGOLI, Giuseppe con la moglie di Putifarre

Ludovico Cardi detto CIGOLI, Giuseppe con la moglie di Putifarre (1610) Galleria Borghese - Roma
Il dipinto, firmato e datato “Lod. Cigoli F. 1610”, venne eseguito per Antonio Ricci, vescovo di Arezzo nel 1611. Ricci lo donò poi al cardinale Scipione Borghese, probabilmente in segno di gratitudine per l’importante nomina ricevuta .L’immediatezza narrativa del soggetto, resa attraverso l’effetto dei colori, delle espressioni e dei gesti, rimanda a una teatralità di costume e a un sentimento già barocco. Il tema, tratto dal Vecchio Testamento, è rivisto in chiave laica, una scena d’alcova dove la moglie di Putifarre appare come una perfetta cortigiana. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)
Autore: Ludovico Cardi detto CIGOLI (Cigoli 1559 ca - Roma 1613)
Titolo: Giuseppe con la moglie di Putifarre
Supporto: Olio su tela
Anno: 1610
Misure (cm.): 220 x 150
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

mercoledì 15 luglio 2020

Scipione Pulzone, Sacra Famiglia con i santi Giovannino ed Elisabetta

Photo by Massimo Gaudio

Scipione Pulzone, Sacra Famiglia con i santi Giovannino ed Elisabetta (dopo 1570) Galleria Borghese - Roma

L’opera compare, con l’esatta attribuzione a Scipione Pulzone, nell’inventario della collezione del 1693. Il dipinto costituisce uno dei capolavori d’arte sacra del pittore per l’attenzione alla resa dei particolari e lo studio della luce che evidenzia le figure in primo piano, sottolineando la modestia della Madonna e la semplice umanità di Elisabetta. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)

Autore: Scipione Pulzone (Gaeta 1550 ca - Roma 1598)
Titolo: Sacra Famiglia con i santi Giovannino ed Elisabetta
Supporto: Olio su tela
Anno: 1570 - 1598
Misure (cm.): 135 x 105
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...