mercoledì 23 settembre 2020

La Biblioteca Reale di Torino e la preziosa raccolta di Opere d'Arte.


Biblioteca Reale di Torino

A cura di Manuela Moschin
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"La Biblioteca particolare del Re è ricca delle più scelte e belle edizioni moderne di opere appartenenti a storia, viaggi, arti, economia pubblica e scienze diverse. Vi si annoverano più di 30.000 volumi a stampa, tra’ quali alcuni in pergamena e miniati". Davide Bertolotti (1840).


Nel Palazzo Reale di Torino, che dal 1997 fa parte del Patrimonio dell'Umanità UNESCO, è ubicata la Biblioteca Reale.
Attualmente la Biblioteca conserva 200.000 volumi, incisioni, 4.500 manoscritti, pergamene, disegni, carte antiche e il celebre "Autoritratto" di Leonardo Da Vinci, del quale ne parlerò nei prossimi articoli.
Nel 1831 Carlo Alberto di Savoia-Carignano, amante della cultura, desiderò attuare un rinnovamento architettonico e artistico della struttura. Tra le sue innovazioni nel 1839 istituì la Biblioteca Reale, incaricando il Conte Michele Saverio Provana del Sabbione di raccogliere il patrimonio librario, disperso in seguito a una grande perdita dovuta alle spoliazioni napoleoniche e alla donazione elargita all'Università di Torino da parte di Vittorio Amedeo.
Carlo Alberto nominò bibliotecario di corte Domenico Promis, che si impegnò a incrementare la raccolta tramite acquisizioni di fondamentale importanza. Oltre a ciò, venne progettata una nuova Biblioteca, sotto la galleria Beaumont, da parte dell'architetto di Corte Pelagio Palagi. Nel 1840 essa si impreziosì ulteriormente arricchendosi di trentamila volumi e una pregiata collezione di disegni, incisioni, manoscritti, carte nautiche e cinquecentine. Giovanni Volpato, Ispettore della Reale Galleria dei quadri e Sotto Segretario della Reale Accademia Albertina di Belle Arti, ebbe un ruolo basilare, in quanto tra il 1839 e il 1840 vendette per 50.000 lire piemontesi la sua preziosa collezione di disegni che comprendeva, oltre ai capolavori di Leonardo da Vinci, opere di artisti come Raffaello, Michelangelo, Carracci, Tintoretto, Perugino, Guercino, Canova, Tiepolo, Veronese, Rembrandt e Vasari.
Biblioteca Reale di Torino



martedì 22 settembre 2020

Canova e la Gypsotheca di Possagno

 

Gypsotheca di Possagno (TV)

A cura di Manuela Moschin

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Il fratellastro di Antonio Canova, ossia il vescovo Giovanni Battista Sartori Canova, volle erigere un museo al fine di conservare i modelli da cui sono stati realizzati i marmi. Nella Gypsotheca è possibile ammirare i calchi originali in gesso, i bozzetti in terracotta o cruda oppure in cera. 
L'edificio risalente al 1844 è stato progettato dall'arch. Francesco Lazzari, tuttavia, in seguito ai due conflitti mondiali, la Gypsotheca subì gravi danni. Nel 1957 fu affidata la costruzione di una nuova ala del museo all'arch. Carlo Scarpa (1906-1978), che ebbe la maestria di concepire un'ambientazione scenografica altamente suggestiva e coinvolgente, attraverso la predisposizione di involucri architettonici, che consentono di far filtrare la luce dall'alto. Entrando nella Sala Grande, si rimane affascinati dall'allestimento spettacolare. Le opere appaiono come attori teatrali all'interno di un tempio dell'arte.

Antonio Canova (1757-1822) (Fig.4) era figlio di uno scalpellino, che morì all'età di 26 anni, la madre si risposò con Francesco Sartori. Fu, in questo secondo matrimonio che nacque il fratellastro di Antonio, il vescovo Giovanni Battista Sartori, che ebbe un ruolo fondamentale nella vita dell'artista. Canova visse l'infanzia con il nonno paterno Pasino, che per il suo carattere burbero fu soprannominato il "rustego", ma dal quale apprese l'arte dello scalpellino. In seguito, fece il suo apprendistato a Venezia da Giuseppe Bernardi detto Torretti, apprendendo le tecniche della sbozzatura e dell'intaglio. Nel 1779 si recò a Roma presso l'ambasciatore della Repubblica Veneta Girolamo Zulian dove seguì i corsi di nudo all'Accademia di Francia. Viaggiò in Austria, a Parigi (dove fu chiamato da Napoleone) e a Londra per visitare i marmi del Partenone trasferiti dalla Grecia da Lord Elgin. 
La sua fama crebbe in Italia e all'estero, ricevendo commissioni da re e imperatori, principi e capi di Stato. 
Egli morì a Venezia il 13 ottobre 1822. Venne sepolto a Possagno, inizialmente nella vecchia chiesa e poi nel tempio. 
Vi ringrazio 
Manuela 

Gypsotheca di Possagno (TV)



Autoritratto di Antonio Canova 1792 

sabato 1 agosto 2020

Danzatrice con il dito al mento

Danzatrice con il dito al mento (prima metà XIX sec) Musei di Villa Torlonia - Roma
Il prototipo di questa statua, priva di testa, braccia e piedi, può essere sicuramente considerato la “Danzatrice con il dito al mento” o “Danzatrice Manzoni” dal nome di Domenico Manzoni che la commissionò ad Antonio Canova nel 1811 per 4.400 scudi. Ne esistono molte riproduzioni e nella Gipsoteca di Possagno si può ancora vedere il modello in gesso, realizzato da Canova nel 1809, da cui derivarono varie sculture. Di sicuro sappiamo che Alessandro Torlonia fece eseguire da Luigi Bienaimé (1795-1878), della scuola di Thorvaldsen, una copia della “Danzatrice” del Canova, che ora si trova nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. L’esemplare esposto rivela una lavorazione accurata e di buona qualità, con un effetto di non finito, dovuto probabilmente ai danni atmosferici provocati dall’esposizione all’aria. (testo tratto dal sito Musei di Villa Torlonia)
Autore: Anonimo
Titolo: Danzatrice con il dito al mento
Supporto: Marmo di Carrara
Anno: Prima metà del XIX secolo
Misure (cm.): -
Posizione: Musei di Villa Torlonia
Località: Roma

venerdì 31 luglio 2020

Antonio Canova, Morte di Priamo

L'Arte di fotografare l'Arte

© Photo by Massimo Gaudio

Antonio Canova, Morte di Priamo - Musei di Villa Torlonia - Roma
Il rilievo Torlonia descrive l’ultimo atto della vita del re troiano Priamo, e riprende solo la scena centrale del rilievo originario, che aveva ai lati diversi personaggi. Il gesto crudele di Pirro, figlio di Achille, intento a colpire il vegliardo dopo averlo afferrato per i capelli, costituisce il punto focale della scena e viene sottolineato da linee verticali ed oblique, sbilanciate verso sinistra, che accentuano lo smarrimento provocato da una violenza così efferata. Da un punto di vista stilistico si nota un collegamento con la scultura del ‘400 e con la pittura di Gavino Hamilton e dei vasi greci. (testo tratto dal sito Musei di Villa Torlonia)
Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822)
Titolo: Morte di Priamo
Supporto: Gesso
Anno: -
Misure (cm.): -
Posizione: Musei di Villa Torlonia
Località: Roma

giovedì 30 luglio 2020

Antonio Canova, Danza dei Feaci

Antonio Canova, Danza dei Feaci - Musei di Villa Torlonia - Roma
Il tema di questo bassorilievo Torlonia è quasi contrapposto, nella sua espressione di gioia, all’angoscia delle altre due composizioni precedenti. Si ispira all’ottavo libro dell’Odissea, in cui Hallo e Laudamante, figli di Alcinoo, re dei Feaci, danzano davanti ad Ulisse. Il ritmo che avvolge i corpi dei due giovani è come un’onda melodiosa sottolineata dalla circolarità del drappo che viene fatto volteggiare con grazia. La palla, che resta sospesa ai loro piedi, sta a rappresentare il mito greco della perfezione dell’universo. Il gesso Torlonia è stato strutturato in funzione della sua sistemazione in una sala della Villa e quindi è stato riprodotto solo l’episodio centrale, eliminando le figure che assistono alla danza come nelle altre serie a noi note. La composizione sembra rispondente alle scelte tematiche dei Torlonia, dai quali la danza era particolarmente apprezzata. Ne è testimonianza la copia che possedevano della danzatrice di Canova, (eseguita dal Bienaimè, allievo di Thorvaldsen, forse presente nel Palazzo Torlonia di Piazza Venezia) (testo tratto dal sito Musei di Villa Torlonia)
Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822)
Titolo: Danza dei Feaci
Supporto: Gesso
Anno: -
Misure (cm.): -
Posizione: Musei di Villa Torlonia
Località: Roma

mercoledì 29 luglio 2020

Jan Brueghel il Vecchio, Paesaggio con mulini a vento

Photo by Massimo Gaudio
Jan Brueghel il Vecchio, Paesaggio con mulini a vento (1607) Galleria Spada - Roma
Firmato dal pittore e datato 1607 in basso a sinistra, il dipinto è ricordato dagli inventari secenteschi tra quelli appartenenti al cardinal Bernardino Spada. Piccolo capolavoro che riassume il mondo visivo e spirituale di Brueghel il Vecchio, il dipinto si mette in relazione con un disegno conservato al Metropolitan Museum di New York, nonchè con svariate repliche, copie e versioni successive da esso dipendenti. La qualità della pittura è ancora quella della tradizione fiamminga, minuziosa, perfetta e lenticolare, mentre pienamente moderno è lo sguardo di Brueghel, che presenta, in una prospettiva a volo d'uccello che spazia verso un orizzonte infinito, la sintesi del mondo rurale e del suo "fare" quotidiano con l'eternità del paesaggio e della luce nordica. Un colore brillante e vario è usato per la descrizione dei lavori delle donne in primo piano, per i mugnai e i carrettieri che attendono alle proprie occupazioni; l'azzurro più terso e splendente è quello che definisce, invece, l'immensa piana sullo sfondo; contro un cielo estivo limpido, solcato dal volo degli stormi, si stagliano infine, come simbolo della civiltà commerciale delle Fiandre, i due grandi mulini a vento. (testo tratto dal sito Gebart) 
Autore: Jan Brueghel il Vecchio (Bruxelles 1568 - Anversa 1625) 
Titolo: Paesaggio con mulini a vento
Supporto: Tempera su tavola
Anno: 1607
Misure (cm.): 30,3 x 47,4
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

martedì 28 luglio 2020

Statua di Aristotele

Photo by Massimo Gaudio
Statua di Aristotele (I sec. a.C.)
La statua, in marmo bianco e di arte romana (I sec. a.C. - I sec. d.C.), è tratta da un originale bronzeo. Per una iscrizione mutila sul lato sinistro della base, si è creduto di riconoscervi Aristotele. Attualmente prevale l'identificazione con Aristippo, il celebre filosofo edonista di Cirene. La statua poggia su un piedistallo ligneo dipinto a finto marmo, con base modanata del sec. XVII. (testo tratto dal sito Gebart)

Autore: -
Titolo: Statua di Aristotele
Supporto: Marmo
Anno: I sec. a.C.
Misure (cm.): -
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...