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Jacopo Robusti detto TINTORETTO, Giuditta e Oloferne

   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Giuditta e Oloferne (1577-1578) olio su tela - Museo Nazionale del Prado, Madrid Proveniente dal Museo Nazionale del Prado di Madrid, in questi giorni si trova presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini e vi rimarrà fino al 27 marzo 2022 nell'ambito della mostra Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta .  Realizzato dal Tintoretto e dalla sua bottega, si caratterizza per la scelta di una composizione ampia, che permette l'inserimento di un gran numero di tettagli. La scena della storia biblica non si è ancora conlusa: l'elegante Giuditta compie il gesto di nascondere con una coperta il corpo di Oloferne ormai senza vita, mentre la sua ancella non ha ancora terminato di mettere la testa del condottiero Assiro all'interno della bisaccia. Tintoretto inserisce all'interno del dipinto molti particolari con l'intento di coinvolgere l'osservato

Canova e la Gypsotheca di Possagno

 

Gypsotheca di Possagno (TV)

A cura di Manuela Moschin

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Il fratellastro di Antonio Canova, ossia il vescovo Giovanni Battista Sartori Canova, volle erigere un museo al fine di conservare i modelli da cui sono stati realizzati i marmi. Nella Gypsotheca è possibile ammirare i calchi originali in gesso, i bozzetti in terracotta o cruda oppure in cera. 
L'edificio risalente al 1844 è stato progettato dall'arch. Francesco Lazzari, tuttavia, in seguito ai due conflitti mondiali, la Gypsotheca subì gravi danni. Nel 1957 fu affidata la costruzione di una nuova ala del museo all'arch. Carlo Scarpa (1906-1978), che ebbe la maestria di concepire un'ambientazione scenografica altamente suggestiva e coinvolgente, attraverso la predisposizione di involucri architettonici, che consentono di far filtrare la luce dall'alto. Entrando nella Sala Grande, si rimane affascinati dall'allestimento spettacolare. Le opere appaiono come attori teatrali all'interno di un tempio dell'arte.

Antonio Canova (1757-1822) (Fig.4) era figlio di uno scalpellino, che morì all'età di 26 anni, la madre si risposò con Francesco Sartori. Fu, in questo secondo matrimonio che nacque il fratellastro di Antonio, il vescovo Giovanni Battista Sartori, che ebbe un ruolo fondamentale nella vita dell'artista. Canova visse l'infanzia con il nonno paterno Pasino, che per il suo carattere burbero fu soprannominato il "rustego", ma dal quale apprese l'arte dello scalpellino. In seguito, fece il suo apprendistato a Venezia da Giuseppe Bernardi detto Torretti, apprendendo le tecniche della sbozzatura e dell'intaglio. Nel 1779 si recò a Roma presso l'ambasciatore della Repubblica Veneta Girolamo Zulian dove seguì i corsi di nudo all'Accademia di Francia. Viaggiò in Austria, a Parigi (dove fu chiamato da Napoleone) e a Londra per visitare i marmi del Partenone trasferiti dalla Grecia da Lord Elgin. 
La sua fama crebbe in Italia e all'estero, ricevendo commissioni da re e imperatori, principi e capi di Stato. 
Egli morì a Venezia il 13 ottobre 1822. Venne sepolto a Possagno, inizialmente nella vecchia chiesa e poi nel tempio. 
Vi ringrazio 
Manuela 

Gypsotheca di Possagno (TV)



Autoritratto di Antonio Canova 1792 

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