Marco Bigio, Le tre Parche a Palazzo Barberini

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#artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Marco Bigio, Le tre Parche (1530-1540) Olio su tela, cm. 200 x 212 Un grande dipinto si fa notare all'interno della Sala 15 dedicata alla pittura senese a Palazzo Barberini. Si tratta di un'opera di Marco Bigio dal titolo Le tre Parche realizzato nel periodo che va da 1530 al 1540. Nel dipinto l'artista raffigura le figlie di Giove e Temi che rappresentano il destino degli uomini.  A rappresentare la nascita, a destra è stata raffigurata Cloto con un rocchetto di filo bianco: ovvero è colei che fa iniziare la vita. A sinistra di trova Lachesi  che stabilice la sorte e il destino intenta ad avvolgere un filo rosso, mentre al centro c'è Atropo che ha in mano una forbice pronta a tagliare il filo della vita, ma per farlo guarda i due amorini ai suoi piedi che estraggono a sorte il nome ci colui che deve morire inciso su delle medaglie di vari materiali, perché la natura umana è varia. Alle loro spalle ci sono vari persona

Canova e la Gypsotheca di Possagno

 

Gypsotheca di Possagno (TV)

A cura di Manuela Moschin

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Il fratellastro di Antonio Canova, ossia il vescovo Giovanni Battista Sartori Canova, volle erigere un museo al fine di conservare i modelli da cui sono stati realizzati i marmi. Nella Gypsotheca è possibile ammirare i calchi originali in gesso, i bozzetti in terracotta o cruda oppure in cera. 
L'edificio risalente al 1844 è stato progettato dall'arch. Francesco Lazzari, tuttavia, in seguito ai due conflitti mondiali, la Gypsotheca subì gravi danni. Nel 1957 fu affidata la costruzione di una nuova ala del museo all'arch. Carlo Scarpa (1906-1978), che ebbe la maestria di concepire un'ambientazione scenografica altamente suggestiva e coinvolgente, attraverso la predisposizione di involucri architettonici, che consentono di far filtrare la luce dall'alto. Entrando nella Sala Grande, si rimane affascinati dall'allestimento spettacolare. Le opere appaiono come attori teatrali all'interno di un tempio dell'arte.

Antonio Canova (1757-1822) (Fig.4) era figlio di uno scalpellino, che morì all'età di 26 anni, la madre si risposò con Francesco Sartori. Fu, in questo secondo matrimonio che nacque il fratellastro di Antonio, il vescovo Giovanni Battista Sartori, che ebbe un ruolo fondamentale nella vita dell'artista. Canova visse l'infanzia con il nonno paterno Pasino, che per il suo carattere burbero fu soprannominato il "rustego", ma dal quale apprese l'arte dello scalpellino. In seguito, fece il suo apprendistato a Venezia da Giuseppe Bernardi detto Torretti, apprendendo le tecniche della sbozzatura e dell'intaglio. Nel 1779 si recò a Roma presso l'ambasciatore della Repubblica Veneta Girolamo Zulian dove seguì i corsi di nudo all'Accademia di Francia. Viaggiò in Austria, a Parigi (dove fu chiamato da Napoleone) e a Londra per visitare i marmi del Partenone trasferiti dalla Grecia da Lord Elgin. 
La sua fama crebbe in Italia e all'estero, ricevendo commissioni da re e imperatori, principi e capi di Stato. 
Egli morì a Venezia il 13 ottobre 1822. Venne sepolto a Possagno, inizialmente nella vecchia chiesa e poi nel tempio. 
Vi ringrazio 
Manuela 

Gypsotheca di Possagno (TV)



Autoritratto di Antonio Canova 1792 

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