domenica 14 gennaio 2024

MUSEO ARCHEOLOGICO DI PRIVERNO

© Photo by Massimo Gaudio


Il Museo Archeologico di Priverno, a sinistra il Palazzo Comunale

Quando visiti un museo e ti trovi bene come a casa tua...

Roma mi ha abituato ad avere a disposizione una grande offerta di musei di rilevanza internazionale, sicuramente molto ben curati e ricchi di opere.
C'è un museo a Priverno vicino Latina che offre una varietà di reperti archeologici che dall'età protostorica arriva fino all'inizio dell'Alto Medioevo. Ecco, il Museo Archeologico di Priverno può essere accomunato senza dubbio ai grandi musei romani come avrete modo di vedere più avanti nell'articolo, e questo mi rende orgoglioso di essere originario proprio di Priverno dove ho vissuto da piccolo.
A parte il lato sentimentale che mi lega a questo luogo, è doveroso mettere in evidenza il fatto che la Città di Priverno è stata dichiarata Città d'Arte grazie anche al Parco Archeologico di Privernum, il suo centro storico Medievale, il parco e il Castello di San Martino e l'Abbazia di Fossanova con di fianco il Museo Medievale.
Il Museo Archeologico si trova al centro del paese nella piazza principale dedicata a Giovanni XXIII di fronte al Duomo di Santa Maria Annunziata e al Palazzo Comunale. È ospitato all'interno del Palazzo Valeriani-Guarini-Antonelli, una raffinata residenza signorile con la facciata decorata "a graffito" e le forme che rimandano al Rinascimento, mentre all'interno i soffitti sono impreziositi da un interessante ciclo pittorico in stile Liberty degli inizi del 1900. Il Palazzo è stato acquistato dal comune di Priverno nel 2006 ed è entrato in funzione nel 2013 dopo i lavori per i nuovi allestimenti e dopo aver trasferito tutti i reperti dalla vecchia sede che si trovava alle spalle del Duomo.
Le sale espositive che si estendono su tre livelli, sono elegantemente allestite e sono dedicate a Privernum, città prima dei Volsci poi diventata colonia romana. Sono esposti oltre mille oggetti fra statue, mosaici, iscrizioni, ceramiche, terrecotte, decori e altro ancora, tutto proveniente dagli scavi dell'antica città fondata nel tardo II secolo a.C. situata nella piana dell'Amaseno nella zona denominata Mezzagosto.

       Mettetevi comodi, inizia la visita

Il percorso espositivo inizia dal piano terra, subito dopo la biglietteria, con la sala dedicata agli scavi iniziati nel 1991 e terminati nel 2005 che hanno portato alla luce tutti i reperti presenti nel Museo.

Sala 1 - Dallo scavo al museo

Primo piano

Gino Sardoni e Pietro Campeggi, Trittico con Madonna col Bambino e Santi (seconda decade XX sec.)

Lasciata la sala al piano terra e prima di arrivare al primo piano, sulla parete del pianerottolo dello scalone si trova un affresco realizzato negli anni venti dello scorso secolo (qui sopra). 
La visita continua nella Sala 2 (Le età più antiche) che accoglie antichi oggetti sia di vita quotidiana, sia di corredi funerari risalenti addirittura all'età del bronzo medio (1700-1300 a.C.), il tutto custodito all'interno di eleganti teche.
Dalla Sala 3 (Privernum città romana) in poi si entra nell'epoca in cui Privenrum diventa colonia romana. A certificare il periodo preciso ci sono due denari d'argento risalenti al 60 e 58 a.C. che ne propagandano la conquista da parte di Roma. Nel resto della sala all'interno delle teche sono esposti oggetti in ceramica di uso comune, votivi e la statuetta di un guerriero. Il capitello in tufo risalente al II secolo a.C. che proveniva dalla piazza porticata di Privernum, era stato riutilizzato all'interno di una muratura medievale. Non si può non notare lo splendido decoro sul soffitto in stile tardo-Liberty con motivi floreali che formano una pergola che si apre verso il cielo azzurro.

Sala 2 - Le età più antiche

Sala 2 - Le età più antiche, Un abitato dell'età del ferro

Sala 3 - Privernum città romana

Sala 3 - Due denari d'argento

Sala 3 - Capitello in tufo (II sec. a.C.)

Sala 3 - Soffitto


Come nella sala precedente, anche nella Sala 4 (I protagonisti della storia) si viene attratti dai splendidi decori sul soffitto che ci accoglie in un ambiente particolare dove si intrecciano nomi di cittadini Privernati incisi su blocchi di travertino o marmi che non hanno volti, di contro ci sono ritratti marmorei di cittadini dei quali volti non si conosce il nome. Alcuni di quei volti sono esposti a Roma nel Museo Nazionale Romano. Purtroppo dopo l'abbandono di Privernum da parte della gente del posto che preferì spostarsi nella vicina collina fondando così Piperno, nel medioevo usarono l'antica città come "cava" per riutilizzare tutto il possibile per le nuove costruzioni, ed è così che il ritratto marmoreo di Lucius Iulius Ursus, consigliere dell'imperatore Domiziano vissuto tra il I e II secolo d.C., è stato utilizzato come sasso da murare in una costruzione medievale. Quello esposto è un calco perché l'originale è conservato ai Musei Vaticani. In una parete della sala si trova la ricostruzione di un calendario romano, simile a quello conservato al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma.


Sala 4 - I protagonisti della storia

Sala 4 - I protagonisti della storia, Il calendario romano

Calendario romano del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, Roma

Sala 4 - I protagonisti della storia, Volti senza nome

Sala 4 - Lucius Iulius Ursus (I-II sec. d.C.)

Sala 4 - Soffitto

La Sala 5 (il foro, il teatro) è suddivisa in tre settori. In quello di destra si trovano vari frammenti di colonne, capitelli e cornici appartenute all'antico teatro di Privernum, mentre nel settore centrale è esposta la statua raffigurante l'imperatore Claudio vestito di tunica e toga con il volto marcato dai segni dell'età, inoltre trovano spazio varie iscrizioni e il ritratto di Agrippina Minore. Nell'ultimo settore, poco prima di accedere alla sala successiva, si trova una scultura che raffigura il corpo di statua nelle forme di Venere-Fortuna che molto probabilmente doveva accogliere il ritratto dell'imperatrice Livia, inoltre ci sono il ritratto dell'imperatore Domiziano e il Ritratto di dama dove si può ammirare l'acconciatura dei capelli.


Sala 5 - Il foro, il teatro

Sala 5 - Il foro, il teatro

Sala 5 - Agrippina Minore

Sala 5 - Corpo di statua nelle forme di Venere-Fortuna (50 d.C. ca.)

Sala 5 - Frammento angolare di cornice con fregio dorico (50-25 a.C.)

Sala 5 - Ritratto dell'imperatore Domiziano (81-96 d.C.)

Sala 5 - Ritratto di dama (I sec, d.C.)

Sala 5 - Statua dell'imperatore Claudio (41-54 d.C.)

Sala 5 - Soffitto (particolare)

Nella piccola Sala 6 (I luoghi del sacro) sono esposti all'interno di teche vari fregi provenienti dai luoghi sacri di Privernum, la Testa di Dioniso o Bacco e sotto di essa un calco della base di una statua, inoltre molto particolare una lastra marmorea proveniente dalle terme di Privernum del I secolo d.C. riutilizzata come tombino.


Sala 6 - I luoghi del sacro

Lastra di marmo (I sec. d.C.)

Testa di Dioniso o Bacco (I sec. d.C.)

Un'altra piccola stanza, la Sala 7 (I marmi da giardino) chiude il percorso espositivo del primo piano. La sala è dedicata ai marmi utilizzati per adornare i giardini delle domus romane di Privernum. Di sicuro interesse la statua acefala che mostra un fanciullo vestito con un mantello che porta al petto un grappolo d'uva e un volatile che segue lo schema tipico delle raffigurazioni del dio Dioniso. La statua è stata rinvenuta nel giardino della domus della Soglia nilotica che si trova al piano superiore e che vedremo all'inizio del percorso.


Sala 7 - I marmi da giardino

Sala 7 - Frammento di cornice (età augustea)

Sala 7 - Statuetta di fanciullo (I sec. d.C.)

Secondo piano

Passando attraverso la Sala 8 (le domus) si arriva alla grande Sala 9 (Arte e decoro nel tablino) dove si viene accolti dalla stupenda ricostruzione del tablino della domus della Soglia nilotica. La soglia nilotica che dà il nome alla domus di Privernum, è un’opera che offre uno spaccato della vita lungo il fiume Nilo, ricca di tante scenette animate dai Pigmei; in primo piano animali e piante palustri; in secondo piano sequenza di mura, torri e un ingresso monumentale. 
Festo Pompeo, sul significato delle parole riferendosi al tablino, diceva che essa era 

"la stanza accanto all'atrio, dove gli antichi magistrati conservavano le tavole con i rendiconti relativi al loro periodo di potere per poter rendere conto pubblicamente del loro operato".

Questo significa che la domus della Soglia nilotica aveva una grande rilevanza in quella che era una colonia romana.
Nel resto della sala si possono vedere nelle teche vari frammenti di decorazioni sia marmorei che pittoriche. Una nota di pregio la merita il soffitto con decorazioni in stile Decò.


Sala 9 - Arte e decoro nel tablino

Sala 9 - Soglia nilotica (segmento)

Sala 9 - Soglia nilotica (segmento)

Sala 9 - Soglia nilotica (segmento)

Sala 9 - Tablino e la soglia nilotica

Sala 9 - Soffitto (particolare)

Un'altra sala, un'altra domus, un altro ambiente. 
Nella Sala 10 (lusso nei triclini) viene rappresentato il lusso messo in evidenza dai mosaici finemente realizzati e i decori nei triclini delle domus, nel quale il proprietario metteva a proprio agio gli ospiti durante il pranzo. La Domus è quella dell'Emblema Figurato che si trova a Privernum. Nella sala sono esposti vari splendidi mosaici tra i quali risaltano l'Emblema musivo raffigurante il ratto di Ganimede e quello raffigurante le maschere teatrali.

Sala 10 - Lusso nei triclini

Sala 10 - Emblema musivo raffigurante il ratto di Ganimede

Sala 10 - Mosaico con maschere teatrali 

Sala 10 - Mosaico con maschere teatrali (particolare)

Sala 10 - Mosaico con maschere teatrali (particolare)

La penultima sala del percorso espositivo è dedicata sia alla bellezza donna, sia alla tavola. 
Appena si supera la soglia di accesso alla Sala 11 (... a tavola), sulla sinistra c'è un pannello con il ritratto di una donna vissuta in antichità e un epitaffio in versi che accompagna la tomba di Claudia, una matrona romana vissuta il II secolo a.C. che recita:

Straniero, ho poco da dirti: fermati e leggi.
Questo è il sepolcro non bello di una donna che fu bella.
I genitori la chiamarono Claudia.
Amò il marito con tutto il cuore.
Mise al mondo due figli:
uno lo lascia sulla terra, l'altro lo ha deposto sotto terra.
Amabile nel parlare, onesta nel portamento,
custodì la casa, filò la lana.
Ho finito, và pure.

Corpus Inscriptionum Latinarum VI, 15346

Sullo stesso lato della sala all'interno di una teca, sono esposti vari oggetti utili per il maquillage della donna come specchi, fermacapelli, unguentari in vetro, pinzette e altro ancora. Sono presenti anche oggetti per l'ornamento come un anello in bronzo, una collana, fibule, spille e gemme varie lisce e incise in pasta vitrea e pietre dure.
Nel lato opposto della sala ci sono altre teche dove sono esposti servizi da tavola in ceramica a vernice nera e bicchieri a pareti sottili, oltre a una serie di vasellame da tavola sia di produzione Italica che africana denominate "sigillate". 
Nella parete che confina con la sala successiva ci sono due teche che contengono tra i vari oggetti esposti, due meraviglie che meritano attenzione per la loro bellezza e stato di conservazioni; sono una bellissima olla in vetro con coperchio praticamente intatta e una coppa in ceramica posta sopra uno specchio che permette la visione del fregio sottostante.

Sala 11 - ... a tavola

Sala 11 - ... a tavola

Sala 11 - Coppa in ceramica (II sec. d.C.)

Sala 11 - Il mondo della donna 

Sala 11 - Olla in vetro

Sala 11 - Soffitto (particolare)

Siamo arrivati alla Sala 12 (... in cucina) che è dedicata alla vita svolta all'interno delle cucine delle domus romane, con la ricostruzione di quello che oggi chiamiamo piano cottura, in più ben visibili fuori dalle teche si trovano una serie di anfore utilizzate di solito per la conservazione e trasporto del vino, del garum, dell'olio e non solo, infatti quelle esposte risalgono al II secolo d.C. e venivano utilizzate a Privernum nel settore edilizio per trasportare calce, acqua e sabbia.
Nelle due grandi teche sono esposti oggetti di vario genere utili per la preparazione e la  conservazione degli alimenti. Come in quasi tutte le sale del museo, anche qui c'è uno splendido soffitto ligneo finemente decorato. 

Quella appena visitata è l'ultima sala espositiva del Museo Archeologico di Priverno. Un viaggio nel tempo che riporta indietro le lancette ancor prima della nascita di Roma.


Sala 12 - ... in cucina

Sala 12 - ... in cucina

Sala 12 - ... in cucina

Sala 12 - Anfore

Sala 12 - Soffitto (particolare)

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

sabato 13 gennaio 2024

GUERCINO, SEPPELLIMENTO DI SANTA PETRONILLA (1621-1623)

© Photo by Massimo Gaudio


Giovanni Francesco Barbieri detto IL GUERCINO, Seppellimento di santa Petronilla


Il maestoso dipinto è in realtà una pala d'altare, opera di Giovanni Francesco Barbieri detto IL GUERCINO, dal titolo Seppellimento di Santa Petronilla, un olio su tela realizzato nel 1621-1623 ca. La Santa è stata una delle prime martiri del Cristianesimo e venne ritenuta per molto tempo figlia dell'apostolo Pietro. Il dipinto è suddiviso in due episodi: la parte in basso quando viene sepolta e quella in alto mente arriva al cospetto di Gesù.
La Francia, durante il medioevo, proclamò Santa Petronilla patrona del regno e a seguito di ciò fece costruire all'interno della vecchia Basilica di San Pietro, una cappella che poi in seguito venne demolita durante la ricostruzione della Basilica che oggi conosciamo. La pala venne spostata a Palazzo del Quirinale nel '700, ma l'esercito francese alla fine del XVIII secolo la requisì e la portò al Museo del Louvre di Parigi. Un bel giorno però, dopo la caduta di Napoleone, Antonio Canova la recuperò e la portò ai Musei Capitolini da dove non si è più mossa fino a oggi. GRANDE CANOVA!
Per dare un'idea della sua maestosità, ho allegato una foto con delle persone davanti che lo ammirano. La sala della pinacoteca dove si trova la tela prende il nome dalla Santa ed è situata al secondo piano del Palazzo dei Conservatori.







Vi ringrazio.

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Massimo

FILIPPO BALBI, LA TESTA ANATOMICA (1854)

© Photo by Massimo Gaudio


Filippo Balbi, La Testa anatomica (1854) Olio su tavola

Filippo Balbi per realizzare nel 1854 la Testa anatomica si è ispirato sicuramente a Michelangelo Buonarroti; infatti, alcuni corpi che compongono la testa si rifanno a un bassorilievo dell'artista toscano realizzato in giovane età che si chiama Centauromachia conservato a Casa Buonarroti in Firenze, preso anche come modello dallo stesso Michelangelo per la Cappella Sistina.
La Testa fu presentata all'Esposizione Internazionale di Parigi nel 1855 dove fu premiata con una medaglia di bronzo e dove ricevette molti apprezzamenti e svariate offerte di acquisto ma lui non volle mai venderla anche di fronte a periodi finanziariamente poco felici; infatti, restò nel suo studio fino al 1890, anno della sua morte. Successivamente fu acquistata da Gennaro Evangelista Gorga in arte Evan Gorga, un noto tenore originario del frusinate diventato collezionista al quale per motivi di debiti fu sequestrata dallo Stato sia la tavola sia altri strumenti medici che rimasero per molti anni conservati all'interno di casse nelle cantine della Galleria d'Arte Moderna a Valle Giulia.
Adalberto Pazzini nel 1938 fondò il Museo di Storia della Medicina della Sapienza Università di Roma. Grazie al suo impegno molte di quelle casse furono concesse in deposito al Museo. All'interno di esse c'era anche la tavola di Balbi, ivi esposta dal 1954, anno della sua inaugurazione.









Vi ringrazio.

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Massimo

venerdì 12 gennaio 2024

HANS HOLBEIN IL GIOVANE, DAMA CON LO SCOIATTOLO (1526-1528)

© Photo by Massimo Gaudio

Hans Holbein il giovane, La dama con lo scoiattolo (1526-1528), Olio su tavola, cm. 56 x 38,8

Holbein si era fatto già conoscere come ritrattista nel suo Paese e con l'arrivo a Londra tentò di entrare nelle grazie dell'alta borghesia e così facendo riuscì ad arrivare fino a Enrico VIII.
La donna ritratta nel dipinto è molto probabilmente Anne Lovell, moglie di Sir Francis Lovell scudiero di Enrico VII da lui nominato nel 1526 a Sceriffo di Norfolk. Nel ritratto oltre all'accuratezza della composizione, alla pennellata leggera e alla scelta cromatica, l'artista ha inserito due elementi identificativi della famiglia Lovell come lo scoiattolo che è presente nell'emblema araldico e lo storno che è stato inserito giocando con le parole che rimandano ai Lovell perché in inglese lo storno si traduce in starling e la famiglia aveva una tenuta in una zona che si chiama East Harling nel Norfolk nell'Inghilterra orientale.

Autore: Hans Holbein il giovane (Augusta 1497/98- Londra 1543))
Titolo: La dama con lo scoiattolo
Datazione: 1526 - 1528
Supporto : Olio su tavola
Misure (cm): 56 x 38,8
Si trova: National Gallery
Luogo: Londra





Vi ringrazio.

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Massimo

martedì 9 gennaio 2024

PERSEO E MEDUSA SECONDO LA VISIONE DEI GRANDI MAESTRI DELL'ARTE ITALIANA

© Photo by Massimo Gaudio


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Scudo con testa di Medusa (1598) Galleria degli Uffizi, Firenze

Dal Rinascimento in poi, in Italia abbiamo avuto grandissimi maestri, i quali con il loro indiscusso stile, hanno creato opere che possiamo ammirare oggigiorno sia nei musei di tutto il mondo che andando in giro per le città d'arte. Alcuni di loro hanno creato eccellenti capolavori come quelli che andremo a vedere oggi riguardanti l'eroe mitologico Perseo e la Gorgone Medusa. 
Andiamo in ordine di tempo Iniziando con Benvenuto Cellini (Firenze 1500 - 1571) con Perseo che mostra la testa recisa di Medusa, scultura in bronzo realizzata nel 1553 esposta all'interno della Loggia della Signoria a Firenze, commissionata da Cosimo I de' Medici per il quale il Cellini lavorava. La seconda opera è conservata sempre a Firenze, però questa volta alla Galleria degli Uffizi. Si tratta dello Scudo con testa di Medusa di Michelangelo Merisi detto Caravaggio (Milano 1571 - Porto Ercole 1610), un olio su tela montata su uno scudo in legno di pioppo e realizzata nel 1598, anche questa divenne di proprietà dei Medici durante il soggiorno di Caravaggio nella città toscana.
Cambiamo città, ci trasferiamo a Roma e più precisamente nei Musei Capitolini dove si trova il Busto di Medusa di Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680) che lo scolpì nel marmo tra il 1644 e il 1648. Si tratta di un vero e proprio ritratto della più bella e mortale delle Gorgoni. Per la prossima opera andremo oltre confine, si perché la statua scolpita da Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822), si trova nel cortile ottagonale del Museo Pio Clementino all'interno dei Musei Vaticani. Il titolo è Perseo trionfante realizzato in marmo tra il 1800 e il 1801. Di questa scultura ne esiste una copia in gesso che fa parte della collezione privata Papafava di Padova (ultima fotografia).

Benvenuto Cellini, Perseo che mostra la testa recisa di Medusa (1553) Bronzo - Piazza della Signoria - Loggia della Signoria - Firenze

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Medusa (1644-1648) Marmo - Musei Capitolini - Roma

Antonio Canova, Perseo trionfante (1800-1801) Marmo, Museo Pio Clementino, Cortile Ottagono, Musei Vaticani


Testa di Medusa di Nemi, Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo, Roma

La testa di medusa utilizzata per varie banconote tra cui le 10000 lire di Michelangelo

Vi ringrazio.

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Massimo

REMBRANDT, AUTORITRATTO COME SAN PAOLO (1661)

© Photo by Massimo Gaudio


Rembrandt van Rijn, Autoritratto come San Paolo (1661)

L'Autoritratto come San Paolo di Rembrandt van Rijn è un olio su tela che misura 91 x 77 cm firmato e datato dall'artista nel 1661. Il dipinto esposto al Rijksmuseum di Amsterdam, prima di arrivare nella sua attuale collocazione, ebbe vari proprietari in giro per l'Europa, tra i quali i Corsini. Lo acquistò il cardinal Neri Maria Corsini dalla vedova dell'allora pittore e direttore dell'Accademia di Francia a Roma Nicolas Vleughels verso la metà del Settecento. Rimase esposto presso la Galleria dei quadri nella sala principale di Palazzo Corsini fino al 22 maggio del 1799 quando fu venduto insieme ad altri 24 quadri da Ludovico Radice, maestro di casa dei Corsini, per pagare le tasse imposte dai francesi.
Questo quadro fa parte degli oltre ottanta autoritratti che l'artista ha eseguito tra dipinti, disegni e incisioni. In questo caso l'artista è voluto apparire nelle vesti di San Paolo, riconoscibile dalla spada e dal volume delle epistole. Il restauro ha evidenziato una finestra con le sbarre posta nella parte scura a destra del dipinto, che fa riferimento ad una delle tante prigioni dove il santo è stato rinchiuso prima del suo martirio.
In questo articolo sono presenti due copie dell'autoritratto realizzate da Charles Turner e Giuseppe Longhi.

Charles Turner, Copia dell'Autoritratto come San Paolo di Rembrandt van Rijn (1809) cm. 50 x 41

Giuseppe Longhi, Copia dell'Autoritratto come San Paolo di Rembrandt van Rijn (1799) Acquaforte, cm. 23,7 x 18,5

Vi ringrazio.

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Massimo

Villa Aldobrandini

  © Photo by  Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e v...