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Jacopo Robusti detto TINTORETTO, Giuditta e Oloferne

   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Giuditta e Oloferne (1577-1578) olio su tela - Museo Nazionale del Prado, Madrid Proveniente dal Museo Nazionale del Prado di Madrid, in questi giorni si trova presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini e vi rimarrà fino al 27 marzo 2022 nell'ambito della mostra Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta .  Realizzato dal Tintoretto e dalla sua bottega, si caratterizza per la scelta di una composizione ampia, che permette l'inserimento di un gran numero di tettagli. La scena della storia biblica non si è ancora conlusa: l'elegante Giuditta compie il gesto di nascondere con una coperta il corpo di Oloferne ormai senza vita, mentre la sua ancella non ha ancora terminato di mettere la testa del condottiero Assiro all'interno della bisaccia. Tintoretto inserisce all'interno del dipinto molti particolari con l'intento di coinvolgere l'osservato

IL SEPPELLIMENTO DI SANTA PETRONILLA DEL GUERCINO

#artiebellezzeitaliane
Photo by Massimo Gaudio
Giovanni Francesco Barbieri detto IL GUERCINO, Seppellimento di Santa Petronilla (1621-1623) - Musei Capitolini - Roma
Il maestoso dipinto è in realtà una pala d'altare, opera di Giovanni Francesco Barbieri detto IL GUERCINO, dal titolo Seppellimento di Santa Petronilla, un olio su tela realizzato nel 1621-1623 ca. La Santa, è stata una delle prime martiri del Cristianesimo e venne ritenuta per molto tempo figlia dell'apostolo Pietro. Il dipinto è suddiviso in due episodi: la parte in basso quando viene sepolta e quella in alto mente arriva al cospetto di Gesù.
La Francia, durante il medioevo, proclamò Santa Petronilla patrona del regno ed a seguito di ciò fece costruire all'interno della vecchia Basilica di San Pietro, una cappella che poi in seguito venne demolita durante la ricostruzione della Basilica che oggi conosciamo. La pala venne spostata a Palazzo del Quirinale nel '700, ma l'esercito francese alla fine del XVIII secolo la requisì e la portò al Museo del Louvre di Parigi. Un bel giorno però, dopo la caduta di Napoleone, Antonio Canova la recuperò e la portò ai Musei Capitolini da dove non si è più mossa fino ad oggi. GRANDE CANOVA!
Per dare un'idea della sua maestosità, ho allegato una foto con delle persone davanti che l'ammirano. La sala della pinacoteca dove si trova la tela prende il nome dalla Santa ed è situata al secondo piano del Palazzo dei Conservatori.

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