mercoledì 8 maggio 2024

MUSEO HENDRIK CHRISTIAN ANDERSEN

© Photo by Massimo Gaudio


Andreas Martin Andersen, Ritratto di Hendrik Christian Andersen

Nel quartiere Flaminio a Roma, si trova il Museo Hendrik Christian Andersen, costruito dal 1922 al 1925 su suo progetto dello stesso per diventare sia la sua dimora che il suo studio. L'artista nato a Bergen in Norvegia nel 1872, si trasferì da piccolo con la famiglia negli Stati Uniti a Newport, ma ritornò in Europa a ventidue anni per studiare arte, raggiungendo il fratello Andreas a Parigi dove si trovava per portare avanti un progetto artistico incentrato sulla pittura, grazie anche ad aiuti economici provenienti da famiglie di Newport, in particolare la famiglia Cushing da dove proveniva colei che poi sarebbe diventata la moglie di Andreas.
L’Italia era considerata alla fine dell’Ottocento il luogo indispensabile per ampliare le conoscenze di un artista. Dopo aver lasciato Parigi, visitò le più importanti città d’arte italiane tra queste Firenze, Venezia, Bologna, Napoli e Perugia. Alla fine arrivò a Roma dove allestì il suo primo studio in Via Margutta e lì cominciò a realizzare i suoi primi lavori. 
Rimase nella Città Eterna fino al giorno della sua morte avvenuta nel 19 Dicembre del 1940 e ora si trova al cimitero acattolico di Roma nel rione Testaccio.
Andersen era talmente innamorato di Roma e dell'Italia intera da progettare varie opere di rilievo anche a sue spese come per esempio il Museo di scultura all'aperto nell'area di Valle Giulia da realizzarsi di fianco alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, progetto del 1917 bocciato dall'allora sindaco di Roma principe Colonna. 
Lo Stato italiano ricevette in dono dopo la sua morte Villa Hélène (il nome della mamma), lo studio, i documenti e più di 400 lavori, oltre a quelli di altri artisti e fotografi contemporanei, suoi amici e conoscenti. Villa Hélène, dopo la morte della sorella adottiva Lucia, divenne a tutti gli effetti dello Stato e attualmente è il Museo vero e proprio che contiene tutti i lavori dell'artista, come le statue create per realizzare la Fontana della Vita e L'Angelo della Vita (o Vita eterna).

Fontana della Vita

Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita (1910) Acquerello su cartone
La Fontana della Vita doveva essere un monumento a più piani, composto da numerose sculture. Dal piano più alto fuoriusciva l’acqua, simbolo della vita. Siccome il progetto rimase allo stato di idea, Andersen ne realizzò solo alcune parti e nel museo sono visibili bozzetti in gesso e bronzo, disegni, statue di grosse dimensioni sia in gesso che in bronzo, le stesse che avrebbero trovato collocazione, secondo il progetto, di fronte al Palazzo delle Arti. 
L’intera opera è costituita da tre terrazze poste a più livelli e da una vasca centrale superiore da cui esce l’acqua, decorata con una scena a mosaico che raffigura le Quattro Stagioni. Dall’alto in basso, l’acqua avrebbe formato una cascata ininterrotta. 
Il complesso, oltre la vasca centrale, era formato da quattro gruppi su piedistalli circolari simboleggianti le varie fasi del giorno: Il mattino, il giorno, la sera e la notte; Quattro coppie di figure maschili e femminili allusive alla fratellanza, all'amore, alla progenie e al progresso dell'umanità e infine due statue equestri e due femminili raffiguranti la preghiera.

Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, Le quattro stagioni

Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, Il mattino (1907-1910) Gesso
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, Il giorno (1904-1908) Bronzo
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, La sera (1907-1909) Gesso
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, La notte (1907-1909) Gesso
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, Il passo (1900) Bronzo
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, La fontana della vita, Amore (1906) Bronzo
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, La gioia di vivere (1907) Bronzo
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, Il progresso dell'umanità (1911-1918) Gesso
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, Nudo femminile con due putti su cavallo al passo (1905-1907) Gesso
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, Nudo maschile e femminile con due putti su cavallo al passo (1905-1907) Gesso
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, La preghiera - destra (1906) Bronzo
Hendrik Christian Andersen, La fontana della vita, La preghiera - sinistra (1906) Bronzo

Museo di scultura all'aperto
Amos Luchetti, Valle Giulia, Museo di scultura all'aperto di H.C. Andresen (1917)

Hendrik Christian Andersen (Bergen 1872 - Roma 1940), dopo aver girato gli States e vari Paesi europei, rimase affascinato dalla bellezza di Roma e dell'Italia intera, che decise di stabilirsi a Roma in modo permanente. Tra i tanti progetti presenti nel museo, ce n'è uno che avrebbe fatto sicuramente la gioia di molti. Progettò nel 1917 un Museo di scultura all'aperto nell'area di Valle Giulia da offrire a sue spese al Comune di Roma, nel punto dove si trova attualmente la Facoltà di Architettura. Il disegno che vedete all'inizio dell'articolo, fu commissionato dallo stesso Andersen all'architetto Amos Luchetti, suo collaboratore, che poco dopo si occupò della costruzione della tomba di famiglia all'interno del Cimitero Acattolico della Piramide Cestia a Roma. Successivamente si occupò anche della costruzione dell'attuale Museo. Edgar A. Mowrer, corrispondente a Roma del Chicago Daily News e amico di Andersen, fece da intermediario con l'allora sindaco di Roma principe Colonna, per la realizzazione del Museo di scultura all'aperto, ma purtroppo ottenne soltanto una risposta negativa. Come si vede dal disegno, le sculture immaginate per il Museo, sono caratteristiche dello stile dell'artista: ballerine volanti con putti, figure maschili a cavallo e atleti con putti. 

L'Angelo della Vita (o Vita eterna)
La scultura in bronzo si chiama L'Angelo della Vita (o Vita eterna), è stata realizzata nel 1912 e dedicata al fratello Andreas morto a Boston nel 1902. La sua destinazione iniziale era per il cimitero americano di Cambridge nel Massachusetts, dove era stato inizialmente sepolto. Il gruppo scultoreo fu fatto fondere in Germania e in seguito, prima della sua collocazione a Roma, fu esposto al Salone di Parigi nel 1914. Una volta arrivata a Roma nel 1918, fu collocata sul sacello della tomba della Famiglia Andersen nel Cimitero Acattolico della Piramide Cestia. Nel 1933 a seguito di danni strutturali della Tomba, il gruppo fu mandato nella fonderia tedesca per le dovute riparazioni, ma purtroppo non fu più ricollocata al suo posto sia per la sua "nudità" che per la grandezza che al dire dell'amministrazione "sovrastava le altre tombe". Rimase per molto tempo in stato di abbandono nel cimitero, fino a quando la sorella Lucia, la fece portare nel 1947 all'interno dell'attuale Museo.
Nel 1911 Andersen espose una copia in gesso alla Grande Mostra Internazionale di Roma, collocata all'interno del salone centrale. Successivamente però fu collocata nei magazzini dove andò distrutta. Tuttavia all'interno del Museo Hendrik Christian Andersen, è esposto un modellino in bronzo dove sopra è incisa la dedica al fratello (ultima foto).
Hendrik Christian Andersen, L'Angelo della Vita (o Vita eterna) (1912)
Hendrik Christian Andersen, Modellino de L'Angelo della Vita (o Vita eterna) (1912)



Il museo decorato in stile neorinascimentale è sviluppato su più livelli.
I due grandi atelier del piano terra sono suddivisi in Galleria dove l'artista presentava i suoi lavori ai visitatori e lo Studio dove venivano progettati e realizzati i suoi lavori. I due atelier oltre alle opere che abbiamo visto, conservano altre monumentali statue, progetti cartacei, modellini, busti-ritratto, disegni e molto altro ancora.
I piani superiori prima del passaggio allo Stato Italiano erano l'abitazione dell'artista prima, adibiti a pensione, dove vi abitava la sorella adottiva Lucia poi. Ora gli spazi espositivi sono interessati in modo permanente dalle opere di piccole dimensioni di Andersen come dipinti, busti, progetti, fotografie e disegni. Vengono anche utilizzati per le mostre temporanee dedicate al rapporto tra l'Italia e gli artisti stranieri del XIX e XX secolo.

La Galleria

La Galleria

La Galleria

Lo Studio

Lo Studio

Lo Studio

Lo Studio visto dalla finestra dello scalone

Per accedere ai piani superiori ci sono le scale situate di fronte alla porta d'accesso al museo. Prima che inizi lo scalone si viene accolti da un bellissimo ascensore decorato dall'artista. Molti decori presenti un po dappertutto nel museo sono opera di Andersen. Dal primo piano è possibile accedere al terrazzo situato sopra lo Studio da dove è possibile rivolgere lo sguardo verso il Tevere.

Scalone, Ascensore piano terra

Scalone, Ascensore piano terra, Amore


Piano primo

Terrazzo

Ingresso

Salone

Salone





Hendrik Christian Andersen, Ritratto di Umberto Nobile (1928)



Corridoio di destra

Decorazione delle porte del primo piano

Ingresso, Hendrik Christian Andersen, La Maternità (1916)

Salone, Andreas Martin Andersen, Ethel Cochrane allo specchio (1900)

Piano secondo

Salone

L'artista

Andreas Martin Andersen, Ritratto di Hendrik Christian Andersen

Hendrik Christian Andersen con Henry James (1907)

Hendrik Christian Andersen, Ritratto (1905 ca.)

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

mercoledì 17 aprile 2024

CIRCO MASSIMO

© Photo by Massimo Gaudio

Circo Massimo

Il Circo Massimo viene considerato il più grande edificio per lo sport e lo spettacolo che sia stato mai costruito. La sua creazione ha origini che partono dalla prima metà del '700 a.C. ai tempi di Romolo, il primo re di Roma, il quale istituì le prime corse ippiche in onore del dio Conso, in quella che si estendeva lungo la valle che si trova tra i colli Palatino e Aventino con una estensione per più di seicento metri. Da lì in poi è stato un susseguirsi di miglioramenti sia durante il regno dei sette re di Roma, sia durante il periodo repubblicano e sia durante quello imperiale.
Durante il primo periodo, i re etruschi Tarquini (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) apportarono i primi lavori di allestimento con le sedute per il pubblico in legno. Nel periodo repubblicano la vallata ebbe uno sviluppo progressivo con attrezzature per le gare e costruzioni sia mobili che stabili capaci di accogliere moltissimi spettatori richiamati dal continuo svolgersi di competizioni ippiche, processioni religiose, rappresentazioni teatrali, caccia ad animali esotici e addirittura per pubbliche esecuzioni. Risalgono al 329 a.C. le costruzioni dei primi cancelli in legno utili per la partenza dei carri, mentre nel 170 a.C. sulla striscia centrale chiamata spina o euripus, vennero restaurate le mete, cioè basi semi circolari che segnavano il punto dove i carri dovevano girare, inoltre venne introdotto un meccanismo di conteggio dei giri che dovevano effettuare gli aurighi. Questi dovevano compiere con i loro carri sette giri completi intorno la spina in senso antiorario e ogni giro veniva conteggiato attraverso un meccanismo formato dalle sette uova sacre dei Castori e sette delfini sacri al dio Nettuno. La spina con il tempo diventò un lungo basamento rettilineo sul quale furono installate statue, vasche, altari e durante il periodo imperiale addirittura due grandi obelischi fatti arrivare dall'Egitto dagli imperatori Augusto e Costanzo II che attualmente si trovano sulla Fontana dei Leoni in piazza del Popolo e sulla Fontana Lateranense a San Giovanni in Laterano.
Se ancora oggi vediamo parte delle opere murarie del Circo Massimo lo dobbiamo a Cesare, anche se successivamente la struttura subì incendi che portarono alla sua completa ricostruzione sotto Traiano che lo inaugurò nel 103 d.C. con dei grandiosi giochi. Il Circo in età imperiale visse il suo massimo splendore, con una lunghezza di seicento metri e una larghezza di centoquaranta e, secondo alcune antiche fonti, era capace di ospitare fino a 250.000 persone. Nella parte verso sud, tra i due emicicli, fu costruito un grande arco in marmo di Carrara dedicato a Tito del quale sono visibili soltanto alcuni frammenti adagiati sulla terra sotto la Torre della Moletta (costruita in epoca medievale).
Le ultime attività del Circo risalgono ai primi decenni del VI secolo, dopodiché fu abbandonato, demolito e depredato dei marmi e fu addirittura utilizzato come terreno agricolo.
Gli scavi che hanno interessato il Circo da un secolo a questa parte, hanno riportato alla luce parte dei due emicicli nella zona meridionale dove è visibile, in particolare in quello orientale, la struttura in mattoni a sostegno delle gradinate e dove nella parte esterna, correva una strada basolata con una fontana pubblica e dove si affacciano molto probabilmente botteghe per la vendita di generi alimentari, cambio valute, locande, magazzini e anche lupanare. Pare che proprio da questo settore il 18 luglio del 64 d.C., sotto Nerone, divampa l'incendio che da lì a poco distrusse gran parte di Roma.




Emiciclo occidentale 

Emiciclo occidentale 

Emiciclo occidentale 

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale, Latrina

Torre della Moretta

Resti dell'Arco di Tito

Basamento e colonna


Obelisco in piazza del Popolo

Obelisco in piazza San Giovanni in Laterano 

Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

lunedì 15 aprile 2024

MAUSOLEO OSSARIO GARIBALDINO

© Photo by Massimo Gaudio


Mausoleo Ossario Garibaldino

Il Mausoleo Ossario Garibaldino si trova sul colle Gianicolo, a pochi passi dalla Fontana dell'Acqua Paola, proprio sulla via dedicata a Giuseppe Garibaldi che, insieme a suo figlio Menotti, furono tra i promotori della legge per individuare il Gianicolo il luogo adatto per accogliere le spoglie degli eroici patrioti. Negli anni Trenta del '900, il figlio di Ricciotti Garibaldi, Ezio, riprese l'idea del nonno di creare un Mausoleo per accogliere i resti dei patrioti caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1848 al 1870. Il progetto per la realizzazione dell'opera fu affidato all'architetto Giovanni Jacobucci dal Governo che accolse la proposta di Ezio Garibaldi e si fece carico di tutte le spese. Fu solennemente inaugurato il 3 novembre del 1941 dopo due anni di lavoro.
L'area sacra che accoglie il Mausoleo si trova in quello che tra il 30 aprile e i primi giorni di luglio 1849 fu campo di battaglia tra i difensori della Repubblica Romana proclamata il 9 febbraio dello stesso anno e l'esercito Francese. Il Mausoleo è formato da un quadriportico in travertino con tre archi a tutto sesto per lato e al centro un'ara formata da un monoblocco di granito di Baveno. Il quadriportico è situato al termine di una scalinata in travertino dove ai quattro angoli si trovano altrettanti piedistalli con sopra un braciere in bronzo decorato con teste di lupa e sulle pareti dei piedistalli sono ricordati i luoghi delle battaglie più significative per la liberazione di Roma. Rappresentazioni allegoriche presenti in tutto il Mausoleo si ispirano alle antichità romane come la lupa, l'aquila imperiale, gli scudi e i gladi. 
Al Sacrario sottostante si accede attraverso una doppia rampa situata nella parte posteriore. Esso è composto da due ambienti: il primo è un vestibolo a doppia abside che accoglie varie lapidi. Da quest'ultimo si accede a una sala di forma quadrata con al centro un grande pilastro ricoperto da un mosaico d'oro. Sulle pareti sono incisi in nomi dei patrioti morti in battaglia tra i quali si trovano quelli di Angelo Brunetti detto Ciceruacchio, Emilio Morosini, Luciano Manara, Enrico Dandolo, Edoardo Negri, Giacomo Venezian, Colomba Antonietti Porzi e Giuditta Tavani Arquati. 
Nella parete in fondo dietro la colonna centrale, si trova il sarcofago in porfido che accoglie le spoglie del poeta genovese e autore dell'Inno d'Italia Goffredo Mameli, ferito a morte nel 1849 all'età di 21 anni proprio sul Gianicolo.









L'ara

Il gladio

Il braciere in bronzo

Il Sacrario





La tomba di Goffredo Mameli

Gerolamo Induno, Ritratto di Goffredo Mameli (seconda metà XIX sec.)
Museo della Repubblica Romana


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

Maffeo Barberini di Caravaggio torna a casa

© Photo by  Massimo Gaudio MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini Ho avuto modo di ammirare presso le ...