martedì 30 giugno 2020

Domenico Zampieri detto DOMENICHINO, Sibilla Cumana

Photo by Massimo Gaudio

Domenico Zampieri detto DOMENICHINO, Sibilla Cumana (1622) - Musei Capitolini - Roma

Secondo la tradizione le Sibille (pagane) avevano preannunciato la nascita di Cristo, così come i profeti biblici: al monoteismo ebraico e cristiano rimanda la scritta in greco del cartiglio (“C’è un solo Dio infinito e non generato”). La loro raffigurazione nella pittura del Seicento era l’occasione per dipingere raffinate figure femminili, come questa realizzata da Domenichino a Roma nel 1622, combinando insieme posa classica e morbida sensualità. E’ diventata nel tempo una delle immagini simboliche della sontuosa pittura del Barocco romano. Registrata nel Seicento e nella prima metà del Settecento nella collezione romana della famiglia Pio, la tela venne ceduta al pontefice Benedetto XIV nel 1750, insieme a numerosi capolavori della celebre raccolta, e venne destinata dal papa alla Pinacoteca Capitolina, istituita da poco sul Campidoglio romano. (testo dal sito dei Musei Capitolini)

Autore: Domenico Zampieri detto DOMENICHINO (Bologna 1581 - Napoli 1641)
Titolo: Sibilla Cumana
Supporto: Olio su tela
Anno: 1622
Misure (cm.): 138 x 103
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

lunedì 29 giugno 2020

Mosaico con maschere sceniche ai Musei Capitolini

Photo by Massimo Gaudio
Mosaico con maschere sceniche (II sec. d.C.) Musei Capitolini - Roma
 Il mosaico, trovato nel 1824 nella Vigna dei Gesuiti sull'Aventino, di fronte alla chiesa di Santa Prisca, sul luogo delle terme costruite dall'imperatore Traiano Decio (249-251 d.C.), fu acquistato e collocato in questa sala dall'allora papa Leone XII (1823-1829). Raffigura due maschere poggiate sullo zoccolo aggettante di due pareti disposte ad angolo, viste in prospettiva; a una parete sono appoggiati due flauti, che proiettano su di essa la loro ombra. La maschera femminile ritrae una donna con grandi occhi e bocca spalancata; tra i capelli, arricciati a lunghi boccoli, è legato un nastro, annodato a fiocco sopra il centro della fronte. Nell'uomo i tratti fisionomici sono accentuati e ridicolizzati: la bocca enorme, il naso largo e schiacciato, gli occhi sporgenti, le guance raggrinzite, sulla testa una corona di edera e bacche, ornamento legato al culto dionisiaco, che tanta parte ha avuto nella nascita del teatro greco. Le maschere appartangono a due "tipi" della Commedia Nuova, sviluppatasi con l'età ellenistica: la giovane donna, tavolta triste per le sue sciagure, e lo schiavo, pauroso e beffardo. L'opera, realizzata con tessere marmoree policrome da un artista attenti ai valori prospettici e ai giochi di luce e ombra, fungeva probabilmente da émblema pavimentale in un edificio imperiale sull'Aventino. Si considera appartenente al II secolo d.C., forse di età adrianea. (testo dal sito dei Musei Capitolini)
Una curiosità: L'immagine delle due maschere è stata coniata sulle monete italiane da 2 Euro nel 2016.


Autore:
Titolo: Mosaico con maschere sceniche
Supporto: Mosaico
Anno: II secolo d.C.
Misure (cm.): 76,4
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

domenica 28 giugno 2020

Statua di fanciulla con colomba ai Musei Capitolini

Photo by Massimo Gaudio

Statua di fanciulla con colomba (II sec. a.C.) - Musei Capitolini - Roma
 La statua, posta al centro della sala, rappresenta una fanciulla che protegge una colomba dall'assalto di un serpente, riparandola nella piega del mantello che copre la lunga tunica. Il serpente è il prodotto di un restauro moderno. Si tratta di una copia romanda da un originale ellenistico, età durante la quale si sviluppa l'attenzione per gli aspetti della vita quotidiana, indagata in tutte le sue forme. Tipica è la rappresentazione dei bambini, spesso colti nel giuoco, come in questa scultura. In particolare il motivo figurativo della fanciulla con colomba trova un possibile antecedente nei rilievi delle stele funerarie greche del V e del VI secolo a.C. (testo dal sito dei Musei Capitolini)




Autore: -
Titolo: Statua di fanciulla con colomba
Supporto: Marmo
Anno: Da originale ellenistico del III-II secolo a.C.
Misure (cm.): 95
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

sabato 27 giugno 2020

Statua equestre di Marco Aurelio

Statua equestre di Marco Aurelio (161-180 d.C.) - Musei Capitolini - Roma
Del monumento equestre dedicato all'imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.) non troviamo alcuna menzione nelle fonti letterarie antiche, ma è verosimile che esso sia stato innalzato nel 176 d.C., insieme ai numerosi altri onori tributatigli in occasione del trionfo sulle popolazioni germaniche, o nel 180 d.C., subito dopo la morte. In quei tempi a Roma le statue equestri erano molto numerose: le descrizioni tardo imperiali delle regioni della città ne enumerano ventidue, definite equi magni, ossia maggiori del vero, analogamente al monumento di Marco Aurelio. Quest'ultimo, tuttavia, è l'unico giunto sino a noi e in virtù della sua integrità ha assunto ben presto un valore simbolico per tutti coloro che intendevano proporsi come eredi dell'antica Roma imperiale. Il luogo di collocazione originario non è noto. Tuttavia già Carlo Fea, che per primo attribuì la salvezza del monumento alla errata identificazione del cavaliere con l'imperatore Costantino, confutò l'ipotesi avanzata da Nardini e accolta da Winckelmann che la statua fosse stata innalzata fin dall'inizio al Laterano, dove è ricordata nelle fonti medievali. In realtà si può affermare soltanto che la statua sia stata eretta per una dedica pubblica e che, pertanto, il luogo di collocazione originaria più probabile fosse il Foro Romano o la piazza con il tempio dinastico che circondava la Colonna Antonina. La presenza al Laterano della scultura bronzea viene ricordata fin dal X secolo, ma è probabile che vi si trovasse almeno dalla fine dell'VIII secolo, quando Carlo Magno volle duplicare la sistemazione del campus Lateranenis, trasferendo davanti al suo palazzo ad Aquisgrana (Aachen) una statua equestre analoga portata via da Ravenna. Nel gennaio del 1538, per ordine di papa Paolo III della famiglia Farnese, la statua fu trasferita sul colle Capitolino, che dal 1143 era divenuto sede delle autorità cittadine. Ad un anno dal suo arrivo, il Senato Romano affidò a Michelangelo l'incarico di risistemare la statua del Marco Aurelio. Il grande artista fiorentino, invece di limitarsi a progettare una sistemazione idonea per il monumento, ne fece il perno di quel mirabile complesso architettonico che è la piazza del Campidoglio. Le indagini disposte dall'Amministrazione Comunale in seguito all'attentato terroristico presso il Palazzo Senatorio del 19 aprile 1979 rivelarono che la statua equestre di Marco Aurelio presentava gravi processi corrosivi in atto e una preoccupante situazione statica, in particolare a causa delle fessure localizzate nelle zampe.
 L'8 gennaio 1981 il cavaliere fu rimosso dal basamento michelangiolesco e il 17 il monumento fu trasferito presso il laboratorio dell'Istituto Centrale per il Restauro. L'intervento conservativo, in assenza di procedure ordinarie consolidate, ha permesso un grande sviluppo delle tecniche d'indagine e un'innovazione tecnologica della strumentazione disponibile. Dopo una lunga e accurata fase di studi preliminari, mirati a definire lo stato di conservazione e le modalità di intervento sul manufatto bronzeo, le operazioni di restauro si sono concluse alla fine del 1988, aprendo una nuova fase per la vita del monumento equestre. La fragilità strutturale e superficiale della materia ha portato all'attenzione di tutti il tema della protezione dei capolavori non musealizzati. Fu subito chiaro che un'adeguata tutela del bronzo antico sarebbe stata possibile solo a condizione che fossero escluse tutte le sollecitazioni termiche e meccaniche che derivano da un'esposizione all'aperto. Il desiderio di rivedere la statua bronzea al centro della piazza del Campidoglio era naturalmente unanime, ma responsabilmente fu scelto il male minore.

La collocazione provvisoria in uno spazio chiuso in condizioni ambientali controllate rappresentava la sola scelta in grado di soddisfare adeguatamente l'esigenza di preservare e nel contempo rendere fruibile un manufatto unico e prezioso come la statua equestre di Marco Aurelio. L'11 aprile 1990 il monumento è tornato in Campidoglio ed è stato collocato nel cortile del Museo Capitolino, in un ambiente climatizzato appositamente chiuso da una vetrata. Il recupero dell'unità monumentale del progetto michelangiolesco è stata fin dall'inizio una preoccupazione primaria. Fu deciso, quindi, di predisporre una copia dell'originale. Non è stato possibile per motivi diversi adottare le due tecniche tradizionali del calco diretto o della riproduzione per punti mediante il compasso o il pantografo: nel primo caso per la fragilità della doratura residua unitamente alla sua scarsa adesione al bronzo, nel secondo caso per la difficoltà di riprodurre fedelmente tutte le peculiarità del modellato plastico, sommatesi come in un palinsesto nel corso della lunga storia del monumento. Per eseguire la riproduzione della statua bronzea si è fatto ricorso, quindi, al procedimento indiretto, che prevede la ricostruzione della forma geometrica secondo un modello numerico ottenuto tramite il rilievo 'fotogrammetrico' e l'integrazione manuale della "pelle" con tecniche artigianali. Nel 1997 i tecnici della Zecca dello Stato hanno completato la copia bronzea, che il 19 aprile dello stesso anno è stata eretta sul basamento al centro della piazza Capitolina. Parallelamente alla realizzazione della copia, è stato affrontato il problema della musealizzazione dell'originale in un ambiente più idoneo rispetto a quello provvisorio, individuando un luogo adatto per dimensioni e per dignità nell'ambito dei Musei Capitolini, la cui ristrutturazione è stata avviata nel 1997. A tale scopo è stata prevista la progettazione di un nuovo padiglione nel Giardino Romano al primo piano del Palazzo dei Conservatori, dove alla fine dell'Ottocento subito dopo l'unità d'Italia era stata ospitata la maggior parte delle sculture che emergevano dagli scavi effettuati per la costruzione dei nuovi quartieri della capitale. Il progetto di copertura a vetrata del giardino, affidato all'architetto Carlo Aymonino, è risultato la soluzione più adeguata per dare accoglienza al monumento equestre insieme ad altre importanti opere bronzee della collezione capitolina, formanti anch'esse parte dei pignora imperii conservati in Laterano fin dal Medioevo e trasferiti in Campidoglio alla fine del XV secolo con lo scopo di restituire al popolo romano la testimonianza tangibile dell'antica dignità del colle.



 Il nuovo basamento, progettato dall'architetto Francesco Stefanori e realizzato, insieme ai dispositivi di ancoraggio della statua, dal Centro di Ricerca Scienza e Tecnica per la Conservazione del Patrimonio Storico-Architettonico dell'Università di Roma "La Sapienza" (CISTeC), è stato ideato nel segno della discontinuità rispetto al piedistallo michelangiolesco, sia per evitare un improponibile confronto sia per sottolineare la differenza tra l'originaria collocazione all'aperto del monumento equestre e la sua attuale musealizzazione. È superfluo ricordare che la realizzazione del nuovo padiglione, che ha tenuto conto della presenza dei resti monumentali del Tempio di Giove Capitolino, non offre soltanto una soluzione specifica e definitiva al problema della statua bronzea di Marco Aurelio, ma costituisce la punta di diamante – paragonabile ad altri grandi interventi museografici delle capitali europee – nel programma di riqualificazione complessiva dei Musei Capitolini e dell'intero Campidoglio. (testo dal sito dei Musei Capitolini)


Autore: -
Titolo: Statua equestre di Marco Aurelio
Supporto: Bronzo
Anno: 161 - 180 d.C.
Misure (cm.): 424
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

venerdì 26 giugno 2020

Statua di Ercole in bronzo dorato ai Musei Capitolini

   © Photo by Massimo Gaudio
Statua di Ercole in bronzo dorato (II sec. a.C.) - Musei Capitolini - Roma

Proviene dall'area del Foro Boario, dove fu rinvenuta sotto il pontificato di Sisto IV. La statua, che doveva rappresentare il simulacro di culto all'interno di un tempio rotondo dedicato all'eroe greco nel II secolo a.C. , mostra, nelle proporzioni e nel forte modellato del corpo, la derivazione da modelli greci del IV secolo a.C. , vicino allo stile di Lisippo. 
Una recente ipotesi suggerisce che possa essere derivata direttamente dal calco di una scultura bronzea di quel periodo. (testo dal sito dei Musei Capitolini)
Autore:
Titolo: Statua di Ercole in bronzo dorato
Supporto: Bronzo
Anno: II secolo a.C.
Misure (cm.): 241
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

giovedì 25 giugno 2020

Busto di Commodo come Ercole ai Musei Capitolini

Photo by Massimo Gaudio

Busto di Commodo come Ercole (180-193 d.C.) - Musei Capitolini - Roma
Il busto rappresenta uno dei capolavori più celebrati della ritrattistica romana e ritrae l'imperatore sotto le spoglie di Ercole, del quale ha adottato gli attributi: la pelle di leone sul capo, la clava nella mano destra, i pomi delle Esperidi nella sinistra a ricordo di alcune fatiche dell'eroe greco. Il busto, straordinariamente ben conservato, poggia su una complessa composizione allegorica: due Amazzoni inginocchiate (solo una è conservata) ai lati di un globo decorato con i simboli zodiacali, sorreggono cornucopie che si intrecciano intorno a una pelta, il caratteristico scudo delle Amazzoni. L'intento celebrativo che, con un linguaggio ricco di simboli, impone il culto divino dell'Imperatore è accentuato dalla presenza dei due Tritoni marini che fiancheggiano la figura centrale come segno di apoteosi. Il gruppo fu rinvenuto in una camera sotterranea del complesso degli Horti Lamiani segno, probabilmente, di un tentativo di occultamento. (testo dal sito dei Musei Capitolini)



Autore: -
Titolo: Busto di Commodo come Ercole
Supporto: Marmo
Anno: 180 - 193 d.C.
Misure (cm.): 133
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

mercoledì 24 giugno 2020

Bruto Capitolino

Photo by Massimo Gaudio
Bruto Capitolino (IV-III sec. a.C.) - Musei Capitolini - Roma
Il magnifico ritratto bronzeo, della straordinaria forza espressiva, fu donato al museo dal Cardinale Pio da Carpi nel 1564: l'identificazione con Giunio Bruto, primo console romano, rappresenta una dotta interpretazione della cultura antiquaria, priva però di reali fondamenti. La problematica lettura dell'opera che, pur mostrando alcuni tratti riportabili a modelli ritrattistici greci riferiti a poeti e filosofi, risulta reinterpretata con grande forza dalla cultura artistica romana di età repubblicana, porta a un'oscillazione della datazione tra il IV e III secolo a.C. L'estrema rarità di ritratti in bronzo di questo periodo, insieme alla possibilità di una collocazione cronologica così antica, rendono quest'opera una delle più preziose delle collezioni capitoline. (testo dal sito dei Musei Capitolini)


Autore: -
Titolo: Bruto Capitolino
Supporto: Bronzo
Anno: IV - III secolo a.C.
Misure (cm.): 69
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

martedì 23 giugno 2020

Lo Spinaro ai Musei Capitolini

Photo by Massimo Gaudio


Spinaro (I sec. a.C.) - Musei Capitolini - Roma
La piccola scultura bronzea, che rappresenta un giovinetto nell'atto di levarsi una spina dal piede, è giunta in Campidoglio nel 1471, con la donazione dei bronzi lateranensi al Popolo Romano fatta da Sisto IV. La posa singolare e particolarmente aggraziata della figura, sorpresa in un gesto inconsueto, ne hanno fatto una delle opere più apprezzate e copiate del Rinascimento, e insieme hanno suscitato numerosi spunti interpretativi sull'identificazione del personaggio. Si tratta di un'opera eclettica, concepita probabilmente nell'ambito del I secolo a.C. fondendo modelli ellenistici del III-II secolo a.C., per il corpo con una testa derivata da opere greche del V secolo a.C. (testo dal sito dei Musei Capitolini)
Autore: -
Titolo: Spinaro
Supporto: Bronzo
Anno: I secolo a.C.
Misure (cm.): 73
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

lunedì 22 giugno 2020

Leone che azzanna il cavallo ai Musei Capitolini

Photo by Massimo Gaudio

Leone che azzanna il cavallo - Musei Capitolini - Roma
 Il gruppo monumentale del leone che azzanna il cavallo, collocato nell’Esedra di Marco Aurelio, rappresenta una testimonianza concreta della grandezza di Roma e dello sconfinato patrimonio di arte e cultura tramandato dalla civiltà antica fino ai giorni nostri. L’opera, collocata in Campidoglio, aveva fin dal Medioevo un forte significato simbolico poiché la possente figura del leone riusciva a rappresentare l’allegoria del buon governo cittadino. La scultura conobbe diverse collocazioni fino ai primi decenni del XX secolo, quando fu posta a decoro della fontana del giardino Caffarelli all’interno dei Musei Capitolini. Nel 1594 Ruggero Bascapè, allievo di Michelangelo, aggiunse la testa, le zampe e la coda del cavallo oltre alle zampe posteriori del leone. Nel 2012 il gruppo scultoreo è stato restaurato ed esposto al Getty Villa di Malibu per poi tornare definitivamente nella collocazione attuale. (testo dal sito dei Musei Capitolini)





Autore:
Titolo: Leone che azzanna il cavallo
Supporto: Marmo grezzo
Anno: -
Misure (cm.): 142 (a) x 240 (l)
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

domenica 21 giugno 2020

Statua di Galata Capitolino ai Musei Capitolini

Photo by Massimo Gaudio

Statua di Galata Capitolino - Musei Capitolini - Roma
 La scultura, più volte replicata su incisioni e disegni, è forse la più nota dell'intera collezione. Fu acquistata nel 1734 dalle statue che erano parte della Collezione Ludovisi e probabilmente era stata rinvenuta dai Ludovisi stessi nell'area della loro villa. Questa insisteva sugli Horti antichi di Cesare, in parte coincidenti con l'area degli Horti di Sallustio. Con grande pathos raffigura un Gallo (Galata) ferito, del quale vengono messi bene in evidenza gli attributi: scudo, torques al collo, nudità del corpo, ciocche dei capelli scompigliate e baffi. La ferita ben visibile indica la volontà di rendere il guerriero nell'ultimo istante di resistenza al dolore. L'immagine è forse pertinente al grande donario di età pergamena che Attalo volle porre lungo la terrazza del tempio di Athena Nikephóros per celebrare le vittorie sui Galati. Forse pertinente al donario è anche il gruppo Ludovisi, oggi a Palazzo Altemps. Gli studiosi non sono concordi nel datare questa splendida scultura: ultimamente è stata avanzata l'ipotesi della datazione della copia in età cesariana, ma anche quella che possa trattarsi di copia diretta o dell'originale pergameno. (tratto dal sito dei Musei Capitolini)




Autore:
Titolo: Statua di Galata Capitolino
Supporto: Marmo
Anno:         Da un originale pergameno
Misure (cm.): 93
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

venerdì 19 giugno 2020

Fauno in marmo rosso antico ai Musei Capitolini

Photo by Massimo Gaudio

Fauno in marmo rosso antico (II sec. d.C.) - Musei Capitolini - Roma

La scultura fu rinvenuta nel 1736. Il delicato e laborioso lavoro di restauro fu affidato a Clemente Bianchi e a Bartolomeo Cavaceppi. Numerose aggiunte in marmo rosso granato, con evidenti venature grigiastre, non hanno modificato particolarmente la struttura o l'immagine antiche. La scultura destò l'ammirazione dei viaggiatori e dei catalogatori del museo fin dal 1746, quando fu acquistata per le collezioni capitoline. La figura è in appoggio sulla gamba destra, mentre la sinistra, conforme all'originale, è avanzata e mostra il piede ruotato verso l'esterno, a indicare il ritmo della danza. L'idea del movimento è trasmessa sia dalla leggera rotazione verso destra, sia dalla muscolatura che presenta masse molto contratte lungo la schiena e nei glutei, posti su piani obliqui, al centro dei quali è inserita una coda a ciuffi poggiata sulla natica sinistra. La parte alta del torso, caratterizzata dalla presenze della nebris (pelle di cerbiatto) annodata sulla spalla destra, ha masse muscolari ben delineate con digitalizzazione delle costole. Il volto, incorniciato da lunghe basette separate in ciocche, ha zigomi sporgenti, bocca semiaperta in un sorriso che lascia visibile la corona dei denti. Le cavità orbitali, vuote, probabilmente dovevano essere riempite con inserimento di metalli i pietre dure. I fauni avevano, tra le proprietà, quella di fecondare le greggi e di difendere dagli assalti dei lupi e venivano associati all'idea di abbondanza dei raccolti, essendo, in molti casi, rappresentati con ricche cornucopie. Queste creature, messe in connessione con il culto di Dioniso, erano probabilmente parte del corteo del dio e sono raffigurare in stato di ebbrezza, in atto di danzare, secondo l'iconografia del "buontempone" e del "beone" compagno di Dioniso, più vicina all'immagine umana e ben distaccata dalle lontane origini demoniache. Questo tipo di immagine fu probabilmente utilizzata in contesti decorativi di horti, proprio in coincidenza con l'esaltazione dei motivi bucolici, e si diffuse in sculture di età romana che riprendevano temi del maturo ellenismo, del tardo II secolo a.C. (testo dal sito dei Musei Capitolini)
Autore:
Titolo: Fauno in marmo rosso antico
Supporto: Marmo rosso antico
Anno: II secolo d.C. - Da un originale del tardo ellenismo
Misure (cm.): 167,5
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

giovedì 18 giugno 2020

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Medusa


Gian Lorenzo Bernini, Busto di Medusa (1644-1648) Musei Capitolini - Roma


Ovidio narra che la mitica Medusa aveva il potere di pietrificare chiunque osasse incrociare il suo sguardo. Bernini scolpisce un vero e proprio ritratto della più bella e mortale delle Gorgoni (si tratta di un Busto, non di una Testa troncata), fermata nel momento transitorio della metamorfosi. 
Il mito classico è rivisitato alla luce di una poesia di Giovan Battista Marino ("...Non so se mi scolpì scarpel mortale, / o specchiando me stessa in chiaro vetro / la propria vista mia mi fece tale", da La Galeria, 1630, I, 272): Medusa sta osservando in un immaginario specchio la sua immagine riflessa ed è colta nel momento in cui, con dolore ed angoscia, prende coscienza dell'atroce beffa e, materialmente davanti ai nostri occhi, si trasforma in un marmo. La Medusa, nelle intenzioni di Bernini, è una raffinata metafora barocca sulla scultura e sulle virtù dello scultore che ha il potere di lasciare "impietrito" dallo stupore chi ammira la straordinaria abilità del suo scalpello. (testo dal sito dei Musei Capitolini)




Autore: Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 - Roma 1680)
Titolo: Testa di Medusa
Supporto: Marmo
Anno: 1644 - 1648
Misure (cm.): 68
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...