Jacopo Robusti detto TINTORETTO, Giuditta e Oloferne

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Giuditta e Oloferne (1577-1578) olio su tela - Museo Nazionale del Prado, Madrid Proveniente dal Museo Nazionale del Prado di Madrid, in questi giorni si trova presso la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini e vi rimarrà fino al 27 marzo 2022 nell'ambito della mostra Caravaggio e Artemisia: La sfida di Giuditta .  Realizzato dal Tintoretto e dalla sua bottega, si caratterizza per la scelta di una composizione ampia, che permette l'inserimento di un gran numero di tettagli. La scena della storia biblica non si è ancora conlusa: l'elegante Giuditta compie il gesto di nascondere con una coperta il corpo di Oloferne ormai senza vita, mentre la sua ancella non ha ancora terminato di mettere la testa del condottiero Assiro all'interno della bisaccia. Tintoretto inserisce all'interno del dipinto molti particolari con l'intento di coinvolgere l'osservato

Fauno in marmo rosso antico ai Musei Capitolini

Photo by Massimo Gaudio

Fauno in marmo rosso antico (II sec. d.C.) - Musei Capitolini - Roma

La scultura fu rinvenuta nel 1736. Il delicato e laborioso lavoro di restauro fu affidato a Clemente Bianchi e a Bartolomeo Cavaceppi. Numerose aggiunte in marmo rosso granato, con evidenti venature grigiastre, non hanno modificato particolarmente la struttura o l'immagine antiche. La scultura destò l'ammirazione dei viaggiatori e dei catalogatori del museo fin dal 1746, quando fu acquistata per le collezioni capitoline. La figura è in appoggio sulla gamba destra, mentre la sinistra, conforme all'originale, è avanzata e mostra il piede ruotato verso l'esterno, a indicare il ritmo della danza. L'idea del movimento è trasmessa sia dalla leggera rotazione verso destra, sia dalla muscolatura che presenta masse molto contratte lungo la schiena e nei glutei, posti su piani obliqui, al centro dei quali è inserita una coda a ciuffi poggiata sulla natica sinistra. La parte alta del torso, caratterizzata dalla presenze della nebris (pelle di cerbiatto) annodata sulla spalla destra, ha masse muscolari ben delineate con digitalizzazione delle costole. Il volto, incorniciato da lunghe basette separate in ciocche, ha zigomi sporgenti, bocca semiaperta in un sorriso che lascia visibile la corona dei denti. Le cavità orbitali, vuote, probabilmente dovevano essere riempite con inserimento di metalli i pietre dure. I fauni avevano, tra le proprietà, quella di fecondare le greggi e di difendere dagli assalti dei lupi e venivano associati all'idea di abbondanza dei raccolti, essendo, in molti casi, rappresentati con ricche cornucopie. Queste creature, messe in connessione con il culto di Dioniso, erano probabilmente parte del corteo del dio e sono raffigurare in stato di ebbrezza, in atto di danzare, secondo l'iconografia del "buontempone" e del "beone" compagno di Dioniso, più vicina all'immagine umana e ben distaccata dalle lontane origini demoniache. Questo tipo di immagine fu probabilmente utilizzata in contesti decorativi di horti, proprio in coincidenza con l'esaltazione dei motivi bucolici, e si diffuse in sculture di età romana che riprendevano temi del maturo ellenismo, del tardo II secolo a.C. (testo dal sito dei Musei Capitolini)
Autore:
Titolo: Fauno in marmo rosso antico
Supporto: Marmo rosso antico
Anno: II secolo d.C. - Da un originale del tardo ellenismo
Misure (cm.): 167,5
Posizione: Musei Capitolini
Località: Roma

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