domenica 14 giugno 2020

Alessandro Algardi, Battesimo di Cristo


Alessandro Algardi, Battesimo di Cristo (1644-1654) - Galleria Corsini - Roma

La piccola scultura attribuita ad Algardi è composta da due blocchi in bronzo dorato uniti al di sopra della base in marmo. Secondo le fonti dell’epoca, una fusione dello stesso modello era stata donata dall’artista al pontefice Innocenzo X Pamphili per ottenerne i favori. L’opera della collezione Corsini è caratterizzata dalla grande qualità del modellato, dalla precisione con cui sono restituiti i dettagli e dall’equilibrio compositivo: lo spazio che separa le due figure principali è chiuso in alto dal gesto del braccio con cui il Battista versa l’acqua su Gesù, e in basso dalle acque del Giordano. Il bronzetto è rappresentativo della produzione di Algardi, esponente di spicco della scultura classicista seicentesca. L’artista bolognese rappresentò infatti una sorta di alter ego di Bernini, contrapponendo alla predominante corrente barocca una diversa maniera di fare e d’intendere la scultura, godendo di grande successo soprattutto durante il pontificato di Innocenzo X Pamphili. (dal sito Galleria Corsini)

Autore: Alessandro Algardi (Bologna 1598 - Roma 1654)
Titolo: Battesimo di Cristo
Supporto: Bronzo
Anno: 1644 - 1654
Misure (cm.): 45,5 (altezza)
Posizione: Galleria Corsini

sabato 13 giugno 2020

Jacopo da Ponte detto BASSANO, Adorazione dei pastori


Jacopo da Ponte detto BASSANO, Adorazione dei pastori (1562) - Galleria Corsini - Roma

L’episodio dell’adorazione dei pastori, accorsi a Betlemme dopo l’annuncio degli angeli, è narrato nel Vangelo di Luca. Bassano affronta il tema da un lato rispettando la tradizione, dall’altro introducendo innovazioni. Fanno da quinta scenica delle rovine archeologiche, elemento frequente nell’iconografia italiana della Natività. Qui si vede una fila di colonne spezzate su un alto piedistallo, sul modello dei templi greci, cui è addossata una capanna. L’insolita struttura architettonica simboleggia il superamento del paganesimo e la costruzione della chiesa cristiana, di cui la nascita di Gesù è il primo atto di fondazione. La tela risale agli anni ’60 del Cinquecento, periodo in cui Bassano comincia a scurire le tinte. Le vesti della Madonna, di Giuseppe e dei pastori hanno tonalità smaltate, ma il paesaggio ha un’atmosfera notturna. Ciò che più colpisce è l’umiltà quasi irrispettosa dei pastori, in linea, del resto, con lo spirito del racconto evangelico, che vuole gli ultimi nella gerarchia sociale come primi adoratori del Messia. I pastori occupano il centro della scena, e se non ci fosse il lato sinistro del quadro, potrebbe sembrare una scena di genere a carattere agreste. Il pastore di spalle è inginocchiato, mostra i piedi nudi, a ricordare la sua estrema umiltà, e trattiene un agnello, animale sacrificale per eccellenza, riferimento alla futura Passione di Cristo. All’estrema destra, un curioso inserto: un ragazzino accovacciato che soffia su un tizzone ardente, nell’inutile sforzo di ravvivare una fiammella, ormai debole di fronte alla potente luce della rivelazione divina. La figura avrà in seguito larga diffusione come autonoma scena di genere. (dal sito Galleria Corsini)


Autore: Jacopo da Conte detto BASSANO (Bassano del Grappa 1515 ca. - 1592)
Titolo: Adorazione dei pastori
Supporto: Olio su tela
Anno: 1562
Misure (cm.): 105 x 157
Posizione: Galleria Corsini

venerdì 12 giugno 2020

Rosalba Carriera, Allegoria dei quattro elementi - L'Aria, L'Acqua, La Terra, Il Fuoco


Rosalba Carriera, Fuoco (1739-1743) - Galleria Corsini - Roma
La serie dei quattro elementi è realizzata in pastello su carta, tecnica che ha larga diffusione nel Settecento. Rosalba Carriera, pittrice veneziana, diventa una delle ritrattiste più richieste da nobili e sovrani d’Europa, molto abile nel raggiungere col pastello risultati di morbidezza, luminosità, immediatezza e introspezione psicologica. Le serie allegoriche formate da quattro personificazioni – i continenti, le stagioni, gli elementi – sono una tipologia particolarmente diffusa in questo periodo. La Carriera porta a termine quest’opera tra il 1741 e il 1743 per Giovan Francesco Stoppani, nunzio apostolico presso il Senato di Venezia. Le allegorie hanno un taglio ritrattistico, sono colte in primissimo piano e i loro attributi finiscono al margine (inferiore destro, tranne che nell’Aria), integrati con differenti colori o accessori che ne chiariscono il ruolo. L’Aria, oltre a indossare un mantello dal blu intenso, di cui è accennato un lembo, tiene con un filo un uccellino; l’Acqua osserva in atteggiamento assorto dei pesci appesi a una sorta di lenza; la Terra mostra un grappolo d’uva (da questo punto di vista è molto simile a un’Allegoria d’autunno) e indossa una ghirlanda di fiori; il Fuoco, con la sua chioma fulva, la veste rosa-pesca e il piccolo braciere nella mano, è il pastello dai colori più caldi. La tecnica del pastello è molto pratica per alcuni versi, complessa per altri. Rispetto all’olio su tela, è più economica, e si serve di materiali più facilmente trasportabili. È perfetta per l’esecuzione di ritratti e risponde alle esigenze di una committenza prestigiosa che cura l’autorappresentazione. D’altro canto, richiede maestria d’esecuzione, non ammette pentimenti, ed è estremamente fragile, infatti basta un leggero contatto con la superficie per alterare i pigmenti, che necessitano di specifici fissativi. (dal sito Galleria Corsini)

Rosalba Carriera, Acqua (1739-1743) - Galleria Corsini - Roma

Rosalba Carriera, Aria (1739-1743) - Galleria Corsini - Roma

Rosalba Carriera, Terra (1739-1743) - Galleria Corsini - Roma

Autore: Rosalba Carriera (Venezia 1675 - 1757)
Titolo: Allegoria dei quattro elementi - L'Aria, L'Acqua, La Terra, Il Fuoco
Supporto: Pastello su carta
Anno: 1739 - 1743
Misure (cm.): 33,5 x 30,5
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

martedì 9 giugno 2020

Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO, Battesimo di Cristo


Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO, Battesimo di Cristo (1596-1597) - Palazzo Barberini - Roma
Il Battesimo di Cristo può essere letto parallelamente all’altro dipinto in collezione, l'Adorazione dei pastorirealizzati entrambi come bozzetti per un’opera monumentale composta da più tele e destinata ad una chiesa madrilena. El Greco ha sfruttato il formato verticale per conferire uno slancio ascendente alle composizioni: se per le raffigurazioni del Battesimo è abbastanza comune impostare la scena sulla verticale, per mettere in risalto la discesa dello Spirito Santo su Gesù, questa modalità risulta, invece, decisamente insolita per l’Adorazione dei pastori. Nei due dipinti, El Greco ha organizzato lo spazio dividendolo a metà: in basso il mondo materiale, in alto la realtà ultraterrena, unificati da una luce quasi argentata, la luce divina, emanata da Dio nel Battesimo, dalle schiere angeliche e dal Bambino nell’AdorazioneLe due tele manifestano, nella libertà compositiva delle scene, nella scelta dei colori e nell’abile regia luministica, quanto per El Greco, anche dopo il suo trasferimento in Spagna, fosse centrale e feconda l’esperienza della pittura veneta, in particolare di Tintoretto. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO (Candia 1541 - Toledo 1614)
Titolo: Battesimo di Cristo
Supporto: Olio su tela
Anno: 1596 - 1597
Misure (cm.): 111 x 47
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

lunedì 8 giugno 2020

Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO, Adorazione dei pastori

Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO, Adorazione dei pastori (1596-1597) - Palazzo Barberini - Roma
L’Adorazione dei pastori e il Battesimo di Cristo sono stati messi in relazione con un’importante commissione che El Greco ricevette nel 1596, un retablo – una pala d’altare di grandi dimensioni composta da più dipinti – per la chiesa dell’Incarnazione del Colegio de Doña Maria de Aragón a Madrid. Il retablo venne smembrato durante l’età napoleonica e l’ipotesi di ricostruzione più accreditata prevede l’originaria presenza di sei maestose tele, alte fino a 3,5 metri; cinque di queste si trovano al Museo del Prado, mentre l’Adorazione dei pastori è conservata presso il Museu de Artà di Bucarest. I recenti studi e l’ultimo restauro (2009), condotto sulle piccole tele di palazzo Barberini, ne hanno dimostrato l’autografia: si pensa, quindi, che potessero essere dei bozzetti preparatori per il retablo o delle copie successive eseguite dallo stesso El Greco. I due dipinti furono acquistati da una collezione siciliana nel 1908 dall’allora direttore della Galleria Nazionale, Federico Hermanin. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Dominikos Theotokopoulos detto EL GRECO (Candia 1541 - Toledo 1614)
Titolo: Adorazione dei pastori
Supporto: Olio su tela
Anno: 1596 - 1597
Misure (cm.): 111 x 47
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

domenica 7 giugno 2020

Giovanni Baronzio, Storie della Passione di Cristo

Giovanni Baronzio, Storie della Passione di Cristo (1330-1335) - Palazzo Barberini - Roma
Il dipinto di Giovanni Baronzio illustra sei episodi tratti dalla Passione di Cristo, inseriti in scomparti quadrati e leggibili in senso antiorario, partendo in alto a sinistra: DeposizioneCompiantoResurrezioneDiscesa al LimboAscensione e Pentecoste. In un articolo di Federico Zeri (1958), l’opera per la prima volta fu messa in relazione con un dipinto analogo conservato presso il Museo della Città di Rimini: i due dipinti – insieme ad altri attualmente non rinvenuti – costituivano il dossale di un altare del convento francescano di Villa Verucchio. Nell’opera esposta a palazzo Barberini, si trovano le scene della Passione successive alla morte di Cristo, in quella riminese le scene precedenti: in entrambe, manca, però, l’episodio della Crocifissione, che doveva, quindi, essere raffigurato in un altro scomparto, posto al di sopra o in mezzo alle due tavole. L’impaginazione narrativa delle scene, la gamma cromatica, la ricerca di verosimiglianza nella resa dei corpi e dello spazio rendono evidente l’importanza della presenza di Giotto a Rimini per gli sviluppi della trecentesca scuola locale. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Giovanni Baronzio (Rimini inizio XIV sec. - 1362)
Titolo: Storie della Passione di Cristo
Supporto: Tempera su tavola
Anno: 1330 - 1335
Misure (cm.): 71,5 x 112
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

sabato 6 giugno 2020

Canaletto e le splendide vedute

Antonio Canal detto il Canaletto “Il ritorno del Bucintoro al molo, nel giorno dell’Ascensione”, cm 182 x 259 - 1729 circa. Milano collezione Aldo Crespi.

A cura di Manuela Moschin della pagina Facebook e blog www.librarte.eu 

Ciao carissimi, oggi vi invito a immergervi nelle opere di un pittore veneziano che, nel Settecento, fu uno degli artisti maggiormente influenti sul piano innovativo. Mi riferisco ad Antonio Canal detto il Canaletto (Venezia, 1697- Venezia, 1768), che realizzò quello che lo storico dell’arte Roberto Longhi definì “certezza illuministica di verità assoluta”.
Venezia nel Settecento, dal punto di vista artistico, fu un’epoca di rinnovamento. I pittori veneziani venivano richiesti in tutta Europa e fu così che, viaggiando molto, ebbero l’opportunità di sperimentare tecniche e generi nuovi. Canaletto si trasferì dapprima a Roma e poi a Londra, dove ricevette numerose commissioni inglesi attraverso l'amico mecenate e collezionista d'arte Joseph Smith (1682-1770).
Canaletto è noto per essere stato il pittore del vedutismo, ossia un genere pittorico nato nel ‘700, caratterizzato dalla rappresentazione di vedute prospettiche di città e paesaggi, che venivano realizzate mediante precise condizione di luce. Ne conseguiva una raffigurazione piuttosto realistica, simile a una fotografia. I dipinti appaiono come cartoline illustrate. Il suo maestro fu proprio il padre con il quale collaborava nell'allestimento di teatri veneziani, dipingendo scenografie teatrali. L’artista, per realizzare le sue famose vedute, possedeva una tecnica particolare, che applicava avvalendosi della camera ottica o camera oscura. Era uno strumento simile alla macchina fotografica, utilizzato per definire lo spazio e rendere il dipinto qualitativamente realistico e particolareggiato. L'immagine del paesaggio era proiettata su un foglio o direttamente sulla tela e di seguito veniva ricalcata.
Tra i numerosi capolavori eseguiti dall’artista cito il dipinto intitolato“Il Ritorno del bucintoro al Molo, nel giorno dell’Ascensione” . Si tratta di una celebre veduta di Venezia ricca di colori e caratterizzata da una forte dinamicità. La scena sembra balzare fuori dalla tela e le figure si muovono vivacemente in un'atmosfera realista. Osservandola si ha persino l'impressione di aver viaggiato nel tempo. Canaletto nei dipinti rappresentò molto spesso la festa dell’Ascensione, una solennità molto sentita a Venezia. Il Doge, ogni anno, gettava un anello in acqua per rinnovare lo “Sposalizio del Mare”, come simbolo del legame della città con il mare. La rievocazione si svolgeva su una galea a remi, chiamata Bucintoro, che veniva fastosamente impreziosita con decori rossi e bassorilievi ricoperti d'oro. È interessante ammirare i personaggi, che animano la scena, le imbarcazioni in movimento, che creano piccole increspature e riflessi sulla laguna, le due colonne di San Teodoro e San Marco, la ricca decorazione del Palazzo Ducale con i marmi bianchi e rosa, l’imponente Basilica di San Marco, l’altissimo campanile che, assieme ai colori accesi, concorrono a rendere l'opera una magnifica rappresentazione scenografica.

Spero che questa piccola presentazione vi sia piaciuta e vi invito a iscrivervi nel blog www.librarte.eu per essere sempre aggiornati sulla pubblicazione degli articoli.
Vi abbraccio con affetto Manuela.






Il busto di San Francesco d'Assisi e l'autoritratto angosciato di Adolf Wildt

© Photo by  Massimo Gaudio Adolf Wildt, Maschera del dolore (Autoritratto) (1909) Marmo bianco, 37 x 33 x 20 cm, Galleria Comunale di Arte M...