sabato 25 luglio 2020

TIZIANO Vecellio, Ritratto di violinista

Photo by Massimo Gaudio
TIZIANO Vecellio, Ritratto di violinista (1512-1513) Galleria Spada - Roma
Probabilmente eseguito intorno al 1512-13, il Ritratto di musico è un capolavoro giovanile di Tiziano Vecellio, che sfruttò qui in modo magistrale tutte le possibilità espressive delle tonalità dei neri, dei grigi e dei bruni. Originalissima è la ripresa del personaggio – un suonatore di violone di cui non conosciamo l'identità – fissato dal pittore mentre si volta verso lo spettatore, trattenendo con la mano guantata un lungo cartiglio che sporge oltre una balaustra.
L'atteggiamento profondamente naturale e dinamico della figura, non priva di una qualità leggermente enigmatica, è accentuato dall'acutezza dello sguardo, acceso dal tono luminoso dell'incarnato. La maestria di Tiziano nell'uso di un colore vivo, che dà sostanza alle cose senza definirle con il disegno, è evidente nei minimi dettagli: nel lembo di camicia che spunta dal giubbone si avverte, senza toccarla, lo spessore della stoffa, mentre lo sfondo -solo accennato- dell'opera evoca gli ampi spazi delle architetture rinascimentali. 
(testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore 1488/1490 - Venezia 1576)
Titolo: Ritratto di violinista
Supporto: Olio su tela
Anno: 1610 - 1611
Misure (cm.): 99 x 81,8
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

venerdì 24 luglio 2020

Guido Reni, Ritratto del Cardinale Bernardino Spada

Photo by Massimo Gaudio
Guido Reni, Ritratto del Cardinale Bernardino Spada (1631) Galleria Spada - Roma
Rarissimo esempio della produzione ritrattistica di Guido Reni, il dipinto fu eseguito a Bologna tra il 1630 e il 1631, quando il Cardinal Bernardino ricopriva la funzione di legato pontificio nella città emiliana.
Vertice assoluto di introspezione psicologica, questo capolavoro della ritrattistica italiana del Seicento restituisce la nobiltà, la finezza intellettuale e la spiritualità del Cardinale, mostrato all'interno del proprio studio in atto di scrivere una missiva al pontefice, come indica la scritta Beatus Padre che compare sul foglio; alle sue spalle, l'archivio contenente la corrispondenza del porporato, una soluzione che ci trasporta sia nel mondo ufficiale che in quello più intimo del personaggio ritratto. La magistrale abilità di Guido Reni nel rendere la naturalezza delle cose, al contempo divinizzandole, è evidente qui sia nella figura che nei dettagli dell'ambiente e dell'abbigliamento: il prezioso tono di rosa dell'abito cardinalizio, impreziosito dai pizzi della bianchissima cotta, ha una qualità tattile che il perfetto stato di conservazione dell'opera esalta pienamente. 
(testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Guido Reni (Calvezzano 1575 - Bologna 1642)
Titolo: Ritratto del Cardinale Bernardino Spada
Supporto: Olio su tela
Anno: 1631
Misure (cm.): 222 x 147
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

giovedì 23 luglio 2020

Artemisia Gentileschi, Madonna che allatta

Artemisia Gentileschi, Madonna che allatta (1610-1611) Galleria Spada - Roma

L'originalissimo e celebre dipinto mostra, in modo del tutto inedito, una Vergine Maria che si è leggermente assopita mentre allatta il Bambino: il capo leggermente reclinato, gli occhi socchiusi, la mano sinistra abbandonata ci parlano della dolcezza, ma anche della fatica, della maternità, in una nuova visione dell'arte che si ispira direttamente al vero, senza per questo perdere i suoi densi riferimenti spirituali.
E' stata la giovanissima Artemisia Gentileschi, figlia del pittore Orazio, a ideare questa scena intima in cui un biondo Gesù infante pare risvegliare la madre con una leggera carezza; dall'arte del padre pittore deriva, invece, l'estremo preziosismo del colore, brillante, sfumato in una serie di trapassi di rosa perla luminosi e cangianti, che molto devono alla tradizione toscana. Databile intorno al 1610, il dipinto si ammira vicino ad uno dei capolavori assoluti di Orazio Gentileschi, il David con la testa di Golia, e costituisce, assieme all'altro dipinto di Artemisia conservato alla Galleria Spada, la Santa Cecilia che suona il liuto, uno dei più ragguardevoli nuclei collezionistici dei Gentileschi conservati in un museo pubblico.(testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1654)
Titolo: Madonna che allatta
Supporto: Olio su tela
Anno: 1610 - 1611
Misure (cm.): 116,5 x 86,5 Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

mercoledì 22 luglio 2020

Giovanni Battista Gaulli detto IL BACICCIA, Il Trionfo del nome di Gesù

Photo by Massimo Gaudio
Giovanni Battista Gaulli detto IL BACICCIA, Il Trionfo del nome di Gesù (1677 ca.) Galleria Spada - Roma
Questo luminoso "bozzettone" è un grande modello preparatorio per la più importante decorazione a fresco del barocco romano, la volta della chiesa del Gesù, a pochi passi da piazza Venezia. Si tratta di una testimonianza preziosa sia per le dimensioni che per il grado di finitura, nonchè per la qualità eccelsa della pittura e per l'importanza dell'affresco finale che ad essa fa riferimento. Giovan Battista Gaulli, fondamentale protagonista della pittura romana della seconda metà del Seicento, eseguì la decorazione del Gesù tra 1668 e 1679; i Gesuiti richiesero dei modelli per l'approvazione dell'opera da compiersi e il pittore presentò, quindi, la sua visione dello sfolgorante trionfo, al centro del sole e in mezzo alle schiere angeliche, del monogramma di Cristo, IHS, emblema della compagnia di sant'Ignazio. E' anche il trionfo dell'illusionismo prospettico, della retorica cattolica, dell'insegnamento morale per lo spirito mentre la vista trae diletto: al centro della scena, nel pulviscolo d'oro, si trovano la Chiesa, i Santi, i Magi; in basso, sprofondano le allegorie del Peccato, dell'Eresia, della Vanità. Fu il cardinal Fabrizio Spada a rendere possibile l'entrata in collezione di questo dipinto così speciale: forse fu un dono degli stessi padri Gesuiti, con cui il cardinale intratteneva solidi rapporti.  (testo tratto dal sito Gebart)
Autore: Giovanni Battista Gaulli detto Il BACICCIA (Genova 1639 - Roma 1709)
Titolo: Il Trionfo del nome di Gesù
Supporto: Olio su tela
Anno: 1677 ca.
Misure (cm.): 179,5 x 120
Posizione: Galleria Spada
Località: Roma

domenica 19 luglio 2020

Bernardino Cesari, Diana e Atteone

Photo by Massimo Gaudio
Bernardino Cesari, Diana e Atteone (1601-1613) Galleria Borghese - Roma
Il dipinto è un probabile acquisto del cardinale Scipione Borghese. Menzionato in un poemetto che descrive la collezione scritto nel 1613, la tela reca sul sasso la firma del pittore. Si tratta di una copia fedele di un dipinto di analogo soggetto eseguito dal fratello di Bernardino, Giuseppe cesari detto il Cavalier d’Arpino, di cui esistono varie versioni. Di grande interesse è la presenza della firma dell’autore, al quale si possono riferire con certezza ben poche opere.  (testo tratto dal sito Galleria Borghese)
Autore: Bernardino Cesari (Arpino 1571 - 1622)
Titolo: Diana e Atteone
Supporto: Olio su tela
Anno: 1601 - 1613
Misure (cm.): 62,5 x 83
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

sabato 18 luglio 2020

Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, La cattura di Cristo

Photo by Massimo Gaudio
Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, La cattura di Cristo (1598) Galleria Borghese - Roma
Il dipinto venne definito già nel Seicento come la più bella opera eseguita dal Cavalier d’Arpino. Giunse nella collezione di Scipione Borghese in seguito al sequestro delle opere conservate nello studio del pittore, ordinato nel 1607 da Paolo V. L’aggressione notturna rappresentata nel dipinto è tra le composizioni più celebri e imitate del Cesari.  (testo tratto dal sito Galleria Borghese)
Autore: Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO (Arpino 1568 - 1640)
Titolo: La cattura di Cristo
Supporto: Olio su rame
Anno: 1598
Misure (cm.): 79 x 58
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

venerdì 17 luglio 2020

Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, Ratto di Europa

Photo by Massimo Gaudio
Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, Ratto d'Europa (1603-1606) Galleria Borghese - Roma
Il dipinto, di piccolo formato, fa parte della collezione del cardinale Scipione Borghese che, probabilmente, l’acquistò direttamente dall’autore. La scena, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, è costruita sul binomio formato dai colori complementari, l’azzurro e il giallo, ed è una delle più armoniose composizioni del Cesari. L’artista non appare interessato al dramma della giovane Europa che viene rapita da Giove contrariamente alla sua volontà, ma si limita a ritrarre il momento del rapimento, il trasporto per mare, una rappresentazione finalizzata a produrre un effetto piacevole. (testo tratto dal sito Galleria Borghese)
Autore: Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO (Arpino 1568 - 1640)
Titolo: Ratto di Europa
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1603 - 1606
Misure (cm.): 58 x 45
Posizione: Galleria Borghese
Località: Roma

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...