sabato 23 maggio 2020

Filippo Lippi, Annunciazione con due donatori

Filippo Lippi, Annunciazione con due donatori (1435) - Palazzo Barberini - Roma
In un sontuoso interno domestico, la Madonna riceve dall’angelo l’annuncio della sua maternità divina, episodio narrato nei Vangeli di Luca e Matteo. La triplice arcata dello sfondo incornicia i personaggi in primo piano e accelera la prospettiva a cannocchiale che si apre su un hortus conclusus, il giardino incontaminato simbolo della verginità di Maria. In fondo a destra, fanno capolino due domestiche, quasi spaventate dalla presenza dell’inaspettato visitatore. All’estrema destra i donatori, riservati testimoni della scena. I ricami dorati dei tessuti, gli arabeschi e i motivi vegetali sugli arredi, le ali e le ciocche dei capelli dell’angelo, i marmi screziati delle colonne, sono resi con estrema minuziosità, il che denota una conoscenza e un’influenza della coeva pittura fiamminga (ugualmente evidente nella Madonna di Tarquinia, esposta nella stessa sala).
Probabilmente la tavola in origine era collocata nella cappella di una chiesa come pala d’altare. Lo spazio vuoto che si apre in basso al centro poteva essere in dialogo con lo spazio reale della cappella, forse prolungamento figurato di gradini dove si collocava il fedele in preghiera. (dal sito Palazzo Barberini)


Autore: Filippo Lippi (Firenze 1406 ca. - Spoleto 1469)
Titolo: Annunciazione
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1435
Misure (cm.): 155 x 144
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

mercoledì 6 maggio 2020

Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza

Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza (1629-1631) - Volta della Sala del Mappamondo - Palazzo Barberini - Roma
L’affresco celebra la Divina Sapienza, un tema dalle forti valenze politiche ed encomiastiche. La complessa iconografia deriva dal Libro della Sapienza, scritto dell’Antico Testamento attribuito al re Salomone, prototipo del re saggio e illuminato assistito dalla sapienza divina, a cui Urbano VIII si paragona. La personificazione della Divina Sapienza è seduta in trono al centro della scena. È circondata da undici figure femminili, incarnazioni dei suoi attributi divini: a sinistra, Nobiltà (corona di Arianna), Eternità (serpente nell’atto di mordersi la coda), Soavità (lira), Divinità (triangolo), Giustizia (bilancia), Forza (clava), Beneficenza (spiga di grano); a destra, Santità (croce e altare fiammeggiante), Purezza (cigno), Perspicacia (aquila) e Bellezza (Chioma di Berenice). In alto, tra le nubi, appaiono due giovani alati associati al leone e alla lepre, simboli dell’amore e del timor di Dio.
Ogni virtù identifica una precisa costellazione così da rispecchiare la congiuntura astrale verificatasi la notte tra il 5 e il 6 agosto del 1623 al momento dell’elezione del papa Barberini. La volta affrescata doveva valere come talismano protettivo per le sorti della famiglia. Ordine, simmetria, tonalità pastello riconducono l’affresco al filone classicista della pittura barocca, di cui Andrea Sacchi era uno dei massimi sostenitori. (dal sito Palazzo Barberini)


 Autore: Andrea Sacchi (Roma 1599. - 1661)
Titolo: Allegoria della Divina Sapienza
Supporto: Affresco
Anno: 1629 - 1631
Misure (cm.): -
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma
Andrea Sacchi, Allegoria della Divina Sapienza (1629-1631) - Palazzo Barberini - Roma
La Sala del Mappamondo, oltre ad essere impreziosita dalla volta affrescata dal Sacchi, custodisce una tela dello stesso artista che riprende le caratteristiche della volta stessa. Da notare la raffigurazione dell'Italia messa in primo piano.

Autore: Andrea Sacchi (Roma 1599. - 1661)
Titolo: Allegoria della Divina Sapienza
Supporto: Olio su tela
Anno: 1629 - 1631
Misure (cm.): 83 x 105,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

lunedì 4 maggio 2020

Giovanni da Milano, Polittico con Madonna con Bambino

Giovanni da Milano, Polittico con Madonna con Bambino (1355 ca.) - Galleria Corsini - Roma
Giovanni da Milano, attivo a Firenze e in Lombardia tra 1346 e 1369, fu esponente di spicco della scuola giottesca. Il piccolo polittico, databile ai primissimi anni della sua carriera, è suddiviso in sette riquadri. Quello centrale è spartito in due scene: in alto, la Vergine con il Bambino in trono, circondati da angeli, in basso, il Compianto sul Cristo morto. Nel registro superiore compaiono altre due scene cristologiche, l’Annunciazione e la Natività, mentre in basso, accanto al Compianto, è raffigurata la Crocifissione. Nei riquadri laterali del registro centrale si riconoscono, a sinistra, San Nicola, che sorregge tre sfere d’oro, e Santo Stefano (o San Lorenzo, vista l’assenza di riferimenti precisi); a destra, Sant’Eustachio, contraddistinto dalla presenza del cervo, e San Giacomo, col bastone del pellegrino. In basso a destra, infine, Santa Margherita con ai piedi il drago e Santa Caterina d’Alessandria, identificata dalla ruota dentata del martirio. L’opera, nonostante la presenza del fondo oro – che continua ad essere ampiamente utilizzato fino al secolo successivo – è caratterizzata dalla ricerca di una spazialità verosimile e dall’intensa espressività delle figure, che dimostrano quanto l’esperienza di Giotto fosse centrale per la successiva generazione di artisti. (dal sito Galleria Corsini)

Autore: Giovanni da Milano (Caversaccio 1325 ca. - 1370 ca.)
Titolo: Polittico con Madonna con Bambino
Supporto: Tempera su tavola
Anno: 1355 ca.
Misure (cm.): 87 x 55
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

domenica 3 maggio 2020

Christian Berentz, Lo spuntino elegante


Christian Berentz, Lo spuntino elegante (1717) - Galleria Corsini - Roma


Quando Berentz, pittore tedesco che trascorre gran parte della sua vita a Roma, dipinge Lo spuntino elegante, la natura morta ha assunto già da un secolo dignità di genere pittorico autonomo. La particolarità di questo quadro è il contrasto tra la frugalità del pasto e la preziosità degli oggetti, tra la raffinatezza del contesto e l’apparente disordine di alcuni dettagli: il lembo sollevato della tovaglia che scopre il legno sottostante e lascia intravedere il cassetto semiaperto, le calotte dell’arancia, il pane quasi in bilico. I sofisticati calici, le posate d’argento, la tabacchiera dorata, indicano il livello sociale dei commensali. L’angolo inferiore destro del tavolo punta verso l’osservatore e la non-frontalità della scena aumenta il senso di provvisorietà della visione.

Le nature morte, soprattutto dal Seicento in poi, nel loro costruito realismo, non sono esenti da significati simbolici, che hanno a che fare con la fragilità della materia e la fugacità del tempo. Il quadro è siglato e datato nell’angolo interno sinistro della tovaglia (C.B. 1717). (dal sito Galleria Corsini)

Autore: Christian Berentz (Amburgo 1658 - Roma 1722)
Titolo: Lo spuntino elegante
Supporto: Olio su tela
Anno: 1717
Misure (cm.): 52 x 67,5
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

sabato 2 maggio 2020

Leonardo da Vinci, San Girolamo

Leonardo da Vinci, San Girolamo (1482 ca.) - Pinacoteca dei Musei Vaticani


Non abbiamo notizie sulla destinazione e sul committente del dipinto, ancora allo stato di abbozzo e tra i più enigmatici del grande pittore, scultore, architetto, ingegnere e filosofo toscano. La più antica citazione del S. Girolamo infatti risale solo agli inizi dell'Ottocento, quando è menzionato, con attribuzione a Leonardo, nel testamento della pittrice svizzera Angelica Kauffmann. Alla morte della Kauffmann se ne persero nuovamente le tracce, finché fu ritrovato per caso e acquistato dallo zio di Napoleone, il Cardinal Joseph Fesch. Secondo la tradizione il cardinale rinvenne il quadro diviso in due parti: quella inferiore nella bottega di un rigattiere romano dove costituiva il coperchio di una cassetta, mentre quella con la testa del santo presso il suo calzolaio che ne aveva fatto il piano dello sgabello. Al di là del racconto romanzato la tavola risulta realmente tagliata in cinque pezzi. Alla morte del cardinale il quadro fu messo all'asta e venduto più volte, fino ad essere individuato e fatto acquistare da Pio IX (pontefice dal 1846 al 1878) per la Pinacoteca Vaticana (1856).

L'attribuzione dell'opera proposta dalla Kauffmann ha sempre trovato consenzienti gli studiosi per gli evidenti rapporti con l'opera del maestro e in particolare con l'Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi). (dal sito Musei Vaticani)






Autore:      Leonardo da Vinci (Vinci 1452 - Amboise 1519)
Titolo: San Girolamo
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1582 ca
Misure (cm.): 103 x 74
Posizione: Musei Vaticani - Pinacoteca
Località: Città del Vaticano

venerdì 1 maggio 2020

Anton Van Dyck, Madonna della paglia


Anton Van Dyck, Madonna della paglia (1625-1627) - Galleria Corsini - Roma

La Vergine, seduta con il braccio poggiato sulla greppia, sostiene il Bambino addormentato sul suo grembo, avvolgendolo nel lenzuolo bianco. L’opera prende il titolo dalla paglia che sporge dalla mangiatoia, che insieme alla presenza dell’asino e del bue richiama il tema della Natività e fa della scena qualcosa di più di una semplice Madonna col Bambino. L’immagine è infatti intessuta di molteplici riferimenti alla passione di Cristo: Gesù è disteso sulle ginocchia della madre, come nella Pietà, avvolto nel lenzuolo, così come resterà per tre giorni nel sudario; sulla destra, gli assi di legno inchiodati e incrociati, potrebbero alludere alla Crocifissione; e le spighe che spuntano a sinistra ricordano il sacrificio dell’Eucarestia. Tutto ciò spiega lo sguardo preoccupato e velato di tristezza della Vergine. Sebbene analoghe allusioni simboliche al motivo della passione non siano infrequenti in un simile soggetto, in questo caso si è voluto cogliere nell’atmosfera mesta del quadro un personale ricordo della morte della sorella di Van Dyck, Cornelia, che comportò il rientro definitivo dell’artista ad Anversa dopo il soggiorno in Italia. (dal sito Galleria Corsini)


Autore: Antoon van Dyck (Anversa 1599 - Londra 1641)
Titolo: Madonna della paglia
Supporto: Olio su tela
Anno: 1625 - 1627
Misure (cm.): 110 x 87
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

giovedì 30 aprile 2020

Salvator Rosa, Il supplizio di Prometeo

Salvator Rosa, Il supplizio di Prometeo (1646-1648) - Galleria Corsini - Roma

Prometeo, figura della mitologia classica, giace supino incatenato a una rupe del Caucaso. Dalla tensione delle membra, oltre che dalla smorfia del volto, si percepisce tutta la brutalità del supplizio. Una mano è serrata, l’altra è spalancata, e i tendini quasi fuoriescono dal polso; le gambe divaricate sono entrambe tesissime; il ventre squarciato offre un brano di anatomia umana; l’aquila sta divorando l’intestino, anche se nel mito si parla solamente del fegato, che, ricrescendo ogni giorno, è pasto quotidiano di una tortura senza fine. Ciò che identifica il personaggio come Prometeo è la torcia accesa nell’angolo in basso a destra, strumento con cui il titano aveva donato all’umanità il fuoco. L’aquila, attributo di Zeus, si fa ambasciatrice della vendetta del padre degli dei.

Il supplizio di Prometeo è un tema in cui questioni figurative, legate alla corretta rappresentazione delle passioni (tra cui dolore, meraviglia, morte, pazzia), si intrecciano con motivi filosofici e letterari, congeniali allo spirito poliedrico di Salvator Rosa. (dal sito Galleria Corsini)


Autore: Salvator Rosa (Napoli 1615 - Roma 1673)
Titolo: Il supplizio di Prometeo
Supporto: Olio su tela
Anno: 1646 - 1648
Misure (cm.): 224 x 179
Posizione: Galleria Corsini
Località: Roma

Il busto di San Francesco d'Assisi e l'autoritratto angosciato di Adolf Wildt

© Photo by  Massimo Gaudio Adolf Wildt, Maschera del dolore (Autoritratto) (1909) Marmo bianco, 37 x 33 x 20 cm, Galleria Comunale di Arte M...