mercoledì 17 aprile 2024

CIRCO MASSIMO

© Photo by Massimo Gaudio

Circo Massimo

Il Circo Massimo viene considerato il più grande edificio per lo sport e lo spettacolo che sia stato mai costruito. La sua creazione ha origini che partono dalla prima metà del '700 a.C. ai tempi di Romolo, il primo re di Roma, il quale istituì le prime corse ippiche in onore del dio Conso, in quella che si estendeva lungo la valle che si trova tra i colli Palatino e Aventino con una estensione per più di seicento metri. Da lì in poi è stato un susseguirsi di miglioramenti sia durante il regno dei sette re di Roma, sia durante il periodo repubblicano e sia durante quello imperiale.
Durante il primo periodo, i re etruschi Tarquini (Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo) apportarono i primi lavori di allestimento con le sedute per il pubblico in legno. Nel periodo repubblicano la vallata ebbe uno sviluppo progressivo con attrezzature per le gare e costruzioni sia mobili che stabili capaci di accogliere moltissimi spettatori richiamati dal continuo svolgersi di competizioni ippiche, processioni religiose, rappresentazioni teatrali, caccia ad animali esotici e addirittura per pubbliche esecuzioni. Risalgono al 329 a.C. le costruzioni dei primi cancelli in legno utili per la partenza dei carri, mentre nel 170 a.C. sulla striscia centrale chiamata spina o euripus, vennero restaurate le mete, cioè basi semi circolari che segnavano il punto dove i carri dovevano girare, inoltre venne introdotto un meccanismo di conteggio dei giri che dovevano effettuare gli aurighi. Questi dovevano compiere con i loro carri sette giri completi intorno la spina in senso antiorario e ogni giro veniva conteggiato attraverso un meccanismo formato dalle sette uova sacre dei Castori e sette delfini sacri al dio Nettuno. La spina con il tempo diventò un lungo basamento rettilineo sul quale furono installate statue, vasche, altari e durante il periodo imperiale addirittura due grandi obelischi fatti arrivare dall'Egitto dagli imperatori Augusto e Costanzo II che attualmente si trovano sulla Fontana dei Leoni in piazza del Popolo e sulla Fontana Lateranense a San Giovanni in Laterano.
Se ancora oggi vediamo parte delle opere murarie del Circo Massimo lo dobbiamo a Cesare, anche se successivamente la struttura subì incendi che portarono alla sua completa ricostruzione sotto Traiano che lo inaugurò nel 103 d.C. con dei grandiosi giochi. Il Circo in età imperiale visse il suo massimo splendore, con una lunghezza di seicento metri e una larghezza di centoquaranta e, secondo alcune antiche fonti, era capace di ospitare fino a 250.000 persone. Nella parte verso sud, tra i due emicicli, fu costruito un grande arco in marmo di Carrara dedicato a Tito del quale sono visibili soltanto alcuni frammenti adagiati sulla terra sotto la Torre della Moletta (costruita in epoca medievale).
Le ultime attività del Circo risalgono ai primi decenni del VI secolo, dopodiché fu abbandonato, demolito e depredato dei marmi e fu addirittura utilizzato come terreno agricolo.
Gli scavi che hanno interessato il Circo da un secolo a questa parte, hanno riportato alla luce parte dei due emicicli nella zona meridionale dove è visibile, in particolare in quello orientale, la struttura in mattoni a sostegno delle gradinate e dove nella parte esterna, correva una strada basolata con una fontana pubblica e dove si affacciano molto probabilmente botteghe per la vendita di generi alimentari, cambio valute, locande, magazzini e anche lupanare. Pare che proprio da questo settore il 18 luglio del 64 d.C., sotto Nerone, divampa l'incendio che da lì a poco distrusse gran parte di Roma.




Emiciclo occidentale 

Emiciclo occidentale 

Emiciclo occidentale 

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale

Emiciclo orientale, Latrina

Torre della Moretta

Resti dell'Arco di Tito

Basamento e colonna


Obelisco in piazza del Popolo

Obelisco in piazza San Giovanni in Laterano 

Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 15 aprile 2024

MAUSOLEO OSSARIO GARIBALDINO

© Photo by Massimo Gaudio


Mausoleo Ossario Garibaldino

Il Mausoleo Ossario Garibaldino si trova sul colle Gianicolo, a pochi passi dalla Fontana dell'Acqua Paola, proprio sulla via dedicata a Giuseppe Garibaldi che, insieme a suo figlio Menotti, furono tra i promotori della legge per individuare il Gianicolo il luogo adatto per accogliere le spoglie degli eroici patrioti. Negli anni Trenta del '900, il figlio di Ricciotti Garibaldi, Ezio, riprese l'idea del nonno di creare un Mausoleo per accogliere i resti dei patrioti caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1848 al 1870. Il progetto per la realizzazione dell'opera fu affidato all'architetto Giovanni Jacobucci dal Governo che accolse la proposta di Ezio Garibaldi e si fece carico di tutte le spese. Fu solennemente inaugurato il 3 novembre del 1941 dopo due anni di lavoro.
L'area sacra che accoglie il Mausoleo si trova in quello che tra il 30 aprile e i primi giorni di luglio 1849 fu campo di battaglia tra i difensori della Repubblica Romana proclamata il 9 febbraio dello stesso anno e l'esercito Francese. Il Mausoleo è formato da un quadriportico in travertino con tre archi a tutto sesto per lato e al centro un'ara formata da un monoblocco di granito di Baveno. Il quadriportico è situato al termine di una scalinata in travertino dove ai quattro angoli si trovano altrettanti piedistalli con sopra un braciere in bronzo decorato con teste di lupa e sulle pareti dei piedistalli sono ricordati i luoghi delle battaglie più significative per la liberazione di Roma. Rappresentazioni allegoriche presenti in tutto il Mausoleo si ispirano alle antichità romane come la lupa, l'aquila imperiale, gli scudi e i gladi. 
Al Sacrario sottostante si accede attraverso una doppia rampa situata nella parte posteriore. Esso è composto da due ambienti: il primo è un vestibolo a doppia abside che accoglie varie lapidi. Da quest'ultimo si accede a una sala di forma quadrata con al centro un grande pilastro ricoperto da un mosaico d'oro. Sulle pareti sono incisi in nomi dei patrioti morti in battaglia tra i quali si trovano quelli di Angelo Brunetti detto Ciceruacchio, Emilio Morosini, Luciano Manara, Enrico Dandolo, Edoardo Negri, Giacomo Venezian, Colomba Antonietti Porzi e Giuditta Tavani Arquati. 
Nella parete in fondo dietro la colonna centrale, si trova il sarcofago in porfido che accoglie le spoglie del poeta genovese e autore dell'Inno d'Italia Goffredo Mameli, ferito a morte nel 1849 all'età di 21 anni proprio sul Gianicolo.









L'ara

Il gladio

Il braciere in bronzo

Il Sacrario





La tomba di Goffredo Mameli

Gerolamo Induno, Ritratto di Goffredo Mameli (seconda metà XIX sec.)
Museo della Repubblica Romana


Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 8 aprile 2024

LIVIA E LE ALTRE RACCONTANO: MUSEO ARCHEOLOGICO DI PRIVERNO

© Photo by Massimo Gaudio


Livia

La mostra diffusa che si intitola LIVIA e le altre raccontano si sviluppa in contemporanea all'interno di cinque musei che si trovano nel territorio a sud della regione Lazio: Priverno, Fondi, Sperlonga, Formia e Minturno, collegati tra loro sia dal tema comune, sia dalla via Appia che simbolicamente unisce le città da più di duemila anni.
Il tema unico della mostra è l'immagine della Donna. Realmente vissute e figure mitologiche, mogli e madri che hanno avuto un ruolo fondamentale nella vita della famiglia, sociale e a volte anche al comando dell'impero in assenza del consorte.
In ogni museo c'è una statua di Livia Drusilla, moglie dell'imperatore Augusto, affiancata dalla madrina del museo ospitante, rappresentata da un vestito di colore diverso rispetto agli altri vestiti che sono sulla tonalità del bianco per creare una interazione con le statue presenti.
Le creazioni sartoriali sono state realizzate dalla stilista e creativa Lisa Tibaldi Grassi che ne ha realizzate ben sessantaquattro.
Io ho voluto iniziare questo percorso partendo dal Museo Archeologico di Priverno dove la madrina è Camilla, nata a Privernum e cantata nell'Eneide come fiera amazzone, alla quale è stato dedicato il colore rosso per la forza e l'energia del suo personaggio mitologico.
Camilla dà il benvenuto nella sala che si trova al piano terra che introduce il percorso espositivo che si sviluppa nei due piani superiori. Ogni creazione sartoriale rappresenta una Donna e di fianco a ogni vestito si trova la sua storia, come Iulia Synegdemis, vissuta a Privernum nel I sec. d.C. della quale è presente nel museo la sua lapide, o come Agrippina Minore madre di Nerone e moglie dell'imperatore Claudio. Di lei è presente il suo ritratto marmoreo. Per conoscere le storie delle altre Donne presenti nella mostra non dovete fare altro che recarvi al Museo Archeologico di Priverno dove sarete avvolti da più di due millenni di storia.


Camilla

Iulia Synegdemis (I sec. d.C.)

Lapide di Iulia Synegdemis

Cornelia (circa 198-110 a.C.)

Aurelia (120 - 50 a.C.) e Azia (... -43 a.C.)

Messalina (25-48 d.C.)

Agrippina Minore (15-59)

Agrippina Minore

Cibele (divinità)

Smirna (I sec. d.C.)

Clide (I sec. d.C.)

Iside (divinità) e Cleopatra (79-30 a.C.)


Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 4 aprile 2024

ARTEMISIA GENTILESCHI, GIUDITTA DECAPITA OLOFERNE (1612)

© Photo by Massimo Gaudio


Artemisia Gentileschi, Giuditta decapita Oloferne (1612), Olio su tela, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Artemisia Gentileschi con la sua bravura è riuscita ad emergere in quello che una volta era considerato come un mondo artistico dominato dalla pittura maschile. 
Artemisia subì uno stupro all'età di ventuno anni da parte del pittore paesaggista Agostino Tassi, collaboratore del padre di lei Orazio. Quanto vissuto dall'artista, nella rappresentazione pittorica fa sì che si sia immedesimata nella figura di Giuditta mentre conficca la spada nel collo di Oloferne aiutata dalla fantesca Abra. La tela fu realizzata l'anno successivo la violenza seguendo lo stile caravaggesco, diventando così uno dei capolavori di Artemisia più apprezzati. Fu uno degli migliori artisti capace di comprendere al meglio lo stile di Caravaggio e di metterlo in pratica, infatti, come per la versione del Merisi, anche Artemisia restituisce una scena cruenta dove il sangue del generale assiro cola sulle bianche lenzuola immortalando l'istante in cui viene commesso un efferato omicidio.
Artemisia successivamente riprese più volte l'argomento, infatti alla Galleria degli Uffizi è esposta una versione  molto simile, anch'essa intensamente caravaggesca.


Autore: Artemisia Gentileschi (Roma 1593 -  Napoli dopo 1654)
Titolo: Giuditta decapita Oloferne
Datazione: 1612
Supporto : Olio su tela
Misure (cm): 158,8 x 125,5
Si trova: Museo e Real Bosco di Capodimonte
Luogo: Napoli







Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 1 aprile 2024

TINTORETTO (JACOPO ROBUSTI), GIUDITTA E OLOFERNE (1577-1578)

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Jacopo Robusti detto TINTORETTO e bottega, Giuditta e Oloferne (1577-1578) olio su tela - Museo Nazionale del Prado, Madrid

Il dipinto realizzato da Tintoretto e dalla sua bottega è conservato presso il Museo Nazionale del Prado a Madrid. Le sue notevoli dimensioni (188 x 251 cm) hanno dato la possibilità all'artista di inserire all'interno della scena molti elementi che permettono di coinvolgere l'osservatore, iniziando dai corpi di Giuditta e la sua ancella che rendono movimentata la scena. La prima vestita in modo elegante intenta a coprire con una coperta il corpo di Oloferne ormai senza vita, mentre la seconda è stata ritratta mentre termina di mettere la testa del condottiero Assiro all'interno della sua bisaccia. I tre personaggi sarebbero già sufficienti, ma a completamento della tragica scena, Tintoretto ha voluto inserire particolari che la rendono ancor più ricca, in particolare ha voluto evidenziare l'azione della storia biblica mentre volge verso il termine, con la spada che non è come al solito nella mano di Giuditta, ma si trova ai piedi del letto. 








Vi ringrazio.

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Massimo

Villa Aldobrandini

  © Photo by  Massimo Gaudio Il parco di Villa Aldobrandini Villa Aldobrandini si trova nel rione Monti ed è racchiusa tra via Nazionale e v...