sabato 6 giugno 2020

Canaletto e le splendide vedute

Antonio Canal detto il Canaletto “Il ritorno del Bucintoro al molo, nel giorno dell’Ascensione”, cm 182 x 259 - 1729 circa. Milano collezione Aldo Crespi.

A cura di Manuela Moschin della pagina Facebook e blog www.librarte.eu 

Ciao carissimi, oggi vi invito a immergervi nelle opere di un pittore veneziano che, nel Settecento, fu uno degli artisti maggiormente influenti sul piano innovativo. Mi riferisco ad Antonio Canal detto il Canaletto (Venezia, 1697- Venezia, 1768), che realizzò quello che lo storico dell’arte Roberto Longhi definì “certezza illuministica di verità assoluta”.
Venezia nel Settecento, dal punto di vista artistico, fu un’epoca di rinnovamento. I pittori veneziani venivano richiesti in tutta Europa e fu così che, viaggiando molto, ebbero l’opportunità di sperimentare tecniche e generi nuovi. Canaletto si trasferì dapprima a Roma e poi a Londra, dove ricevette numerose commissioni inglesi attraverso l'amico mecenate e collezionista d'arte Joseph Smith (1682-1770).
Canaletto è noto per essere stato il pittore del vedutismo, ossia un genere pittorico nato nel ‘700, caratterizzato dalla rappresentazione di vedute prospettiche di città e paesaggi, che venivano realizzate mediante precise condizione di luce. Ne conseguiva una raffigurazione piuttosto realistica, simile a una fotografia. I dipinti appaiono come cartoline illustrate. Il suo maestro fu proprio il padre con il quale collaborava nell'allestimento di teatri veneziani, dipingendo scenografie teatrali. L’artista, per realizzare le sue famose vedute, possedeva una tecnica particolare, che applicava avvalendosi della camera ottica o camera oscura. Era uno strumento simile alla macchina fotografica, utilizzato per definire lo spazio e rendere il dipinto qualitativamente realistico e particolareggiato. L'immagine del paesaggio era proiettata su un foglio o direttamente sulla tela e di seguito veniva ricalcata.
Tra i numerosi capolavori eseguiti dall’artista cito il dipinto intitolato“Il Ritorno del bucintoro al Molo, nel giorno dell’Ascensione” . Si tratta di una celebre veduta di Venezia ricca di colori e caratterizzata da una forte dinamicità. La scena sembra balzare fuori dalla tela e le figure si muovono vivacemente in un'atmosfera realista. Osservandola si ha persino l'impressione di aver viaggiato nel tempo. Canaletto nei dipinti rappresentò molto spesso la festa dell’Ascensione, una solennità molto sentita a Venezia. Il Doge, ogni anno, gettava un anello in acqua per rinnovare lo “Sposalizio del Mare”, come simbolo del legame della città con il mare. La rievocazione si svolgeva su una galea a remi, chiamata Bucintoro, che veniva fastosamente impreziosita con decori rossi e bassorilievi ricoperti d'oro. È interessante ammirare i personaggi, che animano la scena, le imbarcazioni in movimento, che creano piccole increspature e riflessi sulla laguna, le due colonne di San Teodoro e San Marco, la ricca decorazione del Palazzo Ducale con i marmi bianchi e rosa, l’imponente Basilica di San Marco, l’altissimo campanile che, assieme ai colori accesi, concorrono a rendere l'opera una magnifica rappresentazione scenografica.

Spero che questa piccola presentazione vi sia piaciuta e vi invito a iscrivervi nel blog www.librarte.eu per essere sempre aggiornati sulla pubblicazione degli articoli.
Vi abbraccio con affetto Manuela.






Pietro Vannucci detto PERUGINO, San Filippo Benizi

Pietro Vannucci detto PERUGINO, San Filippo Benizi (1505-1507) - Palazzo Barberini - Roma
Il dipinto raffigura san Filippo Benizi, uno dei sette fondatori dell’ordine dei Servi di Maria, a lungo identificato con san Nicola da Tolentino. Entrata a far parte della collezione grazie alla donazione Torlonia del 1892, l’opera fu attribuita a Perugino da Federico Zeri (1953), che la indicò come parte del complesso altare commissionato per la chiesa della Santissima Annunziata di Firenze. Nel 1546, per rinnovare il polittico, la tavola fu spostata e recisa nella parte inferiore, ma rimase nella chiesa fino allo smontaggio definitivo della struttura, avvenuto nel 1654. La scelta di inserire nella composizione Filippo Benizi – non ancora santo, dato che sarà infatti canonizzato soltanto nel 1671 – faceva parte del più esteso programma di promozione dei beati dell’ordine, avviato dai Serviti a partire dalla seconda metà del Quattrocento. In quest’opera si riconoscono gli aspetti tipici dello stile del pittore umbro: le figure sono caratterizzate da lineamenti delicati, volti regolari, occhi socchiusi e toni nitidi e cristallini, che conferiscono all’intera opera una grande luminosità. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Pietro Vannucci detto Perugino (Città della Pieve 1445 - Fontignano 1523)
Titolo: San Filippo Benizi
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1540 - 1545
Misure (cm.): 79 x 62
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

venerdì 5 giugno 2020

Domenico Beccafumi, Madonna col Bambino e san Giovannino


Domenico Beccafumi, Madonna col Bambino e san Giovannino (1540-1545) - Palazzo Barberini - Roma
Il dipinto raffigura una Madonna con il seno scoperto, che sta per allattare il Bambino disteso sulle sue gambe, mentre un piccolo San Giovanni fa capolino in alto a sinistra. Le ridotte dimensioni dell’opera suggeriscono che sia stata realizzata per finalità di devozione privata. In questa piccola tavola, Beccafumi sembra aver riflettuto sulle caratteristiche della pittura di Michelangelo e Leonardo: l’accentuata muscolatura del Bambino e le pennellate sfumate richiamano rispettivamente la lezione dei due maestri fiorentini. L’opera è uno dei pochi capolavori della collezione della famiglia Barberini ancora conservati nel palazzo: acquistata dallo Stato nel 1959, è entrata subito a far parte delle collezioni della Galleria Nazionale d’arte Antica. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Domenico Beccafumi (Montaperti 1486 - Siena 1551)
Titolo: Madonna cl Bambino e san Giovannino
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1540 - 1545
Misure (cm.): 90 x 65
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

giovedì 4 giugno 2020

Piero di Cosimo, Santa Maria Maddalena che legge


Piero di Lorenzo detto PIERO DI COSIMO, Santa Maria Maddalena che legge (1490-1495) - Palazzo Barberini - Roma
Santa Maria Maddalena è riconoscibile dal profilo segnato dall’aureola, dai lunghi capelli e dal vaso di unguenti. Quest’ultimo fa riferimento alla visita della Maddalena e delle pie donne al sepolcro nella mattina di Pasqua: giunte sul luogo per imbalsamare il corpo di Gesù con oli profumati, trovarono il sepolcro vuoto, testimoniando per prime la Resurrezione. I lunghi capelli con cui solitamente viene raffigurata la Maddalena derivano invece da un’erronea interpretazione del Vangelo, che ha portato a confondere la Maddalena con l’ignota prostituta che, pentendosi dei peccati commessi, pianse sui piedi di Gesù e li asciugò con i propri capelli. Nel dipinto di Piero di Cosimo vi sono tuttavia degli elementi che vanno oltre la tradizionale rappresentazione della santa e rimandano invece alla contemporaneità dell’artista: la foggia dell’abito, il libro aperto e la posa della donna, oltre all’architettura che la incornicia, hanno riferimenti diretti con la ritrattistica quattrocentesca. Non è infatti da escludere che il dipinto sia stato commissionato da o per una donna di nome Maddalena, che volle essere ritratta come la santa di cui portava il nome. Degna di nota è la raffinatissima esecuzione dell’opera, che colpisce per qualità della superficie pittorica e definizione dei dettagli. Riguardo questi aspetti, Piero di Cosimo ha inoltre dimostrato di apprezzare e di comprendere fino in fondo i valori formali della pittura fiamminga. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Piero di Lorenzo detto PIERO DI COSIMO (Firenze 1462 - 1522)
Titolo: Santa Maria Maddalena che legge
Supporto: Olio su tavola
Anno: 1490 - 1495
Misure (cm.): 72 x 53
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

lunedì 1 giugno 2020

Caravaggio, San Francesco in meditazione


Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Francesco in meditazione (1606-1607) - Palazzo Barberini . Roma
In uno scenario tenebroso e arido, San Francesco stringe tra le mani un teschio: sta meditando sulla morte, intesa in termini di redenzione dalla vita terrena. Ogni dettaglio reca il marchio dell’umiltà e della penitenza, come il saio strappato sulla spalla, il tronco spezzato e la croce di legno grezzo, chiaro rimando alla passione di Cristo. Teschio e croce mediano il dialogo intimo e profondo di Francesco col divino, in una variante iconografica molto diffusa in periodo controriformistico. Non a caso il santo, famoso per aver abbracciato un ideale di vita basato sulla povertà, durante uno dei suoi ultimi ritiri in preghiera, avrebbe ricevuto le stimmate, rivivendo i segni fisici della crocifissione. É rappresentato in ginocchio, mostrando solo una parte del volto, illuminato strategicamente tra la guancia destra e le rughe della fronte, e ne intuiamo l’espressione assorta e sofferente. La tela è stata rinvenuta nel 1968 nella chiesa di San Pietro a Carpineto Romano e nel 2000 è stata oggetto di un importante restauro, condotto contemporaneamente a quello di un’altra versione del dipinto, quasi identica, conservata nella chiesa di Santa Maria della Concezione, in via Veneto. Le indagini hanno confermato l’autografia per la tela Barberini e la sua precedenza cronologica, a giudicare dai numerosi pentimenti, tipici non di una copia, ma di una prima redazione. Secondo alcuni studiosi, la data di esecuzione si collocherebbe intorno al 1606, quando Caravaggio, in fuga da Roma dopo l’assassinio di Ranuccio Tommasoni, si rifugia presso i feudi Colonna, vicini a quelli degli Aldobrandini, committenti dell’opera. (dal sito Palazzo Barberini)


Autore: Michelantelo Meridi detto CARAVAGGIO (Milano 1571 - Porto Ercole 1610)
Titolo: San Francesco in meditazione
Supporto: Olio su tela
Anno: 1606 - 1607
Misure (cm.): 123 x 92,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

domenica 31 maggio 2020

Orazio Borgianni, Sacra Famiglia con santa Elisabetta, san Giovannino ed un angelo

Photo by Massimo Gaudio

Orazio Borgianni, Sacra Famiglia con santa Elisabetta, san Giovannino ed un angelo (1609-1910) - Palazzo Barberini - Roma
Il dipinto risale agli ultimi anni di vita del pittore, tornato a Roma dopo un periodo di assenza, ed è aggiornato sulle novità introdotte da Caravaggio: il forte contrasto tra luce ed ombra, l’evidenza plastica delle figure che si muovono come su un palcoscenico, l’ambientazione umile delle storie sacre presentate come scene quotidiane. Qui la Sacra Famiglia, cui si aggiungono San Giovannino e Sant’Elisabetta all’estrema sinistra, emerge letteralmente dal fondo buio. La fonte di luce è collocata in alto a sinistra, alle spalle dell’angelo, come si può notare dall’ombra della sua testa sul violino. Il dialogo tra Gesù e San Giovannino è intimo e immediato e la colomba diventa parte di un gioco apparentemente infantile, essendo in realtà, a un livello di lettura più profondo, il simbolo dello Spirito Santo che scenderà su Gesù al momento del Battesimo da parte di San Giovanni. In basso a sinistra gli attributi del Battista: una croce avvolta in un mantello di pelle di cammello, allusivo allo stile di vita umile del santo, una scodella dove verrà raccolta l’acqua per il Battesimo, e un cartiglio, di cui si legge solo “Dei”, parte della frase “Ecce Agnus Dei“, “Ecco l’Agnello di Dio”, con cui Giovanni si rivolgerà a Gesù. (dal sito Palazzo Barberini)

Autore: Orazio Borgianni (Roma 1574 - 1616)
Titolo: Sacra Famiglia con santa Elisabetta, san Giovannino ed un angelo
Supporto: Olio su tela
Anno: 1609 - 1610
Misure (cm.): 226 x 173,5
Posizione: Palazzo Barberini
Località: Roma

sabato 30 maggio 2020

Giambattista Tiepolo e la pittura illusionistica.




A cura di Manuela Moschin

Buongiorno carissimi, oggi desidero condividere con voi la bellezza di questo affresco di grandi dimensioni. Pensate che misura cm. 650x300.

L'opera si intitola “Il banchetto di Cleopatra e Antonio”, nel quale Tiepolo narra la vicenda dei due amanti che si incontrano ad un banchetto. Cleopatra, nelle vesti di una dama settecentesca, per stupire Antonio sciolse una perla nel vino.

Il pittore ha scherzato un po' con i personaggi, raffigurando la Regina con il volto della nobile veneziana Maria Labia, mentre egli si è autoritratto nella figura vestita di azzurro alle spalle di Antonio. Il pittore, rappresentando un episodio storico, si contraddistinse dai suoi predecessori, che furono maggiormente interessati a illustrare scene mitologiche o religiose.

L’artista, per eseguire l’opera, si avvalse della collaborazione di Gerolamo Mengozzi detto il Colonna (1688-1772). Un pittore molto abile nella composizione di dipinti su volte e pareti di palazzi veneziani. Egli realizzava opere rigorosamente prospettiche, attraverso la tecnica della quadratura nel trompe-l'oeil, ossia un genere pittorico in grado di suscitare nell'osservatore l’illusione di vivere realmente nella scena.

Colonna era un eccellente professore di disegno e scenografo di grande abilità tecnica, che si era specializzato nel cosiddetto quadraturismo. Si tratta di un termine derivante dal pittore e biografo Vasari, per definire quelle “forme di quadro” disegnate con la squadra e il compasso. Tiepolo inserì l’episodio storico sull'impalcatura scenografica e prospettica predisposta dall'artista Mengozzi. I quattro gradini dipinti sottolineano la teatralità della scena, che presenta il punto di vista prospettico dal basso verso l’alto.

È straordinaria l’atmosfera fresca e brillante resa dalla luce, ottenuta mediante l’utilizzo dei colori complementari. Una tecnica proveniente dal Veronese, grande maestro della pittura veneta del cinquecento. Tiepolo, infatti, allo scopo di creare un effetto luminoso che avvolge l’ambiente e i personaggi usava abbinare coppie di colori (il giallo e il violetto, l’azzurro e l’arancio, il rosso e il verde).

L'artista

Giambattista Tiepolo nacque a Venezia nel 1696 e morì a Madrid nel 1770. Egli non ebbe un vero e proprio maestro, ma si rifece alla pittura cinquecentesca del Veronese.

L’artista fu un abile disegnatore. Con pochi tratti di matita e qualche velatura ad acquerello riuscì a ricavare dei capolavori dotati di una luminosità straordinaria. Tiepolo decorò palazzi e chiese in vari paesi italiani ed europei. Fu richiesto anche dal principe di Wurzburg in Germania per decorare la sua Residenza, e dal re Carlo III in Spagna per affrescare le sale del Palazzo Reale.

Maffeo Barberini di Caravaggio torna a casa

© Photo by  Massimo Gaudio MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini Ho avuto modo di ammirare presso le ...