lunedì 15 luglio 2019

IL CIBORIO E GLI AFFRESCHI MEDIOEVALI DI SOVANA

Chiesa di Santa maria Maggiore (a sinistra) - Sovana (GR)

Sovana (anticamente si chiamava Suana), è un piccolo borgo della Maremma in provincia di Grosseto al confine con il Lazio. Conserva ancora l'aspetto del classico borgo medioevale, le sue origini sono molto antiche e risalgono addirittura all'epoca etrusca.
Nella piazza centrale del borgo che prende il nome dal Palazzo Pretorio, si trova una piccola chiesa costruita in tufo con riferimenti architettonici romanico-gotico, risalente al XII secolo che si chiama Chiesa di Santa Maria Maggiore. E' strutturata in tre navate, una grande centrale e due laterali più piccole. In una di esse, quella di sinistra, si trova una piccola cappella, ma quello che più di tutti attira l'attenzione del visitatore, è il bellissimo Ciborio preromanico risalente all'ottavo secolo situato nell'Abside, forse uno dei più belli della Toscana. Molto interessanti, sono gli affreschi sulle pareti e nelle nicchie laterali della chiesa, in uno di essi è raffigurato Ildebrando di Sovana, diventato poi papa Gregorio VII nel 1073. C'è un'altro affresco che ha catturato la mia attenzione. Si trova in una nicchia a destra come si entra, in corrispondenza del Ciborio, dov'è raffigurata la Madonna col bambino in trono. La chiesa durante gli anni subì saccheggi e cambiamenti architettonici, come quello che la interessò nel '500 durante la costruzione del vicino Palazzetto dell'Archivio (nella foto in alto è quello con l'orologio sulla facciata), venne modificata notevolmente riducendola a quello che vediamo oggi.

https://www.massimogaudio-photography.com/

Navata centrale verso l'Abside


Navata centrale

Cappella

Il Ciborio e l'Abside

 Crocifissione tra i santi Antonio e Lorenzo e san Sebastiano e san Rocco (1527)

Crocifissione tra sant'Antonio abate e papa Gregorio VII (XV secolo)

Madonna col Bambino in trono tra le sante Barbara e Lucia e san Sebastiano e san Mamiliano (1508)




sabato 13 luglio 2019

Segnalazione Mostra dedicata a Beato Angelico e al Rinascimento fiorentino al Museo Del Prado a Madrid

Beato Angelico (Vicchio di Mugello, Firenze 1400 ca.-Roma, 1455) e il Rinascimento Fiorentino in mostra al museo Del Prado a Madrid

A cura di Manuela Moschin
Museo del Prado Madrid mostra intitolata "Fra Angelico y el origen del Renacimiento florentino" (Foto tratta dal sito Sky Arte) 

Beato Angelico "Annunciazione" dopo il restauro (Foto tratta dal sito ArteMagazine) 

Beato Angelico "Annunciazione" (entro il 1435) tempera su tavola cm. 154x194 Museo del Prado Madrid

Carissimi per chi avesse occasione di andare in vacanza a Madrid segnalo che il Museo del Prado ha dedicato una mostra a Beato Angelico (Giovanni da Fiesole al secolo Guido di Pietro) e al Rinascimento fiorentino. 
La mostra intitolata Fra Angelico y el origen del Renacimiento florentino è visitabile fino al 15 settembre. L'esposizione è incentrata sull'Annunciazione che, grazie alla collaborazione di Friends of Florence e dell’American Friends of the Prado Museum, è stata da poco sottoposta a un restauro condotto da Almudena Sanchez Martin. L'opera ha così acquisito brillantezza e colore attraverso un'accurata pulizia, oltre che a un intervento al supporto dell'opera. 
La mostra, curata da Carl Brandon Strehlke riguarda il Rinascimento fiorentino dal 1420 e 1430. Oltre all'Annunciazione si possono ammirare anche la "Madonna della melagrana" e il "Funerale di Sant'Antonio Abate". 

Fra Giovanni venne definito Angelico nel 1467 a causa della sua condotta morale, della sua devozione religiosa e per i temi trattati. E' stato beatificato da Giovanni Paolo II nel 1982. 
Nelle opere del maestro coesistono la tecnica rinascimentale e il Gotico Internazionale, realizzando una pittura originale che fu alquanto elogiata anche dal Vasari che lo definì:"semplice uomo, e santissimo ne' suoi costumi", abile nel dipingere santi:"hanno più aria e somiglianza di Santi, che quelli di qualunque altro".
"L'Annunciazione" presenta un edificio in prospettiva avente un'ampia loggia colonnata coperta con volte a crociera su capitelli e peducci di marmo. Le vele sono azzurre punteggiate da stelle dorate. L'angelo e Maria sono stati ritratti in un'atmosfera dolce e spirituale attraverso colori vivaci. A sinistra si trova il Paradiso Terrestre riccamente decorato di piante, fiori e frutti dove Adamo ed Eva sono stati rappresentati nell'atto di essere cacciati.

Arrivederci in arte
Manuela







LA VEDUTA ROMANA DI GASPARE VANVITELLI

Gaspar van Wittel, Roma, Veduta della piazza del Quirinale (1685) - Palazzo Barberini - Roma
Molti grandi pittori nel corso dei secoli hanno immortalato sulle loro tele quello che oggi tutti noi facciamo con le macchine fotografiche. Io stesso rivedendo le mie fotografie fatte 30-40 anni fa, trovo cambiamenti significativi nell'aspetto di Roma, quindi è molto interessante vedere com'era la città qualche secolo fa. A tal proposito, in questo articolo ho voluto inserire alcuni dipinti eseguiti dal pittore olandese Gaspar van Wittel (1653-1736), il quale ha trascorso moltissimi anni della sua vita a Roma a cavallo tra il '600 e '700. Il suo nome venne così italianizzato in Gaspare Vanvitelli. Le tele che troverete nel post, sono tutte esposte alla nuova ala sud di Palazzo Barberini a Roma in una sala dedicata proprio alla veduta romana.

Gaspar van Wittel, Roma, la passeggiata di Villa dei Medici (1683) - Palazzo Barberini - Roma

Gaspar van Wittel, Roma, veduta della chiesa di Trinità dei Monti (1683) - Palazzo Barberini - Roma

Gaspar van Wittel, Roma, veduta della piazza del Quirinale (1681) - Palazzo Barberini - Roma

Gaspar van Wittel, Roma, veduta di Castel sant'Angelo e dei prati di Castello (1865 ca.) - Palazzo Barberini - Roma

Gaspar van Wittel, Roma, veduta di ponte rotto a Ripa Grande (1681) - Palazzo Barberini - Roma

Gaspar van Wittel, Roma, veduta di ponte rotto a Ripa Grande (il Tevere e l'Aventino) - Palazzo Barberini - Roma

Gaspar van Wittel, Veduta di Roma da Ripa Grande (1681) - Palazzo Barberini - Roma

lunedì 8 luglio 2019

Andrea Mantegna e la "Camera degli Sposi"

Recensione del Giallo Storico  "Le Righe Nere della Vendetta" di Tiziana Silvestrin e un approfondimento di alcune opere d'arte citate dall'autrice

A cura di Manuela Moschin



Incuriosita dalle svariate e ottime recensioni pubblicate nel web relative al giallo storico "Le righe nere della vendetta" di Tiziana Silvestrin, mi sono immersa in questa piacevole lettura. 
Ho apprezzato enormemente questo libro edito dalla Casa Editrice Scrittura e Scritture.
Tiziana ha avuto l'abilità di farmi immedesimare nei personaggi, tra l'altro ben caratterizzati,  dandomi la sensazione di far parte del racconto. Ne è un esempio il protagonista, e precisamente il capitano Biagio dell'Orso, una figura dotata di un grande senso di giustizia. Egli è stato chiamato a indagare sulla morte di Oreste Vannocci, ossia di un architetto ritrovato privo di vita accanto a un disegno riguardante la pianta di una chiesa. Una serie di enigmi e di intrighi, dunque, hanno reso la lettura stuzzicante  e coinvolgente. 

Racconta l'autrice:"Un foglio era finito accanto a una delle gambe del tavolo, proprio davanti al corpo del Vannocci. Il capitano di giustizia lo raccolse e vide che vi era disegnata la pianta di un edificio, probabilmente una chiesa, sulla quale l'architetto, prima di morire, aveva tracciato con le dita delle righe nere."
Oltre a ciò, la trama è accattivante e molto originale. Essa si dipana nella corte dei Gonzaga di Mantova tra misteri e intrallazzi, attraverso riferimenti storici ben documentati. Si nota, infatti, una grande preparazione storico-artistica da parte della scrittrice. 
Per il blog "L'arte raccontata nei libri" rappresenta un tesoro letterario perché l'arte si configura come una preziosa cornice del racconto. Sullo sfondo di una splendida scenografia mantovana, arricchita da un museo a cielo aperto, la città emerge in tutta la sua bellezza. La narrazione, infatti, essendo ambientata in luoghi prestigiosi, quali il Palazzo Ducale, il Palazzo Te e la Rotonda di San Lorenzo, è allettante sotto il profilo artistico.   
La scrittrice, profonda conoscitrice della storia della sua città, accompagna il lettore, svelando a poco a poco curiosità e aneddoti piuttosto interessanti. E' stimolante, per chi come me adora l'arte e la storia, entrare in contatto con le grandi figure del passato come lo furono Federico Gonzaga, Giulio Romano, Marcantonio Raimondi, Pietro Aretino, Tiziano, Raffaello, Andrea Mantegna, Leonardo Da Vinci e molti altri. Perciò, pittori, personaggi storici e letterari  realmente esistiti, assieme agli intrighi di corte, mi hanno tenuta con il fiato sospeso dall'inizio alla fine del romanzo.
Il momento storico trattato dall'autrice si alterna magistralmente attraverso un salto temporale che si verifica in due periodi precisi. Nel 1524 quando  Giulio Romano e Marcantonio Raimondi si trovano coinvolti in una strana vicenda a causa di un'opera denominata "I Modi" (troverete nel presente articolo un approfondimento che la riguarda) e nel 1585 tra le corti di Mantova e Firenze.

L'Oculo della "Camera degli Sposi" a Mantova di Andrea Mantegna (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna  "Camera degli Sposi" Oculo (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 


Scrive l'autrice: "Guardando i soffitti, perlustrò il castello finchè, entrato nell'ultima stanza di un torrione, vide la famiglia Gonzaga riunita assieme ai figli e ad alcuni funzionari affrescata sulla parete di fondo. Fece qualche passo e alzò lo sguardo verso l'oculo che, al centro della sala, mostrava il cielo. Dall'oculo sbirciavano curiosi alcune ragazze sorridenti, mentre un uomo di colore, con la testa coperta da un turbante, conversava con una dama dall'elaborata acconciatura. Un pavone se ne stava tranquillamente appollaiato sul bordo e alcuni putti giocavano tra i cerchi incatenati della balconata. Quello realizzato dal Mantegna al centro della Camera Picta era lo scorcio più famoso mai dipinto fino ad allora."
Il 16 giugno 1465 Andrea Mantegna (1431-1506) scrisse a finto graffito la data di inizio dei lavori della Camera degli Sposi o "Camera Picta" come viene citata dai documenti. Egli vi dipinse un ciclo di affreschi tra il 1465 e il 1474 per il Marchese Ludovico II Gonzaga al fine di celebrare la dinastia della sua famiglia. La stanza, quasi cubica,  è coperta da una volta a vela ed è situata nel torrione Nord di Castel San Giorgio a Mantova. La volta è costituita da un motivo decorativo a finto mosaico dorato, dove al centro si staglia una piccola apertura di forma circolare considerata la più complessa creazione prospettica del Quattrocento italiano.
Alzando lo sguardo, verso il soffitto della stanza, si rimane ammagliati dal prezioso oculo, che si apre direttamente sul cielo azzurro, cosparso di nuvole vaporose, dalle quali si scorge un volto umano probabile autoritratto dell'artista.
Dal parapetto traforato, anch'esso dipinto in prospettiva e incorniciato da una ghirlanda di fiori e frutti, compaiono alcune figure cariche di significato simbolico. Putti alati, quasi scultorei, si affacciano curiosi dalla ringhiera, sporgendo il capo verso il basso, per assistere alla scena infilandosi negli anelli o reggendosi sulla cornice.
I simpatici amorini alludono al governo e al potere. Da cosa lo si deduce? Perché ognuno di loro possiede un attributo che li rende tale: una canna di bambù, una mela e una coroncina di alloro come richiamo allo scettro, alla corona e al globo. E non è finita qui, perché quelli dotati di ali di farfalla simboleggiano l'immortalità di Ludovico e Barbara nella memoria degli uomini, mentre gli altri putti alati alludono all'immortalità del potere legittimo della dinastia.
Sono presenti, inoltre, una pianta di arancio e un pavone, conosciuto come l'animale sacro a Giunone, che nella mitologia romana era la divinità del matrimonio e del parto. 
Alcune dame di corte  troneggiano dalla balaustra: da una parte vi sono tre donne con il capo scoperto,  due di loro hanno i capelli acconciati mentre una sola, che sta tenendo in mano un pettine, ha la chioma sciolta come simbolo della seduzione. Dall'altro lato ci sono due figure, una nobile con il capo coperto da un velo bianco, un chiaro riferimento a una donna sposata e un personaggio con un turbante a righe la cui identità risulta ancora incerta.
Nell'insieme si tratta di un capolavoro caratterizzato da un raffinato virtuosismo prospettico, che Mantegna ottiene mediante l'uso di scorci vertiginosi. Ho una particolare predilezione per quest'opera, che tra l'altro ho avuto la fortuna di ammirare dal vivo e di fotografare.
Si tratta di un affresco che si contraddistingue per la particolare capacità dell'artista di riprodurre uno sfondamento illusionistico, fortemente realistico. 
Andrea Mantegna aveva una grande passione per la scultura classica, egli ne possedeva addirittura una collezione. Per realizzare i suoi dipinti utilizzava busti antichi creando effetti plastici e illusionistici. L'artista scoprì lo scorcio applicato alle anatomie inserendo richiami anticheggianti e particolari geologici naturalistici. Si formò nella bottega padovana di Francesco Squarcione (1397-1468) un eccellente maestro di costruzione prospettica, dal quale maturò anche il gusto per l'archeologia. Fondamentale per Mantegna fu anche l'incontro a Padova con Donatello, che gli tramandò le tecniche di applicazione della prospettiva. La sua arte può essere definita un classicismo archeologico. Essendo molto interessato alla geologia, studiava le pietre e poi le rappresentava.
Le sue opere sono pervase da un sentimento nuovo per la natura, che pervade ogni dettaglio e da un'attenta fisionomia dei personaggi.
Anche Roberto Longhi nel suo volume "Breve ma veridica storia della pittura italiana" si sofferma sulla Camera degli Sposi" dicendo: "Anche più tardi nella Famiglia Gonzaga frescata nella Camera degli Sposi nel Palazzo Mantova, sebbene Mantegna acquisti maggior larghezza pittorica per essersi ispirato alla corrente prospettica... , non riesce a liberarsi dalla sua innata tendenza all'immaginar le cose di marmo come potrete vedere nel particolare della volta della stessa sala, finta a celo aperto, e dove i putti scorciati sulla cornice sono più che dipinti, scolpiti."
L'affresco richiama la tipologia degli edifici classici romani come il Pantheon, l'edificio della Roma antica dedicato alle divinità. Nei medaglioni sono stati rappresentati i primi otto imperatori romani
Giulio Cesare, Ottaviano, Tiberio, Caligola, Claudio, Nerone, Galba, Otone. Nei sottostanti pennacchi, invece, spiccano alcune scene mitologiche di Orfeo, Ercole e Arione, dall'evidente intento celebrativo. Esse sono accomunate dal significato d'immortalità che può essere raggiunta tramite la "virtus" e la protezione delle arti. Per quanto riguarda il colore, la Camera degli Sposi è il risultato degli studi derivanti da Donatello, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, oltre all'esperienza della pittura fiamminga e dall'assimilazione dell'illuminismo di Piero della Francesca.
I materiali usati per l'esecuzione sono degli oli siccativi, di lino e di noce, poi l'azzurrite come pigmento e le foglie d'oro.
E' curioso sapere che il 25 maggio 1475 con l'intento di organizzare il suo arrivo a Mantova, Ludovico scrisse una lettera alla moglie Barbara chiedendole di:"... apparechiare per nui in la Camera Dipincta, dove staremo per più vostra e nostra commoditate, facendo pur anche mettere in ordine quell'altra de capo de la  sala pur de sopra, a ciò possiamo a le volte andare da l'una a l'altra".
Vi informo che l'articolo non finisce qui ma prosegue dopo le seguenti immagini. 

Andrea Mantegna Dettaglio "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 
Il 16 giugno 1465 Andrea Mantegna scrisse a finto graffito la data di inizio dei lavori della Camera degli Sposi o "Camera Picta" come viene citata dai documenti. 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Andrea Mantegna Dettaglio Oculo "Camera degli Sposi" (1465-1474) Palazzo Ducale, Castello di San Giorgio - Mantova 

Marcantonio Raimondi (1480 ca. - 1534) e le incisioni intitolate "I Modi" (oppure "Le 16 posizioni") 

Marcantonio Raimondi "I Modi" frammenti appartenenti alla seconda edizione del 1527 British Museum Londra 
Scrive Tiziana Silvestrin: "Nel caso di Giulio e Marcantonio Raimondi la denuncia invece era vera ed era firmata proprio da loro, il libro de "I Modi" portava il loro nomi..." "Il libro era decisamente osceno..."
"Il pontefice l'aveva presa proprio male la pubblicazione de "I Modi". Quando gli avevano messo di fronte il libretto, Clemente VII era impallidito per la rabbia. Aveva aperto a caso tre pagine e poi a labbra strette aveva decretato l'arresto del pittore e dell'incisore". 
"I modi" (o Le 16 posizioni) è un libro contenente una raccolta di incisioni erotiche pubblicate nel 1524 e realizzate dall'incisore Marcantonio Raimondi. Papa Clemente VII, scandalizzato dalle opere, oltre ad arrestare Raimondi, le fece anche bruciare. Tutto ebbe inizio dal pittore  Giulio Romano  che dipinse una sorta di Kamasutra, realizzando una serie di opere dotate di uno stile classico greco-romano per Federico II Gonzaga, al fine di decorare il Palazzo Te a Mantova. Raimondi, attratto dai disegni di Giulio Romano, oggi perduti, realizzò le celebri incisioni.
Nel 1527 il libro "I Modi" di Raimondi venne pubblicato nuovamente. Oggi possiamo ammirare  un frammento conservato al British Museum a Londra come si evince dall'immagine. 
Pietro Aretino attratto dalle incisioni scrisse sedici "Sonetti lussuriosi" 1526-1527ca. che Marcantonio contraccambiò con questo ritratto. 

Marcantonio Raimondi (1482 ca.-1534 ca.) "Ritratto di Pietro Aretino" 1520-1525 ca. tecnica bulino - mm. 150x188 

Sinossi del giallo storico "Le Righe Nere della Vendetta" di Tiziana Silvestrin

Mantova 1585. Alla corte dei Gonzaga una torrida estate porta con sé aria di morte e di oscure superstizioni.
Biagio dell'Orso, affascinante capitano di giustizia, viene svegliato a notte fonda: l'architetto Vannocci è stato assassinato nel suo studio; sul pavimento, in mezzo ai colori, il disegno di una pianta rigata col nero.
Intanto, in città si aggirano le cappe nere dei domenicani: l'inquisitore Giulio Doffi sta aspettando il momento opportuno per condannare senza processo una giovane strega.
Biagio dell'Orso, sebbene molto stimato a corte, non è ben visto dalla Santa Inquisizione. Non ama le prepotenze né i compromessi, ma la sua irruenza viene tenuta costantemente a freno da Marcello Donati, prudente consigliere ducale.
La morte dell'architetto fa riaffiorare il passato del famoso pittore di corte Giulio Romano, portando il capitano ad indagare anche nella Firenze medicea e nella Venezia della sua amata Rosa.
Cercare di salvare un'innocente dal rogo, invece, lo costringerà a scomode scelte.
Complimenti Tiziana!
Arrivederci in arte
Grazie Manuela
per acquistare il libro

venerdì 5 luglio 2019

LE ACQUE TERMALI DI FORDONGIANUS

Photo by Massimo Gaudio
Forum Traiani (I-III sec. d.C.)- Fordongianus (OR)

A Fordungianus in provincia di Oristano, sgorga dalle antiche rovine romane di Forum Traiani (I-III sec. d.C.), un'acqua termale dalle proprietà curative. Si notano vari tipi di vasche e di ambienti, la forma curva dei muri rimasti in piedi sopra gli archi, suggeriscono un ambiente con le volte a botte. Fuori dalle antiche mura ci sono due vasche che però non risalgono all'epoca, da dove esce l'acqua calda che raggiunge i 56 gradi. Non si può toccare l'acqua per lungo tempo perché è veramente calda ma la sensazione che si ha è bellissima, chi è del posto e chi ha avuto la fortuna di toccare quelle acque sa di cosa parlo. L'ultima foto è riferita al fiume Tirso, proprio dove le acque calde vanno a finire dentro dopo aver fatto un tragitto di pochi metri.





AREA ARCHEOLOGICA DI THARROS

Photo by Massimo Gaudio

Tharros, Tempio tetrastilo - Cabras (OR)

Nella penisola del Sinis, che si affaccia sul Golfo di Oristano in Sardegna, si trova uno splendido sito archeologico che si chiama Tharros e si trova nel comune di Cabras vicino Oristano. La città fu fondata dai Fenici nello stesso periodo in cui fu fondata Roma, che a sua volta la conquistò nel 238 a.C. facendola diventare un importante centro costruendo terme, tempi, un acquedotto e costruendo strade in basalto tuttora ancora visibili. Anche le foto inserite in questo post sono "antiche", le ho fatte circa trentacinque anni fa, quando per la prima volta ho potuto ammirare questa meraviglia, dove le due colonne colonne marmoree del c.d. Tempio tetrastilo spiccano su tutto il complesso archeologico.

I MURALES DI ORGOSOLO

Photo by Massimo Gaudio


Il post precedente era su uno dei più grandi e ben conservati Nuraghe che si trovano oggi in Sardegna. Non mi vorrei allontanare da questa terra che amo e che in un certo modo mi ha adottato da trentacinque anni a questa parte. Le fotografie che ho deciso di pubblicare, risalgono alla fine degli anno '80, quando con la mia macchina fotografica Mamya 6x7, me ne andavo in giro per la Sardegna in cerca di luoghi e paesaggi da immortalare. Un giorno sono giunto ad una cittadina della Barbagia in provincia di Nuoro che si chiama Orgosolo. Oltre ad essere famosa per la cucina, l'artigianato, la cultura, la storia millenaria con i Nuraghe e le Domus de janas, è famosa anche per i Murales dipinti sui muri delle case della città. Sono ovunque e sono particolarmente famosi in tutto il mondo e non è un caso che molti turisti vanno di proposito ad Orgosolo girando per le strade in cerca di queste opere. Alcuni dei murale fotografati, sono tuttora presenti perché sono stati "restaurati" dalla popolazione locale, altri purtroppo sono andati perduti ma in questo caso rivivono ancora oggi grazie a queste fotografie.

Maffeo Barberini di Caravaggio torna a casa

© Photo by  Massimo Gaudio MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini Ho avuto modo di ammirare presso le ...