giovedì 22 maggio 2025

COOKING SECTION, DIRITTI AI SEMI, DIRITTI DEI SEMI al MUCIV di ROMA

© Photo by Massimo Gaudio

Cooking Section, Diritti ai semi, diritti dei semi (2024)
125 specie diverse di semi, 125 vasi in terracotta, 8 pali in metallo, 200x640x200 cm 


Il MUCIV Museo delle Civiltà che si trova nel quartiere EUR a Roma, ha inaugurato ieri il secondo capitolo che segue quello inaugurato nel 2023. Il Museo delle Opacità #2, posta l'attenzione sulla relazione fra agricolture e architetture coloniali per analizzare, attraverso opere fotografiche e documenti d'epoca, aspetti come l'utilizzo economico delle risorse ambientali, geologiche e umane e l'uso dell'arte nella definizione e realizzazione delle politiche coloniali nei territori occupati in Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia. 
Nell'ambito del tema agricolo, è presente nel salone che accoglie i visitatori, l'opera Rights to Seeds, Rights of Seeds (letteralmente Diritti ai Semi, Diritti dei Semi) di Cooking Section, collettivo londinese fondato nel 2013 da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe.
L'opera, che è stata acquisita grazie al bando PAC-Piano per l'arte contemporanea del Ministero della Cultura, segue la ricerca per il progetto sviluppato nell'ambito delle Monoculture Meltdown, CLIMAVORE x Jameel presso Royal College of Art RCA.
L'intervento degli artisti mira a preservare una collezione vivente ed eterogenea di sementi contadine contemporanee coltivate da generazioni di agricoltori dell'Italia meridionale e selezionate per la loro resistenza a siccità e stress termico. 
L'installazione composta da 125 vasi in terracotta sorretti da otto pali in metallo, contengono 125 specie diverse di sementi creando così una banca di semi estratti dalle agricolture locali di territori colonizzati (soprattutto Eritrea, Somalia e Libia). Questi vasi in terracotta sono accessibili e gli agricoltori italiani impegnati in pratiche agroecologiche, possono depositare e scambiare le sementi conservate al loro interno.
Cooking section è nato con l'intento di portare avanti un progetto sui sistemi di distribuzione alimentare globale e la loro ricerca artistica li porta alla realizzazione di opere di vario genere come l'installazione presente nel MUCIV.

Cooking Section, Diritti ai semi, diritti dei semi (2024)
125 specie diverse di semi, 125 vasi in terracotta, 8 pali in metallo, 200x640x200 cm (dettaglio)

Daniel Fernández Pascual con Alon Schwabe durante la conferenza stampa

Biografia

Cooking Sections (fondato a Londra nel 2013 da Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe) indaga i sistemi che plasmano il mondo attraverso il cibo, rintracciando le eredità spaziali, ecologiche e politiche dell'estrattivismo. Utilizzando installazioni, performance e video, la loro pratica si trova all'intersezione tra arte, architettura, ecologia e geopolitica. Cooking Sections utilizza il cibo come lente e strumento per rivelare i sistemi di sfruttamento, il dissesto ecologico e le disuguaglianze metaboliche alla base dei sistemi alimentari globali. Dal 2015 dirigono CLIMAVORE, un progetto a lungo termine che esplora come cambiare la nostra alimentazione in relazione alla crisi climatica. Il loro lavoro è stato esposto a livello internazionale, tra le altre istituzioni, presso: Tate Britain, Serpentine Galleries, Londra; SALT, Istanbul; Bonniers Konsthall, Stoccolma; Carnegie Museum of Art, Pittsburgh; Royal Botanic Garden, Edimburgo; Storefront for Art and Architecture, New York. Hanno inoltre creato performance e installazioni site-specific per la Biennale di Taipei, la 58ª Biennale di Venezia, la Biennale di Istanbul, Performa17, Manifesta12, la Triennale di Arte Pubblica di Los Angeles, la Triennale di Architettura di Sharjah e la Triennale di New Orleans. Tra le residenze figurano l'Headlands Center for the Arts, Fogo Island Arts e la Delfina Foundation. Cooking Sections è stata nominato per il Turner Prize nel 2021 e per il Visible Award nel 2019, e nello stesso anno ha ricevuto il Premio speciale al Future Generation Art Prize. Pascqual e Schwabe sono lettori di Architettura e Pratica spaziale presso il Royal College of Art di Londra, dove dirigono CLIMAVORE x Jameel presso RCA, e sono, inoltre, borsisti presso il Canadian Institute for Advanced Research. 


Vi ringrazio.

Arrivederci al prossimo articolo.

Massimo

giovedì 15 maggio 2025

RIALLESTIMENTO STORICO DEL SALONE PIETRO DA CORTONA A PALAZZO BARBERINI

 © Photo by Massimo Gaudio

Salone Pietro da Cortona con gli allestimenti


Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano il riallestimento del Salone Pietro da Cortona di Palazzo Barberini, uno dei luoghi simbolo del barocco romano, che torna oggi a risplendere con una nuova veste espositiva grazie alla ricollocazione dei cartoni preparatori del ciclo de La Vita di Urbano VIII, capolavori assoluti della pittura seicentesca. 

Si tratta di un intervento di riallestimento storico: per la prima volta, dopo decenni, ed in seguito ad uno straordinario intervento di restauro da parte del Laboratorio delle Gallerie Nazionali, i cartoni preparatori sono riproposti nel contesto per cui verosimilmente furono concepiti gli arazzi raffiguranti La Vita di Urbano VIII, offrendo al pubblico l’opportunità unica di ammirarli in dialogo con il celebre affresco del soffitto, il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona (1632–1639). Una restituzione filologica che ricostruisce la funzione originaria del salone come luogo di rappresentanza e celebrazione della dinastia Barberini. 

Nel XVII secolo, possedere una propria arazzeria significava per una famiglia nobile un’affermazione di potere e prestigio senza eguali. Fu il Cardinal Francesco Barberini (1597–1679), nipote di papa Urbano VIII, a fondare nel 1627 la Manifattura Barberini, uno dei più ambiziosi progetti artistici del tempo. Il pretesto fu un dono diplomatico di enorme valore: sette arazzi realizzati su disegni di Rubens, ricevuti dal re di Francia Luigi XIII. Da lì nacque l'idea di completare la serie con nuovi arazzi celebrativi, commissionati direttamente agli artisti di corte e tessuti nella neonata fabbrica romana. 

Il ciclo de La Vita di Urbano VIII rappresenta il vertice della produzione dell’arazzeria Barberini: un progetto monumentale in cui biografia e allegoria si intrecciano nella glorificazione del pontefice e della sua famiglia. I cartoni preparatori, affidati alla cerchia di Pietro da Cortona, erano vere e proprie opere d’arte a grandezza naturale, concepite per essere trasformate in tessuto tramite la complessa tecnica del “basso liccio”. Contrariamente a quanto accadeva spesso, i Barberini scelsero di conservare questi modelli, consapevoli del loro valore artistico e propagandistico, esponendoli nelle sale del proprio palazzo per oltre tre secoli. 

Con questo riallestimento, le Gallerie Nazionali offrono una nuova chiave di lettura del Salone e del suo programma decorativo: un percorso visivo e narrativo che consente di riscoprire uno dei momenti più alti della cultura barocca, in cui le arti dialogano per celebrare la grandezza della Chiesa e della casata che più di ogni altra seppe rappresentarla nella Roma del Seicento.





Salone dei Marmi con gli allestimenti


Antonio Gherardi, Maffeo Barberini eletto cardinale (1666)

Antonio Gherardi, Maffeo Barberini presiede i lavori di bonifica del lago Trasimeno (1665)

Antonio Gherardi, Maffeo Barberini riceve il dottorato a Pisa (1664)

Fabio Cristofani, Consacrazione della Basilica Vaticana (1671)

Fabio Cristofani, Maffeo Barberini eletto papa, 1667, tempera su cartone, 318 x 505 cm

Giovan Francesco Romanelli, Il battesimo di Cristo, tempera su cartone, 294 x 272 cm

Giovan Francesco Romanelli, Resurrezione di Cristo (1643)

Giuseppe Belloni, Devoluzione del Ducato di Urbino (1668-1669)

Pietro da Cortona, Battaglia dell’Ellesponto (1635)

Pietro da Cortona, Costantino combatte il leone, 1633 ca, tempera su cartone, 338 x 268 cm

Pietro da Cortona, Costantino fa distruggere gli idoli pagani (1637)

Pietro Lucatelli, La fortificazione del Gianicolo (1678)

Pietro Lucatelli, Urbano VIII riceve l’omaggio delle Nazioni (1678)

Stendardo Barberini

Urbano VIII preserva la città di Roma dalla peste e dalla carestia, Arazzo

Urbano VIII promuove la pace nello Stato Ecclesiastico, Arazzo




venerdì 2 maggio 2025

I POEMI DELLA TERRA NERA di WANGECHI MUTU esposti alla GALLERIA BORGHESE

 

Wangechi Mutu  Ph. by Khadija Farah


Dal 10 giugno al 14 settembre 2025, la Galleria Borghese ospita, per la prima volta nella residenza del Cardinal Scipione, una mostra dell'artista keniota e americana Wangechi Mutu, dal titolo Poemi della terra nera, a cura di Cloé Perrone. Il progetto, che muove anch’esso, come la mostra recentemente conclusa sul poeta barocco Giovan Battista Marino, dall’interesse del museo nei confronti della poesia, è concepito come un intervento site-specific che si sviluppa nelle sale interne del museo, sulla facciata e nei Giardini Segreti, sfida la tradizione classica, attraversando sospensioni, forme frammentate e nuove mitologie immaginate, e crea un dialogo multistrato tra il linguaggio contemporaneo dell'artista e l’autorità antica. 

Il titolo evoca il profondo significato della pratica duplice di Mutu, intrecciata tra poesia e mitologie, ma profondamente ancorata ai contesti sociali e materiali contemporanei. La "terra nera", ricca e malleabile sotto la pioggia, quasi come argilla, appare in molteplici geografie, inclusi i Giardini Segreti della Galleria Borghese, che offrono un punto di risonanza con l'immaginario dell'artista. Da questa terra, le sculture sembrano emergere, come modellate da una forza primordiale, dando vita a storie, miti, ricordi e poesie. La metafora sottolinea la forza generativa e trasformativa del suo lavoro: radicato nella materialità ma aperto a molteplici interpretazioni future. 

L'intervento di Wangechi Mutu introduce un vocabolario inedito nell'architettura storica e simbolica della Galleria Borghese. Attraverso la scultura, l'installazione e l'immagine in movimento, l'artista propone un approccio innovativo allo spazio museale, che sfida la gerarchia, la permanenza e il significato fisso. Le sue opere interrogano il peso visivo e l'autorità della collezione, adottando strategie di sospensione, fluidità e frammentazione. In tal modo il museo non si presenta come un semplice contenitore statico di oggetti, ma come un organismo vivo, in continua trasformazione, plasmato dalla perdita, dall'adattamento e dalla riconfigurazione. 

La mostra si articola in due sezioni complementari. All’interno del museo Mutu riconsidera radicalmente l’orientamento spaziale e le sue sculture non celano mai la collezione Borghese, ma si aggiungono lievi. Presenze eteree che si librano in aria, volano leggere, oppure sono poggiate su piani orizzontali. Opere come Ndege, Suspended Playtime, First Weeping Head e Second Weeping Head sfidano la logica gravitazionale, pendendo delicatamente dai soffitti e incorniciando nuove vedute. Questo atto di sospensione non è solo formale ma suggerisce uno spostamento delle narrazioni storiche e delle gerarchie materiali. Il campo visivo del museo si ridisegna e nuove modalità di percezione si aprono al nostro sguardo. 

The Seated IV

The Seated I

Nyoka Edition 2

I materiali – bronzo, legno, piume, terra, carta, acqua e cera – sono cruciali per l’etica della mostra. Il bronzo in particolare, si spoglia del suo significato più tradizionale per diventare veicolo di memoria ancestrale, di recupero e di molteplicità. Inserendo sostanze organiche, fluide, mutevoli in un contesto tradizionalmente dominato dal marmo, dallo stucco e dalle superfici dorate, l'artista ribadisce la poetica della trasformazione, del divenire, anticipando così un tema che sarà centrale nel programma espositivo del museo del 2026: le metamorfosi. 

Poemi della terra nera ci invita a trascendere le prospettive fisse, spostando il nostro sguardo per consentire la coesistenza di più narrazioni e rivelando il museo non solo come uno spazio di memoria, ma come un luogo di immaginazione e trasformazione. Gli interventi di Wangechi Mutu spingono gli spettatori ad abitare il museo in modo diverso, a guardare non solo ciò che è esposto, ma anche ciò che è stato rimosso, messo a tacere o reso invisibile. 

All'esterno, sulla facciata del museo e nei Giardini Segreti si dispiegano: The Seated I e The Seated IV, due moderne cariatidi realizzate per la facciata del Metropolitan Museum di New York nel 2019 nell’ambito della Facade Commission e che testimoniano un importante momento di confronto dell’artista con un’istituzione pubblica; Nyoka, Heads in a Basket, Musa e Water Woman, che reinterpretano i vasi archetipici come spazi di trasformazione. Con The End of eating Everything, Mutu espande il proprio linguaggio artistico attraverso il video, aggiungendo una dimensione temporale e immersiva alla sua continua esplorazione del mito. Queste opere danno vita a nuove forme ibride, in parte umane, in parte mitologiche, in parte contenitori simbolici, attingendo alle tradizioni dell’Africa orientale e alle cosmologie globali, che sembrano emergere da un terreno simbolico. La loro posata presenza nei giardini e sulla facciata, offre un contrappeso all'ordine classico del sito, sfidando la forma idealizzata e la narrazione lineare a favore dell’ambiguità, dell’alterità e della presenza spirituale. Anche il suono, vero o suggerito, e la sua traccia giocano un ruolo sottile ma pervadente nella mostra: dal ritmo sospeso di Poems for my great Grandmother I al testo appoggiato di Grains of War, tratto dalla canzone War di Bob Marley ispirata ad una figura chiave dei movimenti anticoloniali, l'ultimo imperatore d'Etiopia Haile Selassie (1930-1974), il cui discorso del 1963 alle Nazioni Unite chiedeva la fine dell'ingiustizia razziale. Il linguaggio diventa scultoreo e il suono una forma di memoria. 

La mostra prosegue all'American Academy in Rome, dove è esposta Shavasana I. La figura in bronzo, sdraiata e coperta da una stuoia di paglia intrecciata, è intitolata alla posa yoga “shavasana” (posa del cadavere) e si ispira a un reale fatto di cronaca. La collocazione, nell’atrio dell’Accademia, alla presenza di iscrizioni funerarie romane, fa da cassa di risonanza al concetto di morte, abbandono e dignità del vivere. 

Con questa esposizione, la Galleria Borghese continua il suo impegno nell'arte contemporanea, dopo le mostre Gesti Universali di Giuseppe Penone (2023) e Louise Bourgeois. L’inconscio della memoria (2024), proponendo un nuovo modo di vedere lo spazio, rinnovato di connessioni e prospettive attraverso la visione di un’importante artista internazionale. 

La mostra è resa possibile grazie al sostegno di FENDI, sponsor ufficiale dell’esposizione. 

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...