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Visualizzazione dei post da Aprile, 2020

Marco Bigio, Le tre Parche a Palazzo Barberini

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#artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Marco Bigio, Le tre Parche (1530-1540) Olio su tela, cm. 200 x 212 Un grande dipinto si fa notare all'interno della Sala 15 dedicata alla pittura senese a Palazzo Barberini. Si tratta di un'opera di Marco Bigio dal titolo Le tre Parche realizzato nel periodo che va da 1530 al 1540. Nel dipinto l'artista raffigura le figlie di Giove e Temi che rappresentano il destino degli uomini.  A rappresentare la nascita, a destra è stata raffigurata Cloto con un rocchetto di filo bianco: ovvero è colei che fa iniziare la vita. A sinistra di trova Lachesi  che stabilice la sorte e il destino intenta ad avvolgere un filo rosso, mentre al centro c'è Atropo che ha in mano una forbice pronta a tagliare il filo della vita, ma per farlo guarda i due amorini ai suoi piedi che estraggono a sorte il nome ci colui che deve morire inciso su delle medaglie di vari materiali, perché la natura umana è varia. Alle loro spalle ci sono vari persona

Salvator Rosa, Il supplizio di Prometeo

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Salvator Rosa, Il supplizio di Prometeo (1646-1648) - Galleria Corsini - Roma Prometeo, figura della mitologia classica, giace supino incatenato a una rupe del Caucaso. Dalla tensione delle membra, oltre che dalla smorfia del volto, si percepisce tutta la brutalità del supplizio. Una mano è serrata, l’altra è spalancata, e i tendini quasi fuoriescono dal polso; le gambe divaricate sono entrambe tesissime; il ventre squarciato offre un brano di anatomia umana; l’aquila sta divorando l’intestino, anche se nel mito si parla solamente del fegato, che, ricrescendo ogni giorno, è pasto quotidiano di una tortura senza fine.  Ciò che identifica il personaggio come Prometeo è la torcia accesa nell’angolo in basso a destra, strumento con cui il titano aveva donato all’umanità il fuoco. L’aquila, attributo di Zeus, si fa ambasciatrice della vendetta del padre degli dei. Il supplizio di Prometeo è un tema in cui questioni figurative, le

Orazio Gentileschi, Madonna col Bambino

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Orazio Gentileschi, Madonna col Bambino (1605-1610) - Galleria Corsini - Roma Nel dipinto di Orazio Gentileschi né la Vergine, né il piccolo Gesù guardano verso l’osservatore: tutto rimane come trattenuto all’interno della tela e l’essenza dell’opera è giocata sul reciproco scambio di sguardi e contatti tra madre e figlio. Non si percepisce quella solennità rituale che caratterizza le raffigurazioni della Vergine con il Bambino: se non fosse per il bordo dorato dell’aureola potrebbe sembrare un soggetto profano, un momento d’intimità familiare. Questo effetto è ottenuto anche grazie all’uso del colore: su uno sfondo spento, basato su toni ocra e bruni, il dipinto si accende di luce negli incarnati di madre e figlio e nella tripartizione di colori puri (rosso, giallo, blu) scelti per gli abiti. La naturalezza della scena e l’impostazione luminosa, vicine all’estetica caravaggesca, testimoniano quanto Gentileschi avesse compr

Giambattista Piazzetta, Giuditta e Oloferne

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Giambattista Piazzetta, Giuditta e Oloferne (1715-1720) - Galleria Corsini - Roma Giuditta è l’unico personaggio femminile cui sia dedicato un libro del Vecchio Testamento. L’eroina, con un astuto stratagemma, riesce nell’impresa di salvare il suo popolo dall’assedio dell’esercito assiro, comandato da Oloferne. Fingendo di voler tradire il popolo ebraico, viene accolta nell’accampamento nemico. Dopo un fastoso banchetto, si avvicina furtivamente al letto del generale, ormai vinto dall’abuso del vino, e lo uccide con la sua stessa scimitarra. Mentre molti artisti si erano soffermati sul momento più truce dell’episodio, la decapitazione di Oloferne, qui Piazzetta raffigura l’attimo immediatamente precedente. Giuditta con una mano scioglie il laccio che tiene legata la scimitarra e con l’altra scosta la cortina che circonda il letto. La scena assume così un forte sapore teatrale: il sipario-tenda si apre, fa cadere la luce su Giud

Beato Angelico, Trittico (Ascensione, Giudizio Universale, Pentecoste)

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Giovanni da Fiesole detto BEATO ANGELICO, Trittico con Ascenzione Giudizio Universale e Pentecoste (1447-1448) - Galleria Corsini - Roma L’opera, donata al cardinale Lorenzo Corsini, ha fatto discutere a lungo gli studiosi: non era infatti chiaro se le tre tavolette fossero state concepite da Beato Angelico come un’opera unitaria oppure fossero state riadattate e messe assieme successivamente. I dubbi sorgevano per l’inusuale accostamento dei tre episodi raffigurati -  Ascensione ,  Giudizio   Universale ,  Pentecoste  – e per una erronea lettura di un inventario Corsini, secondo la quale le tavolette furono donate separatamente e poi assemblate. Studi recenti hanno invece smentito sia quest’ultima ipotesi, sia la presunta incongruità dei tre episodi: tale associazione si ritrova infatti anche in altre opere ed è motivata da connessioni tematiche e dottrinali. Il recente restauro ha permesso di recuperare i colori brillanti e

Salomè con la testa del Battista di Guido Reni

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Guido Reni, Salomè con la testa del Battista (1638-1639 ca.) - Galleria Corsini - Roma La figura di Salomè si staglia su un fondo grigio e indistinto, dal quale emerge portando su un piatto la testa recisa del Battista, da consegnare alla madre Erodiade. Il Vangelo (Mt. 14, 1-12) narra, infatti, che Erode Antipa avesse fatto arrestare il santo per l’aperta critica alla sua unione con Erodiade, già moglie del fratello, ma che non avesse avuto il coraggio di farlo uccidere.  Durante un banchetto in suo onore, Salomè si esibì in una sensuale danza che colpì Erode talmente tanto da prometterle di esaudire qualunque suo desiderio; la fanciulla, istigata dalla madre, chiese allora di avere «su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».  La versione di Guido Reni si concentra sulla messa in scena del contrasto tra l’episodio narrativo – una fanciulla che porta una testa mozzata su un piatto – e il volto di Salomè, che punta gli occhi

Disputa di Gesù fra i dottori di Luca Giordano

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Luca Giordano, Cristo tra i Dottori (1656-1660) - Galleria Corsini - Roma L’episodio raffigurato nel dipinto è narrato nel Vangelo di Luca (2, 41-50): Giuseppe e Maria, smarrito il giovane Gesù a Gerusalemme, lo ritrovano all’interno del tempio, intento a interrogare gli esperti su questioni teologiche. Nel dipinto sono riuniti due momenti: la disputa di Gesù coi dottori del tempio e il ritrovamento da parte di Giuseppe e Maria, questi ultimi visibili sul fondo del quadro, tra la gamba di Gesù e uno dei dottori. L’impostazione del dipinto è articolata su due centri visivi: il giovane Gesù seduto sulla destra e la colonna del tempio a rappresentare la nuova fede contrapposta alla vecchia. Attorno si dispone la folla dei dottori, che ascoltano ammirati e sbigottiti, oppure discutono allarmati, confrontando le parole di Gesù con le sacre scritture. (dal sito Galleria Corsini) Autore: Luca Giordano   (Napoli 1634 - 1705)

La morte di Adone di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, La morte di Adone (1637) - Galleria Corsini - Roma Il mito di Venere e Adone è qui giunto al suo ultimo atto. Adone, il bellissimo giovane amato da Venere, è stato ferito a morte da un cinghiale durante una battuta di caccia. La dea irrompe sulla scena con un vero e proprio salto, che non è semplicemente una trovata scenica ma è legato alla narrazione. Ovidio, infatti, nel X libro delle  Metamorfosi , narra che Venere si trova sul suo carro trainato da cigni, di ritorno a Cipro, quando da lontano sente i gemiti di Adone morente e si precipita giù dal cielo.  Alle spalle di Adone vediamo un cane da caccia, un tronco spezzato e un paesaggio dai colori foschi. Il corpo del giovane risalta sul rosso del panneggio, probabile allusione al colore dell’anemone, il fiore in cui verrà tramutato il suo sangue. L’episodio è riletto in chiave cristologica, come già era avvenuto in ambito letterario con i

San Giovanni Battista di Caravaggio

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1604-1606) - Galleria Corsini - Roma Si è a lungo dubitato dell’autografia di questo dipinto, sebbene esistano altre versioni dello stesso soggetto realizzate da Caravaggio in maniera piuttosto simile. Vediamo un giovane San Giovanni Battista senza barba, seminudo e coperto dal mantello rosso, con il bastone a croce poggiato al suo fianco, ma privo della tradizionale pelliccia di cammello che compare invece in altre versioni. Caravaggio raffigura un momento di riposo durante la vita di penitenza di Giovanni nel deserto, ma rispetto all’iconografia tradizionale gli attribuiti del santo sono quasi marginalizzati: la ciotola, con cui Giovanni versò l’acqua nel battesimo di Gesù è come privata del suo ruolo sacrale, mentre la croce è appena visibile, nascosta dal bordo del dipinto. In questo modo Caravaggio ha attualizzato la rappresentazione del giovane Battista nel deserto

La Madonna delle Ciliegie di Federico Fiori detto il Barocci

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Federico Fiori detto IL BAROCCI, Riposo durante la fuga in Egitto detto La Madonna delle ciliegie (1570-1573) - Pinacoteca dei Musei Vaticani - Città del Vaticano La tela, che raffigura la Sacra Famiglia in un momento di riposo durante la Fuga in Egitto, è stata dipinta da Federico Barocci per l’amico e collezionista d’arte Simonetto Anastagi di Perugia al quale la inviò nel 1573. La raffinata opera del pittore urbinate, pur ispirandosi ad analoghe composizioni del Correggio, esprime il tema religioso con gesti immediati e armoniosa semplicità, trasferendo la sfera divina in un contesto più umano, secondo i nuovi canoni della Controriforma. La palma che con la sua ombra e i suoi frutti aveva offerto protezione e ristoro alla Vergine e al Bambin Gesù, secondo la narrazione del Vangelo apocrifo dello pseudo Matteo, viene qui sostituita da un albero di ciliegie, il cui frutto allude simbolicamente al sangue della passione di Cris

La Madonna col Bambino e Santi di Tiziano Vecellio

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Tiziano Vecellio, La Madonna col Bambino e Santi detta Madonna dei Frari (1533 - 1535) - Pinacoteca dei Musei Vaticani - Città del Vaticano La grande pala della Madonna col Bambino e Santi fu dipinta fra il 1533 e il 1535 per la chiesa di S. Niccolò della Lattuga in Campo dei Frari al Lido di Venezia, meglio nota come San Niccolò dei Frari. Fu acquistata da papa Clemente XIV per il palazzo pontificio del Quirinale (1770 circa) a Roma, dove non sembra essere mai stata esposta; fu invece a S. Pietro in Montorio e nel 1797 fu trasportata a Parigi; dal 1820 entrò a far parte della Pinacoteca Vaticana di Pio VII. Il dipinto, originariamente centinato (cioè ricurvo nella parte superiore, ove era rappresentata la colomba dello Spirito Santo), presenta la Vergine con il Bambino e angeli sulle nubi e in basso i Santi Caterina, Nicola, Pietro, Antonio, Francesco e Sebastiano in raccoglimento. Questo capolavoro è un'opera della piena matu

Sisto IV nomina Bartolomeo Platina Prefetto della Biblioteca Vaticana di Melozzo da Forlì

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Melozzo degli Ambrosi detto MELOZZO da FORLI', Sisto IV nomina Bartolomeo Platina Primo Prefetto della Biblioteca Vaticana (1477) - Pinacoteca dei Musei Vaticani - Città del Vaticano L'affresco staccato proviene da uno degli ambienti della antica Biblioteca Vaticana, fondata nel 1475 da Sisto IV della Rovere (pontefice dal 1471 al 1484). Melozzo da Forlì, trasferitosi a Roma nel 1475 e affermatosi alla Corte Pontificia, illustra l'episodio storico della nomina dell'umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, a primo Prefetto della Biblioteca. I protagonisti, fortemente caratterizzati nei tratti somatici e quindi da considerarsi veri e propri ritratti, si collocano entro una grandiosa architettura che conferisce una dimensione monumentale alla scena, sottolineandone la solennità. Il Platina, al centro in ginocchio, riceve l'investitura e punta l'indice della mano destra verso un'iscrizione da lui

IL TRIBUTO DELLA MONETA DI MATTIA PRETI

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Mattia Preti, Tributo della moneta (1638-1642) - Galleria Corsini - Roma Il dipinto rappresenta il momento conclusivo di un episodio tratto dal Vangelo di Matteo (17, 24-27): Cristo ordina a Pietro di pescare nel lago di Tiberiade e di pagare i gabellieri del tempio con la moneta d’argento trovata all’interno del pesce. Nell’impostare la composizione Mattia Preti tiene a mente alcune innovazioni caravaggesche: la luce che spiove sulla figura di Cristo illumina in diagonale la scena, scorre sui volti e va a posarsi sui dettagli del pesce e della moneta, permettendo di identificare i personaggi e l’episodio raffigurato. Il groviglio di mani indaffarate attorno alla moneta diventa il nodo centrale della composizione e cattura subito lo sguardo dell’osservatore. Con l’eccezione di Cristo e Pietro, vestiti secondo la tradizione, i personaggi indossano abiti seicenteschi, così che la scena sembra ambientata nella realtà quotidiana in c

SAN SEBASTIANO CURATO DAGLI ANGELI DI PIETER PAUL RUBENS

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Pieter Paul Rubens, San Sebastiano curato dagli angeli (1601-1602) - Galleria Corsini - Roma Sebastiano, ufficiale dell’esercito romano convertitosi alla fede cristiana, fu condannato a morte durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Venne legato a un palo, o a un albero, e trafitto dalle frecce scagliate dai soldati, che poi lo abbandonarono agonizzante. Tuttavia la nobildonna romana Irene ne ebbe pietà e lo curò, ma secondo un’altra tradizione fu l’intervento miracoloso degli angeli a salvarlo. Sebastiano fu condotto nuovamente al cospetto dell’imperatore che ordinò di farlo flagellare a morte e di gettare il suo cadavere nella fogna cittadina, la  Cloaca Maxima , affinché non potesse essere sepolto. Il dipinto, realizzato da Rubens durante il suo primo soggiorno romano, presenta l’iconografia del santo curato dagli angeli: Sebastiano è al centro della scena, ormai quasi completamente libero dalle corde e dalle

RITRATTO D'UOMO DI ANTONELLO DA MESSINA

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Antonello di Antonio detto ANTONELLO DA MESSINA, Ritratto d'uomo (1474-1475) - Galleria Borghese - Roma L'espressione e lo sguardo del personaggio costituiscono l'aspetto più coinvolgente dell'opera, considerata uno dei capolavori della fase matura dell'artista. La veste rossa e la berretta nera, tipici capi d'abbigliamento dei patrizi veneziani, permettono di restringere la datazione al biennio trascorso in laguna, dove l'attività di Antonello come ritrattista, era particolarmente apprezzata. La tavola non è firmata, ma è probabile che il nome del pittore fosse in un cartiglio posto direttamente sulla cornice. L'opera è elencata per la prima volta negli inventari Borghese del 1790 con l'attribuzione a Giovanni Bellini, fu restituito ad Antonello su basi stilistiche solo nel 1869. Studi recenti escludono l'ipotesi di una sua identificazione con il patrizio Michele Vianello, come l'event

LA PIETA' DI CARLO CRIVELLI

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Carlo Crivelli, La Pietà (1488) - Pinacoteca dei Musei Vaticani - Città del Vaticano L'opera, firmata da Carlo Crivelli, costituiva probabilmente la parte alta (cimasa) di un polittico e fu acquistata nel 1831 da Pio VII (pontefice dal 1800 al 1823) nelle Marche. In questa regione, dopo aver abbandonato Venezia, l'artista passò la maggior parte della sua vita, lavorando, a capo di un'importante bottega, per chiese e conventi locali. In questa composizione si evidenzia l'estrema originalità del linguaggio elaborato dal Crivelli, in cui le conquiste rinascimentali della prospettiva e della nitida modellazione dei volumi si legano a cadenze decorative e all'uso dell'oro di gusto tardogotico. La linea contorta crea figure quasi astratte e irreali, eppure la composizione raggiunge un effetto di solenne e straordinaria drammaticità.  (dal sito Musei Vaticani) Autore:       C arlo Crivelli (Venezia

LA VERGINE COL BAMBINO TRA I SANTI LORENZO, LUDOVICO DA TOLOSA, ERCOLANO E COSTANZO DEL PERUGINO

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Pietro Vannucci detto IL PERUGINO, La Vergine col Bambino tra i santi Lorenzo, Ludovico da Tolosa, Ercolano e Costanzo - detta La Madonna dei Decemviri (1496) - Pinacoteca dei Musei Vaticani - Città del Vaticano La pala, firmata dall'artista e commissionata dai Decemviri di Perugia per la cappella del Palazzo Pubblico, fu eseguita tra la fine del 1495 e il 1496.  In origine l'opera si componeva di due elementi: la cimasa (parte alta), raffigurante Cristo nel sepolcro (ora alla Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia), e la tavola vaticana. In quest'ultima, al centro di un'architettura ad arcate la Vergine, col Bambino sulle ginocchia, siede su un trono monumentale, ai lati del quale si dispongono i SS. Lorenzo, Ludovico di Tolosa, Ercolano e Costanzo, protettori della città. L'equilibrio della composizione, il chiaro impianto prospettico, l'armonia con cui le figure si accordano con il paesaggio, la