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Visualizzazione dei post da ottobre, 2019

Antonio Canova, Ritratti di Napoleone Bonaparte

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Antonio Canova, Ritratto di Napoleone Bonaparte (1803) - Museo statale Ermitage, San Pietroburgo, Russia Nulla avviene per caso, e se il primo incontro con l'arte è stato folgorante lo devo ad Antonio Canova. Un giorno del 1992 lessi sulle pagine di un quotidiano, di una mostra dedicata ad Antonio Canova riguardante opere provenienti dall'Ermitage di San Pietroburgo, così, incuriosito ed accompagnato dalla mia inseparabile fotocamera, andai a vedere quella mostra. Ovviamente rimasi estasiato dalla bellezza delle opere esposte, la stessa sensazione che ho avuto nel 2019 alla mostra a lui dedicata dal titolo  Canova: Eterna Bellezza sempre a Roma. Ormai è passato molto tempo da allora e il ricordo è lontano, di sicuro però la grazia delle forme femminili come Le Grazie , oppure quella di Ebe e l a Danzatrice con le mani sui fianchi , oppure ancora Amore e Psiche, Orfeo, Amorino alato, Maddalena penitente ed altre ancora, sono

Recensione del libro "Capolavori rubati" di Luca Nannipieri - Skira Editore

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Recensione del libro "Capolavori rubati" di Luca Nannipieri - Skira Editore A cura di Manuela Moschin Furti, saccheggi, requisizioni, spoliazioni, mercato nero, ritrovamenti, sequestri: il grande teatro dell'illecito e del concesso attorno all'arte. E' cosi che viene introdotta la questione dal  critico d'arte e saggista Luca Nannipieri nel libro "Capolavori rubati" edito da Skira.  Leggendo semplicemente il titolo e osservando la celebre  Saliera  di  Benvenuto Cellini  che emerge sulla copertina è facile intuire l'argomento principe, ossia i furti delle opere d'arte.  L'originale volume di Nannipieri è alquanto interessante perché in ogni capitolo vengono analizzati nei dettagli i casi di depravazione più eclatanti della storia, ripercorrendo in modo approfondito un'indagine storica e artistica.  Ecco allora che vengono a galla verità nascoste da tempo e soprattutto sconosciute dalle persone più profane. Basand

Mostra "Peggy Guggenheim - L'ultima dogaressa" Venezia

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René Magritte "L'impero della luce" (1953-1954) Olio su tela, Peggy Guggenheim Collection Venezia  (Foto a cura di Manuela Moschin) In relazione a questo dipinto magico in cui si uniscono il giorno e la notte Magritte usa le parole "sorpresa" e "incanto", a cui si aggiunge quel senso di sospensione che emana da una strada deserta dove si scorgono una roccia poliedrica vagamente sinistra e una casa con le persiane chiuse e senza porta, in cui, tuttavia, due finestre sono illuminate. Nonostante questa sensazione di dramma imminente pervada la scena, niente, ovviamente, accade. Tra il 1948 e il 1964 Magritte dipinge almeno diciotto versioni de "L'impero della luce", e questa è tra le più grandi (Didascalia -  Peggy Guggenheim Collection, Venezia)  Segnalazione della mostra "Peggy Guggenheim - L'Ultima dogaressa" 1949: quando l'arte moderna trovò casa a Venezia “Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città

MOSTRA MICHELANGELO A COLORI A PALAZZO BARBERINI

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio La Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini in Roma è in continua evoluzione. Dopo aver inaugurato la nuova ala sud nella primavera scorsa, in questo periodo è impegnata nei lavori per l'ammodernamento delle sale nell'ala nord del primo piano. Nonostante i lavori, i curatori del museo sono riusciti ad allestire una nuova mostra che si chiama Michelangelo a colori . La sala che accoglie le opere si trova al pian terreno dell'edificio. Vi si giunge dopo aver attraversato una serie di sale contenenti icone, croci, opere di artisti del trecento, artisti rinascimentali, marchigiani, laziali, toscani e umbri. Ci fu un periodo in cui il giovane Michelangelo Buonarroti realizzo molti disegni, piccoli schizzi e cartonetti che secondo Giorgio Vasari altri pittori colorarono. Alcuni dei disegni furono dati in dono ad amici e collezionisti, così il grande successo scatenò la voglia di procurarsi riproduzioni dis

LE OPERE IN GESSO DI ANTONIO CANOVA RACCOLTE A PALAZZO BRASCHI

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Fino ad ora abbiamo visto alcune opere esposte alla mostra Canova. Eterna bellezza che sarà possibile ammirare fino al 15 Marzo 2020 al Museo di Roma Palazzo Braschi . Tutte provenivano dall'Ermitage di San Pietroburgo e dal Palazzo Papafava di Padova. Le opere che interessano questo articolo, hanno tutte in comune il fatto che sono di gesso e che provengono da vari luoghi in Italia. Ovviamente nella mostra sono esposti moltissimi altri lavori dell'artista, come ad esempio disegni, gessi e terrecotte inerenti studi di opere da realizzare. Mi ha fatto piacere vedere i lavori degli artisti che nel tempo hanno avuto a che fare con Canova, anche qui si possono ammirare quanto citato poco fa e molte volte è capitato di vedere opere dei suoi collaboratori confondersi tra quelle del Maestro. Antonio Canova, Endimione dormiente (1822) Autore: Antonio Canova (Possagno 1757 - Roma 1822) Titolo: En

I GESSI DI CANOVA IN MOSTRA A PALAZZO BRASCHI

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Nel percorso espositivo all'interno della mostra Canova. Eterna bellezza , iniziata ieri al Museo di Roma Palazzo Braschi , si trova una sala contenente quattro opere il cui tema è Il Teorema perfetto , nel quale si è voluta ricreare l'ambiente pensato da Antonio Canova per il palazzo Papafava di Padova, dove vennero collocati i gessi dell' Apollo del Belvedere a confronto con il Perseo trionfante . Stessa cosa vale per il Gladiatore Borghese messo a confronto con il Creugante . Il gesso è stato un elemento essenziale per poter visualizzare il risultato finale, quindi Canova fa ricavare quattro grossi gessi dalle statue antiche e da quelle create da lui stesso, in modo da creare un parallelo tra l'antico ed il moderno, aspetti essenziali per il neoclassicismo. I gessi del Creugante e del Gladiatore Borghese, sono stati posti su delle pedane ruotanti e dal movimento di esse si può percepire meglio la loro perfez