lunedì 25 novembre 2024

DUILIO CAMBELLOTTI e VIRGILIO RETROSI e le ceramiche dedicate ai Rioni storici di Roma (1925-1926)

 © Photo by Massimo Gaudio

Duilio Cambellotti, Disegni preparatori serie 14 Rioni di Roma (1925-1926) Grafite su carta da lucido, coll. Fulvia e Jacopo Vizioli Roma

La serie completa in ceramica di quattordici piatti raffiguranti altrettanti Rioni storici di Roma, sono stati riuniti ed esposti fino a poco tempo fa per la prima volta presso la Casina delle Civette dei Musei di Villa Torlonia a Roma. Virgilio Retrosi li ideò e li realizzò per esporre nel 1926 al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione del XCIII Mostra degli Amatori e Cultori delle Belle Arti.
Retrosi è stato prima allievo e successivamente collaboratore di Duilio Cambellotti che in questa occasione realizzò i disegni preparatori. In alcuni casi, per riportare il disegno preparatorio sul piatto, è stato necessario riportare il segno con la grafite sul retro della carta da lucido che in questo modo veniva utilizzato come carta copiativa, per questo alcuni dei disegni preparatori raffigurati di seguito sono al contrario.
Nel pannello di sopra che raccoglie tutti i disegni preparatori realizzati in grafite su carta da lucido c'è un extra, infatti, si tratta della rappresentazione dell'Isola Tiberina che in realtà non è un Rione storico.

Duilio Cambellotti e Virgilio Retrosi, Piatti e disegni preparatori serie 14 Rioni di Roma (1925-1926)


















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Massimo

lunedì 11 novembre 2024

ANTONIO CANOVA E L'APPIA ANTICA

© Photo by Massimo Gaudio

Sepolcro di Marco Servilio Quarto

Ci sono dei luoghi nella Città Eterna che raccontano di un popolo che in passato ha fatto grande Roma. Uno di questi è la Regina delle Vie.
L'Appia Antica nasceva vicino al Circo Massimo e con il tempo è arrivata fino in Puglia. Purtroppo oggi non c'è traccia della parte iniziale, però c'è un tratto dove si può trovare quella magia capace di riportare il pensiero indietro nel tempo. È il tratto che va dalla Villa di Massenzio fino a Casal Rotondo, dove c'è la più alta concentrazione di edifici sepolcrali di varie tipologie che si susseguono ininterrottamente su entrambe i lati realizzati dall'età Repubblicana fino a quella tarda imperiale. Un vero e proprio Museo a cielo aperto, dove si respira aria pulita e dove non c'è il fastidio delle automobili, insomma, una vera e propria passeggiata all'interno della storia.
Come al solito, se oggi abbiamo la possibilità di vedere tantissime opere provenienti anche dal passato, lo dobbiamo ad Antonio Canova che agli inizi del XIX secolo fu nominato Ispettore delle Belle Arti dello Stato Pontificio.
Egli autorizza il restauro di vari sepolcri che si trovano su via Appia Antica e due di questi si trovano sul lato sinistro guardando verso sud al limite del IV Miglio. La prima tomba a essere restaurata è quella del liberto Marco Servilio Quarto inglobando i frammenti in una quinta scenografica in laterizio. Un frammento marmoreo riporta una frase che collega il nome dello schiavo diventato libero che recita

M. SERVILIUS QUARTUS
DE SUA PECUNIA FECIT

M. SERVILIUS QUARTUS
LO HA FATTO CON I SUOI SOLDI


Nella parte centrale è stata inserita una targa marmorea che riporta la data del restauro e la dedica a Pio XII da parte di Canova.

FRAGMENTA
AD SEPULC. HOC AN. MDCCCVIII
A CANOVA REPERTA AC DONATA
PIUS VII P. M.
ITA IN PERPET. SERVANDA
CONSULUIT





A poca distanza dalla Tomba di Marco Servilio Quarto, Antonio Canova fece restaurare un sepolcro in ricordo di Seneca che proprio nelle vicinanze del Quarto Miglio possedeva una villa dove, caduto in disgrazia, si suicidò su ordine di Nerone. Oggi il sepolcro è ridotto a un semplice pilastro in laterizio dove incastonata si vede la testa di un leone, l'unico decoro rimasto anche se Canova ne fece inserire molti di frammenti sia architettonici che decorativi.

Sepolcro di Seneca



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Massimo

lunedì 21 ottobre 2024

SALA DEL MAPPAMONDO di Palazzo Farnese a Caprarola

© Photo by Massimo Gaudio

Sala del Mappamondo

Palazzo Farnese con la sua maestosità svetta dalla parte più alta di Caprarola che si trova vicino Viterbo. La Sala del Mappamondo che fa parte del percorso museale, era il salone di rappresentanza dell'appartamento invernale, diventato celebre per le decorazioni di soggetto astronomico e geografico visto il crescente interesse verso le navigazioni e scoperte di nuovi territori che in quel periodo aveva apportato nuove conoscenze che però non erano ancora terminate, infatti, tra le varie rappresentazioni dei vari continenti non si trova quella che riguarda l'Oceania, continente non ancora scoperto fino a quel momento.
Il programma decorativo della sala è stato realizzato da Orazio Trigini de' Marij che lo aveva tratto da fonti sia letterarie che cartografiche. Sulle pareti si possono ammirare splendide carte geografiche dipinte da Giovanni Antonio da Varese detto Vanosino sulla base delle indicazioni del de' Marij. Oltre alle carte dei quattro continenti, c'è quella del planisfero e di fronte, dall'altra parte della sala, sono rappresentate l'Italia e la Giudea, terre dalle quali ha avuto origine il Cristianesimo. Le porte e le finestre sono sovrastate dai ritratti dei più illustri esploratori conosciuti fino allora. Anche la volta, realizzata molto probabilmente da Giovanni de' Vecchi, è splendidamente arricchita da una mappa celeste che descrive in forma universale le costellazioni attraverso i personaggi mitologici legati a esse. Se la volta è in forse, di sicuro i lunettoni sono stati dipinti dal de' Vecchi in collaborazione con Raffaellino da Reggio. Al loro interno, seguendo le stagioni, è raccontata l'origine mitologica dei dodici segni zodiacali.
Nel 1578, a lavori ultimati, si svolse un banchetto che ospitò papa Gregorio XIII che, forse preso dalla forte emozione suscitata dalle pitture, poco dopo commissionò la Galleria delle carte geografiche che si possono vedere nel percorso museale ai Musei Vaticani.



La volta

La sala vista dall'Anticamera degli Angeli

Planisfero con le personificazioni di America, Europa, Africa e Asia

Europa

Africa

America

Asia

Giudea

Italia

La Mappa Celeste

Marco Polo

Ferdinando Cortez

Amerigo Vespucci

Cristoforo Colombo

Ferdinando Magellano

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Massimo

domenica 13 ottobre 2024

FEDERICO ZUCCARI e il Gabinetto dell'Ermatena (1566)

  © Photo by Massimo Gaudio

Hermatena (fig.1)


Palazzo Farnese si trova a Caprarola nella provincia di Viterbo. Visitarlo significa rimanere a bocca aperta grazie sia all'architettura, sia alle opere pittoriche e ai bellissimi giardini annessi alla struttura.
Tra le molte sale che si trovano nei due livelli visitabili, ce n'è una che per le piccole dimensioni, risulta accogliente, intima e in una posizione appartata rispetto al resto del Palazzo. È il Gabinetto dell'Ermatena (fig.7).
Il grande tondo al centro del soffitto realizzato da Federico Zuccari nel 1566, raffigura un essere androgino costituito dalla fusione di Mercurio e Minerva identificato da un cartiglio in greco come Hermathena (fig.1). Nei pennacchi agli angoli della volta sono raffigurati oggetti relativi alle scienze e alle arti che alludono alle invenzioni di Mercurio e Minerva (fig. 2,3,4,5).
Nelle lunette sono inseriti paesaggi e scene mitologiche come il Serapeo di Villa Adriana e l'episodio di Ulisse con le sirene (fig.6).


(fig. 2)

(fig. 3)

(fig. 4)

(fig. 5)

(fig. 6)

(fig.7)



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Massimo

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...