Gió Marconi presenta Man Ray: M for Dictionary

Man Ray Autoritratto/ Self-Portrait, 1943-197Fotografia / Photograph Edition of 100,
Studio Marconi, Milan 19718 x 13 cm© Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026


GióMARCONI

 

Man Ray: M for Dictionary

11 aprile – 24 luglio 2026

Fondazione Marconi e Gió Marconi sono liete di annunciare Man Ray: M for Dictionary, un’ampia retrospettiva dedicata a Man Ray, che pone il pensiero linguistico dell’artista come principio guida e ne esplora i diversi mezzi espressivi.

La mostra, presentata in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista, è realizzata in collaborazione con il curatore e storico dell’arte Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito.

 

Fotografo tra i più celebrati dell’epoca moderna, ideatore originale di oggetti e multipli, pittore e disegnatore, Man Ray è stato un artista multimediale nel senso più ampio del termine. Attratto dal passaggio dall’artigianato manuale alla riproduzione meccanica, cercava di fondere dimensione formale e concettuale. Ma forse, più di ogni altra cosa, il mezzo espressivo che ha attraversato e caratterizzato l’intera sua produzione artistica è stato il linguaggio.


Man Ray all’opening della mostra Je nai jamais peint un tableau rcent,
Studio 
Marconi, Milano 1969 foto di Enrico Cattaneo

 

All’anagrafe Emmanuel Radnitzky, nato nel 1890, Man Ray era figlio di immigrati russi che si stabilirono inizialmente a Filadelfia per poi trasferirsi a Brooklyn. Nel 1912 la famiglia abbreviò il proprio cognome in Ray con l’intento di celarne le origini ebraiche. Ancora giovane, Emmanuel fece lo stesso, trasformando il proprio nome in Man Ray: un gioco di parole dal carattere trasformativo che gli consentì di reinventare la propria identità senza cancellarla del tutto. Questo episodio, al tempo stesso fonte di ispirazione e di tensione, divenne emblematico del suo modo di intendere l’arte e rappresentò con ogni probabilità il primo di una lunga serie di slittamenti e giochi linguistici.

 

Come un dizionario, la mostra Man Ray: M for Dictionary sviluppa la fascinazione dell’artista per le relazioni inesplorate tra parole, oggetti e immagini.


Man Ray Main Ray, 1935-1971 Bronzo dipinto e palla da biliardo in avorio su una base di plexiglass 
Painted bronze, ivory billiard ball on plexiglass base Edition of 10,
Galleria 
Schwarz, Milan 1971 23.5 x 14.6 x 14.6 cm © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026

 

Prima retrospettiva dell’opera di Man Ray che fa del linguaggio la principale chiave di lettura, Man Ray: M for Dictionary rievoca l’esposizione dell’artista presso lo Studio Marconi nel 1969 (Je n’ai jamais peint un tableau récent) e la realizzazione del suo celebre ciclo di disegni Alphabet for Adults. Raccolta di giochi visivi e linguistici, ogni disegno dell’alfabeto presenta una lettera accompagnata dall’immagine di una parola che inizia con quella stessa lettera – ‘D’ per delightdevise o do, e ‘R’ per real o regret. Vero e proprio scrittore visivo, Man Ray dà forma, nei suoi disegni così come nelle fotografie, negli oggetti e nei dipinti, a un autentico esperimento linguistico: ironico e critico, ma anche intimo e profondamente provocatorio. «Creare un nuovo alfabeto a partire dai resti di una conversazione può condurre solo a nuove scoperte nel linguaggio», scriveva, e «la concentrazione è il fine desiderato, come in un anagramma la cui densità è misura del suo destino».


Man Ray Autoritratto, 1916 Fotografia, vintage print Photograph, vintage print 28 x 20.5 cm
Framed:49.3 x 42.1 x 2.5 cm© Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026

Man Ray Emak Bakia, 1926-1970 Argento e crine di cavallo Silver and horsehair Edition of 10,
Studio Marconi, 
Milan 1970 46.5 x 14 x 15 cm© Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026
 
Man Ray Palettable, 1941-1971 Tavolozza dipinta su tre piedi Oil paint on three-legs tableEdition of 10,
Galleria Schwarz, Milan 1971  
61.5 x 87.5 x 51.5 cm© Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026


M for Dictionary è organizzata in cinque sezioni principali, intitolate ‘The Alphabet’, ‘Light Writing’, ‘Body Language’, ‘Objectives’ e ‘Mathematical Objects’. Un secondo allestimento, dal titolo In Other Words, presenta opere di artisti contemporanei della galleria – Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tai Shani – la cui attenzione al linguaggio come condizione della creazione visiva e materiale si collega direttamente all’eredità di Man Ray.

Commenti

Post popolari in questo blog

Le sette Virtù di Piero del Pollaiolo e Sandro Botticelli alla Galleria degli Uffizi

RAFFAELLO, LA STANZA DELL'INCENDIO DI BORGO AI MUSEI VATICANI

BASILICA PAPALE DI SAN PAOLO FUORI LE MURA