| Lelio Orsi, I santi Cecilia e Valeriano (1580 ca.) |
martedì 26 ottobre 2021
Lelio Orsi, I santi Cecilia e Valeriano
sabato 23 ottobre 2021
Girolamo Francesco Maria Mazzola detto PARMIGIANINO, Ritratto di uomo
mercoledì 20 ottobre 2021
Andrea d'Agnolo detto Andrea del Sarto, Madonna con Bambino tra i santi Francesco d'Assisi e Giovanni Evangelista detto Madonna delle Arpie
| Andrea d'Agnolo detto Andrea del Sarto, Madonna con Bambino tra i santi Francesco d'Assisi e Giovanni Evangelista detto Madonna delle Arpie (1517) |
Giorgio Vasari, che da giovane artista ebbe modo di frequentare la sua bottega, definì Andrea del Sarto “il pittore senza errori”. Il suo stile, fondato sullo studio delle opere di Michelangelo e Raffaello e caratterizzato da un notevole equilibrio compositivo e da un elevato controllo formale, ebbe grande influenza sui pittori fiorentini del Cinquecento tanto da essere ritenuto fondamentale per la genesi della “maniera”.
Questo dipinto gli fu commissionato per le suore del monastero di San Francesco de’ Macci. Nel solido e rigoroso impianto compositivo egli coniuga in maniera eccezionalmente armoniosa lo schema piramidale tipico delle Madonne di Raffaello, con la monumentalità delle figure derivate da Michelangelo, ma addolcite dai delicati colori sfumati di ascendenza leonardiana.
Il titolo tradizionale deriva dal Vasari che aveva identificato come arpie i mostri raffigurati sul piedistallo della Vergine. Ma in base ad una lettura iconografica che assegna al soggetto una simbologia escatologica, la critica è oggi in gran parte concorde nel ritenerle una raffigurazione delle locuste descritte nell’Apocalisse di Giovanni, rappresentato a fianco della Madonna proprio nell’atto di scrivere le sue profezie. Nel nono capitolo egli annuncia che questi esseri mostruosi, dalla testa femminea e dal ventre simile a corazze di ferro, sarebbero uscite dal pozzo dell’abisso in una nuvola di fumo, che s’intravede infatti alla destra di Maria, portando tormento a tutti gli esseri umani che non avessero avuto sulla fronte il tau, sigillo di Dio. Alla luce di questa interpretazione può essere spiegata anche la presenza di San Francesco al posto di San Bonaventura che invece era previsto nel contratto di allocazione del dipinto. Proprio Bonaventura, nella sua Legenda Maior, identifica infatti in San Francesco l’angelo del sesto sigillo profetizzato da Giovanni, che salendo dall’Oriente avrebbe portato con sé il simbolo salvifico di Dio, il tau appunto, la croce emblema della Passione di Cristo, che egli stesso aveva impressa nelle stimmate. Il piedistallo su cui si erge la Vergine rappresenterebbe quindi il pozzo dell’Inferno e la Madonna sarebbe raffigurata nell’atto di chiuderne la bocca.
L’elaborazione di questa complessa simbologia religiosa potrebbe essere dovuta ad Antonio di Ludovico Sassolini, quel “frate di Santa Croce dell’Ordine Minore” che secondo Vasari avrebbe commissionato il dipinto. Il Sassolini, all’epoca Ministro dei Francescani Conventuali della Toscana, era stato infatti un assiduo uditore delle prediche del Savonarola e uno degli animatori del clima di fervore religioso che si respirava a Firenze in quei primi decenni del Cinquecento.
venerdì 15 ottobre 2021
Statua di Apollo Sauroctono alla Galleria degli Uffizi
| Apollo Sauroctono |
mercoledì 13 ottobre 2021
Tiziano Vecellio, La Venere di Urbino
| Tiziano Vecellio, La Venere di Urbino (1538) |
venerdì 8 ottobre 2021
Le sette Virtù di Piero del Pollaiolo e Sandro Botticelli alla Galleria degli Uffizi
| Le sette Virtù |
| Sandro Botticelli, La Fortezza (1470) |
| Piero del Pollaiolo, Temperanza (1470) |
La Temperanza, intesa come capacità di moderazione e giusta misura, è raffigurata come una giovane donna in atto di miscelare acqua calda con acqua fredda, versandola da un acquamanile in un bacile. Secondo la dottrina cristiana, è una delle quattro Virtù cardinali, insieme a Fortezza, Giustizia e Prudenza. L’opera è parte di un ciclo pittorico dedicato alle Virtù commissionato a Piero del Pollaiolo nel 1469 e destinato alla sala dell’Udienza nel Tribunale di Mercanzia in piazza della Signoria a Firenze, oggi conservato alle Galleria degli Uffizi. La tavola, insieme a quella con la Fede, venne eseguita entro l’estate del 1470, in parziale ottemperanza al contratto che imponeva al pittore di fornire due tavole con le Virtù ogni tre mesi, a partire dal 1 gennaio 1470, dietro un compenso di 20 fiorini per ciascun dipinto. L’accurata resa della brocca e del bacile metallici, decorati con pietre preziose, rimanda alla familiarità di Piero con l’oreficeria, praticata a livello eccelso dal fratello maggiore Antonio. Il supporto del dipinto, come pure quello delle altre cinque Virtù del Pollaiolo – la Fortezza fu eseguita da Sandro Botticelli - è costituito da assi di cipresso, un’essenza resistente all’attacco degli insetti xilofagi e all’umidità.(testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)
| Piero del Pollaiolo, Fede (1470) |
La personificazione della Fede ha le sembianze di una giovane donna colta mentre volge lo sguardo al cielo, sollevando con la mano destra il calice dell’eucarestia, coperto dalla patena, e tenendo nella sinistra una croce astile. La tavola, insieme a quella con la Temperanza, venne eseguita entro l’estate del 1470, in parziale ottemperanza al contratto che imponeva al pittore di fornire due tavole con le Virtù ogni tre mesi, a partire dal 1 gennaio 1470, dietro un compenso di 20 fiorini per ciascun dipinto. Al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi si conserva il cartone perforato impiegato dal maestro per riportare sulla tavola il disegno della testa della Virtù (inv. 14506 F). Anche in quest’opera Piero del Pollaiolo esibisce uno straordinario virtuosismo nella raffigurazione degli oggetti di oreficeria, ispirati alle suppellettili ecclesiastiche più raffinate e preziose in uso nel XV secolo. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)
| Piero del Pollaiolo, Carità (1469 - 1470) |
L’allegoria della Carità ha l’aspetto di una giovane donna che allatta al seno un bimbo, a indicare la misericordia verso il prossimo, e reca fra le dita una fiamma, emblema dell’amore di Dio. E’ una delle tre Virtù teologali, virtù che, secondo la dottrina cristiana, discendono da Dio. La donna siede su uno scranno entro un ambiente indistinto, ma delimitato da specchiature marmoree di ispirazione classica. La luce diretta, proveniente da destra, modella i volumi e pone in risalto l’abile resa del broccato d’oro del manto e del velluto della veste della donna. La Carità fu la prima delle sette Virtù a essere eseguita e probabilmente, per sottoporre il progetto all’approvazione dei committenti, Pollaiolo approntò il disegno della Virtù che ancora oggi rimane sul verso della tavola. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)
La Speranza ha l’aspetto di una giovane donna vestita di verde che prega mentre rivolge lo sguardo al cielo. A differenza delle altre Virtù che compongono il settenario (Fede, Carità, Prudenza, Temperanza, Fortezza e Giustizia) non ha altri attributi, ma il volto estatico della donna, che si affida a Dio, è sufficientemente esplicativo. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)
| Piero del Pollaiolo, Giustizia (1469-1472) |
La Giustizia siede sullo scranno impugnando la spada, con la punta rivolta verso l’alto, e tenendo in equilibrio sul ginocchio il globo terrestre. L’abbigliamento, composto da una elegante veste intessuta d’oro e dal manto color grigio verde, include anche, a sinistra, lo spallaccio e la cubitiera di un’armatura. La tipologia iconografica della Giustizia in arme si afferma nel XIV secolo, forse con l’intento di rivendicare il principio della certezza della pena quale garanzia di pace e di buongoverno, o a indicare il giusto esercizio del potere. Il globo terrestre allude probabilmente all’ambito in cui la Giustizia è chiamata ad esercitare il proprio dominio, richiamando le funzioni giudicanti della magistratura per cui venne eseguito il dipinto. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)
| Piero del Pollaiolo, Prudenza (1469-72) |
Una giovane donna, seduta su uno scranno, sorregge uno specchio che ne riflette l’immagine, mentre stringe un serpente nell’altra mano. E’ la personificazione della Prudenza, virtù che indica la capacità di scegliere il bene e di agire saggiamente. Il serpente allude al passo del Vangelo di Matteo “Siate prudenti come serpenti” (Matteo 10,16), mentre lo specchio è strumento di ausilio alla conoscenza. Il ciclo venne ultimato entro il mese di marzo del 1472, quando venne pagato un legnaiolo per la fornitura di un telaio che tenesse insieme i sette dipinti. Alcuni studiosi ritengono che all’esecuzione di alcune figure, fra cui quella della Prudenza, possa aver partecipato il fratello di Piero, Antonio del Pollaiolo, orafo, pittore e scultore, che potrebbe essere venuto in aiuto di Piero per accelerare i tempi del lavoro. (testo di Daniela Parenti tratto dal sito Le Gallerie degli Uffizi)
mercoledì 6 ottobre 2021
Filippo Lippi, Madonna col Bambino e due angeli
| Filippo Lippi, Madonna col Bambino e due angeli (1460 - 1465 ca.) |
ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano
Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...
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