martedì 17 dicembre 2024

MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini (1599-1604 ca)

© Photo by Massimo Gaudio

MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO, Ritratto di monsignor Maffeo Barberini

Nel marzo dello scorso anno in occasione di una bellissima mostra sulla famiglia Barberini tenutasi proprio a Palazzo Barberini in Roma, fui inaspettatamente folgorato dalla bellezza di un dipinto di Caravaggio che mostrava il ritratto di Maffeo Barberini proveniente da una collezione privata di Firenze (ultima fotografia in basso). 
Il luogo è lo stesso, l'autore è lo stesso come è la stessa la persona ritratta, anche le dimensioni sono simili, raccontano però due periodi diversi anche se ravvicinati di Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII. Il primo è stato realizzato nel 1595 subito dopo aver ottenuto la carica di protonotario apostolico, mentre quello attualmente in esposizione è stato commissionato a seguito della nomina del monsignor Maffeo a chierico della Camera Apostolica avvenuta nel marzo del 1598.
L'anno preciso dell'opera non è certa. La maggior parte degli studiosi ritiene che sia stato realizzato nel 1599, mentre secondo altri è stato realizzato nel 1603 basandosi su alcuni ordini di pagamento a favore di Caravaggio eseguiti tra il 1603 e 1604, questo perché in quegli anni papa Clemente VIII inviò il monsignore come nunzio pontificio a Parigi alla corte del re di Francia Enrico IV.
Nel periodo di soggiorno a Roma, Caravaggio ha eseguito molti ritratti particolarmente richiesti dalla Curia e dagli amici, ritratti che per la maggiore sono andati persi o distrutti. Questa continua richiesta di ritratti, ha portato Caravaggio ad affinare la tecnica per velocizzare il ritratto in presenza, il che però lo ha portato a una loro realizzazione "senza similitudine" ovvero senza l'obbligo della accurata somiglianza, anche se di splendida raffinatezza.
Merisi per la realizzazione di questo ritratto, ha inserito l'ecclesiastico ripreso di tre quarti seduto su una poltrona posta di sbieco all'interno di uno sfondo scuro e illuminato da un fascio di luce. Analizzando meglio la scena, sono ridotti al minimo gli attributi che ne descrivono il ruolo: L'abito talare completo di berretta, la poltrona, il rotolo di documento a essa poggiati e la lettera che stringe nella mano sinistra. È a questo punto che entra in gioco il genio di Caravaggio, che rende vivo il ritratto mostrando Maffeo mentre guarda fuori dalla scena con la bocca appena aperta e con l'indice della mano destra che, anche se fermo, sembra muoversi come se si rivolgesse a qualcuno presente in quella istantanea ma solo come spettatore. Solo il rotolo di documenti chiuso da un cordone aiuta a capire meglio l'identificazione del personaggio.
La mostra CARAVAGGIO, IL RITRATTO RITROVATO, sarà visibile fino al 23 febbraio 2025 presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini. La sala che ospita in via esclusiva l'opera, si trova al piano nobile del Palazzo di fianco al magnifico Salone Pietro da Cortona e prima di arrivare ci sarà la possibilità di vedere, tra le altre bellissime opere, anche ben quattro tele di Caravaggio. 
Questo dipinto fa parte di una collezione privata ed è la prima volta che viene esposto al pubblico quindi, vi consiglio di non perdere questa occasione per poterlo ammirare, dopo... Chissà!









La sala espositiva

Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini, 1595 ca. olio su tela, 122 x 95 cm


Vi ringrazio.

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Massimo

giovedì 5 dicembre 2024

Cardinali Mazzarino a confronto


a sinistra il card. Alessandro Michele Mazzarino, a destra il card. Giulio Raimondo Mazzarino

Ho avuto il piacere di pubblicare qualche anno fa, un articolo su un dipinto realizzato verso il 1644 da Pietro da Cortona inerente un ritratto del cardinale Giulio Mazzarino presentato durante una mostra dedicata a Plautilla Bricci presso la Galleria Corsini di Roma. Fin qui tutto bene.
Sono stato contattato pochi giorni fa dal Presidente Direttivo della Casa Museo Giulio Raimondo Mazzarino dottor Franco Francesco Zazzara, il quale ha portato alla mia attenzione il fatto che la persona ritratta nella fotografia di sinistra, non è il cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, bensì il fratello minore Alessandro Michele Mazzarino anch'egli cardinale. 
Secondo il dottor Zazzara riferendosi all'opera realizzata da Pietro da Cortona, "Si tratta di un ritratto in cui per secoli e ancora oggi viene individuato erroneamente il cardinale Giulio Raimondo Mazzarino. Confronti con la litografia dell'araldica vaticana con la dicitura Michele Mazzarino cardinale, dimostrano d'acchito nel viso del quadro la somiglianza nel ritratto di Pietro da Cortona con Alessandro Michele e non con il più famoso fratello Giulio Raimondo".
Ringrazio il dottor Zazzara per avermi fatto partecipe di questa notizia.


Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 25 novembre 2024

DUILIO CAMBELLOTTI e VIRGILIO RETROSI e le ceramiche dedicate ai Rioni storici di Roma (1925-1926)

 © Photo by Massimo Gaudio

Duilio Cambellotti, Disegni preparatori serie 14 Rioni di Roma (1925-1926) Grafite su carta da lucido, coll. Fulvia e Jacopo Vizioli Roma

La serie completa in ceramica di quattordici piatti raffiguranti altrettanti Rioni storici di Roma, sono stati riuniti ed esposti fino a poco tempo fa per la prima volta presso la Casina delle Civette dei Musei di Villa Torlonia a Roma. Virgilio Retrosi li ideò e li realizzò per esporre nel 1926 al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione del XCIII Mostra degli Amatori e Cultori delle Belle Arti.
Retrosi è stato prima allievo e successivamente collaboratore di Duilio Cambellotti che in questa occasione realizzò i disegni preparatori. In alcuni casi, per riportare il disegno preparatorio sul piatto, è stato necessario riportare il segno con la grafite sul retro della carta da lucido che in questo modo veniva utilizzato come carta copiativa, per questo alcuni dei disegni preparatori raffigurati di seguito sono al contrario.
Nel pannello di sopra che raccoglie tutti i disegni preparatori realizzati in grafite su carta da lucido c'è un extra, infatti, si tratta della rappresentazione dell'Isola Tiberina che in realtà non è un Rione storico.

Duilio Cambellotti e Virgilio Retrosi, Piatti e disegni preparatori serie 14 Rioni di Roma (1925-1926)


















Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 11 novembre 2024

ANTONIO CANOVA E L'APPIA ANTICA

© Photo by Massimo Gaudio

Sepolcro di Marco Servilio Quarto

Ci sono dei luoghi nella Città Eterna che raccontano di un popolo che in passato ha fatto grande Roma. Uno di questi è la Regina delle Vie.
L'Appia Antica nasceva vicino al Circo Massimo e con il tempo è arrivata fino in Puglia. Purtroppo oggi non c'è traccia della parte iniziale, però c'è un tratto dove si può trovare quella magia capace di riportare il pensiero indietro nel tempo. È il tratto che va dalla Villa di Massenzio fino a Casal Rotondo, dove c'è la più alta concentrazione di edifici sepolcrali di varie tipologie che si susseguono ininterrottamente su entrambe i lati realizzati dall'età Repubblicana fino a quella tarda imperiale. Un vero e proprio Museo a cielo aperto, dove si respira aria pulita e dove non c'è il fastidio delle automobili, insomma, una vera e propria passeggiata all'interno della storia.
Come al solito, se oggi abbiamo la possibilità di vedere tantissime opere provenienti anche dal passato, lo dobbiamo ad Antonio Canova che agli inizi del XIX secolo fu nominato Ispettore delle Belle Arti dello Stato Pontificio.
Egli autorizza il restauro di vari sepolcri che si trovano su via Appia Antica e due di questi si trovano sul lato sinistro guardando verso sud al limite del IV Miglio. La prima tomba a essere restaurata è quella del liberto Marco Servilio Quarto inglobando i frammenti in una quinta scenografica in laterizio. Un frammento marmoreo riporta una frase che collega il nome dello schiavo diventato libero che recita

M. SERVILIUS QUARTUS
DE SUA PECUNIA FECIT

M. SERVILIUS QUARTUS
LO HA FATTO CON I SUOI SOLDI


Nella parte centrale è stata inserita una targa marmorea che riporta la data del restauro e la dedica a Pio XII da parte di Canova.

FRAGMENTA
AD SEPULC. HOC AN. MDCCCVIII
A CANOVA REPERTA AC DONATA
PIUS VII P. M.
ITA IN PERPET. SERVANDA
CONSULUIT





A poca distanza dalla Tomba di Marco Servilio Quarto, Antonio Canova fece restaurare un sepolcro in ricordo di Seneca che proprio nelle vicinanze del Quarto Miglio possedeva una villa dove, caduto in disgrazia, si suicidò su ordine di Nerone. Oggi il sepolcro è ridotto a un semplice pilastro in laterizio dove incastonata si vede la testa di un leone, l'unico decoro rimasto anche se Canova ne fece inserire molti di frammenti sia architettonici che decorativi.

Sepolcro di Seneca



Vi ringrazio.

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Massimo

lunedì 21 ottobre 2024

SALA DEL MAPPAMONDO di Palazzo Farnese a Caprarola

© Photo by Massimo Gaudio

Sala del Mappamondo

Palazzo Farnese con la sua maestosità svetta dalla parte più alta di Caprarola che si trova vicino Viterbo. La Sala del Mappamondo che fa parte del percorso museale, era il salone di rappresentanza dell'appartamento invernale, diventato celebre per le decorazioni di soggetto astronomico e geografico visto il crescente interesse verso le navigazioni e scoperte di nuovi territori che in quel periodo aveva apportato nuove conoscenze che però non erano ancora terminate, infatti, tra le varie rappresentazioni dei vari continenti non si trova quella che riguarda l'Oceania, continente non ancora scoperto fino a quel momento.
Il programma decorativo della sala è stato realizzato da Orazio Trigini de' Marij che lo aveva tratto da fonti sia letterarie che cartografiche. Sulle pareti si possono ammirare splendide carte geografiche dipinte da Giovanni Antonio da Varese detto Vanosino sulla base delle indicazioni del de' Marij. Oltre alle carte dei quattro continenti, c'è quella del planisfero e di fronte, dall'altra parte della sala, sono rappresentate l'Italia e la Giudea, terre dalle quali ha avuto origine il Cristianesimo. Le porte e le finestre sono sovrastate dai ritratti dei più illustri esploratori conosciuti fino allora. Anche la volta, realizzata molto probabilmente da Giovanni de' Vecchi, è splendidamente arricchita da una mappa celeste che descrive in forma universale le costellazioni attraverso i personaggi mitologici legati a esse. Se la volta è in forse, di sicuro i lunettoni sono stati dipinti dal de' Vecchi in collaborazione con Raffaellino da Reggio. Al loro interno, seguendo le stagioni, è raccontata l'origine mitologica dei dodici segni zodiacali.
Nel 1578, a lavori ultimati, si svolse un banchetto che ospitò papa Gregorio XIII che, forse preso dalla forte emozione suscitata dalle pitture, poco dopo commissionò la Galleria delle carte geografiche che si possono vedere nel percorso museale ai Musei Vaticani.



La volta

La sala vista dall'Anticamera degli Angeli

Planisfero con le personificazioni di America, Europa, Africa e Asia

Europa

Africa

America

Asia

Giudea

Italia

La Mappa Celeste

Marco Polo

Ferdinando Cortez

Amerigo Vespucci

Cristoforo Colombo

Ferdinando Magellano

Vi ringrazio.

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Massimo

ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio, fino al 17 maggio al Palazzo Reale di Milano

  Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplet...