ILYA ED EMILIA KABAKOV con la partecipazione degli abitanti di Venezia

 ILYA ED EMILIA KABAKOV

con la partecipazione degli abitanti di Venezia

 

Diario veneziano

 

Una grande opera collettiva tra Ca’ Tron e il Padiglione Venezia,

nata per celebrare le storie di chi vive e custodisce Venezia,

in occasione della Biennale Arte 2026

 

a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate

 

Ca’ Tron, Santa Croce, 1957 Venezia

9 maggio - 28 giugno 2026

e

Padiglione Venezia, Giardini della Biennale, Venezia

9 maggio - 22 novembre 2026

 

 

Installation View, Diario Veneziano, Ca' Tron, ph Osvaldo Di Pietrantonio

Courtesy Ilya and Emilia Kabakov Art Foundation


Venezia, 5 maggio 2026. A tre anni dalla scomparsa di Ilya Kabakov, Venezia rende omaggio a una delle più importanti coppie artistiche della scena internazionale con Diario veneziano, un progetto monumentale e partecipato concepito da Ilya ed Emilia Kabakov, organizzato da BAM e con il patrocinio del Comune di Venezia. Frutto di una visione condivisa, l’opera si pone come un dispositivo narrativo e relazionaleche fa emergere storie, memorie e oggetti dei veneziani, restituendo un autoritratto corale della città, riaffermando al tempo stesso la forza poetica e concettuale che ha reso il duo un riferimento nell’arte contemporanea internazionale. Non si tratta di una mostra su Venezia, ma una mostra costruita con Venezia.

 

Presentato in concomitanza con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il progetto, curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate, si sviluppa in un dialogo tra città e Biennale, articolandosi in due sedi. Il nucleo principale è ospitato dal 9 maggio al 28 giugno 2026 al piano nobile di Ca’ Tron, storico palazzo cinquecentesco affacciato sul Canal Grande e sede dell’Università Iuav di Venezia. L’allestimento, concepito in dialogo con la città, si rivolge in primo luogo alla comunità veneziana, inserendosi in uno spazio segnato da una storia secolare.

 

Una selezione dell’opera è presentata, invece, al Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale, fino al 22 novembre 2026, nell’ambito del progetto espositivo Note persistenti, a cura di Giovanna Zabotti con Denis Isaia e Cesare Biasini Selvaggi. In questo contesto, il lavoro si apre a un pubblico internazionale, portando in primo piano la vitalità e la creatività dei veneziani lontani dai riflettori dei grandi eventi lagunari.

 

Il progetto affonda le proprie radici nel 1993, quando Ilya ed Emilia Kabakov idearono per Gand, in occasione della mostra collettiva Rendez (-) Vous al Museum van Hedendaagse Kunst, un’installazione fondata sulla narrazione collettiva. Oggi quell’intuizione viene ripensata per Venezia, assumendo una forma nuova, profondamente immersa nel presente e nella sua dimensione civile, radicandosi nella lunga relazione che la coppia ha avuto con il luogo e i suoi cittadini.

 

Protagonisti dell’opera sono oltre 700 abitanti della città metropolitana di Venezia, appartenenti a diverse generazioni, contesti sociali e aree urbane. Ciascuno ha contribuito con una pagina di diario e un oggetto personale capace di rappresentarlo simbolicamente. Frammenti di vite, memorie, desideri, nostalgie e speranze hanno composto così un mosaico antropologico stratificato e sorprendente, sospeso tra passato e futuro, organizzato in diverse sezionie sfociando poi in un allestimento articolato in 38 vetrine espositive, con approccio museografico, distribuite prevalentemente a Ca’ Tron, con una parte al Padiglione Venezia. Le categorie coinvolte spaziano da negozianti a imprenditori, artigiani, pensionati, casalinghe, professionisti del terzo settore, volontari, sportivi, studenti, gondolieri, creativi, operatori culturali, liberi professionisti, mestieri del mare, ristoratori, albergatori, famiglie storiche, giornalisti, dipendenti pubblici, persone di diversa appartenenza religiosa.

 

Bambini, anziani, nuovi cittadini e famiglie che abitano Venezia da generazioni hanno risposto a una open call pubblica a gennaio 2026 trasformando l’invito dei Kabakov in un gesto collettivo e democratico. Il processo partecipativo si è sviluppato nell’arco di quattro mesi attraverso attività e incontri che hanno interessato scuole, accademie, università e realtà locali nei diversi territori della città metropolitana. L’artista e i curatori hanno voluto che le storie raccolte fossero firmate solo con il nome di battesimo delle persone coinvolte. Da un lato, per mantenere la privacy di fronte a confessioni anche molto intime, dall’altro perché ciascuna storia è un “dono” per la comunità e, come ogni dono, richiede l’anonimato dell’atto altruistico. È anche una scelta che sottolinea la medesima importanza data a ogni storia e quindi, a ogni persona, senza gerarchie di sorta.

 

Ilya ed Emilia Kabakov

Ilya Kabakov (Dnepropetrovsk, URSS, 1933 – Long Island, USA, 2023) ed Emilia Kabakov (Dnepropetrovsk, URSS, 1945) hanno iniziato il loro sodalizio artistico alla fine degli anni Ottanta, sposandosi nel 1992. Insieme hanno ridefinito il concetto di installazione ambientale attraverso le celebri “installazioni totali”, opere immersive che intrecciano memoria personale, utopia e fallimento, sogno e ironia, riflettendo sulla condizione umana universale.

Le loro opere sono presenti nelle collezioni dei principali musei internazionali, tra cui il Centre Pompidou, la Tate Modern, il MoMA, il MAXXI, il Museo Statale Ermitage e la Collezione Reale di Abu Dhabi. La rivista ArtNews li ha inclusi tra i dieci artisti viventi più influenti al mondo.

Dopo la scomparsa di Ilya nel maggio 2023, Emilia Kabakov continua a realizzare e sviluppare i progetti concepiti insieme, mantenendo viva una delle ricerche artistiche più significative della seconda metà del Novecento

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