I MOSAICI NILOTICI, COSA SONO?

 © Photo by Massimo Gaudio


I mosaici nilotici sono pavimenti e decorazioni murali di epoca ellenistica e romana che raffigurano il fiume Nilo, la sua natura e la vita che si svolge sulle sue rive. Nascono come rappresentazioni geografiche e simboliche dell’Egitto e diventano, a Roma, un tema di grande successo nelle case e nelle ville di lusso. 
Il soggetto si sviluppa ad Alessandria d’Egitto. Una spedizione scientifica voluta da Tolomeo II nel III secolo a.C. documentò animali, piante e popoli del Nilo: quei disegni furono la base per i mosaicisti. Con la conquista romana dell’Egitto nel 30 a.C. il tema si diffuse in tutto l’impero come segno di gusto, cultura e potere.
Soggetti principali erano il Nilo, mostrato dalla sorgente al Delta, spesso con una veduta “a volo d’uccello”. Ippopotami, coccodrilli, ibis, anatre, pesci, manguste e a volte compaiono creature esotiche o mitiche. Anche canneti, papiri, fiori di loto in tutte le fasi, sono un simbolo di rinascita.
Pescatori su barche di papiro, caccia, capanne, templi con obelischi, processioni religiose, banchetti per celebrare la piena che rendeva fertili i campi e infine le allegorie in epoca tardo-antica il Nilo e l’Egitto sono personificati per augurare abbondanza e prosperità.

Nel Lazio ci sono vari mosaici sul tema, il più famoso è ovviamente il Mosaico del Nilo di Palestrina del II sec. a.C.: vastissima mappa figurata che racconta tutto il corso del fiume, con pigmei, città, templi e soldati romani.
Non da meno sono quelli che si trovano presso il Museo Archeologico di Priverno (LT) e la Centrale Montemartini di Roma.
Sia a Priverno che alla Montemartini i mosaici nilotici sono opere di piccole dimensioni ma di grande pregio, realizzate tra II e I sec. a.C. con tecnica e gusto alessandrini. Raccontano l’Egitto attraverso animali, piante e riti del Nilo, e testimoniano la moda “egittizzante” che, dopo la conquista dell’Egitto, entra nelle case romane come segno di lusso, cultura e buon auspicio legato alla fertilità del fiume.

Mosaico con scena nilotica (50-1 a.C.) Tessere di marmo e paste vitree
Centrale Montemartini, Roma

Per un romano, possedere un mosaico nilotico voleva dire conoscere l’Egitto, centro del sapere antico. La tecnica del mosaico era costosa e il soggetto esotico aumentava il prestigio, in più era di buon auspicio: la piena del Nilo era legata a Iside e garantiva raccolti abbondanti.
I più antichi sono realistici, con colori sfumati e prospettiva. Col tempo lo stile diventa più schematico e decorativo: gli elementi sono isolati su fondo bianco, quasi come simboli, adatti a grandi superfici.
I sintesi i mosaici nilotici sono un incontro tra scienza, arte e propaganda. Raccontano il Nilo come fonte di vita, terra di meraviglie e provincia dell’impero, trasformando un fiume reale in un paesaggio ideale fatto di tessere.


Soglia musiva con fregio nilotico (60-40 a.C.)
Museo Archeologico di Priverno

Soglia musiva con fregio nilotico (60-40 a.C.)
Museo Archeologico di Priverno

Soglia musiva con fregio nilotico (60-40 a.C.)
Museo Archeologico di Priverno

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Arrivederci al prossimo articolo.



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