Artemisia Gentileschi - 7 opere

© Photo by Massimo Gaudio

Artemisia Gentileschi
(Roma, 8 luglio 1593 – Napoli, tra il 1654 e il 1656)

Artemisia Gentileschi è stata una delle figure più significative e originali della pittura barocca italiana.
Nata a Roma, figlia del pittore toscano Orazio Gentileschi, cresce in bottega. Il padre è il suo primo e unico vero maestro. Fin da giovanissima mostra un talento eccezionale, con una capacità tecnica superiore a molti suoi coetanei: disegno solido, resa perfetta dei tessuti, degli incarnati e delle espressioni.
La sua formazione è legata alla lezione del naturalismo caravaggesco, che conosce attraverso il padre. Da Caravaggio riprende l'uso drammatico della luce, che fa emergere le figure da un fondo scuro e concentra l'attenzione sull'azione, e la ricerca di un realismo senza idealizzazioni.
La sua vita personale è cruciale per comprendere la sua opera. Nel 1612, a Roma, viene stuprata dal pittore Agostino Tassi, collaboratore del padre. Ne segue un processo lungo e umiliante, in cui Artemisia viene anche sottoposta a tortura per verificare la veridicità della sua testimonianza. Verrà ritenuto colpevole Tassi, ma l'episodio segnerà profondamente la pittrice.
Dopo il processo si sposa e inizia una carriera itinerante e di grande successo, cosa rarissima per una donna dell'epoca. Lavora a Firenze, dove è protetta dai Medici ed è la prima donna ammessa all'Accademia delle Arti del Disegno, poi a Roma, Venezia e infine a Napoli, dove trascorre l'ultima parte della sua vita e diventa una pittrice affermata e molto richiesta da una committenza internazionale.
Il suo capolavoro più noto, Giuditta che decapita Oloferne, è emblematico. A differenza delle altre versioni dello stesso soggetto, qui la violenza è cruda, lo sforzo fisico è tangibile e la complicità tra Giuditta e la sua ancella Abra è totale.
Per questo oggi Artemisia Gentileschi è considerata non solo una grande artista del Seicento, ma una figura anticipatrice: una professionista autonoma che ha saputo affermare la propria identità e il proprio sguardo in un contesto che escludeva sistematicamente le donne, trasformando la propria esperienza personale in una forma di forza espressiva universale.


ARTEMISIA GENTILESCHI
Giuditta e la fantesca con la testa di Oloferne (1615) Olio su tela, 114 x 93,5 cm Galleria Palatina, Firenze

ARTEMISIA GENTILESCHI
Giuditta decapita Oloferne (1620 ca) Olio su tela, 146,5 x 108 cm Galleria degli Uffizi, Firenze

ARTEMISIA GENTILESCHI
Giuditta decapita Oloferne (1612)
Olio su tela, 158,8 x 125,5 cm Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli


ARTEMISIA GENTILESCHI
Allegoria della pittura (1630-1635)
Olio su tela, 98 x 74,5 cm Palazzo Barberini, Roma

ARTEMISIA GENTILESCHI
Madonna col Bambino (1610-1611) Olio su tela, 116,5 x 86,5 cm Galleria Spada, Roma

ARTEMISIA GENTILESCHI
Santa Cecilia (1620) Olio su tela, 108 x 78,5 cm Galleria Spada, Roma

ARTEMISIA GENTILESCHI
Aurora (1625 ca)
Olio su tela, 218 x 146 cm
Museo di Roma - Palazzo Braschi, Roma


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