GIOVANNI ANTONIO GALLI detto LO SPADARINO, L'Angelo custode (1618 ca)

© Photo by Massimo Gaudio

GIOVANNI ANTONIO GALLI detto LO SPADARINO
L'Angelo custode (1618 ca)
Olio su tela, 200 x 150 cm
Chiesa di San Rufo, Diocesi di Rieti

Rieti è una città del Lazio dove trovo piacevole passare una bella giornata tra i giardini, le piazze, le vie e i vicoli storici. Al centro c'è una piazza che si chiama San Rufo dove si erge un monumento che simboleggia il Centro d'Italia chiamato anche Umblicus Italiae. Sulla piazza si affaccia una chiesa in stile Barocco che si chiama San Rufo. La chiesa è un piccolo gioiello Barocco, devo dire però poco illuminata. Nel visitarla, la mia attenzione è stata catturata da un dipinto all'interno della prima cappella a sinistra. Avevo come la sensazione di vedere un dipinto di Caravaggio, però non riuscendo ad avere informazioni sull'autore mi sono limitato a scattare una foto e sono andato via.
Dopo due anni sono andato ai Musei Capitolini di Roma per vedere una mostra dedicata agli Angeli e cosa trovo, lo stesso dipinto della chiesa di San Rufo.
Prima di leggere la didascalia ho pensato guarda, quello di Rieti è una copia dello Spadarino. Invece no, era proprio lui, il dipinto che mi ha fatto sognare quel giorno di agosto.
L'occhio aveva visto giusto, infatti, a lungo l'opera è stata attribuita al Caravaggio per l'evidente matrice caravaggesca, oggi la critica la riconosce come una delle opere più riuscite del suo allievo, lo Spadarino.
La composizione è essenziale e diretta, giocata su due sole figure a grandezza naturale che occupano quasi interamente la tela.
In primo piano l'Angelo, raffigurato come un giovane alato, avvolge con un braccio sicuro e materno il ragazzo. Il suo corpo è solido, luminoso, anatomicamente definito con grande precisione naturalistica. Lo sguardo è calmo e concentrato sulla protezione.
Lo stile è pienamente caravaggesco: le due figure chiare e plastiche emergono con forza da un fondo scuro, profondo e indefinito. La luce è radente e selettiva, scolpisce i muscoli, i panneggi, i volti, creando un forte contrasto chiaroscurale che isola i protagonisti e ne amplifica il pathos.
Come ho modo di leggere l'opera, l'angelo non compie un gesto eclatante, ma un gesto quotidiano e necessario: sostenere. E il ragazzo compie l'unico gesto possibile per salvarsi: lasciarsi sostenere. È un'immagine di grande intensità umana, prima ancora che religiosa, che parla di fragilità e di custodia.


Chiesa di San Rufo, Rieti

Grazie

Arrivederci al prossimo articolo.

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