KEITH HARING al MUSEO DI ROMA dal 6 ottobre 2026 al 11 aprile 2027

© Photo by Massimo Gaudio

Keith Haring

Keith Haring

06/10/2026 - 11/04/2027
Museo di Roma
Piazza San Pantaleo 10 - Piazza Navona 2

"L'arte è vita. La vita è arte, L'importanza di entrambe è al tempo stesso esagerata e fraintesa. L'arte non ha un significato perché ne ha molti, infiniti. L'arte è diversa per ogni individuo, ed è definibile solo dal singolo individuo. Non esistono risposte fisse, solo domande" Keith Haring Journals (Diari)

L’esposizione riunisce oltre 140 opere e materiali concessi eccezionalmente in prestito dalla Nakamura Keith Haring Collection, la maggiore raccolta al mondo dedicata all'artista, affiancati da importanti prestiti pubblici e privati. In mostra, un caleidoscopio di tecniche e linguaggi restituisce tutta la versatilità di Haring: stampe, opere su carta, disegni, poster e sculture si affiancano ai celebri Subway Drawings, con cui l'artista diede inizio alla sua carriera disegnando a gessetto sui pannelli della metropolitana di New York, e agli iconici pannelli dipinti a spray nel 1984 lungo l'autostrada FDR Drive di Manhattan. Arricchiscono il percorso oggetti sorprendenti su cui Haring impresse il proprio segno, come la motocicletta Yamaha dipinta dall'artista proprio durante la sua presenza a Roma nel 1984.

Sala d'ingresso con motocicletta Yamaha (1984)

Nella New York turbolenta degli anni Ottanta – città segnata da violenza, droga e degrado urbano – Keith Haring trasse ispirazione dall'energia grezza di un'epoca pre-digitale, in cui le idee circolavano attraverso le strade, la musica, i club e il contatto diretto tra le persone: il luogo di nascita dell'hip-hop e della street art, dove arte, attivismo e cultura popolare si incontrano.

Sala Un Ritmo Radiante

La mostra ripercorre il percorso artistico di Haring dai primi lavori a New York ai poster politici, alle sculture, ai dipinti e alle opere finali. Per tutta la carriera Haring amplia il proprio linguaggio visivo restando fedele a una convinzione semplice: l'arte deve essere accessibile a tutti. Bambini radianti, cani che abbaiano, figure danzanti, angeli, cuori, televisori e piramidi sono più che motivi ricorrenti: formano un alfabeto visivo universale che continua a parlare a culture e generazioni diverse. Come diceva Haring: «Il pubblico ha diritto all'arte. L'arte è per tutti». Questa convinzione resta al centro della mostra.

KEITH HARING
Piramide (1989)
Serigrafia su lastra di alluminio anotizzato
Nakamura Keith Haring Collection

Il percorso della mostra si apre come un viaggio a ritroso nelle radici di un mito. Prima di diventare un'icona planetaria, Haring lascia il segno in Italia: nel 1983 tiene la sua prima personale italiana alla Galleria Lucio Amelio di Napoli, per cui realizza anche un'opera per Terrae Motus; a Milano dipinge il flagship store Fiorucci; a Roma, nel 1984, dipinge un murale – oggi perduto – sulla facciata del Palazzo delle Esposizioni; a Pisa, nel 1989, lascia Tuttomondo, il suo ultimo grande dono al mondo.

Sala Subway Drawings

Da qui si torna alle vere origini di tutto: la strada e la metropolitana di New York, dove un pezzo di gesso bianco su un pannello pubblicitario vuoto diventa, ogni giorno, un piccolo miracolo pubblico. «Il disegno vive di magia», scriveva Haring nel 1978, e da quella magia arcaica nascono i celebri Subway Drawings, insieme ai pannelli dipinti a spray nel 1984 lungo l'autostrada FDR Drive – opere che portano il segno di Haring ben oltre i confini della tela.

KEITH HARING
Icone - l'Uomo Alato (1990)
Serigrafia su carta con rilievo
Nakamura Keith Haring Collection

La mostra costruisce quindi, tassello dopo tassello, la grammatica visiva dell'artista: con Icons, la serie del 1990 che raccoglie le sue figure più iconiche – il Bambino Radiante, l'Angelo, il Cane, l'Uomo Alato – Haring compone un alfabeto capace di essere letto ovunque, da chiunque. Ma questo linguaggio semplice nasconde un'urgenza profonda: nella sezione dedicata all'impegno politico e sociale, poster e opere come Free South Africa, Crack Down! e Safe Sex! trasformano l'immagine in presa di parola pubblica contro razzismo, apartheid, guerra nucleare e AIDS. «Non credo che l'arte sia propaganda: deve liberare l'anima», diceva Haring nel 1985 – ed è proprio questa libertà a guidare i cento e più poster realizzati nel corso della sua vita.

KEITH HARING
Senza titolo, Fertility suite (1983)

Il percorso si fa poi più intimo e fisico: nella sezione "Radiant Eros – Celebrate Life", opere come le tavole Bad Boys e il monumentale Untitled del 1984, realizzate con pigmenti fluorescenti e presentate con luce nera, raccontano il corpo, il desiderio e la gioia di vivere come un atto di resistenza, nel pieno della crisi dell'AIDS. Lo stesso battito vitale attraversa il suo rapporto con la musica, tra club newyorkesi e poster per festival e dischi, dove il segno di Haring si fa ritmo e danza. Si passa quindi a una dimensione più simbolica e spirituale, dove il Serpente, la Croce, l'Angelo e la Piramide diventano un vocabolario capace di attraversare culture e fedi diverse, dall'arte africana e precolombiana fino all'iconografia cristiana scoperta da Haring nei suoi soggiorni romani.

Sala Apocalypse

La mostra raggiunge il suo culmine emotivo con Apocalypse e Altarpiece: The Life of Christ, le due opere in cui Haring, ormai consapevole della propria fine, guarda alla morte più da vicino: prima rispondendo al caos apocalittico dello scrittore William S. Burroughs, poi affidandosi alla forma della pala d'altare cristiana per la sua ultima, personalissima riflessione su fede e trascendenza. La mostra si chiude infine tornando alla convinzione più semplice e rivoluzionaria dell'intera ricerca di Haring, quella che ha attraversato ogni sala, ogni opera, ogni poster: «l'arte è per tutti».

KEITH HARING
 Pala d'altare- La vita di Cristo (1990)
Bronzo con patina in foglia d'oro
Nakamura Keith Haring Collection

Conferenza Stampa (da destra a sinistra) 
Tommaso Radaelli, Presidente MondoMostre
Massimoliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale
Ilaria Miarelli Mariani, Direttrice della Direzione Musei Civici della Sovrintendenza Capitolina e curatrice della mostra
Claudio Zambianchi, Curatore della mostra
Kaoru Yanase, Curatrice della mostra







Commenti

Post popolari in questo blog

Le sette Virtù di Piero del Pollaiolo e Sandro Botticelli alla Galleria degli Uffizi

RAFFAELLO, LA STANZA DELL'INCENDIO DI BORGO AI MUSEI VATICANI

ARCHITETTURA E ARTE NEL QUARTIERE E.U.R. IN ROMA