
Dettaglio - Antoine Watteau "Gilles" o Pierrot 1718-1719 Olio su tela cm.184x149 Museo del Louvre Parigi (Fig.17)All'inizio del settecento in Francia si sviluppò lo stile detto "Rococò", uno stile ornamentale, che in seguito si diffuse in tutta Europa.
Jean Antoine Watteau (1684-1721)(Fig.12) conosciuto per il suo umore malinconico e irritabile, è considerato il più grande artista rococò che apportò un rinnovamento alla pittura del '700. Il volto del pittore ci è noto attraverso un ritratto (Fig.12) dipinto da Rosalba Carriera con il quale strinse una profonda amicizia.
I suoi temi riguardavano scene della vita aristocratica tra corteggiamenti e scene d'amore, feste e danze. Collezionisti e mecenati furono attratti dalla sua pittura ambientata nella natura idilliaca e lussureggiante di tipo pittoresco, dove dame e gentiluomini si incontravano nelle "Fetes galantes", il genere delle feste galanti inventato da Watteau.
Nel 1714 l'artista fu ammesso all'Accademia reale di Pittura presentando l'opera "Pellegrinaggio a Citera" (Fig.13-14-15), l'isola dove nacque Afrodite. Pare che il dipinto rappresenti un'allegoria del potere dell'amore. L'ipotesi nacque in base alla raffigurazione della statua di Venere che dipinse a destra (Fig.15). Nell'opera vi sono probabilmente diversi riferimenti artistici, in particolar modo, c'è un richiamo alle figure di Rubens, del quale l'artista era ammiratore, oltre che, alla pittura veneta rinascimentale per lo sfarzo dei costumi e a Leonardo da Vinci per il paesaggio nebuloso.
La tela divenne celebre e l'artista fu apprezzato da pittori quali Turner e Monet. L'opera, infatti, rappresenta un'innovazione nei riguardi dell'estetica che fino a quel momento era sconosciuta.
L'artista, inoltre, usò rappresentare figure legate alla commedia francese e italiana dove divennero protagonisti gli attori e le maschere provenienti dalla Commedia dell'Arte italiana. Il teatro fu uno dei suoi soggetti preferiti, nel quale affioravano gli stati d'animo di personaggi afflitti e addolorati. L'opera "Gilles" (Fig.16-17), conosciuto anche come Pierrot, ne è un esempio. E' sufficiente osservarla per un momento per cogliere intensamente il senso di malinconia e sconforto. C'è una grande monumentalità d'impianto. Pierrot messo in risalto dalla luce, è l'immagine dell'attore che si offre alle risa dello spettatore, ma che, nello stesso tempo, infonde un senso di tristezza (Fig.17).
Sono state eseguite diverse analisi psicologiche per riuscire ad interpretare Gilles, nel quale spesso vi è stato riconosciuto un autoritratto mascherato. I personaggi, raffigurati nella parte inferiore del dipinto, potrebbero essere amici del pittore, oppure attori dell'epoca.
L'arte di Watteau è un richiamo al tonalismo veneto e alla tradizione fiamminga, egli, infatti, iniziò la sua carriera copiando le opere di Rembrandt.
L'opera "L'insegna", detto anche "L'insegna di Gersaint" (Fig.18-19-20-21), fu eseguita poco prima della sua morte.
E' il suo ultimo capolavoro, che Watteau dipinse per l'amico mercante e storico dell'arte Edme-François Gersaint (Parigi, 1694-1750) come insegna per il suo negozio situato a Parigi sul Pont Notre - Dame (Fig.18). Secondo lo storico dell'arte ungherese, Charles de Tolnay (1899-1981) Watteau illustrò nell'opera, quadri di artisti che egli solitamente ammirava, in particolare dei cinquecentisti veneti e i secentisti fiamminghi. Il dipinto è innovativo perché rappresenta l'importanza della diffusione dell'arte in quel periodo. Nell'opera risiedono alcune scene di vita quotidiana, nella quale un gruppo di nobili sfoggiano acconciature e vestiti eleganti. Una giovane sta osservando il ritratto di Luigi XIV (Fig.19), altre figure sono intente ad ammirare un dipinto di soggetto mitologico (Fig.20), a destra invece, appaiono due giovani che stanno guardando un'opera appoggiata sul bancone. L'impianto compositivo dell'opera evidenzia un sapiente uso dei colori e della luce, proveniente dalla strada e l'ambientazione richiama le gallerie dell'epoca.
Watteau morì precocemente di turbecolosi nel 1721 a soli 37 anni.

Jean Antoine Watteau "L'Insegna" detto anche "L'Insegna di Gersaing" 1720 olio su tela, cm. 163x308 Castello di Charlottenburg Berlino (Fig.18)
Dettaglio - Jean Antoine Watteau "L'Insegna" detto anche "L'Insegna di Gersaing" 1720 olio su tela, cm. 163x308 Castello di Charlottenburg Berlino (Fig.19)
Dettaglio - Jean Antoine Watteau "L'Insegna" detto anche "L'Insegna di Gersaing" 1720 olio su tela, cm. 163x308 Castello di Charlottenburg Berlino (Fig.20)
Dettaglio - Jean Antoine Watteau "L'Insegna" detto anche "L'Insegna di Gersaing" 1720 olio su tela, cm. 163x308 Castello di Charlottenburg Berlino (Fig.21)
Termino l'articolo con un pensiero di Charles Baudelaire:
"Watteau, che carnevale di tanti cuori illustri, in fiamme come farfalle volteggianti, scene fresche e frivole di lampadari accesi come fascio di follia sul vortice del ballo!".
Vi ringrazio.
Arrivederci in arte.
Manuela