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LE TERRECOTTE DEGLI ESTRUSCHI

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L'Arte di fotografare l'Arte © Photo by Massimo Gaudio Sarcofago degli Sposi da Cerveteri (VI sec.  a.C.) C'è un luogo a Roma, dove è esposto il più alto numero di reperti archeologici etruschi al mondo. Mi riferisco al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia , che solo la struttura merita una visita. Gli Etruschi avevano una manualità eccezionale ed erano molto bravi nella produzione di oggetti di uso comune in terracotta ed in questo articolo ho voluto inserire molte fotografie di anfore, balsamari, coppe, crateri, olpe, piatti, pissidi ed altri oggetti finemente realizzati. Gli Etruschi non si limitavano però soltanto alla produzione di vasellame, erano bravissimi nel creare statue, rifiniture per Tempi ed addirittura sarcofagi di rara bellezza come il Sarcofago degli Sposi di Cerveteri. Il santuario di Pyrgi, Altorilievo (460 a.C.)  Statua di Apollo (VI sc. a. C.) Statua di Ercole (VI sec. a.  C.) Anfora di tipo Panatenaico (530-510 a.C.) Grazie

L'oro e il bronzo degli Etruschi

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#artiebellezzeitaliane © Photo by Massimo Gaudio Le lamine d'oro (fine VI sec. a.C.) - Museo Etrusco di Villa Giulia - Roma Gli Etruschi oltre a saper lavorare benissimo la terracotta, erano bravissimi a creare oggetti in bronzo. Ovviamente nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia , sono conservati moltissimi oggetti in bronzo ed in questo post ne ho inserito una selezione che a mio giudizio meritano di essere messi in risalto. Prima però vorrei dedicarmi ad un altro tipo di metallo, ancor più prezioso: l'oro. In una teca al pian terreno, sono esposte tre lamine d'oro incise risalenti alla fine del VI sec. a.C., quindi nel periodo successivo la fondazione di Roma. Due lamine sono in etrusco, mentre la terza è in fenicio. Tutti e due i testi hanno lo stesso contenuto, anche se quello etrusco è più lungo. In pratica si tratta di dediche e ringraziamenti verso gli dei. E' un documento importantissimo per comprendere meglio l'etrusco. Adesso però torniamo ai bronzi

Lamine d'oro da Pyrgi

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Lamine d'oro da Pyrgi (fine VI sec. A.C.) Museo di scultura all'aperto nell'area di Valle Giulia - Roma Ritrovate sepolte nell’area del santuario extraurbano di Pyrgi (Santa Severa), antico porto di Caere (Cerveteri), le tre lamine d’oro erano in origine affisse sullo stipite della porta del tempio B risalente al 510 a.C.; le lamine hanno restituito altrettante iscrizioni, due in etrusco e la terza che ne costituisce la sintesi in lingua fenicia. Il testo ricorda la dedica del tempio B alla dea etrusca Uni, Astarte nell’iscrizione fenicia, da parte di Thefarie Velianas “re su Caere”, ovvero tiranno della città. Le informazioni fornite trovano conferma nei rinvenimenti archeologici in parte esposti nelle sale del Museo e aprono uno spaccato sui rapporti intercorsi tra gli Etruschi e i Cartaginesi, per l’appunto di origine fenicia, nella comune lotta contro i Greci per il dominio del Mediterraneo, basti pensare alla ce

Altorilevo di Pyrgi

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Altorilievo di Pyrgi (470-460 a.C.)  Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia   - Roma Una scena densamente popolata di figure caratterizza l’altorilievo che copriva la testata posteriore della trave di colmo del tetto del tempio A; quest’ultimo costruito intorno al 470 a. C. nel santuario extraurbano di Pyrgi (Santa Severa), porto di Caere (Cerveteri), era dedicato a Thesan, dea etrusca dell’aurora.  L’artista con uno sforzo di estrema sintesi e originalità riesce a raccontare le storie di due personaggi del mito, Tideo e Capaneo, di cui bisogna conoscere l’antefatto.  Siamo sotto le mura della città di Tebe, dove Eteocle e Polinice, i due figli maledetti di Edipo, lottano per il potere: Eteocle, re legittimo, è asserragliato con i Tebani nella città, mentre fuori i guerrieri provenienti da Argo, alleati dell’usurpatore Polinice, ne tentano l’assalto. Come sempre gli dei assistono allo scontro ed intervengono.  E infatti al cent

Anfora di tipo Panatenaico

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Anfora di tipo Panatenaico (530-510 a.C.) Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia - Roma L’anfora proviene dalla Tomba del Guerriero di Vulci, appartenuta a un personaggio di alto rango, vissuto nella seconda metà del VI secolo a.C. e sepolto con un ricco corredo che comprendeva armi da offesa e difesa, un carro e pregiato vasellame in bronzo e ceramica. Su un lato dell’anfora, fra due colonne che sorreggono dei galli, la dea Atena avanza verso sinistra brandendo una lancia. Il Iato opposto mostra due pugili in combattimento, alla presenza di un compagno e del giudice di gara, il quale è ammantato e impugna un’asta. Gli atleti hanno una folta barba, sembrano aver superato la prima giovinezza e indossano delle protezioni sulle mani.  Il vaso, attribuito al Pittore di Antimenes, è chiaramente ispirato alle anfore panatenaiche ma ha una forma leggermente diversa (il collo è più largo e il piede meno affusolato), dimensioni minori

Apollo di Veio

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Apollo di Veio (510-500 a.C.) Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia - Roma Ritrovata in frammenti nel 1916, la scultura in terracotta policroma rappresenta il dio Apollo, vestito con chitone e mantello, mentre incede a piedi nudi con il braccio sinistro teso in avanti e l’altro abbassato, forse a reggere l’arco.  Insieme ad altre statue anche questa era destinata a decorare la sommità del tetto del tempio di Portonaccio a Veio, dedicato alla dea etrusca  Menerva  (Atena) e datato alla fine del VI secolo a. C.  L’atteggiamento minaccioso di Apollo è, dunque, da mettere in relazione con la statua di Eracle esposta nella sala di fronte a lui e appartenente allo stesso contesto: il dio è pronto a lottare con l’eroe che ha appena catturato la cerva dalle corna d’oro, sacra a sua sorella Artemide.  Le statue di Portonaccio sono state attribuite al “Maestro dell’Apollo” appartenente all’ultima generazione di scultori in argilla (coro

Sarcofago degli sposi

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Sarcofago degli sposi (530-520 a.C.) Museo Nazionale etrusco di Villa Giulia - Roma Ricomposto da circa quattrocento frammenti, il Sarcofago degli sposi è in realtà un’urna destinata ad accogliere i resti materiali dei defunti.  Plasmata a tutto tondo, l’opera rappresenta una coppia di coniugi distesi su un letto ( kline ) con il busto sollevato frontalmente nella tipica posizione del banchetto. L’uomo cinge con il braccio destro le spalle della donna, così che i loro volti dal tipico “sorriso arcaico” risultano vicinissimi; la disposizione delle mani e delle dita suggerisce l’originaria presenza di oggetti ora perduti, come una coppa per bere vino o un piccolo vaso da cui versare del prezioso profumo.  Gli Etruschi riprendono l’ideologia del banchetto dai Greci come segno di distinzione economica e sociale e richiamano l’adesione a questa pratica anche in ambito funerario, come testimoniano le frequenti scene di banchetto dipin