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Visualizzazione dei post con l'etichetta Olio su tavola

Marco Bigio, Le tre Parche a Palazzo Barberini

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#artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Marco Bigio, Le tre Parche (1530-1540) Olio su tela, cm. 200 x 212 Un grande dipinto si fa notare all'interno della Sala 15 dedicata alla pittura senese a Palazzo Barberini. Si tratta di un'opera di Marco Bigio dal titolo Le tre Parche realizzato nel periodo che va da 1530 al 1540. Nel dipinto l'artista raffigura le figlie di Giove e Temi che rappresentano il destino degli uomini.  A rappresentare la nascita, a destra è stata raffigurata Cloto con un rocchetto di filo bianco: ovvero è colei che fa iniziare la vita. A sinistra di trova Lachesi  che stabilice la sorte e il destino intenta ad avvolgere un filo rosso, mentre al centro c'è Atropo che ha in mano una forbice pronta a tagliare il filo della vita, ma per farlo guarda i due amorini ai suoi piedi che estraggono a sorte il nome ci colui che deve morire inciso su delle medaglie di vari materiali, perché la natura umana è varia. Alle loro spalle ci sono vari persona

Pedro Fernandez da Murcia, La visione del beato Amedeo Menez de Sylva a Palazzo Barberini

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  #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Pedro Fernandez da Murcia, La visione del beato Amedeo Menez de Sylva (1513-1514) Olio su tavola, cm. 277 x 320 Palazzo Barberini in Roma nelle scorse settimane ha riaperto dopo un nuovo riallestimento, undici sale espositive del piano terra che raccolgono opere che vanno dal Medioevo fino agli inizi del '500. Una di queste, la sala 8 per la precisione, ne contiene soltanto due tra le quali una è di grandi dimensioni. L'opera è dello spagnolo Pedro Fernandez da Murcia (Murcia 1480 ca. - dopo 1521) dal titolo La visione del beato Amedeo Menez de Sylva realizzato tra il 1513 ed il 1514. Dalla natia Spagna l'artista si trasferi in Italia ed ebbe i suoi primi contatti stretti con la cultura lombarda tanto che le sue opere in un primo tempo venivano scambiate per quelle di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino e da qui gli venne dato l'appellativo di Pseudo-Bramantino. Fernandez viaggiò molto in Italia, passando anche per

Hans Holbein il Giovane, La dama con lo scoiattolo

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  #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Hans Holbein il giovane, La dama con lo scoiattolo (1526-1528) Grazie alla collaborazione tra la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini in Roma e la National Gallery di Londra, è possibile ammirare in Italia l'opera dell'artista tedesco Hans Holbein il giovane (Augusta 1497/98- Londra 1543) dal titolo La dama con lo scoiattolo . Si trova esposto al primo piano del Palazzo nella sala 16 dedicata al Rinascimento, quella dove si trova esposto di consueto il dipinto de La Fornarina di Raffaello, che in questo momento si trova a Londra per una mostra dedicata a Raffaello e così, per uno scambio, nel posto riservato alla Fornarina si trova l'opera di Holbein che non è l'unica opera dell'artista presente nella sala, infatti nella parate di fianco è esposta un'altra sua opera dov'è ritratto Enrico VIII. Holbein si era fatto già conoscere come ritrattista nel suo Paese e con l'arrivo a Londra

Lelio Orsi, I santi Cecilia e Valeriano

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      #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Lelio Orsi, I santi Cecilia e Valeriano (1580 ca.) La tavola, firmata in lettere capitali puntate riportate sulla base dell’organo, raffigura il preludio del martirio dei santi Cecilia e Valeriano, quasi si trattasse di un episodio cortese filologicamente ricostruito in un teatrino ottocentesco. Nell’impaginazione della scena si colgono tratti convenzionali e discontinua è la stessa qualità dell’esecuzione – tanto da ipotizzare un pesante intervento di bottega – che pure ha i suoi elementi di forza in una cromìa preziosa dai toni smaltati. Di sicura mano del Maestro deve considerarsi probabilmente solo il panneggio raffinatissimo delle vesti dei due santi. Da notare gli strumenti raffigurati accanto a Cecilia, protettrice della Musica.  (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Lelio Orsi   (Novellara 1508 - 1587) Titolo: Ritratto di uomo Datazione: 1580 ca. Supporto : Olio su tav

Girolamo Francesco Maria Mazzola detto PARMIGIANINO, Ritratto di uomo

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     #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Girolamo Francesco Maria Mazzola detto PARMIGIANINO, Ritratto di uomo (1530 ca.) La tavola risulta in Collezione a partire dall’inventario del 1693, dove compare con la corretta attribuzione al Parmigianino. Concepito come un primo piano ravvicinato, il dipinto venne probabilmente eseguito a Roma intorno al 1526, durante il soggiorno dell’artista nei mesi che precedettero il drammatico Sacco dei Lanzichenecchi ( 1527). Il giovane uomo, identificato come un prelato per via dell’abito nero, potrebbe essere al contrario un gentiluomo, come risulta dal ‘robone’ e tricorno dello stesso colore.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Girolamo Francesco Maria Mazzola  detto Parmigianino   (Parma 1503 - Casalmaggiore 1540) Titolo: Ritratto di uomo Datazione: 1530 ca. Supporto : Olio su tavola Misure (cm): 58 x 46 Si trova: Galleria Borghese Luogo: Roma

Andrea d'Agnolo detto Andrea del Sarto, Madonna con Bambino tra i santi Francesco d'Assisi e Giovanni Evangelista detto Madonna delle Arpie

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    #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Andrea d'Agnolo detto Andrea del Sarto, Madonna con Bambino tra i santi Francesco d'Assisi e Giovanni Evangelista detto Madonna delle Arpie (1517) Giorgio Vasari, che da giovane artista ebbe modo di frequentare la sua bottega, definì Andrea del Sarto “il pittore senza errori”. Il suo stile, fondato sullo studio delle opere di Michelangelo e Raffaello e caratterizzato da un notevole equilibrio compositivo e da un elevato controllo formale, ebbe grande influenza sui pittori fiorentini del Cinquecento tanto da essere ritenuto fondamentale per la genesi della “maniera”. Questo dipinto gli fu commissionato per le suore del monastero di San Francesco de’ Macci. Nel solido e rigoroso impianto compositivo egli coniuga in maniera eccezionalmente armoniosa lo schema piramidale tipico delle Madonne di Raffaello, con la monumentalità delle figure derivate da Michelangelo, ma addolcite dai delicati colori sfumati di ascendenza leonardiana.

Raffaello Sanzio, Autoritratto

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      #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Raffaello Sanzio, Autoritratto (1506) In questo dipinto è stato riconosciuto l’autoritratto di Raffaello Sanzio giovane anche sulla scorta del confronto con l’altro autoritratto del pittore visibile nell’affresco raffigurante la  Scuola d’Atene  nella stanza della Segnatura in Vaticano eseguito tra il 1509 e il 1511 su incarico di Papa Giulio II. Nonostante siano realizzati con tecniche diverse, in entrambi i ritratti l’artista si rappresenta con identiche fisionomia ed espressione, la pettinatura e il taglio dei capelli sono quelli tipici del paggio di corte del Rinascimento e il cappello scuro, della foggia poi detta “raffaella”, è quello usato in genere dai pittori così come la veste scura da cui spunta appena la camicia bianca: è la semplice tenuta da lavoro, volutamente allusiva al suo mestiere, che in questo modo egli orgogliosamente dichiara. Gli occhi scuri e i lineamenti aggraziati sono una conferma del giudizio entusiastic

Madonna col Bambino e san Giovannino detta "Madonna del Cardellino"

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     #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Madonna col Bambino e san Giovannino detta "Madonna del Cardellino" (1506 ca.) La tavola è stata dipinta durante il soggiorno di Raffaello a Firenze (1504-1508), dove poté studiare i grandi maestri fiorentini e dove lavorò per alcune grandi famiglie di mercanti. Nella biografia del pittore Giorgio Vasari riferisce che questo dipinto gli fu commissionato per le nozze di Lorenzo Nasi con Sandra di Matteo Canigiani, celebrate il 23 febbraio 1506. Quando nel 1547 casa Nasi fu travolta da uno smottamento della collina, la tavola si schiantò in diciassette frammenti, raccolti e affidati probabilmente a Michele di Ridolfo del Ghirlandaio per il restauro. La sua storia successiva è ignota fino alla sua registrazione nella collezione del Cardinal Giovan Carlo de’ Medici nel 1646-47. Negli anni fiorentini Raffaello elaborò altre varianti sul tema del gruppo della Madonna col Bambino e San Giovannino, in cui riuscì a fondere le esperi

Leonardo da Vinci, Annunciazione

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Leonardo da Vinci, Annunciazione (1472) Davanti ad un palazzo rinascimentale, in un rigoglioso giardino recintato che evoca l’ hortus conclusus  allusivo alla purezza di Maria, l’Arcangelo Gabriele si inginocchia davanti alla Vergine rivolgendole il saluto ed offrendole un giglio. La Vergine risponde, seduta con grande dignità davanti a un leggio sul quale è poggiato un libro. Il tradizionale tema sacro è collocato da Leonardo in un’ambientazione naturalistica e terrena: l’angelo ha una corporeità concreta, suggerita dall’ombra proiettata sul prato e dalla resa dei panneggi che presuppongono studi dal vero. Anche le sue ali prendono ispirazione da quelle di qualche poderoso rapace. E’ straordinaria la resa della luce crepuscolare che plasma le forme, unifica la scena e fa risaltare le sagome scure degli alberi sul lontano paesaggio dello sfondo, dominato dai toni sfumati cari all’artista. Gli elementi architettonici sono disegnati seco

Piero della Francesca, I duchi di Urbino Federico da Montefeltro e Battista Sforza

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  #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Piero della Francesca, Doppio ritratto dei Duchi di Urbino (1473-1475) Fra i più celebri ritratti del Rinascimento italiano, il dittico raffigura i signori di Urbino, Federico da Montefeltro (1422-1482) e sua moglie Battista Sforza (1446-1472). In accordo con la tradizione quattrocentesca, ispirata alla numismatica antica, le due figure sono rappresentate di profilo, taglio che garantiva una notevole verosimiglianza e precisione nella resa dei particolari, senza che trasparissero gli stati d’animo: i duchi di Urbino appaiono infatti immuni da turbamenti e emozioni. I coniugi sono affrontati e l’unità spaziale è suggerita dalla luce e dalla continuità del paesaggio collinare sullo sfondo – il paesaggio marchigiano su cui i Montefeltro regnavano. Spicca il contrasto cromatico fra l’incarnato abbronzato di Federico e quello chiarissimo di Battista Sforza, pallore che, oltre a rispettare le convenzioni estetiche in voga nel Rinascimento, po

Crocifissione tra i santi Cristoforo e Girolamo del Pinturicchio

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     #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Bernardino di Betto detto PINTURICCHIO, Crocefissione tra i santi Cristoforo e Girolamo (1473 ca.) È sconosciuta la destinazione originaria della tavola, forse la parte centrale di un’anconetta portatile che, per le ridotte dimensioni, è di sicura destinazione privata. Le sue perfette condizioni di conservazione permettono di apprezzarne la tecnica quasi miniaturistica, i colori smaltati e la nitida messa a fuoco dei particolari. L’atteggiamento narrativo e favolistico dell’artista, che lo spinge a ricercare continuamente effetti di prezioso decorativismo, non gli impedisce di aprirsi alle tendenze più moderne dell’arte.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Bernardino di Betto detto Pinturicchio   (Perugia 1454 ca - Siena 1513) Titolo: Crocifissione tra i santi Cristoforo e Girolamo Datazione: 1598 Supporto : Olio su tavola Misure (cm): 59 x 40 Si trova: Galleri

Giovanni Antonio Bazzi detto Sodoma alla Galleria Borghese

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    #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Giovanni Antonio Bazzi detto SODOMA, Pietà (1540) Il dipinto risulta in Collezione già dalla metà del XVII secolo, come opera di Leonardo o di Sodoma, nome quest’ultimo poi definitivamente accettato.La Pietà appartiene alla produzione tarda dell’artista. Il forte chiaroscuro delle figure e il paesaggio cupo nello sfondo infondono un forte sentimento di melanconia.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Bazzi Giovanni Antonio detto Sodoma   (Vercelli 1477 - Siena 1549) Titolo: Pietà Datazione: 1540 Supporto : Olio su tavola Misure (cm): 69 x 58 Si trova: Galleria Borghese Luogo: Roma Giovanni Antonio Bazzi detto SODOMA, Sacra Famiglia (1525-1530) L’opera, documentata nella raccolta dalla metà del Seicento, è menzionata nell’ inventario del 1790 con l’attribuzione al Sodoma, nome poi sempre accettato dalla critica. Il dipinto fa parte di una serie di tavo

Andrea d'Agnolo detto ANDREA DEL SARTO alla Galleria Borghese

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Andrea d'Agnolo detto ANDREA DEL SARTO, Pietà con quattro santi (1507) Citata per la prima volta nell’inventario del 1693 con l’attribuzione al Perugino, l’opera ha mantenuto il riferimento all’area umbra fino a quando è stata assegnata al catalogo di Andrea del Sarto, includendola tra le opere giovanili. Si tratta verosimilmente della predella della dispersa tavola della chiesa delle monache di Monte Domini a Greve in Chianti. Le figure (nel centro Cristo, la Madonna,san Giovanni evangelista e la Maddalena e ai lati da sinistra a destra, i santi Apollonia, Antonio da Padova, Elisabetta d’Ungheria e Margherita) sono coerentemente disposte nello spazio secondo quel rapporto architettonico figura-ambiente che diverrà costante nella sua produzione più matura.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Andrea d’Agnolo detto Andrea del Sarto   (Firenze 1486 -1531) Titolo: Pietà e quattro santi Da

Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, Ratto di Europa

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO, Ratto d'Europa (1603-1606) Galleria Borghese - Roma Il dipinto, di piccolo formato, fa parte della collezione del cardinale Scipione Borghese che, probabilmente, l’acquistò direttamente dall’autore. La scena, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, è costruita sul binomio formato dai colori complementari, l’azzurro e il giallo, ed è una delle più armoniose composizioni del Cesari. L’artista non appare interessato al dramma della giovane Europa che viene rapita da Giove contrariamente alla sua volontà, ma si limita a ritrarre il momento del rapimento, il trasporto per mare, una rappresentazione finalizzata a produrre un effetto piacevole.   (testo tratto dal sito Galleria Borghese) Autore: Giuseppe Cesari detto CAVALIER D'ARPINO (Arpino 1568 - 1640) Titolo: Ratto di Europa Supporto: Olio su tavola Anno: 1603 - 1606 Misure (cm.