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Tiziano Vecellio, La Venere di Urbino

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Tiziano Vecellio, La Venere di Urbino (1538) L’ opera è una delle più celebri di Tiziano e ritrae una figura emblematica di giovane sposa in procinto di essere abbigliata per prendere parte alla celebrazione del rito noto a Venezia come “il toccamano”. Si trattava di una cerimonia a carattere domestico e non ecclesiastico durante la quale le giovani donne richieste in matrimonio, toccando la mano dello sposo, esprimevano il loro consenso alle nozze. Tiziano coglie lo spunto per dipingere una seducente Venere seguendo un’iconografia nata nel primo Rinascimento e ispirata all’antica figurazione della “Venus pudica”. La fanciulla, distesa nuda su un letto dalle lenzuola spiegazzate, guarda lo spettatore con occhi ammiccanti e allusivi, mentre con la mano sinistra nasconde il pube e nella destra tiene un mazzolino di rose, emblema della Dea e della piacevolezza e della costanza in amore. Ai piedi del letto il cagnolino addormentato – lo st

Bernardino Cesari, Diana e Atteone

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Bernardino Cesari, Diana e Atteone (1601-1613) Galleria Borghese - Roma Il dipinto è un probabile acquisto del cardinale Scipione Borghese. Menzionato in un poemetto che descrive la collezione scritto nel 1613, la tela reca sul sasso la firma del pittore. Si tratta di una copia fedele di un dipinto di analogo soggetto eseguito dal fratello di Bernardino, Giuseppe cesari detto il Cavalier d’Arpino, di cui esistono varie versioni. Di grande interesse è la presenza della firma dell’autore, al quale si possono riferire con certezza ben poche opere.    (testo tratto dal sito Galleria Borghese) Autore: Bernardino Cesari (Arpino 1571 - 1622) Titolo: Diana e Atteone Supporto: Olio su tela Anno: 1601 - 1613 Misure (cm.): 62,5 x 83 Posizione: Galleria Borghese Località: Roma

Ludovico Cardi detto CIGOLI, Giuseppe con la moglie di Putifarre

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Ludovico Cardi detto CIGOLI, Giuseppe con la moglie di Putifarre (1610) Galleria Borghese - Roma Il dipinto, firmato e datato “Lod. Cigoli F. 1610”, venne eseguito per Antonio Ricci, vescovo di Arezzo nel 1611. Ricci lo donò poi al cardinale Scipione Borghese, probabilmente in segno di gratitudine per l’importante nomina ricevuta .L’immediatezza narrativa del soggetto, resa attraverso l’effetto dei colori, delle espressioni e dei gesti, rimanda a una teatralità di costume e a un sentimento già barocco. Il tema, tratto dal Vecchio Testamento, è rivisto in chiave laica, una scena d’alcova dove la moglie di Putifarre appare come una perfetta cortigiana. (testo tratto dal sito Galleria Borghese) Autore: Ludovico Cardi detto CIGOLI (Cigoli 1559 ca - Roma 1613) Titolo: Giuseppe con la moglie di Putifarre Supporto: Olio su tela Anno: 1610 Misure (cm.): 220 x 150 Posizione: Galle

Scipione Pulzone, Sacra Famiglia con i santi Giovannino ed Elisabetta

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Scipione Pulzone, Sacra Famiglia con i santi Giovannino ed Elisabetta (dopo 1570) Galleria Borghese - Roma L’opera compare, con l’esatta attribuzione a Scipione Pulzone, nell’inventario della collezione del 1693. Il dipinto costituisce uno dei capolavori d’arte sacra del pittore per l’attenzione alla resa dei particolari e lo studio della luce che evidenzia le figure in primo piano, sottolineando la modestia della Madonna e la semplice umanità di Elisabetta. (testo tratto dal sito Galleria Borghese) Autore: Scipione Pulzone (Gaeta 1550 ca - Roma 1598) Titolo: Sacra Famiglia con i santi Giovannino ed Elisabetta Supporto: Olio su tela Anno: 1570 - 1598 Misure (cm.): 135 x 105 Posizione: Galleria Borghese Località: Roma

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, David con la testa di Golia

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, David con la testa di Golia (1609-1610) Galleria Borghese - Roma Il dipinto fu eseguito con tutta probabilità a Napoli, dove Caravaggio, fuggito da Roma nel 1606, si trovava in esilio per l’accusa di omicidio. La scelta del soggetto, con la vittoria dell’eroe d’Israele sul gigante filisteo Golia, si deve probabilmente allo stesso pittore. David non manifesta un fiero atteggiamento di trionfo mentre regge e osserva il capo mozzato di Golia; la sua espressione è piuttosto di pietà verso quel “peccatore”, nel cui viso Caravaggio avrebbe raffigurato il proprio autoritratto. La descrizione del volto di Golia, così vividamente espressiva nella fronte corrugata, la bocca spalancata per l’ultimo respiro, lo sguardo sofferente, l’incarnato esanime, rappresenta il risultato del dramma umano vissuto dall’artista. L’iscrizione che compare sulla spada “H.AS O S” è stata sciolta dalla critica con il motto

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, San Giovanni Battista (1609-1610) Galleria Borghese - Roma Probabilmente la tela fa parte delle tre portate dall’artista durante il viaggio da Napoli a Roma, intrapreso nel 1610, con la speranza di ottenere la grazia dalla condanna a morte per omicidio inflittagli (1606) da Paolo V. L’intento era quello di ottenere l’intercessione presso il papa, offrendo in dono le opere al cardinal nepote Scipione Borghese, appassionato collezionista che già possedeva la Madonna dei Palafrenieri, Il ragazzo con il canestro di frutta e l’Autoritratto in veste di Bacco. Nei pressi di Palo, sulla costa a nord di Roma, Caravaggio per uno scambio di persona venne imprigionato per due giorni, perdendo così la nave che portava il suo bagaglio. Nel disperato tentativo di recuperarlo, trovò la morte sulla spiaggia di Port’Ercole. Il dipinto è stato tradizionalmente identificato come una variazione introspettiva

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Madonna dei Palafrenieri

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Madonna dei Palafrenieri (1605-1606) Galleria Borghese - Roma Il dipinto fu commissionato dalla Arciconfraternita dei Palafrenieri per il proprio altare, dedicato a Sant’Anna, nella nuova basilica di San Pietro. L’opera rimase nella sede originaria solo pochi giorni, poi venne trasferita nella chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri e infine acquistata dal cardinale Borghese. Sono ancora incerte le cause della sua rimozione dall’altare: forse per motivi di decoro – vista la scollatura della Vergine e la nudità di un bambino non più in fasce – oppure per ragioni di carattere teologico, o più probabilmente per assecondare il desiderio di possesso del cardinal Scipione, nella cui collezione subito dopo il dipinto entrò a far parte. Caravaggio illustra il tema dell’Immacolata Concezione dipingendo la Vergine, simbolo della Chiesa, mentre schiaccia il serpente del Peccato aiutata dalla spinta del p

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Autoritratto in veste di Bacco (Bacchino malato)

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Autoritratto in veste di Bacco (Bacchino Malato) (1592-1595)  Come il Giovane con canestra di frutta, la tela proviene dal gruppo di opere che nel 1607 furono confiscate al Cavalier d’Arpino (1568-1640) dopo la pretestuosa incarcerazione per possesso illegale di archibugi. Il pittore, per essere rilasciato, fu costretto a donare la propria quadreria alla Camera Apostolica, così che Paolo V la potè regalare al nipote Scipione Borghese, presumibile autore della pianificata sottrazione. Si tratta di una raffigurazione di tipo allegorico in cui il soggetto, ritratto con estremo realismo, è ornato con gli attributi di Bacco, dio del vino e dell’ebbrezza. Il giovane si rivolge allo spettatore in posa atipica, di tre quarti, mostrando fra le mani un naturalistico grappolo d’uva bianca, in evidente contrasto con il suo incarnato ceruleo e insalubre. La critica individua nel soggetto un possibile au

Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giovane con canestro di frutta

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO, Giovane con canestro di frutta (1593-1595) Galleria Borghese - Roma La tela proviene dal gruppo di opere che, nel 1607, furono confiscate al Cavalier d’Arpino (1568-1640) dopo l’incarcerazione seguita all’accusa pretestuosa di possesso illegale di alcuni archibugi. Il pittore, per essere rilasciato, fu costretto a donare la propria quadreria alla Camera Apostolica, in questo modo Paolo V potè consegnarla al nipote Scipione Borghese, presumibile autore della pianificata sottrazione. Il dipinto risale con ogni probabilità al periodo in cui Caravaggio lavorava presso la bottega del celebre pittore arpinate, dove assolveva al compito di “generista”.Il soggetto raffigurato non è contraddistinto da alcun elemento iconografico esplicito e utile per poter individuare un preciso contenuto simbolico. Il giovane, in posa di tre quarti, con la camicia che lascia intravedere una spalla, mostra  un cane

Giovanni Baglione, Giuditta con la testa di Oloferne

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Giovanni Baglione, Giuditta con la testa di Oloferne (1608) Galleria Borghese - Roma Il dipinto fu commissionato dal cardinale Scipione all’artista, quando questi partecipava alle grandi imprese borghesiane del momento. Nell’opera Giuditta, protagonista della scena, è vista come un’eroina della mitologia classica, fiera e obbediente al suo destino, come riportato nell’Antico Testamento (Giuditta 13, 1-10). Ha appena mozzato la testa di Oloferne, terribile comandante dell’esercito di Nabucodonosor; accanto a lei, dipinta con realismo, è l’anziana ancella Abra, pronta ad accogliere il macabro bottino. (testo tratto dal sito Galleria Borghese) Autore: Giovanni Baglione ( Roma 1566 - 1644) Titolo: Giuditta con la testa di Oloferne Supporto: Olio su tela Anno: 1608 Misure (cm.): 220 x 150 Posizione: Galleria Borghese Località: Roma

Giovanni Luteri detto Dosso Dossi, Apollo

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Giovanni Luteri detto DOSSO DOSSI, Apollo (1622 ca.) Galleria Borghese - Roma L’Apollo di Dosso, datato generalmente intorno al 1522, entrò nella collezione Borghese nel 1659 per volontà testamentaria di Luigi Capponi, come omaggio alla famiglia di Paolo V che lo aveva eletto cardinale. L’artista, attivo alla corte di Alfonso d’Este a Ferrara, realizzò probabilmente il dipinto in occasione dell’unione tra il duca e Laura Dianti, avvenuta dopo la morte della moglie Lucrezia Borgia (1519). L’ipotesi è stata avanzata in considerazione sia del legame lessicale tra il nome di Laura e il lauro di cui Apollo si cinge il capo, sia il culto di cui godeva il dio presso il duca. La figura di Apollo ha un carattere fortemente classicheggiante, influenzato probabilmente dal celebre Torso del Belvedere e dalla pittura di Raffaello e Michelangelo.  (testo tratto dal sito Galleria Borghese) Autore: Giovanni Luteri detto Dosso

Domenico Zampieri detto DOMENICHINO, Sibilla Cumana

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Domenico Zampieri detto DOMENICHINO, Sibilla Cumana (1622) - Musei Capitolini - Roma Secondo la tradizione le Sibille (pagane) avevano preannunciato la nascita di Cristo, così come i profeti biblici: al monoteismo ebraico e cristiano rimanda la scritta in greco del cartiglio (“C’è un solo Dio infinito e non generato”). La loro raffigurazione nella pittura del Seicento era l’occasione per dipingere raffinate figure femminili, come questa realizzata da Domenichino a Roma nel 1622, combinando insieme posa classica e morbida sensualità.  E’ diventata nel tempo una delle immagini simboliche della sontuosa pittura del Barocco romano.  Registrata nel Seicento e nella prima metà del Settecento nella collezione romana della famiglia Pio, la tela venne ceduta al pontefice Benedetto XIV nel 1750, insieme a numerosi capolavori della celebre raccolta, e venne destinata dal papa alla Pinacoteca Capitolina, istituita da poco sul Campidoglio