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ANNIBALE CARRACCI, Gli affreschi della cappella Herrera

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#artiebellezzeitaliane Photo by Massimo Gaudio Francesco Albani, Gli apostoli attorno al sepolcro vuoto della Vergine (1604-1605) Affresco staccato e trasferito su tela Domenica 5 febbraio 2023, si è concluso il tour che si è svolto tra Spagna ed Italia durato circa undici mesi che ha interessato gli affreschi della cappella Herrera che si trovava all'interno della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli in piazza Navona a Roma. La mostra aveva lo scopo di riunire gli affreschi e la pala d'Altare dislocati tra il Museo Nazionale del Prado di Madrid, il Museo Nazionale d'Arte della Catalogna di Barcellona e la chiesa di Santa Maria in Monserrato a Roma. Con la collaborazione tra i due musei spagnoli e la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Roma, è stato possibile allestire la mostra grazie anche ai recenti restauri delle opere che in alcuni casi erano state lasciate in uno stato precario di conservazione. Tra il XV ed il XVII secolo, la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli

PEDRO FERNANDEZ DA MURCIA, LA VISIONE DEL BEATO AMEDEO MENEZ DE SYLVA (1513-1514)

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  © Photo by Massimo Gaudio Pedro Fernandez da Murcia, La visione del beato Amedeo Menez de Sylva (1513-1514) Olio su tavola, cm. 277 x 320 Palazzo Barberini in Roma nelle scorse settimane ha riaperto dopo un nuovo allestimento, undici sale espositive del piano terra che raccolgono opere che vanno dal Medioevo fino agli inizi del '500. Una di queste, la sala 8 per la precisione, ne contiene soltanto due tra le quali una è di grandi dimensioni. L'opera è dello spagnolo Pedro Fernandez da Murcia (Murcia 1480 ca. - dopo 1521) dal titolo La visione del beato Amedeo Menez de Sylva realizzato tra il 1513 e il 1514. Dalla natia Spagna l'artista si trasferì in Italia ed ebbe i suoi primi contatti stretti con la cultura lombarda tanto che le sue opere in un primo tempo venivano scambiate per quelle di Bartolomeo Suardi detto il Bramantino e da qui gli venne dato l'appellativo di Pseudo-Bramantino. Fernandez viaggiò molto in Italia, passando anche per Roma e soprattutto a Napo

Girolamo Francesco Maria Mazzola detto PARMIGIANINO, Ritratto di uomo

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L'Arte di fotografare l'Arte © Photo by Massimo Gaudio Girolamo Francesco Maria Mazzola detto PARMIGIANINO, Ritratto di uomo (1530 ca.) La tavola risulta in Collezione a partire dall’inventario del 1693, dove compare con la corretta attribuzione al Parmigianino. Concepito come un primo piano ravvicinato, il dipinto venne probabilmente eseguito a Roma intorno al 1526, durante il soggiorno dell’artista nei mesi che precedettero il drammatico Sacco dei Lanzichenecchi ( 1527). Il giovane uomo, identificato come un prelato per via dell’abito nero, potrebbe essere al contrario un gentiluomo, come risulta dal ‘robone’ e tricorno dello stesso colore.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Girolamo Francesco Maria Mazzola  detto Parmigianino   (Parma 1503 - Casalmaggiore 1540) Titolo: Ritratto di uomo Datazione: 1530 ca. Supporto : Olio su tavola Misure (cm): 58 x 46 Si trova: Galleria Borghese Luogo: Ro

Honthorst Gerrit van detto Gherardo delle notti alla Galleria Borghese

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     #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Gerrit van Honthorst, Concerto (il furto dell'amuleto) (1621) Il Concerto si può datare alla seconda parte del soggiorno romano di van Honthorst (1610 – 1621). Il tema dell’opera sembra risentire della morale religiosa dei Paesi Bassi, dove la musica, arte eccellente e virtuosa, è tuttavia fugace, tanto da essere associata alla vanità. Il soggetto dell’opera va identificato come un vero e proprio inganno ai danni del giovane che, intento a cantare, non si accorge che la fanciulla gli sta per sfilare il piccolo amuleto in forma di croce che gli pende dall’orecchio, con la complicità della vecchia sdentata e del suonatore del basso di viola.  (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Honthorst Gerrit van detto Gherardo delle notti   (Utrecht 1590 - 1656) Titolo: Concerto (il furto dell'amuleto) Datazione: 1621 Supporto : Olio su tela Misure (cm): 168 x 202 Si trova:

Adorazione del Bambino di Fra Bartolomeo

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      #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Bartolomeo della Porta detto FRA' BARTOLOMEO, Adorazione del Bambino (1495) L’attribuzione del dipinto, a lungo discussa, è ormai concordemente riferitaalla mano del giovane Fra’ Bartolomeo. La tavola, la cui grandiosità d’impianto si avvicina alla nuova sensibilità d’impronta cinquecentesca, è di fondamentale importanza per gli orientamenti figurativi della fine del Quattrocento. Fra’ Bartolomeo interpretò il formato circolare del supporto in chiave tridimensionale, nel quale i corpi e gli oggetti sono saldamente accampati nello spazio, seppure unificati nella resa atmosferica di matrice leonardesca.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Bartolomeo della Porta detto FRA BARTOLOMEO    (Prato 1472 - Firenze 1517) Titolo: Adorazione del Bambino Datazione: 1495 Supporto : Tempera su tavola Misure (cm): 89 diametro Si trova: Galleria Borghese Luogo:

Crocifissione tra i santi Cristoforo e Girolamo del Pinturicchio

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     #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Bernardino di Betto detto PINTURICCHIO, Crocefissione tra i santi Cristoforo e Girolamo (1473 ca.) È sconosciuta la destinazione originaria della tavola, forse la parte centrale di un’anconetta portatile che, per le ridotte dimensioni, è di sicura destinazione privata. Le sue perfette condizioni di conservazione permettono di apprezzarne la tecnica quasi miniaturistica, i colori smaltati e la nitida messa a fuoco dei particolari. L’atteggiamento narrativo e favolistico dell’artista, che lo spinge a ricercare continuamente effetti di prezioso decorativismo, non gli impedisce di aprirsi alle tendenze più moderne dell’arte.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Bernardino di Betto detto Pinturicchio   (Perugia 1454 ca - Siena 1513) Titolo: Crocifissione tra i santi Cristoforo e Girolamo Datazione: 1598 Supporto : Olio su tavola Misure (cm): 59 x 40 Si trova: Galleri

Giovanni Antonio Bazzi detto Sodoma alla Galleria Borghese

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    #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Giovanni Antonio Bazzi detto SODOMA, Pietà (1540) Il dipinto risulta in Collezione già dalla metà del XVII secolo, come opera di Leonardo o di Sodoma, nome quest’ultimo poi definitivamente accettato.La Pietà appartiene alla produzione tarda dell’artista. Il forte chiaroscuro delle figure e il paesaggio cupo nello sfondo infondono un forte sentimento di melanconia.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Bazzi Giovanni Antonio detto Sodoma   (Vercelli 1477 - Siena 1549) Titolo: Pietà Datazione: 1540 Supporto : Olio su tavola Misure (cm): 69 x 58 Si trova: Galleria Borghese Luogo: Roma Giovanni Antonio Bazzi detto SODOMA, Sacra Famiglia (1525-1530) L’opera, documentata nella raccolta dalla metà del Seicento, è menzionata nell’ inventario del 1790 con l’attribuzione al Sodoma, nome poi sempre accettato dalla critica. Il dipinto fa parte di una serie di tavo

La fuga di Enea da Troia di Federico Barocci

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L'Arte di fotografare l'Arte © Photo by Massimo Gaudio Federico Barocci detto il FIORI, La fuga di Enea da Troia (1598) L’opera, firmata e datata, è documentata come replica del dipinto per Rodolfo II d’Asburgo, purtroppo perduto. La rappresentazione di questo episodio della storia di Enea costituisce un unicum nella produzione del pittore urbinate, costantemente impegnato su temi religiosi o ritratti. Non è chiaro come la tela sia giunta in Collezione, ma si ipotizza che sia stato lo stesso committente, Giuliano della Rovere, a donarla al cardinal Scipione. Nella tela si riconoscono riferimenti a due famosi artisti urbinati: Raffaello, per la ripresa dell’affresco con l’Incendio di Borgo in Vaticano, e Donato Bramante, per la presenza sullo sfondo del tempietto di S.Pietro in Montorio al Gianicolo.  (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Federico Barocci detto il Fiori   (Urbino 1535 -1612) Titolo: La fuga di Enea da Troia Datazione:

Andrea d'Agnolo detto ANDREA DEL SARTO alla Galleria Borghese

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   #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Andrea d'Agnolo detto ANDREA DEL SARTO, Pietà con quattro santi (1507) Citata per la prima volta nell’inventario del 1693 con l’attribuzione al Perugino, l’opera ha mantenuto il riferimento all’area umbra fino a quando è stata assegnata al catalogo di Andrea del Sarto, includendola tra le opere giovanili. Si tratta verosimilmente della predella della dispersa tavola della chiesa delle monache di Monte Domini a Greve in Chianti. Le figure (nel centro Cristo, la Madonna,san Giovanni evangelista e la Maddalena e ai lati da sinistra a destra, i santi Apollonia, Antonio da Padova, Elisabetta d’Ungheria e Margherita) sono coerentemente disposte nello spazio secondo quel rapporto architettonico figura-ambiente che diverrà costante nella sua produzione più matura.   (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Andrea d’Agnolo detto Andrea del Sarto   (Firenze 1486 -1531) Titolo: Pietà e quattro santi Da

Danae di Antonio Allegri detto Correggio

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  #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Antonio Allegri detto CORREGGIO, Danae (1530-1531) L’opera raffigura l’istante in cui Danae, figlia del re di Argo – che l’aveva rinchiusa in una torre per evitare di generare – si congiunge a Giove trasformato in pioggia d’oro. Dalla loro unione nascerà Perseo che, come aveva predetto un oracolo, provocherà la morte del re. La tela fa parte della serie degli Amori di Giove (insieme alla Leda, Il Ratto di Ganimede e Giove e Io) che Correggio dipinse per Federico II Gonzaga, allo scopo di farne dono a Carlo V in occasione della sua incoronazione a Bologna nel 1530. Danae è uno dei pochissimi dipinti di Correggio in cui la scena è ambientata in un interno domestico. L’intimità dell‘atmosfera è accresciuta dalla presenza dei due amorini che testano su una pietra di paragone la purezza dell’oro. Questo è presente sia nella punta della freccia tirata da Cupido, sia nelle goccioline di pioggia d’oro in cui si è trasformato il padre degli Dei,

Francesco Albani alla Galleria Borghese

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  #artiebellezzeitaliane Photo by  Massimo Gaudio Francesco Albani, L'acconciatura di Venere (1616-1617) Acquistato dal cardinale Scipione Borghese nel 1622, insieme agli altri tondi raffiguranti Venere nella fucina di Vulcano, Venere e Adone e Il trionfo di Diana, la serie celebra gli amori degli Dei che si risolvono con la vittoria finale della casta Diana su Venere. Nel tondo, il primo della serie, Venere si specchia mentre le ninfe la acconciano; sull’albero e in terra i putti giocano con i pomi, il risveglio della natura annuncia l’arrivo della primavera, stagione degli amori. L’artista, nel dipingere le quattro tele, utilizzò come modelli gli stessi membri della sua famiglia: per Venere le due mogli e per i puttini i figli. (testo tratto dal sito della Galleria Borghese) Autore: Francesco Albani (Bologna 1578 -1660) Titolo: L'acconciatura di Venere (la Primavera) Datazione: 1616 - 1617 Supporto : Olio su tela Misure (cm): 154 (diamet